Kon, diventando mamma non mi è venuta la scienza infusa, quindi ti chiederei una cortesia: mi spieghi cosa **** si intende veramente con autismo? Quali sono i disturbi? Perché io non ho mica ben capito. Te lo scrivo qui perché magari interessa anche ad altri, se hai già dato mandami il link che è un po' che non vengo su tumbi
Scusa, ti posso incorniciare e tenere nel mio ambulatorio? No, perché è la prima volta che incontro una madre senza la scienza infusa… o meglio, una madre che non ha impiegato nove mesi a raccogliere su internet tutte le certezze 0-18 anni sul proprio figlio.
Per la spiegazione, comunque, aiuto.
Aiuto, nel senso che mi hai chiesto di definire una condizione (bada bene, CONDIZIONE, non MALATTIA e di questo dovrebbe tenerne conto chi ne scrive in giro) così variegata per cui, per esempio, non si usa più il termine autismo ma disturbi dello spettro dell’autismo e che comprende una pletora di segni comportamentali molto diversi e con diversa intensità tra loro.
Intanto ti dico che la diagnosi è solo diretta cioè mediante visita e studio del comportamento del bambino e non esistono esami di laboratorio o strumentali per fare diagnosi; detto questo, potenzialmente, un buon professionista può accorgersi di questo problema già dai 6 MESI di vita del bambino ma che per tanti motivi, purtroppo, la maggior parte delle diagnosi vengono fatte intorno ai due-tre anni di vita cioè anche quando la meno preparata delle persone si rende conto che il bambino non è e non si comporta come gli altri coetanei.
Sì, ma cos’è, insomma?! – mi ribadirai.
Bene, te la butto lì pura e dura:
I bambini autistici, fin dai primi mesi di vita fetale, sviluppano a livello neuro-anatomico il proprio cervello in maniera diversa.
Hanno il cervello diverso dal nostro.
O meglio, fin da quando sono nella pancia della mamma cominciano a sviluppare in maniera anomala la traiettoria di sviluppo delle strutture cerebrali cioè vengono inusualmente predilette mappature neuronali diverse da quelle di un bambino neurotipico con conseguente maggiore sviluppo, una volta nati, di aree preposte a funzioni diverse da quelle classiche (lobi frontali, amigdala etc)
Il cervello funziona in maniera diversa, insomma.
Questo implica, andando ai materassi (ma senza prendere per legge divina e inappellabile quanto dico) che il bambino fin da subito comincia a interagire in maniera differente: il classico contatto visivo con la mamma è discontinuo o assente, non sorride nel vedere il volto della mamma o sorride in maniera incongrua alla situazione, non si gira quando chiamato o stimolato e piange in maniera diversa dagli altri bambini o per ragioni non associate normalmente a motivi classici. Ovviamente (ed è qui tutto il busillis antivaxxerista), un genitore non ha né il cuore né la scienza per rendersi conto di questi segnali ed è solo più avanti nell’età dello sviluppo (18-24 mesi) che si rendono conto che i loro figli non rispondono ai classici stimoli di richiamo, tardano a sviluppare il linguaggio e hanno comportamenti stereotipati molto diversi da quelli dei loro amichetti.
Per concluderti la descrizione, Rain Man ha avuto il merito di parlare di quello che fino a quel momento era considerato ‘avere un bambino ritardato’ ma il brutto difetto di dare una descrizione limitata e fuorviante dei disturbi dello spettro dell’autismo: ci sono bambini e adulti che si comportano come Raymond ma senza contare al volo gli stuzzicadenti o vincere al casinò e bambini e adulti che ti parlano, interagiscono con te e hanno un’intelligenza e una cultura uguale (se non superiore) a quelle di un neurotipico ma che non si rendono conto se sei triste o incazzato oppure che odiano parlare con te in mezzo al casino mentre gli tieni un braccio sulle spalle.
Questo è il motivo per cui si chiama SPETTRO.
Ora, e ve lo chiedo per favore, non cominciate a cercare in tutti i figli di parenti e conoscenti i segni di un disturbo dello spettro dell’autismo non diagnosticato, sennò finite come quelli che mangiavano due chili di caponata e poi mi chiedevano in ask se dal dolore potevano essere un carcinoma epatico.
Perché anche se non ve lo dice, la pediatra alla prima visita neonatale non controlla solo il peso e l’altezza ma anche il contatto visivo e la capacità di risposta agli stimoli e può cominciare già a farsi un’idea di un’eventuale problema.
LA PEDIATRA, un medico, lo stesso che dovrebbe dirvi di vaccinare i vostri figli.