Fine anni 50, Italia, l’azienda Olivetti, sotto le sollecitazioni di Enrico Fermi, si impegna nello sviluppo di calcolatori elettronici. 1957, fiera di Milano, l’Olivetti presenta al pubblico l’ Elea 9003, uno dei primissimi antenati del computer “moderno”. Ottobre 1965, New York, viene presentato l’Olivetti Programma 101 (siamo sempre più vicini al computer come lo conosciamo oggi).
Olivetti Programma 101. (fonte: wikipedia).
In poche parole, agli inizi degli anni 60 eravamo, più o meno, allo stesso livello tecnologico informatico degli Stati Uniti, e addirittura più avanti di diversi stati che ora ci hanno “superato” (e non di poco…)
Cosa è successo? Cosa è cambiato?
Semplice. Niente, ed è questo il problema. Siamo sempre gli stessi, la nostra cultura, le nostre idee e la nostra mentalità sono sempre le stesse (e se cambiano, indubbiamente cambiano troppo lentamente).
Il nostro problema siamo noi.
Se negli Stati Uniti già negli anni 60 la gente aveva preso piena consapevolezza della “rivoluzione digitale” che stava per cambiare il mondo, in Italia, ancora oggi, i libri disfattisti e apertamente contro la tecnologia, rispetto alle vendite nel resto del mondo, sembrano più attesi dell’ ottavo libro della saga di HarryPotter.
Se negli Stati Uniti si decide di investire fortemente in questo ambito già a partire dalla metà del 900, in Italia lo stato decide che non è il caso di salvare l’Olivetti, orgoglio tecnologico italiano, dal fallimento, nonostante il nostro governo si sia sempre reso artefice di salvataggi (spesso discutibili) di imprese e industrie nostrane.
Negli Stati, nel 1994, il 94% delle famiglie possiede un computer in casa (meglio non sapere la situazione italiana durante gli stessi anni). Oggi, in Italia, il via cavo è quasi un sogno, su internet c’è meno di una persona su due e lasciamo perdere la situazione degli anziani e di chi non ha avuto i mezzi fisici o culturali per “arrangiarsi da solo”.
L’Italia non è un paese “semplice”, non è un paese “ordinato”, non è un paese “unito” e di sicuro non è un paese governato da ”filosofi illuminati”… Sostanzialmente non è un paese diverso dagli altri. La differenza siamo noi, la nostra cultura, il nostro orgoglio, la nostra “furbizia”.
“Tranne forse gli animali delle favole di La Fontaine, nessuno è mai stato bravo come gl'italiani nell'arte d'inventare nobili pretesti per eludere i propri doveri e fare i propri comodi.”
Carlo Fruttero e Franco Lucentini, La prevalenza del cretino, 1985.
Quale frase, meglio di quella qui sopra, può riassumere chi siamo? Se una cosa non ci serve nell’immediato, non è semplice o non ci conviene, non la facciamo. Siamo italiani e siamo orgogliosi di esserlo, ma le cose possono sempre cambiare (anche nonostante il nonno scettico che ha paura del cellulare).
“Gli italiani − vivono d'arte, vivono d'amore e muoiono disperati.”
Roberto Bazlen, Note senza testo, 1945/65 (postumo, 1970)
By Davide Laspia - @DavideLaspia