Ciao, voglio bene a tutti voi tranne che ai ginger. Peace
I'd rather be in outer space 🛸
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open

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Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ

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@therealcavenaghi
Ciao, voglio bene a tutti voi tranne che ai ginger. Peace
Ultimi 20 minuti in ufficio per oggi
Le mie dita picchiettano sulla tastiera incessantemente. Sono di fronte al mio collega consulente esterno, che parla incessantemente per spiegarmi i duemila campetti excel in cui sono scritte le modifiche al nuovo software. Sono mezzo addormentato perché è stata una giornata pesantina, 8 ore di programmazione nom-stop. E in pausa pranzo ho studiato per un esame, mangiando un’insalatina di merda con le olive e la feta. Di merda non perché cattiva, ma perché piccolissima. Ho mega fame dio boni.
Non vedo l’ora siano le 20 per andare a mangiare dalla suocera.
“..quindi in poche parole dovremo implementare un algoritmo che raggruppi tutti gli ordini in un unico trasporto e organizzi le tappe di fermata in base alla distanza.. un pò come fa amazon coi suoi camion..” Dio merda è un algoritmo di ottimizzazione della madonna, per fare una cosa del genere dovete come minimo offrirmi un Veggie cheeseburger e un piatto di carolina fries da America Graffiti..
“Ah domani andiamo in pausa pranzo da America Graffiti col cliente ok? ci sei?”
Sono già lì.
E per citare un amico
“ NEMA Olam a son arebil des, menoitatnet ni sacudni son en te, sirtson subirotibed sumittimid son te tucis, artson atibed sibon ettimid te eidoh sibon ad munaiditoc murtson menap. Arret nit e oleac ni tucis Aut satnulov taif Muut munger tainevda Muut nemon rutecifitcnas, Sileac ni se uiq, retson retap “
Il ritorno di cavenaghi
Ciao a tutti, sono tornato su Tumbrl. Non gliene fregherà uno stracazzo a nessuno ma ho ritenuto carino avvisarvi.
Io e il Dicio abbiamo ripreso la stesura del nostro romanzo fantascientifico trash. Speriamo di continuare senza interruzione nella produzione di linee sempre più avvincenti e stimolanti per voi, i nostri cari, carissimi lettori. Che dio vi benedica. E che satana vi ami.
Ciao, mi chiamo Fabrizio, ho letto la tua esternazione sulla natura del male, mi sorprende piacevolmente vedere che ci sono persone riflessive , e nello stesso tempo mi addolora vedere che questo riflettere profondo ti tolga addirittura il sonno. Hai pensato che la risposta potrebbe essere per cosí dire " nel mezzo", cioé parte insito nella nostra attuale natura e parte derivante dal libero arbitrio di cui siamo dotati?..
Ciao a tutti! A fine maggio, dopo essermi comprato un telefono con una fotocamera decente, ho deciso di iniziare a farmi dei video per tenere un VLOG sulla mia vita.. niente di speciale o incredibile, giusto mi sembrava carino avere dei video da riguardarmi in futuro come ricordo! In questo primo episodio ho fatto una gita in bicicletta in campagna assieme alla Frenci e dopo siamo andati anche al fiume a fare un pomeriggio rilassante! Poi le altre cose le vedrete.. Sto uploadando anche il secondo episodio, stasera dovrebbe essere pronto.. a presto!
