Citizen Obama
Nel suo discorso di addio, pronunciato in quella Chicago dove tutto è iniziato molto prima di quella sera di novembre di otto anni fa, Barack Obama ha rinunciato a celebrare se stesso e i traguardi raggiunti nei due mandati. E ha invece voluto rivestire un doppio ruolo: il Presidente rassicurante e il cittadino. Come nelle sue campagne elettorali, ha fatto il suo ingresso sulle note di "City of Blinding Lights". All'inizio molto emozionato, come raramente lo si è visto, ha ricordato su quali princìpi e valori si fonda la Repubblica che ha vinto sulla tirannia. Ma ha anche insistito sull'eccezionalismo dell'America, su quella capacità di innovare, progredire e quindi di cambiare che la contraddistingue. Senza mai nominare il Presidente eletto, il "Presidente rassicurante" ha spiegato perché la storia raramente si muove in linea retta e perché il progresso non è mai garantito: «For every two steps forward, it often feels we take one step back». L'incessante ottimismo è sempre stato un segno distintivo della visione del mondo di Obama. E rassicurare gli americani sul futuro è compito del Presidente anche quando la nazione è così divisa. Ma se oggi gli Stati Uniti sono ancora la più grande democrazia del mondo, non è solo merito suo: «You were the change ... Because of you, America is a better, stronger place, than what it was when we started».
Poi ha cambiato ruolo e ha rimesso il cappello di quel leader che ha ispirato un'intera generazione. «Our democracy is threatened whenever we take it for granted» è una frase da scolpire nella pietra, perché quella Costituzione piena di princìpi è solo «a piece of parchment. It has no power on its own. We, the people, give it power». Il potere di essere cittadini, il potere di organizzarsi, il potere partecipare alla vita politica, il potere di cambiare le cose: «If something needs fixing, then lace up your shoes and do some organizing». Per farlo però ci vuole un coraggio che stiamo perdendo: «For too many of us, it’s become safer to retreat into our own bubbles, whether in our neighborhoods or college campuses or places of worship or our social media feeds, surrounded by people who look like us and share the same political outlook and never challenge our assumptions». Alla polarizzazione delle idee, basata sulle opinioni e non sui fatti, alla polarizzazione della politica e della democrazia bisogna contrapporre il pensiero positivo della collettività e il suo attivismo. Con queste parole Obama ha chiuso un cerchio che aveva iniziato a tracciare in quel gelido 10 febbraio 2007 a Springfield, Illinois, quando annunciò la sua candidatura alla Presidenza: la democrazia non è fatta dai leader, ma dalle persone. I leader possono guidare verso la meta, ma sono le persone a cambiare il mondo. E prima che le note di "Land Of Hope And Dreams" iniziassero a suonare, ha dato l'impronta definitiva alla sua eredità politica con un messaggio di enorme profondità: «I am asking you to believe. Not in my ability to bring about change — but in yours». E quel «Yes We Can» è riechieggiato ancora una volta.
Il testo completo del discorso
Gianluca Di Tommaso (@gditom)
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