E Coraline piange
Coraline ha l'ansia
Coraline vuole il mare ma ha paura dell'acqua
E forse il mare è dentro di lei
E ogni parola è un ascia
Un taglio sulla schiena
Come una zattera che naviga
In un fiume in piena
E forse il fiume è dentro di lei

祝日 / Permanent Vacation

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E Coraline piange
Coraline ha l'ansia
Coraline vuole il mare ma ha paura dell'acqua
E forse il mare è dentro di lei
E ogni parola è un ascia
Un taglio sulla schiena
Come una zattera che naviga
In un fiume in piena
E forse il fiume è dentro di lei
Mi sento come fuori dal mio corpo.
Mi sento come se non riuscissi ad andare avanti e mi illudo che la colpa sia sempre degli altri, ma in realtà è solo mia.
Ma in che mondo viviamo? Andiamo a scuola per imparare cosa di preciso? Come risolvere un logaritmo o come tradurre il latino? Per cosa poi? Crescere senza avere un minimo di rispetto per il mondo e per gli altri. Cresciamo con la convinzione di dover essere sempre i migliori, perché se prendi 10 o 30 allora sei un genio, ma se prendi un 6 o un 18 sei un fallito. Capite che è tutto sbagliato? Avete solo insegnato come far accrescere l’odio, il pregiudizio e l’insensibilità. Guardatevi in torno adesso. Perché essere colpevoli non vuol dire solo essere stato un cattivo insegnante, sindaco, giudice, ma lo sei anche per il semplice fatto di non aver mosso un dito dopo aver visto un’ingiustizia.
“Tu non sei i tuoi anni, né la taglia che indossi, non sei il tuo peso o il colore dei tuoi capelli. Non sei il tuo nome, o le fossette sulle tue guance, sei tutti i libri che hai letto e tutte le parole che dici sei la tua voce assonnata al mattino e i sorrisi che provi a nascondere, sei la dolcezza della tua risata e ogni lacrima versata, sei le canzoni urlate così forte, quando sapevi di esser tutta sola, sei anche i posti in cui sei stata e il solo che davvero chiami casa, sei tutto ciò in cui credi, e le persone a cui vuoi bene, sei le fotografie nella tua camera e il futuro che dipingi. Sei fatta di così tanta bellezza ma forse tutto ciò ti sfugge da quando hai deciso di esser tutto quello che non sei.”
— Ernest Hemingway
Random
Non si finisce mai di conoscere una persona. La guardi, le parli, è lì, sembra quella di sempre, fino a quando fa qualcosa che ti fa chiedere "perché?". Perché lo hai fatto, perché ti sei comportata così, perché a me. Forse la colpa è mia che spero sempre di aver trovato qualcuno di cui fidarmi e con cui parlare, ma poi dopo un po' cambio idea. Il problema è che il "dopo un po'" è un tempo abbastanza lungo. È lungo perché anche se due ore, una settimana, un mese sembrano pochi, io in quel poco di tempo ho dato tanto e mi sono aperta tanto. Non pretendo nulla, mi limito a rimanerci male. Spero solo di non deludere mai nessuno. Sarebbe da stupidi e incoscienti secondo me far del male a qualcuno, perché, insomma, io ho provato il dolore, so che non è bello e non lo auguro a nessuno, mai. Però se lo fanno a me non reagisco, sto zitta e non reagisco. Non ne sono capace. Cerco sempre di giustificare gli altri, di trovare qualche risposta e quasi sempre la cerco in me. Magari sono io quella sbagliata, magari sono io ad aver causato tutto. Allora chiedo scusa anche se di motivi reali non ne trovo, e sto zitta.
“Io sto attenta a non calpestare i fiori, a non schiacciare le chiocciole, a non pestare i piedi a nessuno, a chiedere sempre permesso, a dire sempre grazie; Io sto attenta a sorridere, a non crollare di fronte a chi non tollera il dolore a non dimenticare nessuno, alle parole che uso; Io sto attenta e mi si spappola il cuore quando gli altri, distratti, non si accorgono se cado se arranco se muoio.”
— Susanna Casciani (via estatipiangenti)
E che cazzo.
Mi hanno sempre descritta come una ragazza forte, intelligente e caparbia ma spesso io dubito di me stessa. Spesso mi chiedo se io sia davvero in grado di cavarmela da sola. Spesso ho gli attacchi di panico. Spesso credo che la vita che sogno non si realizzerà mai. E non lo sanno loro quanto sia difficile convivere con questa sensazione.
Veronica D.
Se potessi vivere di nuovo la mia vita
Se potessi vivere di nuovo la mia vita.
Nella prossima cercherei di commettere più errori.
Non cercherei di essere
così perfetto, mi rilasserei di più.
Sarei più sciocco di quanto non lo sia già stato,
di fatto prenderei ben poche cose sul serio.
Sarei meno igienico.
Correrei più rischi,
farei più viaggi,
contemplerei più tramonti,
salirei più montagne,
nuoterei in più fiumi.
Andrei in più luoghi dove mai sono stato,
mangerei più gelati e meno fave,
avrei più problemi reali e meno immaginari.
