Non solo la vastità della presa per il culo, ma anche l'allargamento coatto dei nostri buchi... del culo, e questo senza vasellina, ma per lubrificante un badile di sassi e ghiaia.

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Non solo la vastità della presa per il culo, ma anche l'allargamento coatto dei nostri buchi... del culo, e questo senza vasellina, ma per lubrificante un badile di sassi e ghiaia.
di Filippo Facci
QUESTA PARLAVA ALL'ONU E LA APPLAUDIVANO PERCHE' DEFECAVA NEI SECCHI
Greta Thunberg: caso perfetto di idiozia conformista che si insinua nel corpo di una società con velocità e aggressività (come un virus) e che poi la stessa società, per metabolizzare ed espellere, impiega degli anni, giusto il tempo di accorgersi che questa «attivista» intanto è divenuta, da adulta, ciò che da ragazzina sembrava con tenerezza: una fanatica estremista.
Ripartiamo però dallo spunto di cronaca: l’altro giorno Israele ha espulso gli attivisti di Madleen, una barca fermata tre giorni fa con 12 persone a bordo mentre trasportava vari materiali verso la Striscia di Gaza; all’atto del rimpatrio, però, solo in quattro hanno firmato per acconsentire all’espulsione, e tra queste la Thunberg, la quale evidentemente riteneva terminata la propria operazione mediatica. Il ministero degli Esteri israeliano ha postato una foto in cui si vede lei seduta a bordo di un aereo che stava per riportarla in Svezia passando per la Francia, dove naturalmente aveva organizzato una conferenza stampa per dire che Israele aveva rapito lei e quelli che sono rimasti là.
Per i più distratti: abbiamo scritto «aereo», mezzo di trasporto che la Thunberg non prendeva da anni perché il suo impatto ambientale (ha sempre sostenuto) ci farà estinguere tutti entro fine giugno. Ed è impossibile, a proposito di idiozia conformista, non ricordare anche quando il Corriere della Sera dell’11 agosto 2019 aprì la pagina di esteri con la folgorante notizia che la Thunberg avrebbe defecato in un secchio durante una crociera da Londra a New York, un viaggio che l’avrebbe portata al vertice dell’Onu sul clima.
Sì, perché la preziosa attivista per anni ha parlato in tutti i parlamenti d’occidente (compreso il Senato italiano, aprile 2019) perché all’epoca era la baby-eroina dell'ecologismo mondiale, l'idolo dei deficienti che evidentemente avevano bisogno di lei per apprendere dell'esistenza di temi e problemi che le persone normali (per non parlare degli ecologisti seri, degli scienziati, di quanti da tutta la vita si fanno un fondo così) dovrebbero conoscere già. Greta Thunberg: il simbolo non dell’ambientalismo, ma della beata e retroattiva ignoranza dei milioni che la applaudivano anche se riempiva un secchio di escrementi.
Greta Thunberg: divenuta nota nel 2018 per i suoi «Fridays for future» dopo che, da sedicenne, aveva scritto un libro infarcito di concetti assiomatici e catastrofisti che avrebbero dovuto far incazzare chiunque si illudesse di essere stato ambientalista nella sua vita precedente. I «Fridays for future», comunque, furono un Movimento internazionale per la giustizia climatica che si tradusse celermente in uno sciopero scolastico, incontrando un casuale successo tra gli studenti. In breve si scoprì che i Fridays for future funzionavano meglio in orario di scuola e che in altri orari facevano cilecca: nell’ottobre 2020 oltre cento città italiane registrarono ragazzi e docenti e fancazzisti come protagonisti di scioperi, presìdi, performance e manifestazioni che avevano come secondo tema l’ecologia, e come primo, implicito, la vacanza.
Studiare (gli studenti) e lavorare (gli insegnanti) venne ritenuto meno urgente del fare un po’ di casino su argomenti di cui ignoravano pressoché tutto, masticando luoghi comuni e orientandosi con il lume dell’allora «scienziata» sedicenne Thunberg.
