Un piccolo riassunto
Molto spesso, quando ci viene fatta una domanda importante, veniamo assaliti da un senso di vuoto incommensurabile e l'unico ammasso di lettere latine che ci passa davanti tipo striscione attaccato all'aereo delle pubblicità anni '20 è "non lo so". E ci odiamo per questo, ci sentiamo sbagliati, iniziamo a ripercorrere a ritroso la nostra infanzia cercando disperatamente il momento in cui siamo scivolati dalle braccia di nostra mamma finendo di fontanella sul bordo duro e freddo della vasca da bagno. Ci odiamo per la nostra indecisione, per la nostra ignavia, la scambiamo per mancanza di personalità. Ci sentiamo degli sfigati senza scopo, ci culliamo nella disillusione del nichilismo alla terza ora di filosofia e per un attimo ci sentiamo capiti, ascoltiamo Kurt Cobain e ci sentiamo capiti, ma subito dopo ci sentiamo di nuovo sbagliati allora ci fumiamo le canne al parchetto con altra gente che come noi non ha capito un cazzo della vita, e ci sentiamo capiti sia da loro che dalle canne, ma alla fine a un certo punto sentirti capito non ti basta più e allora vai avanti così, a crederti un deficiente così tanto menomato da non conoscere nemmeno la riposta a una domanda alla quale la risposta può darla solo lui tipo "cosa vuoi fare nella vita (o nei prossimi 5 anni)?"
Poi passano gli anni, smetti di fumarti le canne perchè ti fanno venire la paranoia, con quelli con cui te le fumavi e ti capivano a un certo punto smetti di capirti e vi perdete di vista; qualcuno continua a fumare le canne, qualcuno smette e passa alle droghe pensanti. Tu fondamentalmente passi all'alcol e ti provi tutte le vite che puoi addosso tipo come se fossi il commesso di Foot Locker della tua vita, hai le vesciche ma vai avanti e a un certo punto pensi pure di aver trovato la risposta alla tua domanda. Fai psicoterapia, trovi un lavoro stabile. Hai una relazione tutto sommato felice. Bevi solo nei weekend. Coltivi degli hobby. Arrivi addirittura ad essere in pace con il fatto che la tua vita non conta un cazzo se non per te.
Poi vabbè c'è una pandemia mondiale rimani bloccato in casa per mesi anni, ti rubano gli ultimi anni di spensieratezza però non ho voglia di parlare di questo adesso. GRANDE BUCO.
Tornando al discorso di prima, sulle grandi domande della vita, prossima volta che vi capiterà di non conoscere la risposta a una domanda, soprattutto se riguarda voi stessi e cosa volete, provate a chiedervi anche se la risposta potrebbe esistere in un mondo dalle infinite possibilità. Mi sono accorta molto tardi di due cose importanti: che la mia indecisione in realtà mascherava la paura dei miei veri desideri, e che la mia confusione mentale che credevo fosse dovuta a qualche rotella fuori posto era invece dovuta alla mia educazione inesistente e il mio clima familiare instabile che mi ha distaccata completamente dai miei sentimenti e la mia interiorità.
A ventisei anni inizia il mio viaggio verso l'accettazione di cosa provo, di cosa voglio, e di dove voglio andare. Credo proprio che possa iniziare da qui, senza paura e senza vergogna. Giusto per rompere due pattern, così en passant, ma recuperando una vecchia pratica che mi faceva stare bene. In realtà non ho mai smesso di scrivere qui, ha continuato ad essere il mio diario fuori tempo massimo ai confini estremi di ciò che è moralmente accettato sul web. Penso che riprenderò a premere sul tasto pubblica ora, che riprenderò a buttare bottiglie nel mare con dentro i miei pensieri, i miei grazie, le mie disgrazie le mie maledizioni e i miei porchiddii. Che alla fine l'esistenza è ciclica e bla bla bla.













