dei primi vent'anni di vita ricordo solo il fatto che ci siamo insegnate a vicenda come sarebbe dovuta essere una madre

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@tirettosocchiuso
dei primi vent'anni di vita ricordo solo il fatto che ci siamo insegnate a vicenda come sarebbe dovuta essere una madre
Solo la luce di Aprile mi fa sentire la mancanza dolorosa della città, sono i giorni della liberazione e solo tra quelle vie pregne di rosso e colori caldi sentivo la storia attraversarmi senza mai lasciarmi davvero. Chi è rimasto oggi si recherà a Monte Sole 'che il Pratello è diventato impraticabile e non ha più il sapore di quando a vent'anni infilavo una gonna e ballavo per ore ritmi salentini con in mano un tamburello e nell'altra la birra dell'orso. A quei tempi casa nostra, data la posizione, diventava un bagno pubblico e l'attrazione di tutti attorno alle undici, prima di concludere la giornata con una serata al centro sociale più vicino. Nessuno scenario naturalistico potrà mai sostituire la sensazione primaverile di quei giorni di fine aprile, la sensazione di collegarmi al passato, di rispettare la storia e allo stesso tempo di vivere la mia gioventù con la libertà che avevo conquistato a diciannove anni dopo aver passato l'intera esistenza nella rete di una famiglia disfunzionale. Sono discorsi futili, sono una donna adulta, ma ancora sento il vento soffiare, i baci dati mentre pensavo di essere fragile e invece ero la ragazza più forte del mondo.
lista randomica di momenti traumatici:
- trasferimento in terza elementare, io che piango perché mi accorgo che nella nuova classe alle prove di ingresso gli altri bambini, a differenza mia, sanno già fare gli inversi.
- la volta in cui sono andata da un ginecologo per accorgermi solo dopo la visita che fosse dichiaratamente fascista venendo meno alla promessa di non mostrarla mai a un fascio.
- rendermi conto dopo mesi di utilizzo che il profumo Cabotine provoca in me memorie d'infanzia a cui associo malinconia e senso di solitudine da cui vorrei scappare dopo ogni spruzzo
Does any one want to hire me to roll joints or cigarettes all day
🌱🌱🌱
Immobile nella stanza umida T. registrava i rumori del silenzio, e imparava a staccarsi da sé, a poco a poco su quel divano rosso non era più il cumulo di credenze raccontate, non era più niente e lo sentiva perché dalla testa non provenivano che echi vuoti. ora che tutto si era definito pensava a quanto sarebbe stato bello crescere senza pensare al futuro evitando di calpestare ogni momento del proprio presente.
I trentenni in pianura scopano solo il sabato pomeriggio mentre fuori il cielo comprime tutto in un grigio umido. Ho capito che non avrei mai potuto insegnare in una scuola elementare quella volta in cui provai a spiegare che il concetto di confine era qualcosa di artificioso, non naturale e la mia collega mi guardò confusa e a disagio prima di andare avanti. È importante restare nei confini, scopare tutti insieme il sabato dandosi il cambio, ma senza cartellino e urlare, soprattutto urlare per dimostrare che vivi lo si è ancora.
Quando mi sento così repressa e soffocata vorrei scrivere di tutto, liberarmi di ogni orpello, fare una pazzia, scappare via da tutti, smettere di esistere nella maniera in cui sono esistita per gli altri e nascere di nuovo nella maniera intima in cui io mi percepisco. È proprio vere che vivere spesso è pari a fingere.
Sull'io
Perché amiamo così tanto la creatività?
È la domanda che mi ponevo oggi ascoltando gli aneddoti sparsi di Gino Paoli; secondo me è per la fantomatica possibilità di affermazione del sé. La ricerca non si esaurisce, ma diventa l'espediente per giustificare l’Io. Giustificare l’Io nel senso di caratterizzarlo, definirlo, appellarlo in una logica prevaricante e prevaricatrice.
Eppure questo modo di fare più che di essere -ormai mi viene da dire - sembra essere l'unica cosa che io abbia mai davvero rincorso (con scarsi anzi bulli risultati) a scapito dell'amore, della famiglia, ecc, ma se ora ne riconosco l'artificio perché non vi rinuncio una volta per tutte?
