Quest’anno per me è stato tante cose insieme.
Tante domande a cui non riuscivo a dare una risposta, finalmente l’hanno avuta. Sono riuscita a fare cose che ritenevo lontane e difficili, ottenendo anche buoni risultati (completamente inaspettati 😅). Ma è stato anche l’anno in cui tutti i miei dubbi e le mie indecisioni sono saliti in superficie in modo violento e improvviso, lasciando poco spazio per la serenità. Non sono brava a prendere decisioni, non lo sono mai stata e sono poche le volte in cui sono stata sicura di una qualsiasi mia scelta, quindi evito il più possibile le situazioni che richiederebbero una capacità nel prendere decisioni. Quest’anno non ho potuto, sono stata messa all'improvviso di fronte a ciò che è probabilmente la decisione più grande ed importante nella vita di una persona, l’università. Al tempo, a causa delle pressioni che mi facevano la mia famiglia e parenti, ho percepito come se le mie uniche opzioni fossero “get your shit together” e “failure”, non potendo quindi contemplare la possibilità di prendermi una pausa per decidere per bene cosa volessi fare nella vita, e sentendomi ovviamente incastrata, ho deciso per la prima.
Io, quando prendo una decisione che non mi piace o non mi convince totalmente, passo del tempo a ricercare tutti gli eventuali pro a cui tale decisione porterebbe, e ciò mi conduce spesso ad esaltarmi e voler poi veramente vedere dove mi porterà la vita, per pura curiosità. Ho fatto la stessa cosa quando ho dovuto decidere l’eventuale facoltà universitaria, ed evidentemente mi sono esaltata fin troppo. Così, in un unico colpo, ho deciso che l’università della mia vita doveva essere lontana dal mio paese natale, e ho deciso che per la prima volta avrei vissuto lontana dalla mia famiglia, a quasi 800 km da casa. Mi è sempre stato detto di rilassarmi un po’ e di correre dei rischi, e ovviamente ho deciso per il rischio più grande. È una decisione che ho letteralmente preso day to night, il giorno prima non avevo ancora risposte e il giorno dopo le avevo tutte (o quasi). Ovviamente poi, appena mi sono trasferita, me ne sono pentita, la mia ansia e la mia insicurezza hanno preso il sopravvento e ho perso tutte le apparenti certezze che pensavo di avere. Ora è troppo tardi per tornare indietro, o meglio, potrei farlo ma perderei quelle poche (veramente pochissime, ma importanti) cose che molto faticosamente ho guadagnato ed imparato, vivendo da sola negli ultimi due mesi e mezzo. Continuare su questa strada mi sembra altrettanto difficile e doloroso, ma una parte remota e nascosta di me sa che devo farlo o almeno provarci, per il mio bene, per avere almeno un po’ di esperienza. Quello che in realtà vorrei in questo momento, è poter bloccare il tempo, averne un po’ per me, senza dover per forza dare risposte a tutti quelli che mi fanno domande. Se non posso andare né avanti né indietro, allora vorrei fermare tutto, rimanere ferma. La vita va troppo veloce per me e non riesco a starci dietro, vorrei scendere, come dai mezzi pubblici. Fermate il mondo, voglio scendere.
Mi sento come se fossi su un pullman che fa avanti e indietro continuamente fra le stesse due fermate, ma in mezzo a queste due c’è in realtà un’altra fermata che è quella alla quale devo scendere, ma questo pullman proprio non si ferma, nonostante prema ogni volta il pulsante apposito per prenotare la fermata, nonostante ogni passeggero a cui abbia chiesto informazioni mi abbia detto che sì, il pullman dovrebbe fare stop anche a quella fermata, nonostante abbia parlato anche con il conducente che irremovibile, mi ha dato la stessa risposta dei passeggeri. Ma il pullman non si ferma ed io rimango sul veicolo, aspettando e lasciando che l’ansia si impossessi di me e mi convinca che in qualche modo è colpa mia, che me lo merito perché forse ho irritato il conducente e le altre persone con il mio chiedergli continuamente informazioni, che forse ho sbagliato pullman ma l’unico modo per prenderne un altro è scendere proprio alla fermata dove pare che nessuno a parte me debba scendere. Questo è stato il mio modo di affrontare la vita per la prima parte di quest’anno, un’eterna attesa e troppa paura da parte mia per compiere il primo passo verso qualsiasi obbiettivo avessi. E poi l’attesa ho deciso di romperla ed un passo l’ho fatto, e non so dove tutto ciò mi porterà, so che mi porterà molta ansia ed insicurezze portandomi a pentirmene fino ad un certo punto, ma devo vincere tutto questo, vedere cosa mi riserverà il futuro, aspettarmi cose nella media ma sperare comunque nell'impossibile, fare qualcosa che dia uno scopo alla mia vita. L’importante è provarci, buttarsi nella vita.
E devo ricordarmi che, anche se ci si sente un po’ rotti dentro e senza speranza, siamo come dei pastelli a cera rotti: anche se spezzati a metà, coloriamo comunque. Do il benvenuto a questo 2019, dove spero di trovare un po’ di serenità e sicurezza in me stessa, dove spero d'imparare che ognuno ha i suoi tempi, dove spero di trovare persone che veramente mi vorranno bene e mi aiuteranno dove possono, e io spero di non deluderle. Farò il mio meglio, o almeno, ci proverò.
(Originally posted on the 31 of December 2018)