Il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (ex dipietrista e neogrillino, una garanzia) nel 2019 invitò tutti i presidi a considerare giustificate le assenze degli studenti che avevano aderito al Global Strike For Future, e parlò pure della «necessità improrogabile di un cambiamento rapido dei modelli socio-economici imperanti». Improrogabile fu solo il ritorno del ministro a casa sua, e, ora, il ritorno della Thunberg al suo posto nel mondo.
Una foto, scattata da un drone il 3 settembre 2024, mostra il Huajiang Grand Canyon Bridge in costruzione nella provincia sud-occidentale cinese del Guizhou. Con un'altezza progettata di 625 metri tra la piattaforma e il sottostante fiume Beipanjiang, il ponte, la cui costruzione è iniziata nel 2022, sarà il più alto del mondo una volta completato nel 2025. L'infrastruttura, lunga 2.890 metri, si trova nella contea autonoma Miao di Bouyei a Guanling e fa parte di una superstrada che collega il distretto speciale di Liuzhi, della città di Liupanshui, e la contea di Anlong, della prefettura autonoma Miao di Bouyei a Qianxinan, nel Guizhou. L'ultima torre principale del ponte è stata completata il 24 ottobre 2023. I cavi principali sono stati posati al completo nei giorni scorsi, dalla costruzione iniziata il 9 aprile 2024. Con un periodo di costruzione previsto di 42 mesi e un costo totale di 2 miliardi di yuan (circa 280 milioni di dollari), dopo il suo completamento il ponte diventerà il più alto del mondo, superando il ponte Beipanjiang.
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No Ponte, andate a dire di no in Cina, andate, così sarete i primi ad imparare a fare il volo, senza ali e senza motore!
Il Verdaccio dice: "Per risparmiare due ore di auto per passare a valle del canyon si spendono baracche di soldi!".
L' amministratore assennato, ma anche (ci sono, esistono, ma pochi) l'ambientalista che pensa: "Calcola due ore per decine di migliaia di autoveicoli al giorno e poi ne capisci l'impatto economico sul territorio!".
Un po' come i No-Ponte, i No-Trivelle e i No-Tav, non vedono oltre il proprio naso, e le istanze che portano avanti sono solo ideologia malsana.
Zwei Meldungen vom 16. Juni 2025: Peer Review (Begutachtung) ist kein Beweis Der Begriff „peer-reviewed“ (von Experten begutachtet) wird wie
La revisione paritaria non è una prova Il termine "peer-reviewed" viene usato come segno distintivo di verità inconfutabile. In realtà, è poco più di un meccanismo di filtraggio, un sistema di controllo accademico che decide quali punti di vista vengono approvati e quali ignorati.
Le persone sono state condizionate a credere che uno studio sottoposto a revisione paritaria sia automaticamente credibile. Ma la scienza non si basa sull'approvazione automatica del consenso; si basa su domande incessanti, dibattito aperto e verifica indipendente. Le ipotesi dovrebbero essere valutate positivamente o negativamente in base alla loro accuratezza e capacità esplicativa, non in base al fatto che abbiano superato l'esame di una commissione di revisori con idee simili.
Il processo di revisione paritaria è tutt'altro che neutrale e spesso al servizio della gerarchia ideologica scientifica. Premia il conformismo, punisce il dissenso e garantisce che vengano pubblicati solo i report corretti.
La scienza non progredisce in questo modo.
Il vero progresso nasce dalla sfida all'ortodossia, non dal rafforzarla.
Ci viene detto di "fidarci della scienza", ma la fede cieca è l'opposto del ragionamento scientifico. Il vero test di una teoria è se supera l'esame del mondo reale, non se ha superato i controlli.
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40 anni di isteria fallita Non c'è alcun collasso climatico. Né crisi. O addirittura un problema. E non c'è mai stato. Ma ci sono 40 anni di previsioni fallite, dati manipolati e un flusso infinito di panico creato ad arte. Non una sola profezia apocalittica si è avverata.
Dovremmo temere un aumento di 1,2 °C della temperatura media rispetto alla cosiddetta era "preindustriale", un periodo di 175 anni. E ci viene detto che questo piccolo cambiamento, combinato con un aumento di CO₂ di una parte ogni 10.000, è catastrofico. Se ci credete, non avete bisogno di compensazioni di carbonio: avete bisogno di un supporto psichiatrico.