Mi avevano detto che da grande avrei potuto fare quello che mi pareva se avessi studiato. Allora mi son laureato e son diventato un albero di natale #christmastree #career
Il cielo malato
"Cos’è quella sensazione che si prova quando ci si allontana in macchina dalle persone e le si vede recedere nella pianura fino a diventare macchioline e disperdersi? È il mondo troppo grande che ci sovrasta, è l’addio. Le stelle pure, meravigliose erano sempre là, che ardevano.” Ogni passo che compiamo, ogni decisione che prendiamo ed ogni scelta che facciamo ci porta inevitabilmente ad allontanarci da quello che eravamo prima, dalle persona che eravamo. È una costante evoluzione senza fine e senza scopo, un mutamento inesorabile che comincia ogni volta che apriamo gli occhi al mattino. O al pomeriggio, dipende dalle nostre abitudini oniriche. Coloro che sanno osservare se stessi e conservano la memoria delle proprie impressioni hanno avuto talvolta occasione di notare, nell’osservatorio del loro pensiero, belle stagioni, felici giornate, attimi da ricordare. Ma come diceva il buon vecchio Charles preferisco considerare questa condizione anormale, uno stato di grazia della mente non destinato a perdurare. Non mi funziona la virgola ed ogni volta che dovrei inserirne una devo cliccare su di una tastiera usb esterna. Certo, potrei usare direttamente quella tastiera per non dover continuamente muovere le mani da una all’altra, ma non sono abbastanza intelligente per capirlo. Miller diceva che lo scopo della vita è vivere essendo consci, gioiosamente, ebbramente, serenamente, divinamente consci. Ma a che scopo essere coscienti di percorrere un tragitto senza destinazione? È come prendere su e cominciare a camminare nella nebbia, senza una meta. Certo, lungo la strada potremmo incontrare qualcuno, potrebbero accadere cose, ma succede tutto sempre e comunque mentre siamo abbracciati da un impalpabile velo di fuliggine ovattata, una coltre di vapore che non permettere di distinguere il paesaggio. Ed è in questo crepuscolo fuligginoso che moriremo. A sto punto quale può essere un motivo valido per alzarsi dal letto? Quale può essere un motivo valido per respirare? Ma forse sono solo particolarmente girato male oggi e tutto si risolve con una citazione ”Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente.” Sono le 18.00 e quasi quasi torno a letto. Regalatemi una tastiera nuova che queste virgole mi fanno impazzire.
Anche questa notte non sono riuscito a dormire. Ormai non mi stupisco neanche, mi capita almeno quattro sere a settimana. Ma continuo a non abituarmici. La deprivazione di sonno può portare a conseguenze molto spiacevoli, che variano dai classici sintomi legati all’accumulo di stress a vere e…
mi vien da dire: il bene/male può essere esercitato senza essere in società? come possiamo fare del bene, o del male, su un’isola deserta? su chi lo esercitiamo?
Su di un’isola deserta potremmo esercitarlo su noi stessi, o su qualsiasi forma di vita nei paraggi. La violenza fine a se stessa verso un animale non è forse il male?
su di un’isola in cui l’unica forma di vita siamo noi come si può definire la violenza? chi giudica un atto “violento” se non ci sono metri di paragone? di solito questo metro è la società. è un’etichetta.
La violenza non ha bisogno di un metro di paragone imposto, non è una conseguenza diretta di una società: dal mio personale punto di vista qualsiasi azione che leda una qualsivoglia forma di vita, che sia il nostro stesso corpo o un altro essere, senza un vantaggio per la sopravvivenza di chi ha perpetuato l'atto è violenza. Se io uccido un pesce e poi non lo mangio, è violenza. Se taglio un albero e poi non uso il suo legno per fare niente, è violenza. Se mi taglio una mano tanto per fare, è violenza. Insomma, secondo me qualsiasi azione danneggi una forma di vita senza avvantaggiarne un'altra è violenza. Nel caso sopraggiunga un vantaggio invece parliamo di sopravvivenza ed è un altro discorso.. Per questo però penso che la violenza sia valutabile oggettivamente.
Anche questa notte non sono riuscito a dormire. Ormai non mi stupisco neanche, mi capita almeno quattro sere a settimana. Ma continuo a non abituarmici. La deprivazione di sonno può portare a conseguenze molto spiacevoli, che variano dai classici sintomi legati all’accumulo di stress a vere e…
mi vien da dire: il bene/male può essere esercitato senza essere in società? come possiamo fare del bene, o del male, su un’isola deserta? su chi lo esercitiamo?
Su di un'isola deserta potremmo esercitarlo su noi stessi, o su qualsiasi forma di vita nei paraggi. La violenza fine a se stessa verso un animale non è forse il male?
