C'è bisogno di una rivoluzione.
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@vial-faux
C'è bisogno di una rivoluzione.
Ernesto se ne stava seduto su di una panchina al parco, da solo, fumando pensieroso, quando una giovane ragazza si sedette di fianco a lui, senza che lui se ne accorgesse. La ragazza, con lo sguardo basso, osservava la mano di lui che teneva la sigaretta. Ernesto porta la mano alla bocca per aspirare il fumo, con questa si alza anche lo sguardo della ragazza che si sofferma a guardarlo. Ha gli occhi scavati dai dispiaceri di una vita, le rughe delle frustrazioni di un'esistenza mediocre e i capelli leggermente brizzolati. A cosa pensi, domanda la ragazza. Ernesto la fissa un momento, guarda l'orologio ed espira il fumo dai polmoni poi abbassa lo sguardo. La ragazza è perplessa, convinta di essere stata troppo invadente. Alla morte, risponde poco dopo Ernesto. La ragazza lo guarda negli occhi, sembra impaurita da quella risposta e abbassa quindi lo sguardo. Sai – riprende Ernesto – tu hai paura. La ragazza sembra sentirsi offesa, si contrae. Paura, e di cosa? Gli chiede. Non saprei ben dire – risponde lui buttando la sigaretta – non mi è ancora chiaro se tu abbia paura della morte o di me, che ti ho detto di star pensando ad essa. La ragazza è ancora più confusa. Okay, okay, ho sbagliato a disturbarti, me ne vado, dice lei che fa per alzarsi dalla panchina. La mano di lui la trattiene, senza forza, senza costrizione, ma con dolcezza. Lei sembra capirlo e torna a sedere. C'è un momento di silenzio tra i due. É che sai – rompe il silenzio Ernesto – sei stata tu a chiedermi a cosa io stessi pensando, così ti ho risposto. Sì, sì, certo... tituba la ragazza. Ma vedi, continua lei, siamo due perfetti sconosciuti, cercavo un modo carino di approcciarmi a te e tu, invece, mi hai dato quella risposta. Mi ha fatto strano, tutto qui. Ernesto la guarda poco convinto, poi le chiede e perché cercavi di approcciarti a me? La ragazza è ancora una volta confusa, sembra stizzita dall'atteggiamento dell'uomo. Senti, davvero, ho sbagliato a sedermi qui, dice lei. No, io non credo. La interrompe Ernesto. Vedi, continua, se ti sei seduta qua, vicino a me, un motivo c'è. E c'è anche un motivo se ho dato quella risposta alla tua domanda. La maggior parte delle persone non accetta la realtà, sia questa una risposta sincera o la morte stessa, capisci? La ragazza invece sembra non capire. Ernesto fa per accendersi un'altra sigaretta, guarda l'orologio e poi continua, sai in realtà non stavo pensando alla morte, prima. Guardavo quell'oca laggiù, sulla sponda opposta del fiume, la vedi? La ragazza sorride, sì, la vedo... E' molto bella, dice. Ernesto allora ruota il busto verso la giovane in un sussulto, con un ghigno particolare sul volto, mentre aspira dalla sigaretta ad occhi chiusi. Vedi, se ti avessi risposto subito che stavo guardando quell'oca, forse, i nostri primi minuti insieme sarebbero stati diversi, scommetto più piacevoli ma forse anche meno autentici. La ragazza torna a stare sulle sue, non ti seguo ancora una volta, dice lei all'uomo. Ernesto sorridendo abbassa lo sguardo sull'orologio, butta fuori il fumo dal naso e fa per alzarsi dalla panchina. É ora che io vada, dice rivolgendosi alla ragazza seduta ancora sulla panchina. Lei lo guarda dal basso. Comunque mi chiamo Anna, dice. Ernesto continua a sorridere, lo sapevo, risponde mentre si gira allontanandosi dalla panchina. La ragazza è confusa.
Anna morì pochi istanti dopo, travolta da un'auto fuori controllo uscita di strada e finita contro la panchina dove stava seduta a riflettere su quella strana conversazione.
Sto per saldare il mio debito con la vita. Lo sento.
Ogni tanto una ventata di aria fresca mi attraversa la mente e mi risveglia il cuore.
Sono ancora qui...
Solo ora accetto che non posso negare che con te io abbia provato cose che non sto più riuscendo a trovare. Belle o brutte che siano state.