No, non esiste una cricca globale di scienziati che cospira in una stanza fumosa, almeno non una grande. Ci può essere una manciata di scienziati che diffondono consapevolmente falsità (uomo tosse), ma ogni ricercatore sa cosa bisogna dire per continuare a far fluire i finanziamenti. Se ammettessero che il riscaldamento globale è anche solo leggermente esagerato, per non parlare di una frode totale, i loro finanziamenti si esaurirebbero da un giorno all'altro. È così che la scienza è stata dirottata: non dalle bugie, ma da incentivi finanziari e pressioni politiche.
Simone Peter è stata una delle due presidentesse del Partito dei Verdi, dal 2013 al 2018, insieme a Cem Özdemir. Dal 2009 al 2012 è stata Ministro dell'Ambiente, dell'Energia e dei Trasporti del Saarland e, dal 2012 al 2013, membro del parlamento del Land di Saarbrücken. Un po' come spesso e non più stranamente accade tra le due sponde dell'Atlantico, la 59enne si è ritirata dalla politica e ora lavora come lobbista, ricalcando le orme di alcuni esponenti del partito democratico statunitense o di loro fedeli servi all'interno delle Agenzie Federali degli Stati Uniti.
Infatti, dal 2018, l'ex leader del Partito dei Verdi tedesco è p?Presidente dell'Associazione tedesca per le energie rinnovabili (BEE). Il suo obiettivo ora è quello di utilizzare questo percorso per avviare una trasformazione globale dell'economia e della società, come ha spiegato all'epoca. Quindi, dopo avere tracciato la via, cavalca il cavallo presunto vincente per speculare attraverso ciò che come Ministro ha imposto.
La cito solo per questo? Ma è ovvio che no, c'è ben altro, perché per attirare all'ovile sempre più "polli da spennare", ecco che alza il tiro sfruttando l'immane tragedia del sisma che ha colpito il sud-est asiatico.
La signora Peter ha così commentato il violento terremoto:
"Wow, il forte terremoto in Myanmar e Thailandia è stato misurabile anche in Europa. Sappiamo che i terremoti continueranno ad aumentare con la crisi climatica, questo è preoccupante per molte parti del mondo. I geologi sono sempre più d'accordo sul fatto che esiste un legame tra la crisi climatica e i terremoti."
L'ex leader ha ripreso vecchie dichiarazioni di un geologo rilasciate al quotidiano di sinistra TAZ, ma il geologo non utilizzava all'epoca termini e toni perentori, parlando di ipotesi ed eventuali connessioni, espressioni e conclusioni che sono state abbondantemente alterate per ovvi scopi da parte della Signora Peter. Questo è l'ambientalismo; prima ti crea i problemi, poi li esaspera, quindi ci lucra...
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Mi ricorda un seguace di Frà Girolamo Savonarola. Sosteneva che l'alluvione era conseguenza delle finestre coi vetri che avevano sostituito in molti palazzi fiorentini le vecchie impannate.
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Sempre più convinto che le donne in Europa creino solo danni se sono di sinistra, se poi sono anche verdi ancora peggio! Sempre più convinto, pezzetto su pezzetto, che uscire da questa gabbia di matti che è la EU sia giusto.
Fernando Arnò, Giuseppe Antoni, Marco Monari... Via Facebook.
Difficile essere coerenti per gli ambientalisti, ma è normalissimo, loro sono tutti così. Nella fotografia il classico ambientalista a doppia faccia, ricco quanto ricco di ipocrisia. Chi è? E' Mike Cannon-Brookers.
Il miliardario australiano e accanito sostenitore del clima Mike Cannon-Brookes ha difeso l'acquisto di un jet privato per i suoi spostamenti e la nuova sponsorizzazione ad opear della sua azienda per la squadra corse Williams di Formula Uno.
Stimato da Forbes il patrimonio personale in un valore di 13 miliardi di dollari, Cannon-Brookes ha detto di aver comprato un jet privato "in modo da poter gestire un'attività globale dall'Australia, ed essere ancora un padre costantemente presente ed è stato un compromesso difficile e continuo che ho deciso di fare".