Come capire cosa è autentico? Sento che scoprirlo per tentativi potrebbe distruggermi inesorabilmente eppure sono così bisognosa di risposte.
Penso: questo desiderio potrebbe essere sopito tramite la partecipazione alle tragedie umane, ma ne siamo assorbiti, anestetizzati. Potrebbe essere mitigato pensando a mondi diversi in cui la logica del capitale non ha ancora complemente intaccato determinate strutture, ma sono mondi lontani e abbandonato il mio sguardo tremendamente etnocentrico rimane ben poco se non un antico senso di colpa.
Immagino che questi ragionamenti siano solo cazzate, ha ragione mio padre: ho sempre ascoltato musica troppo triste per saper vivere dignitosamente.
La solitudine mi ammala tremendamente, la mia famiglia credo tema io possa andarmene e allora tenta in tutti i modi di inglobarmi in una tela d'amore che è stata una tela restringente per molti anni. Resta ancora da capire come emanciparsi nonostante tutto, malgrado questa presenza ingombrante ma spesso confortante. Ho ancora molto da imparare, ma questi spunti mi fanno respirare per qualche tempo, spero domani di non ricadere nei soliti pensieri.
"Né qui né nel regno dei cieli a cui dici di credere
Vergognati"
Simone de Beauvoir - memorie d'una ragazza perbene
Oggi mi sono accorta con sorpresa e rammarico di non saper più mantenere bene l'equilibrio quando il treno frena una volta arrivato alla fermata. Un dettaglio insignificante che genera in me un insieme di considerazioni sulla mutevolezza delle abitudini negli ultimi tre, quattro anni e sulla mia incapacità di crearne di nuove in un posto che di nuovo per me non ha nulla, ma solo un passato stagnante fatto di vergogna e dissimulazione. È difficile non saper costruire nuovi scenari in un mondo progettato per la duttilità e l'adattamento, e lo è anche per una persona come me, cresciuta con la consapevolezza di saper esattamente cosa avrebbe creato attorno a sé per poi perdersi confusamente in una coltre di errori ed evitamenti. Nessuno scenario può rimanere in vita se non sognato, e sognare, mi rendo conto, è davvero la cosa più difficile da fare in questo mondo e vorrei sgridare quella ragazza che a vent'anni trovava inspiegabile come alcuni coetanei non riuscissero ad avanzare, mi credevo così compatta e idealista, ma ero solo un ingranaggio ben oliato in un meccanismo perfetto che prima mi ha risucchiata e poi mi ha gettata fuori senza coordinazione alcuna. La brava bambina ha eseguito il compito. Il compito è concluso, la bambina torna a casa, è pronta a riprodurre e riprodursi, fanculo.
Niente fa soffrire più della consapevolezza di essersi arresi, di aver lasciato tutto indietro, di non aver dato vita a ciò che si sognava con ardore a vent'anni. Non ho fatto compromessi, ho deliberatamente rinunciato a me, senza alcuna via di scampo, ma solo nebbia e una tristezza che ha consumato gli ultimi giorni dei miei vent'anni.
Il sabato pomeriggio soleggiato mi mette addosso una malinconia infantile, è come se il percepito di quindici anni fa fosse lo stesso di adesso anche in termini strettamente sensoriali e allora penso che ci sia qualcosa di rotto dentro di me che è impossibile aggiustare, poi mi strofino la faccia e penso alle nostre passeggiate in bicicletta lungo i fossi mentre parliamo di scrittura, e penso che sei tu l'unica colla a resistere agli strappi interiori che mi compongono.
I had good intentions
And the highest hopes
But I know right nowㅤ
It probably doesn't even show
mi manca molto parlarti e allora ogni tanto vado a ritroso nelle nostre conversazioni. nei miei confronti c'era tanta dolcezza, nei tuoi c'era adulazione. Ho basato un rapporto sulla persona che volevo essere intellettualmente e poi non sono stata e forse è finita per questo.