“Un giorno mi rialzerò, o lo sto già facendo. Ciò che mi lascia senza parole e che non capisco il perché di tutto ciò. Forse è colpa del “tutto” o forse “nulla”. Il pensiero che nulla è sicuro e che nulla è per sempre aumenta la mia sensibilità e il mio essere lunatica si accentua. Anche se, in Tutto sincerità non ho sbalzi di umore ciò che provo è semplice apatia. Non mi arrabbio, non sono delusa da quel che mi fanno, ma rimango lì immobile pensando a come reagirei se fossi quella di sempre. Oramai ho la piena consapevolezza che rimarrei impassibile anche per la peggior cosa, e quando guarirò da questa apatia, se lo farò mai, ho paura che quello che mi accade intorno, non comprensibile ad oggi in quanto nella mia testa c’è solo confusione, saranno cose probabilmente imperdonabile, perché poi di cose ne accadano. Ma a volte questa paura è diversa. Ho paura che accentui tutto fin troppo nelle mie sceneggiate pietose, e che questo mi porterà comunque a perdere persone a me care, anche queste, come se non ne avessi perse abbastanza. Al momento non sono felice e allo stesso tempo non sono nemmeno triste. Solo il buio più totale. A volte mi capita di avere dei piccoli istanti di felicità, ma, so che non posso fidarmi , ho già dato la mia felicità in mano a gli altri e nessuno ne ha tenuto cura. Quindi semplicemente me ne resto qui, a preferire quasi i momenti da sola, dove non fingo, che quelli con il resto del mondo, con la paura di essere o troppo o troppo poco.”
“Io sono insopportabile, sono un disastro. Sono talmente difficile da non capirmi, talmente forte che nemmeno io saprei come distruggermi. Credi che sia facile entrare nel mio cuore? Le distruzioni sono state il mio rinnalzamento. Mi distruggo e mi rialzo. Ameresti un disastro?”
“Tu non c’eri. Non c’eri. Eppure ti sentivo come si sente l’angoscia, come si sente l’abbandono. Ti sentivo nelle ossa, nel silenzio, ti sentivo solo io. Solo e sempre io, mentre tutto quanto intorno mi diceva che tu non c’eri.”
“Sono morto troppe volte credendo e aspettando, aspettando in una stanza a fissare il soffitto scalcinato, aspettando il telefono, una lettera, un colpo all'uscio, uno squillo.”
“Perché fiorire si può e si deve, anche in mezzo al deserto, perché se le cose fragili come un fiore di ginestra lo sanno fare, anche noi siamo chiamati a fare altrettanto.””
“Forse semplicemente non sono fatta per stare con la gente. Mi irrito facilmente, mi offendo per niente, ho bisogno di continue rassicurazioni, sono fottutamente insicura e paranoica. Mi spavento se qualcuno che mi piace si avvicina troppo a me, cerco di scappare dai sentimenti, perché provare emozioni forti mi fa sentire debole. Sono fragile, emotiva e troppo sensibile. Mi accorgo di tutto, di ogni minuscolo gesto o sguardo o tocco. Mi accorgo se una persona cambia o se i suoi sentimenti verso di me si affievoliscono. Penso tanto, troppo. Bel casino.”