27 giugno 1980 un aereo civile della compagna Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò a largo dell’isola di Ustica, causando la morte di tutte le 81 persone a bordo
Il Dc9 si trovò in mezzo a un'azione di guerra nei cieli sopra il mar Tirreno.
A bordo c’erano 81 persone: due piloti, due assistenti di volo e 77 passeggeri tra cui 13 bambini.
Il velivolo, qualche secondo prima delle ventuno e poco dopo avere perso il contatto radio con l’aeroporto di Roma Ciampino, esplose in cielo e si inabissò (4mila metri di profondità) tra le isole di Ustica e Ponza nel mar Tirreno.
Una tragedia che si è consumata in una delle aree (mediterraneo) più pericolose del pianeta e in cui la tensione tra il blocco occidentale e quello sovietico era altissima.
Lo spazio aereo, quella sera, era affollato di caccia americani, francesi, inglesi, italiani e c’era la presenza di un “intruso”, il Mig23 libico (intercettato dagli F104 dello stormo dell’Aeronautica di Grosseto) precipitato sulla Sila e rinvenuto “ufficialmente” tre settimane dopo (l’autopsia sulla salma del pilota rivelerà che il decesso era avvenuto il 27 giugno).
I familiari delle 81 vittime attendono verità, ma soprattutto pretendono giustizia.