Continua la lotta tra quello che sono e quello che vorrei essere.
I cattivi ragazzi non si affacciano alla finestra
I bravi ragazzi si affacciano alla finestra
con le mani in tasca
guardano l’orizzonte
e controllano le piante sul balcone
e guardano
quelli che fumano dalle altre finestre.
L'aveva sempre saputo. Se lo sentiva. Si sentiva da sempre destinato a qualcosa di grande e, com'era nel suo stile, a qualcosa di eccessivo: destinato alla più estrema delle felicità o alla peggiore delle disgrazie. Nulla però gli avrebbe mai fatto immaginare quel che la vita aveva in serbo per lui. Si trovava ora in un limbo, che non era né l'una né l'altra delle cose che si era immaginato. Ma qualcosa di ancora più grande, di ancora più straordinario. Questo però non lo faceva sentire né vivo né morto. Non viveva, non moriva. Si collocava esattamente nel mezzo di quella piega tra la vita e la morte. Lui esisteva. Esisteva in quanto pensiero, coscienza. Esisteva in quanto anima dannata a scontare una pena.
Un nevrotico è un uomo che costruisce un castello in aria. Uno psicotico è l'uomo che vi abita. Uno psichiatra è l'uomo che riscuote l'affitto.
- Jerome Lawrence
1 AEROPORTO MILANO, GATE 5 INT. GIORNO
Alex si trova in coda quando arriva il suo turno di esibire documento e carta d’imbarco. L’hostess prende la documentazione e la fa passare sotto il lettore, questo emette un suono. Lei digita una serie di codici.
HOSTESS
Prego, buon volo e buona permanenza a bordo.
ALEX
Grazie, buon lavoro.
Alex si incammina lungo il finger dell’aereo, pensando. Vediamo Alex di spalle allontanarsi dall’inquadratura trascinandosi il trolley.
ALEX (voce fuori campo)
Hanno intercettato anche questo mio tentativo di andare a Sud.
2 AEREO INT. GIORNO
Alex sale a bordo e prende posto sull’aereo lato finestrino. Vicino a lui si siede un uomo con un auricolare all’orecchio.
UOMO CON AURICOLARE (parlando al telefono)
Sì, confermo. È qua.
ALEX (pensa con voce fuori campo)
Ma che cazzo vorranno da me?
Poco dopo Alex si alza dirigendosi verso la toilette dell’aereo. Mentre Alex si alza dal suo posto:
UOMO CON AURICOLARE (parlando al telefono)
Si muove. Gli sto addosso.
Anche l’uomo con l’auricolare si alza seguendo Alex.
3 BAGNO AEREO INT. GIORNO
Alex si sciacqua la faccia guardandosi allo specchio. Qualcuno bussa con forza alla porta.
TOC TOC
Alex apre la porta per uscire. L’uomo con l’auricolare spinge con foga Alex dentro il bagno richiudendo la porta dietro di sé. Tira fuori una pistola da una fondina ascellare la infila in bocca ad Alex che non riesce più a parlare.
UOMO CON AURICOLARE
Non fai più tanto il figo, ora. Eh, stronzetto?
FINE
E dopo tutto
questo scrivere
questo parlare
e questo ascoltare.
Dopo tutto
questo soffrire.
Dopo tutto
questo aspettare,
trovarsi con
in mano niente
e pensare
che era solo
il niente
che volevo
dopotutto.
1 STUDIO MEDICO INT. GIORNO
ASSOLVENZA AL BIANCO
Alex è seduto alla scrivania di fronte allo psichiatra, il Dottor Stanley. Questo gioca in maniera incontrollata con la penna, facendola passare da una mano all'altra mentre con il piede ticchetta contro il pavimento. Alex è anche lui visibilmente agitato.
ALEX
Dottore, deve credermi, qualcuno potrebbe volermi fare del male. Me lo sento. Ne sono certo.
DOTTOR STANLEY
Come mai ha pensieri di questo tipo?
ALEX
Mi succedono cose strane, dottore. Cose molto strane. Vedo cose, sento voci che parlano di me. Ma non solo nella mia testa, le sento tutte intorno a me. Le sento uscire dalle bocche di chi mi circonda, inoltre io...
Il Dottor Stanley interrompe Alex.
