Il Gattopardo - G. Tomasi di Lampedusa
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”
In questo romanzo l'autore narra le vicende della nobile famiglia siciliana dei Salina, ispirata a quella dei Tomasi, dall'unità d'Italia ai primi del Novecento. Il protagonista, don Fabrizio Salina, è un uomo della vecchia nobiltà che si trova in un epoca di radicale cambiamento: la caduta della monarchia borbonica, l'unificazione italiana e l'ascesa del potere della borghesia. E' un uomo colto e intelligente e si rende conto del cambiamento in corso, pur non sentendolo suo e non prendendovi attivamente parte. Il giovane nipote Tancredi invece è un chiaro esempio di quella nobiltà che riesce a ricollocarsi nel nuovo ordine sociale, facendo sì che “tutto cambi perchè tutto rimanga com'è". Egli si innamora della giovane figlia di un ricco borghese arrichitosi con la rivoluzione, Angelica Sedara. La passione del loro amore contrasta con la lenta decadenza della famiglia Salina e in particolare con la figura del principe Fabrizio, incapace di collocarsi nella società e attraversato da una malinconia e una disilussione che lo accompagnano fino alla sua morte. Questa segna la fine della dinastia dei Gattopardi, i suoi eredi hanno ormai perso le caratteristiche proprie della nobiltà.
Non vi è una trama fitta e le otto parti in cui è diviso il libro sono quasi elementi a sè stanti. Il romanzo è soprattutto una descrizione della società siciliana, nei confronti della quale viene espresso un giudizio critico. Don Fabrizio, rifiutando il posto di senatore offertogli da un funzionario piemontese, spiega come i siciliani siano così da secoli e nessun dominatore straniero sia mai riuscito a cambiarli. Si ritengono superiori agli altri e rifiutano le innovazioni, preferiscono rimanere nel loro sonno.
Un ruolo rilevante ha anche la religione: la figura di Padre Pirrone rappresenta quel mondo ecclesiastico legato alla società nobiliare e spaventato dai nuovi eventi. Le false reliquie tenute in casa dalle tre sorelle Salina, eredi del principe, mostrano una fede popolare, superstiziosa e incapace di accettare cambiamenti (il nuovo papa è giudicato "un turco").
A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, non si tratta propriamente di un romanzo storico. Gli eventi storici, come lo sbarco dei Mille o la Giornata dell'Aspromonte, sono solo accennati come sfondo delle vicende narrate. La trama non è particolarmente avvincente e complessa,si tratta più che altro di un romanzo descrittivo e psicologico. Offre un'immagine chiara e lucida della società siciliana, valida nell'Ottocento ma probabilmente ancora oggi, e dei travagli che hanno scosso quel periodo di grandi cambiamenti.
Non è un libro che avrei letto di mia iniziativa, ma devo dire che alla fine non mi è dispiaciuto.
“Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure portar loro i più bei regali”









