Sì, il Tempo regna! Ha ripreso la sua brutale dittatura. E mi spinge, come se fossi un bue, col suo doppio pungolo. «Forza, somaro! Sgobba, schiavo! Vivi, dannato!».
Charles Baudelaire, Lo spleen di Parigi

izzy's playlists!

ellievsbear
occasionally subtle

roma★
Sade Olutola

titsay
he wasn't even looking at me and he found me
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

Origami Around
art blog(derogatory)
RMH
Fai_Ryy

oozey mess
Sweet Seals For You, Always
noise dept.
No title available
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
Monterey Bay Aquarium
Cosmic Funnies

Love Begins
seen from Sweden

seen from United States
seen from Germany
seen from United Kingdom

seen from Mexico
seen from Mexico
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from United States

seen from Canada

seen from Malaysia
@viktorslibrary
Sì, il Tempo regna! Ha ripreso la sua brutale dittatura. E mi spinge, come se fossi un bue, col suo doppio pungolo. «Forza, somaro! Sgobba, schiavo! Vivi, dannato!».
Charles Baudelaire, Lo spleen di Parigi
Questa è una delle tante tragedie silenziose della cosiddetta cultura moderna. L'idea che la più grande aspirazione di una persona debba essere lavorare in maniera meccanica e monotona, così da poter pagare le bollette, è un insulto alla dignità di tutti noi. Ogni essere umano, dal momento in cui nasce, è un capolavoro inestimabile, capace di grandezze al di sopra di ogni concezione attuale. Anche solo prendere in considerazione l'idea di affidarci a un sistema economico che ostacola l'innovazione e l'automazione al fine di preservare posti di lavoro ripetitivi e senza cervello, mostra la profonda perdita di visione e di comprensione della realtà da parte delle nostre obsolete istituzioni
Federico Pistono, “I robot ti ruberanno il lavoro ma va bene così ” (via viktorslibrary)
Questa è una delle tante tragedie silenziose della cosiddetta cultura moderna. L'idea che la più grande aspirazione di una persona debba essere lavorare in maniera meccanica e monotona, così da poter pagare le bollette, è un insulto alla dignità di tutti noi. Ogni essere umano, dal momento in cui nasce, è un capolavoro inestimabile, capace di grandezze al di sopra di ogni concezione attuale. Anche solo prendere in considerazione l'idea di affidarci a un sistema economico che ostacola l'innovazione e l'automazione al fine di preservare posti di lavoro ripetitivi e senza cervello, mostra la profonda perdita di visione e di comprensione della realtà da parte delle nostre obsolete istituzioni
Federico Pistono, "I robot ti ruberanno il lavoro ma va bene così "
L'Italia è uno stivale noi abbiam provato di lustrarlo, ma il posto di uno stivale resta sempre il fango. Prima, almeno, le cose erano chiare: lo sapevano tutti che se non aveva la tessera non potevi lavorare e prendevi anche le botte. Adesso la fanno più sporca, perché c'è la democrazia. La legge non è uguale per tutti. Se te c'hai degli amici, se fai dei favori in giro, puoi fare i tuoi traffici, diventi ricco e nessuno ti viene a dire niente. Altrimenti, ciccia. Questo non si può fare, quest'altro neanche. E intanto i delinquenti veri fanno i milioni.
54, Wu Ming
Volti al travaglio come una qualsiasi fibra creata perché ci lamentiamo noi?
Ungaretti, Destino (via breakingpoint1)
Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.
Luigi Pirandello - Uno, nessuno centomila
Uno, nessuno e centomila - Luigi Pirandello
“Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.”
TRAMA:
Vitangelo Moscarda è un ricco giovane che un giorno, a causa di un’osservazione della moglie sul suo naso, si rende conto di non apparire agli altri come lui si vede. Ciascuno ha una diversa visione di lui e la crede l’unica vera, ma sono tutte diverse tra loro e dalla sua. Si rende conto che la moglie ha creato una sua immagine di lui, con il soprannome che gli dà, Gengè, mentre lui non hai mai costruito una sua identità e si è sempre attenuto a quest’immagine, in cui però non si riconosce. La gente lo considera un usuraio, anche se di fatto la banca che ha ereditato è gestita dai suoi soci e lui se ne disinteressa. Per sfatare questa fama decide di compiere un primo atto di follia: sfratta da una sua proprietà, in cui viveva senza pagare affitto, un disperato e poi gli dona un’altra sua casa. I soci della banca vorrebbero estrometterlo dalla gestione, ma lui reagisce violentemente contro di loro e contro la moglie, che se ne va di casa. Un’amica della moglie lo informa dell’intenzione dei familiari e dei soci di farlo interdire mentalmente e lo mette a contatto con il vescovo. La stessa donna però gli sparerà, ferendolo gravemente, spaventata dai suoi discorsi sul senso della vita. Alla fine a Vitangelo non resta che ritirarsi in un ospizio fondato con i soldi della banca, recuperati grazie all’intervento ecclesiastico, e vivere isolato dal mondo, privo di un’identità, di una forma distinta, rimanendo nessuno, e trovando finalmente la pace nel contatto con la natura.
COMMENTO:
E’ un romanzo particolare, un lungo monologo in cui il protagonista si rivolge direttamente ai lettori e ripercorre la propria vicenda, portandoci a riflettere sulla distanza che vi è tra l’immagine che abbiamo di noi stessi e quella che hanno gli altri. Non siamo uno, ma centomila e forse nessuno. La follia a cui giunge il protagonista trova soluzione nell’annullamento della sua persona e nell’isolamento sociale, in un contatto con la natura attraverso il quale può togliere tutte le maschere che gli sono state messe addosso e che non gli appartengono, abbandonandosi allo scorrere della vita, che è un continuo divenire.
Ve ne consiglio la lettura.
“Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.”
Noi fummo i Gattopardi, i Leoni: chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra.
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo (via lelettere)
Il Gattopardo - G. Tomasi di Lampedusa
“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”
In questo romanzo l'autore narra le vicende della nobile famiglia siciliana dei Salina, ispirata a quella dei Tomasi, dall'unità d'Italia ai primi del Novecento. Il protagonista, don Fabrizio Salina, è un uomo della vecchia nobiltà che si trova in un epoca di radicale cambiamento: la caduta della monarchia borbonica, l'unificazione italiana e l'ascesa del potere della borghesia. E' un uomo colto e intelligente e si rende conto del cambiamento in corso, pur non sentendolo suo e non prendendovi attivamente parte. Il giovane nipote Tancredi invece è un chiaro esempio di quella nobiltà che riesce a ricollocarsi nel nuovo ordine sociale, facendo sì che “tutto cambi perchè tutto rimanga com'è". Egli si innamora della giovane figlia di un ricco borghese arrichitosi con la rivoluzione, Angelica Sedara. La passione del loro amore contrasta con la lenta decadenza della famiglia Salina e in particolare con la figura del principe Fabrizio, incapace di collocarsi nella società e attraversato da una malinconia e una disilussione che lo accompagnano fino alla sua morte. Questa segna la fine della dinastia dei Gattopardi, i suoi eredi hanno ormai perso le caratteristiche proprie della nobiltà.
Non vi è una trama fitta e le otto parti in cui è diviso il libro sono quasi elementi a sè stanti. Il romanzo è soprattutto una descrizione della società siciliana, nei confronti della quale viene espresso un giudizio critico. Don Fabrizio, rifiutando il posto di senatore offertogli da un funzionario piemontese, spiega come i siciliani siano così da secoli e nessun dominatore straniero sia mai riuscito a cambiarli. Si ritengono superiori agli altri e rifiutano le innovazioni, preferiscono rimanere nel loro sonno.