DOTTOR STANLEY
Si calmi, si calmi, la vedo molto angosciata. Forse è il caso lei riceva aiuto nel calmarsi.
Il Dottor Stanley alza la cornetta del telefono che si trova sulla sua scrivania.
DOTTOR STANLEY (al telefono)
Christa, sì. Per favore, una doppia dose di Risperdal per il signore qui in studio, grazie. Sì, sì, grazie.
Il Dottor Stanley riattacca, continuando a giocherellare con la penna tra le mani torna a rivolgersi ad Alex.
DOTTOR STANLEY
Adesso diamo una calmata a questi pensieri intrusivi, Alex, non si preoccupi.
ALEX (alza il tono della voce)
No dottore, no! Lei deve ascoltarmi, deve credermi, non ho bisogno di farmaci! Le sto chiedendo aiuto!
Nel frattempo entra in studio l'infermiera Christa. Porge al Dottor Stanley un flacone ed una siringa. Questo aspira tutto il liquido contenuto nel flacone, poi si alza dalla sua sedia, aggira la scrivania e si avvicina ad Alex togliendo l'aria dalla siringa facendola zampillare.
DOTTOR STANLEY
Adesso li calmiamo questi tuoi pensieri, Alex, non preoccuparti...
ALEX (urla)
No dottore! No!
ECO
DISSOLVENZA AL NERO
2 CAMERA DA LETTO INT. NOTTE
Alex si mette a sedere nel suo letto, con foga. È sudato. Ansima. Si volta a destra e poi a sinistra guardandosi intorno.
ALEX
È stato solo un sogno. Era così reale...
DISSOLVENZA AL NERO
FINE
Le vie del sabotaggio sono infinite.
Noi siamo un cursore cosciente su di un monitor. Ci muoviamo all'interno della nostra finestra, delle varie risorse, creando ed eliminando file. Ad un certo punto ci troviamo ad un bivio: salvare questo file all'interno di una cartella piuttosto che di un'altra. Ne scegliamo una di queste. Ma chi ha fatto questa scelta, noi che siamo un cursore o chi all'esterno del computer muove il mouse?
Meditate gente, meditate.
1 LABORATORIO INT. GIORNO
Il Dottor Stanley, davanti al computer, fuma nervosamente una sigaretta mentre poggia sulla scirvania la sua tazza di caffè. Dietro di lui il Comandante Alsen cammina avanti e indietro per il laboratorio, agitato. Il Dottor Stanley si volta e si rivolge al Comandante.
DOTTOR STANLEY
Comandante, sta opponendo resistenza. Cosa facciamo?
COMANDANTE ALSEN
È forse il momento di ricordargli che siamo ancora qua...
(Aspira in modo nervoso dalla sigaretta)
Dolore al fianco, Stan. Fagli male al fianco.
Il Dottor Stanley impartisce una serie di comandi al computer.
2 NELLO STESSO MOMENTO, CAMERA DA LETTO INT. GIORNO
Alex è sdraiato nella sua camera, sta fumando. Lascia cadere la sigaretta e si porta le mani al fianco destro con espressione dolorante. Inizia a rantolare. Il dolore è sempre più forte.
3 LABORATORIO INT. GIORNO
Il Dottor Stanley ha un'espressione preoccupata. Mentre spegne la sua sigaretta si gira verso il Comandante.
DOTTOR STANLEY
Può bastare, Comandante?
COMANDANTE ALSEN
Aumenta l'intensità dello stimolo nervoso.
DOTTOR STANLEY
Comandante, se mi permette, i battiti sono accelerati e la pressione sta...
(Il Comandante Alsen lo interrompe)
COMANDANTE ALSEN
(Grida)
Aumenta quel cazzo di impulso!
Il Dottor Stanley digita ancora sulla tastiera con espressione preoccupata. Si accende un'altra sigaretta. Dietro di lui il Comandante Alsen continua a camminare nervosamente, con un sorriso sul viso.
4 NELLO STESSO MOMENTO, CAMERA DA LETTO INT. GIORNO
Alex cade dal letto rotolando verso destra per il dolore. È sul pavimento, col volto rivolto verso l'alto. P.P. sul suo viso con espressione dolorante. Suda. Urla.
ECO
DISSOLVENZA SONORA AL NERO
FINE
Dovremmo prendere consapevolezza del fatto che la vita, anche se nostra, non ci appartiene.