“Oggi voglio raccontarvi una storia. Ho sempre fatto sport, fin da piccola, e come tutte le bambine volevo fare danza. I miei genitori mi hanno accontentata, ma non faceva per me, e me ne sono accorta solo alcuni anni dopo, quando ho voluto provare ad entrare di nuovo in sala, indossare quelle scarpette e quel tutù che sembrano così graziosi per rendermi conto che non sarei mai diventata una ballerina. Cominciai a fare nuoto, per ben otto anni. Poi ho deciso che mi ero stufata. Ho smesso perché non potevo dimostrare a nessuno quanto fossi brava, mentre una ballerina, una pallavolista potevano mostrare a tutti le loro abilità. Ho sperimentato la ginnastica ritmica, e per quanto potesse piacermi questo sport, non avevo la grazia, il fisico, il talento che avrebbe fatto di me una ginnasta. Poi sono passata alla pallavolo. Non ero tra le peggiori, ma neanche tra le migliori, quindi via la pallavolo. Dopo un po’ ho voluto ricominciare nuoto. Ho voluto mettere piede in quella piscina che mi aveva visto crescere, ed ora ero io a vederla cambiata. Ma ho voluto provare. È il nono anno che nuoto. La ragazzina che a 11 anni doveva iniziare l’agonistica si ritrova di nuovo li, in quella vasca, dopo 5 anni. Però è cresciuta e ormai è tardi per l’agonistica. È presto per il nuoto master. E quindi sto li, nuoto, me la cavo, mi distraggo. Continuo a fare lo sport che più mi appassiona, in la consapevolezza che non sarò mai la nuova Federica Pellegrini, ma nuoto. E quando nuoto sto bene, libero la mia mente e mi immergo fino a non sentire neanche più i pensieri. Mi fa stare bene. Probabilmente non vi soffermerete neanche a leggere la mia ‘storia’, ma voglio dirvi una cosa, perché dietro questa storia c’è una morale: non lasciate mai che il giudizio, il parere o solo il pensiero degli altri influisca sulle vostre scelte. Non abbandonate i vostri sogni che dopo tanto sacrificio cominciano a prendere forma. Non fatelo perché ve ne pentirete, e quando ve ne renderete conto sarà troppo tardi.”