Non camminerò con te. Non perché mi reputi superiore, senza bisogno di una guida, non perché non senta talvolta la mancanza di qualcosa che renda completa la mia vita. Non posso pensare che ci sia questa sete di altrove così forte da potersi sentire ristorati da una banale goccia di acqua, ne che arrivati a metà di un'esistenza non vissuta, ci sia qualcuno che possa accendere una debole fiamma nella stanza della mia vita. Il problema é che ci sentiamo così imbrigliati in delle quotidianità serrate che appena ci lasciano un momento per respirare davvero ci sembra che i polmoni brucino, e questo stato di impegno costante inizia dalla più giovane età. Così ci scopriamo altro, e siamo pronti ad abbracciare qualsiasi fede ci stiano vendendo, perché la nostra non è abbastanza, perché quella si che è diversa, perché abbracciare significa non cadere di nuovo nella misera esistenza quotidiana che ci accomuna. Il punto è che si rischia di passare da una all'altra schiavitù in nome di una libertà intravista che non è altro che un'ennesima catena mascherata da campane che suonano, incensi che bruciano e candele. Mi ricordo mio papà che, per quanto abbia sempre criticato alcuni aspetti del modo di educarci, ci ha cresciuti cercando di svegliarci, richiamando presenza a noi stessi in ogni cosa che facevamo, e non ha mai parlato, da medico, di qualcosa che andasse oltre questo; nessuna parola che avesse come riferimento lo spirito ne quelle idee strane e preconfezionate che purtroppo stanno via via intasando gli scaffali di quella che in libreria si chiama spiritualità. Si chiama vivere la vita, senza navigare come zombie, si tratta di ascoltarsi e non sommergersi da cose da avere o da fare e percepirla concretamente come relazione: e quando lo senti nelle tue viscere, non hai bisogno di frasi che ti dicano che il the che vedi era pioggia, perché non c'è nessuna poesia da scrivere a riguardo, perché il the che beviamo non è solo poetica pioggia è dall'altra parte il prosciugarsi di un lago che ha inaridito la terra, stremato e straziato piante ed animali. Sempre pronti a scrivere poesie, i violini suonano musiche, ma di là c'è qualcosa che muore e siamo pronti per vederlo in faccia? Il fatto è che si evita puntualmente quello spettro che è la noia, la vera noia, perché si ha paura di annoiarsi, ed invece credo che possa essere la salvezza di questa vita in costante ricerca di emozioni. Chi si annoia ormai più, chi si siede ormai con la noia senza una tv di sottofondo, delle dita che si muovono sugli schermi. Allora come materia scolastica dalla prima infanzia mettiamo un buco vuoto, senza nome, un lasso di tempo dove non si fa assolutamente nulla se non vegetare, chissà che questa materia non ci serva quando dobbiamo prendere delle decisioni importanti e silenziosamente ci formi al vero ascolto di noi stessi, senza aver bisogno di un uomo vestito di nero che ci indichi una via, senza svegliarsi a cinquant'anni e vedere in un bicchiere di thé la ragione dell'esistenza di tutte le cose. Un'ora di noia a settimana. Sarebbe un traguardo.
A. (riflessioni dopo il DocuFilm Walking With me su Tich Nhat Han)