Being good to each other is so important, guys.
Il male
Anche questa notte non sono riuscito a dormire. Ormai non mi stupisco neanche, mi capita almeno quattro sere a settimana. Ma continuo a non abituarmici. La deprivazione di sonno può portare a conseguenze molto spiacevoli, che variano dai classici sintomi legati all'accumulo di stress a vere e proprie allucinazioni uditive e visive. Fortunatamente non sono ancora giunto a questo punto, ma sento che il baratro è sempre più vicino. La realtà che si rivela ai miei sensi oggi è molto confusa, fuori fuoco oserei dire. Non riesco a definire i confini delle cose, tutto mi sembra ovattato, come se stessi ancora sognando. Forse sto ancora sognando. E in questa atmosfera surreale riprendo a pensare a ciò che mi ha tenuto in piedi nelle ultime 8 ore: il Male. Come definire il Male? Esiste il Male o è solo un'invenzione delle nostre elucubrazioni, nato per giustificare atti non consoni alla società in cui viviamo? Alcuni definiscono il Male come antitesi totale del bene, negando quindi una sua esistenza autonoma. Se una cosa esiste solo in relazione di un'altra, allora non è veramente reale. È solo una manifestazione del suo genitore. Come le ombre. Non sono reali. Nell'oscurità non ci sono ombre, esistono solo in presenza di luce, e sempre in presenza di luce, se sufficientemente alta, scompaiono. Ma non sono sicuro che il Male possa essere ricondotto all'assenza di Bene. La mia incertezza più grande è se abbracciare la filosofia del Male radicale kantiano o quella opposta del Male secolare di Rousseau. Il Male è dentro di noi sin dalla nascita o è un prodotto dell'ambiente corrotto e contaminato in cui viviamo? La prima ipotesi non mi piace, suona un po' troppo cristiana e potrebbe essere intesa come capro espiatorio. Se il Male è presente dentro ognuno di noi in quanto istinto e tendenza congenita, diventa impossibile definire un concetto chiaro di moralità. D'altronde i comportamenti istintivi non possono essere classificati come giusti o sbagliati, ma ricondotti semplicemente alla legge di sopravvivenza. Sempre secondo questa corrente di pensiero inoltre le colpe per eventuali azioni malvagie possono essere interpretate come un attimo di debolezza nel cedere alla nostra natura, svincolandoci dalla responsabilità di averle compiute. D'altro canto non riesco nemmeno a ricondurre il mio pensiero al Male secolare, la società di sicuro influisce sullo sviluppo e sulla crescita di un individuo, ma non in maniera così pervasiva come si potrebbe pensare a un primo acchito. Parlo per esperienza personale, ho assistito a scene di malvagità non giustificate né dall'ambiente né dal percorso di crescita. Ho visto bambini piccolissimi all'asilo, provenienti da famiglie che conosco, tranquille e che svolgevano un'istruzione impeccabile, divertirsi picchiando altri bambini piccoli con bastoni fino a farli sanguinare se non fermati in tempo, giusto perché "volevo fargli la bua". Questo è o non è un'istinto? È una scelta dettata dalla società? A neanche 3 anni di vita? Mi sembra impossibile. E il dubbio continua a tormentarmi. Non voglio ammettere che il Male sia parte integrante dell'essere umano, rovinerebbe tutta la mia visione della vita. Giustificherebbe la sete di sangue che hanno alcune persone e gli scatti di follia. Ma soprattutto giustificherebbe tutte le piccole cattiverie che ognuno di noi può subire ogni giorno, dal collega di lavoro che ti complica la vita alla partner che ti dice una bugia senza motivo. Non voglio credere che la nostra vera natura sia così, non voglio accettarlo. Voglio continuare a sognare, ma non dormo.
Quali piaceri fuggevoli del paradiso giungeranno con lunghi affanni. T'ho forse io richiesto, o Creatore da quel mio fango d'innalzarmi a questa Forma vitale?