Un ruolo rilevante ha anche la religione: la figura di Padre Pirrone rappresenta quel mondo ecclesiastico legato alla società nobiliare e spaventato dai nuovi eventi. Le false reliquie tenute in casa dalle tre sorelle Salina, eredi del principe, mostrano una fede popolare, superstiziosa e incapace di accettare cambiamenti (il nuovo papa è giudicato "un turco").
A differenza di quanto ci si potrebbe aspettare, non si tratta propriamente di un romanzo storico. Gli eventi storici, come lo sbarco dei Mille o la Giornata dell'Aspromonte, sono solo accennati come sfondo delle vicende narrate. La trama non è particolarmente avvincente e complessa,si tratta più che altro di un romanzo descrittivo e psicologico. Offre un'immagine chiara e lucida della società siciliana, valida nell'Ottocento ma probabilmente ancora oggi, e dei travagli che hanno scosso quel periodo di grandi cambiamenti.
Non è un libro che avrei letto di mia iniziativa, ma devo dire che alla fine non mi è dispiaciuto.
“Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure portar loro i più bei regali”
E’ l’economia che cambia il mondo - Y. Varoufakis
«Ho sempre pensato che, se non riesci a spiegare le grandi questioni economiche in un linguaggio comprensibile anche agli adolescenti, vuol dire semplicemente che non le hai capite»
RIASSUNTO
In questo libro, in forma di lettera alla figlia adolescente, l’ex ministro delle finanze greco ci mostra la sua visione del capitalismo, partendo dalle origini antiche del sistema economico, dove si sono formate le disuguaglianze che caratterizzano ancora oggi la società. Spiega poi la nascita delle società di mercato, con la rivoluzione industriale inglese e la fine del sistema feudale, e l’inizio della mercificazione del lavoro.
Ci parla quindi di quello che è il motore e il male del capitalismo, il debito, spiegando poi come sia necessario l’intervento dello stato per rilanciare il sistema capitalistico nelle sue crisi cicliche.
Partendo da film come Matrix e Star Trek ci mostra il pericolo derivante da una totale mercificazione del lavoro, fino al punto in cui il lavoro umano sarà totalmente sostituito dalle macchine. E qui è messa in evidenza la grande contraddizione del capitalismo: la sua tendenza alla mercificazione assoluta del lavoro sarà anche la sua rovina.
Dopo aver parlato delle disastrose conseguenze ambientali che stiamo provocando, l’autore ci mostra con un esempio molto chiaro, l’economia di un campo di prigionia della seconda guerra mondiale, il funzionamento del sistema monetario.
In conclusione spiega come l’economia non sia una scienza esatta, a differenza di quanto sostengono molti, che cercano poi di dare spiegazioni improbabili anche alle loro previsioni errate.
Egli vuole però fornirci la pillola rossa di Matrix, quella verità lontana da ciò che tentano di assecondare molti economisti, politici e media.
COMMENTO
E’ un libro consigliato a chiunque voglia comprendere meglio i meccanismi dell’economia odierna e rendersi conto della profonda ingiustizia che la governa, senza necessitare di conoscenze particolari nel settore. E’ spiegato in maniera chiara, si legge rapidamente e offre una trattazione di vari argomenti, senza dilungarvisi eccessivamente.
Alla fine si può osservare che pur nella critica del sistema attuale, non vengono espresse delle alternative ben chiare e definite, ma non è probabilmente questo lo scopo dell’opera. Leggendo altri scritti dell’autore (come la Modesta proposta per risolvere la crisi dell’euro che spero di leggere presto), probabilmente saranno più chiare le sue idee alternative.
Sicuramente in quest’attenta analisi vi sono molti elementi di verità e se tutti ne prendessimo coscienza sarebbe più semplice cambiare le cose.
«E’ incredibile la facilità con cui tendiamo a considerare “logica”, “naturale”, e “giusta” la distribuzione della ricchezza che abbiamo sotto gli occhi, specialmente se ci favorisce»