Difficile? Ma povero, va compreso, "tiene famiglia", giusto che lui e solo lui viaggi in aereo!
Ora che un leader verde ha fissato la quota accettabile di carbonio per i padri di famiglia al livello di CO2 emessa volando più volte alla settimana in un jet privato e sponsorizzando una scuderia di Formula 1, penso che la maggior parte di noi, con un po' di sacrificio personale, potrebbe eguagliare quel livello di attivismo per il clima.
Già nel 2019 la sua azienda, la Atlassian, ha offerto un congedo retribuito ai dipendenti che partecipavano alle proteste per il clima. Questa offerta è valida anche per i dipendenti che partecipano a un blocco ecologico del suo jet privato? O devono assicurarsi di bloccare il jet privato di qualcun altro?
Fernando Arnò.
Hanno tutti la stessa espressione e gli stessi programmi, sembrano uscire da una stamperia di folli; sono i democratici delle due sponde dell'Atlantico. Nello specifico, la governatore Kathy Hochul, dello Stato di New York, aveva varato un programma di tassazione del traffico per i pendolari, a questo punto costretti ad entrare a New York City. Un pass elettronico ed un sistema assai costoso di telecamere e varchi elettronici avrebbe dovuto riconoscere ogni singola auto in ingresso ed in uscita dalla città ed il tempo di permanenza, applicando una tassa proporzionale. Doveva salvare l'ambiente di New York City riducendone il traffico e l'inquinamento, con le metropolitane si sarebbe potuto e si darebbe dovuto fare a meno dell'auto privata. Peccato che tra il dire e il fare c'è di mezzo... l'Atlantico. Anche a Milano qualcuno ha avuto la stessa folle idea, penalizzando oltre ogni misura i pendolari, costretti ad abbandonare l'auto in favore di metropolitane, che come quelle statunitensi, non si possono dire né sicure, né pulitissime. Sono solo due esempi della follia che va a colpire, non i ricchi, ma i cittadini costretti a spostarsi per esigenze personali e/o lavorative, e non potrebbero permettersi di perdere tempo e denaro (molto denaro) dietro queste follie.
Tanto è logico questo tipo di politica, che la "bella" democratica, aveva sospeso il provvedimento nel timore di un danno di immagine, e di voti, nelle elezioni presidenziali. Perché farlo se si è convinti della giustezza del provvedimento? Forse tanto giusto non era e voleva solo punire i cittadini?
Nei giorni scorsi, però, il Presidente Trump ha informato la Governatore attraverso segretario ai trasporti Sean Duffy, delle intenzioni di rimuovere il provvedimento E-ZPass, andato ben oltre i limiti concessi dalle leggi Federali e di azzerarlo, alimentando l'isteria verde e la rabbia democratica ad est ed ovest dell'Atlantico...
Fernando Arnò.
IL TRAGICO SKETCH COMICO SULLE VETTURE ELETTRICHE.
Ormai solo i parlamentari spagnoli e degli Stati del Nord dell’Europa, e i parlamentari dell’EU(RSS) continuano a non capire quanto sia autolesionista e dannosa la normativa che vieta dal 2035 la produzione di vetture non elettriche. E nonostante 15 Paesi (su 27), guidati dall’Italia, chiedano di rivedere entro 5÷6 mesi i limiti sulle emissioni di CO2 delle vetture il politburo di Ursuletta von der Jinping conferma (Wopke Hoekstra, noto ”Rinco” Hoekstra, commissario europeo per il clima, dixit) per il 2025 la riduzione del 15% delle emissioni rispetto al 2021, perché altrimenti ”… causerebbe una distorsione delle condizioni di parità e e porrebbe i produttori che si sono detti fiduciosi della possibilità di conseguire i propri obiettivi in una posizione di svantaggio competitivo”! Un limite con un significato ben preciso: le case automobilistiche europee ”devono” vendere almeno una vettura elettrica su cinque. E siccome non ci riescono, e non ci riusciranno, perché la popolazione europea sta cominciando a capire che le vetture elettriche non possono soddisfare le proprie esigenze, a causa di numerosi fattori i principali dei quali sono: costo d’acquisto elevato con deprezzamento molto veloce (-75% in appena 4 anni), tempi di ricarica eccessivi, e autonomia insufficiente, costringeranno i concessionari (le case automobilistiche si sono già allenate in quest’ottica nel 2024) ad acquistare vetture elettriche che resteranno invendute nei propri depositi. Una strategia che peraltro ha un tempo di saturazione palesemente molto breve, che non consentirà alle case automobilistiche di evitare le sanzioni (95,00 € per ogni grammo di CO2 oltre il tetto prefissato) che secondo l’ACEA (Associazione dei costruttori europei) supererà i 15 miliardi di Euro/anno.
