vediamo se mi ricordo come si fa: sono giorni intensi, diciamo, e ho finalmente trovato il coraggio di scrivere di nuovo, mettere a nudo quello che sento e che provo, mettere a nudo quello che voglio.
Però ho scoperto che iniziando a esporsi in inglese è quasi più semplice scrivere poesie in inglese, e magari è dato dal disperato desiderio che legga, che mi veda, ma mettere nero su bianco in una lingua non mia (una lingua che uso per lavoro, e solo recentemente per tenere) rende tutto quasi meno reale. Del tipo: mi sono aperta con te, per la prima volta non ho finto di essere qualcun altro e comunque non è stato abbastanza. Ma c’è ancora questa barriera, questo strato sottile che fa sì che non fossi davvero io, giusto? Uso la lingua come prigione, come castello.
Ho pure scoperto che non bisogna necessariamente avere i capelli biondi e gli occhi azzurri per spezzarmi il cuore. E che a 28 anni si soffre come a 20, 24, solo con meno lacrime - ho perso troppo per perdermi pure io.
Per cui eccomi, con molte poesie in più (in inglese), ad un mese da quando mi hai detto che siamo solo amici. Che da me non avresti voluto altro. Da quando ti ho urlato che sono troppo per essere una dei ragazzi. Da quando ti ho urlato che sono troppo.