Partenze & Arrivi
Sono seduto dentro un Mc Donald's, con una coca da mezzo litro al mio fianco e il portatile aperto sul tavolino imbrattato da briciole e residui dei pasti precedenti. Dovrei andare a sostenere un'esame alle 10.30 ma la professoressa in questione mi ha appena scritto un'email avvisandomi che per un imprevisto non riesce ad esserci per l'esame, rimandandolo di una settimana. Non so se dovrei gioire per il supplizio posticipato o rattristarmi perché appunto questa spada di Damocle si protrarrà per altri setti giorni. Questa dualità contrastante nel rapportarmi ai fatti di tutti i giorni continua ad affiancarmi sempre, come forse qualcuno di voi non saprà.
Ma il motivo per cui scrivo questo post non riguarda l'esame, non voglio ridurmi a scrivere dei miei fatti personali come fanno in molti. Non sarebbe interessante e non intratterrebbe nessuno, ho una vita piuttosto noiosa (non che me ne lamenti, semplicemente la ritengo tale). Le cose strambe accadono dentro la mia testa. La riflessione di oggi infatti (infatti cosa? boh) riguarda la caducità dell'esistenza e la stupidità con cui affrontiamo problemi effimeri e passeggeri. Tutto questo mi è venuto in mente ieri notte mentre guardavo la nona puntata dell'ultima stagione di Californication, in cui la dama amata dal protagonista rimane vittima di un'incidente stradale e lui si ritrova ad affogare negli innumerevoli ricordi dei litigi, delle discussioni, dei momenti di crisi ma anche delle notti insieme, dei brindisi con gli amici, dell'amore. E il messaggio che lancia, abusato, trito e ritrito ma non per questo non importante, è che alla fine dei conti l'unica cosa importante è avere qualcuno che ti stringe la mano mentre la vita di prende a calci in faccia e ti versa chili di merda addosso. Quando le persone a cui teniamo stanno male realizziamo veramente quanto tutto sia futile rapportato alla salute. Non ha senso litigare con gli altri, arrabbiarsi, tenere il muso o ignorarli perché potremmo renderci conto solo troppo tardi che non è quello il tempo che avremmo voluto passare con loro, non sono quelli i ricordi che vorremmo ci accompagnassero per il resto della nostra vita.
Non sto dicendo di evitare a prescindere qualsiasi forma di litigio o discussione, il confronto serve a crescere e maturare, misurarci con gli altri aiuta anche a conoscere meglio se stessi. Ma il tempo stringe, corre, se ne fotte di tutti. Lui va avanti, sempre.
Ed è per questo che alla fine di ogni alterco dovremmo fermarci qualche istante a riflettere, ne vale la pena rimanerne turbati? E se ne vale la pena, ne vale la pena rimanerne turbati così a lungo? Se la risposta è affermativa anche alla seconda domanda allora dovreste avere capito. Fate la pace con chi vi fa star bene, amateli e mandate a fanculo tutti gli altri. Non abbiate paura di tagliare i ponti, non abbiate paura di chiudere porte. E non abbiate paura di chiedere scusa.
