Mi chiedi di descrivermi e ti ritrovi contro un timido silenzio, un muro di cemento - sono brava a descrivere il cuore, non a parlarti di me. E se fossi una lista, uno di quegli infiniti periodi che sono solita scrivere, se fossi un sentimento, se fossi una pagina bianca e una goccia d'inchiostro, giuro, mi definirei. Ma non sono solo aggettivi, non sono solo virgole, e le lettere sembrano non bastarmi mai. Come potrei descriverti cosa accade quando sono da sola, nella mia testa, quando senza motivo inizio a piangere? E quando sono un fallimento, nonostante i miei traguardi, nonostante quegli sguardi? Come faccio a spiegarti che ogni risata che sento, ogni insulto che leggo, finisce per consumarmi dentro, quando una voce, dentro e attraverso di me, tra le ossa e il cuore, è sicura di essere lei, proprio lei, quella colpevole, la protagonista? E se sapessi parlare di quell'emozione che provo adesso, il brivido che mi attraversa, mentre tengo salda la penna tra le dita, mentre quei capelli ramati (sempre in disordine) accompagnano i miei gesti, e degli occhi che oggi tornano a splendere, davvero, lo farei. Ti direi che sono fuoco, che sono vento e quando parlo gelo; che sono razionale, passionale, un divieto, controsenso. Ti direi che so amare, non fare l'amore, che non so giocare a Monopoli, ma con le carte, con le parole. Ti direi che a giorni mi odio, altri un po’ meno, ma che alla fine mi piaccio, perché piaccio a te. E ti direi che basta che tu mi ami, mi stringa un po’ di più a te, che tra le tua braccia mi scaldi, per essere felice, sentirmi sicura di me. E quando alla fine, dopo un altro bacio, dopo tante carezze, sentimenti scoperti, ancora calore e calore di te, mi chiederai «quindi chi sei?» ti dirò semplicemente «io sono amore»
E tu capirai.

