Io fui uno di quelli che vissero ogni minuto
della loro vita sensati e con profitto;
certo mi sono preso qualche momento di allegria.
ma se potessi tornare indietro, cercherei
di avere soltanto momenti buoni.
Che, se non lo sapete, di questo
è fatta la vita,
di momenti: non perdere l'adesso.
Io ero uno di quelli che mai
andavano da nessuna parte senza un termometro,
una borsa dell'acqua calda, un ombrello e un paracadute;
se potessi tornare a vivere, vivrei più leggero.
Se potessi tornare a vivere
comincerei ad andare scalzo all'inizio
della primavera
e resterei scalzo sino alla fine dell'autunno.
Farei più giri in calesse,
guarderei più albe
e giocherei con più bambini,
se mi trovassi di nuovo la vita davanti.
Ma vedete, ho 85 anni e so che sto morendo.
Equilibrio
Imparare ad essere felici significa anche trovare il tuo punto di equilibrio, tra quello che ti piace e quello che detesti, tra quello che ti fa bene e quello che ti fa male. E la misura di quello che ti serve la puoi trovare solo tu. Se tu fossi sempre al massimo, sempre al top, saresti distrutto. Se resentassi sempre il fondo lo saresti altrettanto. Non si può essere sfavillantemente felici o rovinosamente disperati per tutto il tempo, anche perché qualunque eccesso finisce sempre per essere deleterio.
È come se gli eccessi fossero delle ali di fuoco che ci fanno volare alto e veloce, ma ci fanno anche schiantare perché bruciano troppo in fretta. Trovare l'equilibrio è come cedere qualche piuma di quelle ali in cambio di una pista di atterraggio sicura. Cioè, a cosa serve volare se non puoi fermarti quando lo scegli tu? Allora tra il bianco e il nero scegli quella sfumatura a metà, che non è il grigio, è un colore che devi trovare. E vedrai che quando troverai quel colore di equilibrio ti verrà spontaneo essere felice.
Paolo Ruffini- la sindrome di up
Nella mia vita non ho mai lottato veramente per qualcosa o almeno non sono mai arrivata a concluderla, forse perché non avevo la forza o il coraggio. Con te lo sto ritrovando il coraggio. Sto capendo che nulla è scontato in questa vita, che nulla succede per caso e che se trovi almeno una cosa bella in tutto questo casino te la devi tenere stretta, che l'amore soprattutto non è mai scontato. Sei la mia sfida, sei il motivo per cui voglio raggiungere il traguardo.
Facciamo che è solo la distanza di un caffè, che ci separa.
Facciamo che dimentichiamo tutto e ricominciamo da quel tavolino che ci ha visti dirci addio. Vuoi venirci con me?
Però non scordarteli, gli occhi. Portali con te insieme alla nostra magia di perderci.
Perché che amore è, se non ti fa perdere anche un po’ la strada? Che poi è quando non sai più dove andare che succedono quelle coincidenze ti riportano a casa.
Ecco, tu sei stata un po’ la mia casa.
Come sarebbe ora, un tetto nostro? Uno di quei tetti che ci costruivamo addosso con le nostre risate sincronizzare alle locomotive del cuore. Non mi dispiacerebbe, sai, essere il tuo tetto dalle tempeste
della vita.
Io non ce l’ho più, un luogo dove ripararmi. E tu?
Lo dico a tutti, quando mi perdo, di riportarmi da te: alle tazzine della nostra colazione, alle tue mani
bisognose delle mie, al nostro modo di tenerci legati gli occhi.
Gli occhi. Nessuno ha avuto i miei come hai fatto tu.
Non ho saputo amarti e ho perso i pezzi del mio cuore nel tentativo di farlo.
Incontriamoci in una nuova coincidenza.
Dimmi che non è la fine ma che è tutto un inizio.
Dillo con i piedi in cielo, il petto a me e i baci sul cuore.
Facciamo così, vuoi?
Perché ha poca memoria, l’amore: si è dimenticato anche di noi.
Riccardo Bertoldi
Come si fa a star bene con se stessi?
Col sangue sulle mani scalerò tutte le vette
Voglio arrivare dove l'occhio umano si interrompe
Per imparare a perdonare tutte le mie colpe
Perché anche gli angeli, a volte, han paura della morte
Che mi è rimasto un foglio in mano e mezza sigaretta
Corriamo via da chi c'ha troppa sete di vendetta
Da questa Terra ferma perché ormai la sento stretta
Ieri ero quiete perché oggi sarò la tempesta
Ricominciare da sé
Mi scriverò una lettera
per ricordarmi d’essere leggera,
per ricordare il colore dei miei occhi,
per ricordare di amarmi.
Mi scriverò una lettera
per ricordare ciò che penso d’aver perso,
e poi ritrovarlo dentro di me.
Mi scriverò una lettera
perché ne ho scritte troppe
per tutti voi,
e mi son ricordata
che ci sono anch’io.
Mi scriverò una lettera
così non mi dimenticherò più,
non tanto di voi
quanto di me.
– Il mare d’inverno