In questa situazione, alle case automobilistiche resta ancora un’ultima possibilità per evitare il fallimento: acquistare da Tesla, Volvo (di proprietà cinese), e Byd (principale casa automobilistica cinese, che in Brasile è accusata di ”schiavismo” e ”visti irregolari”) gli ormai famosi ”certificati verdi” per rientrare all’interno delle demenziali forche caudine dell’EU(RSS). E si stanno già costituendo col fine dello scambio dei certificati verdi ”consorzi di fornitori” (uno è costituito da Tesla, Ford, Mazda, Stellantis, Subaru e Toyota, e un altro da Volvo, Mercedes, Polestar e Smart) che consentiranno per esempio, secondo la banca d’affari Ubs, alla Volvo di incassare 300 milioni di Euro all’anno, e a Elon Musk (si: quel collaboratore di Donald Trump che la maggior parte dei governanti europei non sopporta, inducendolo a ridere apertamente di fronte a loro) di incassare un miliardo di Euro all’anno. l risultato è chiaro, vero? Per non sospendere o rinviare le norme ”autoimposte” dall’EU(RSS), asservita ai burocrati della religione green, le case automobilistiche europee dovranno ”regalare” quasi 1,5 miliardi di Euro ai loro concorrenti Tesla e Geely (proprietaria di Volvo, Smart e Polestar), o molto probabilmente un’importo maggiore perché altri costruttori potrebbero aggregarsi al gruppo di Testa entro il 5 febbraio o di Geely entro il 7 febbraio. D’altra parte è palese che all’industria automobilistica europea convenga regalare 1,5 miliardi/anno ai concorrenti Testa, Geely e Bad piuttosto che versare (ex presidente di ACEA Luca de Meo dixit) 15 miliardi/anno di sanzioni all’EU(RSS)!
I produttori europei con dirigenti dotati di materia grigia (come Renault, mentre Stellantis ne è ancora priva) hanno evidenziato il danno che l’UR(RSS) si sta auto-infliggendo, ma inutilmente, perché la maggior parte dei parlamentari europei (come sapete) non è in grado di capire. E Renault, ma non il principale azionista Emmanuel Marcion, privo di materia grigia, ha fatto presente alla commissione europea che le case automobilistiche che mettono in comune le loro disponibilità di emissioni indeboliranno l’industria europea. E rimarca che “Senza una posizione chiara da parte della Commissione Europea i produttori sono costretti a prendere decisioni controproducenti, come l’acquisto di crediti dai concorrenti, potenziali tagli alla produzione, etc., che indeboliscono l’industria europea”. Ma in EU(RSS) c’è anche qualcuno in grado di ragionare, come il Commissario Adolfo Urso che ha affermato ”Per sfuggire alla tagliola delle multe le case automobilistiche hanno tre vie, tutte suicide: ridurre la produzione di vetture endotermiche per rientrare nella proporzione 1:5 (citata sopra), aumentando le vendite di vetture elettriche commercializzando vetture importate dalla Cina, o comprare i certificati verdi da Tesla o produttori cinesi. In tutti i casi si accelera la crisi della produzione europea!”.
Ma l’aspetto più comico (a mio parere tragico) della brillante idea ”green”, che mette a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, è riconoscibile nelle ”barricate” erette contro anche il semplice odore dei licenziamenti dagli stessi partiti politici che sono i più accesi sostenitori della rivoluzione ”green”. Partiti che ribadisco con sicumera le ridicola politica della ”botte piena con la moglie ubriaca”. Domenico Salimbeni.