Life's too short (non la serie della BBC) Peace
Io e un simpatico cagnone lupo. Il mio amore per gli animali è ricambiato <3
La piccola morte
È da un po' di tempo a questa parte che faccio una fatica immensa ad addormentarmi, non perché io non abbia sonno ma perché sono tormentato da pensieri invadenti. Mi spiego meglio: tutto è cominciato dopo aver letto un articolo scientifico sulle implicazioni del teletrasporto. La domanda di fondo nasce dal fatto che nel caso una tecnologia del genere venisse creata, non ci sarebbe un vero e proprio teletrasporto della materia in sé, quanto piuttosto della maniera in cui questa materia è aggregata, del pattern in cui si presenta. Ad esempio, io entro in una cabina di teletrasporto a Bologna, istantaneamente viene creata una mia copia identica a Tokyo (utilizzando però della materia presente sul posto) e quello che ero io fino a pochi secondi fa a Bologna smette di esistere per lasciare posto alla mia controparte in Giappone. Ma posso considerare come me stesso la copia appena creata? Cos'è che definisce chi siamo realmente? Se la copia venisse creata prima della mia "distruzione" ci sarebbe un breve lasso di tempo in cui ben due me stesso sarebbero presenti al mondo, quale dei due può accampare il diritto di essere quello vero? Tutte queste elucubrazioni mi hanno portato a pensare a ciò che ci rende entità, a ciò che definisce chi siamo e cosa saremo. Perché alla fine non possiamo considerare noi stessi solamente guardando il nostro corpo, la nostra gabbia. Perché il nostro corpo non è altro che un insieme di cellule in costante cambiamento e rinnovamento, in costante evoluzione. Tutto cambia ed ogni giorno ci rinnoviamo, chi migliorandosi chi peggiorandosi, ma cambiamo di continuo. Come diceva non mi ricordo chi "Il più grande spreco nel mondo è la differenza tra ciò che siamo e ciò che potremmo diventare" e questa è la mia paura più grande, ciò che mi tiene gli occhi aperti ogni notte e mi divora dentro come un animale che mi scava nelle interiora. Credo di essere riuscito con ciò a fare una primordiale auto analisi psicologica su me stesso perché altrimenti non mi spiego l'inquietudine esistenziale che mi pervade, che mi fa sentire inadeguato, che mi rende costantemente ansioso e in bilico sul ciglio di una crisi di nervi. Perché ogni volta che ci addormentiamo andiamo in contro ad una piccola morte, una piccola trasformazione che culmina con il risveglio di una persona diversa da quella che eravamo ieri ma non per questo migliore, e ciò mi spaventa da morire. Se tutto ciò che definisce me stesso non è altro che il pattern in cui la materia che compone il mio corpo e la mia mente si presenta allora mi viene da pensare che le nostre vite non sono altro che i ricordi di noi stessi che lasceremo alle persone dopo di noi. E non voglio assolutamente che venga ricordata la persona incerta e incompleta che sono adesso. Ho paura di morire, si certo. Ma oltre a quello ho più paura di morire e non lasciare nulla di valore dopo di me, ho paura di essere un seme di un frutto che non si tramuterà mai in pianta. Più ci rifletto e più mi viene voglia di prendere degli ansiolitici. E credo che tutto sommato vorrò avere dei figli, forse.
oggi ho letto alcuni dei tuoi post, ammetto che alcune cose non le condivido comunque è interessante leggerti, davvero.. Mi sembri alquanto schematico e razionale.. spero di non esagerare nei commenti Toglimi una curiosità, quanti anni hai? Ho letto il post in cui spiegavi le motivazioni per cui ti sei iscritto a tumblr.. a quali dinamiche psicologiche in particolare ti riferisci?
Ciao, perdona il ritardo nella risposta ma sono tartassato dagli esami universitari in questo periodo.Intanto ti ringrazio per aver letto qualche mio post, alla fine ho rubato un pò di tempo alla tua esistenza! Come sottolinei tu sono la razionalità fatta a persona per il 70% del mio tempo (infatti sono un ingegnere), però ho il mio lato oscuro che viene fuori nei casi restanti e mi fa essere un pò fuori di testa.. però tutto sommato mi piaccio così. Come dinamiche psicologiche intendevo come la gente affronta la solitudine, i problemi sociali, la difficoltà di relazionarsi con gli altri o anche solo il farsi accettare in questo mondo che è sempre più improntato sul narcisismo e sull'egocentrismo all'ennesima potenza.. spero di essere stato un pò più chiaro :)Ciao a presto!
Quanti anni hai?e sopratutto perché te la prendi co Bukowski?..
Visto che me lo state dicendo in molti vorrei chiarire la cosa: amo Bukowski e lo invidio profondamente, il mio post era satirico :) È uno degli scrittori che mi affascina di più, assieme a Burroughs, Kerouac e, tra i più attuali, Coe.Ah ho 24 anni