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"I'm Dorothy Gale from Kansas"
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❣ Chile in a Photography ❣

@theartofmadeline
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@witchescake
Prima stella a sinistra.
L'unico sogno che vale la pena di avere è di vivere finché si è vivi e di morire solo quando si è morti. Che cosa significa esattamente? Amare. Essere amati. Non dimenticare mai la propria insignificanza. Non abituarsi mai alla violenza indicibile e alla volgare disparità della vita che ci circonda. Cercare la gioia nei luoghi più tristi. Inseguire la bellezza là dove si nasconde. Non semplificare mai ciò che è complicato e non complicare ciò che è semplice. Rispettare la forza, mai il potere. Soprattutto osservare. Sforzarsi di capire. Non distogliere mai lo sguardo. E mai, mai dimenticare. ~♥~
John Berger (via risorgenza)
“Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto. Dà angoscia
il vivere di un consumato amore. L'anima non cresce più.” […]
Pier Paolo Pasolini, Il pianto della scavatrice, in Le ceneri di Gramsci
Jean-Pierre Léaud & Maria Schneider, “Ultimo tango a Parigi” (Bernardo Bertolucci, 1972).
«Pensami tra vent'anni pensami io con la barba più bianca e una valigia in mano con la bici da corsa e gli occhiali da sole fermo in qualsiasi posto del mondo chi sa dove»
Lucio Dalla (4 marzo 1943 – 1 marzo 2012), da Telefonami tra vent'anni
Alcune persone sono a disagio con il silenzio. Non io. Non mi sono mai preoccupata molto di fare domande e dare risposte. A volte mi viene da pensare a qualcosa da dire, e poi mi chiedo: ne vale la pena? E la risposta è no.
Miranda July (15 febbraio 1974), No One Belongs Here More Than You (via unacasasullalbero)
Pier Paolo Pasolini intervistato da Enzo Biagi.
Appocundria.
Il napoletano è ricco di inflessioni e parole che sono davvero meravigliose, più potenti del corrispettivo italiano, ricche di sfumature e accezioni differenti. Come, ad esempio, l’appocundria, tutt’altra cosa rispetto all’ipocondria, molto più complessa e di difficile definizione.
L’appocundria è come un groviglio di patimenti: non è come la depressione e non è come l'abbattimento, è piuttosto una malinconia ingiustificata, un'accidiosa contemplazione di se stessi, una sofferenza senza dolore, è talvolta la percezione della mancanza di qualcosa che non hai mai posseduto, è la sensazione del pianto, ma senza le lacrime, è più della mestizia, o della tristezza, si avvicina all’apatia e alla melanconia, permeata di noia, sconforto e rassegnazione, ma senza disperazione.
Se dovessi darne una definizione personale, direi che l'appocundria è il sentimento del nulla, è la paralisi della propria volontà, l’inerzia del corpo e la fuga della mente. È una silenziosa tragedia. È forse qualcosa di totalmente diverso rispetto a quello che ho detto.
Rosso Istanbul, Ferzan Ozpetek
thanks to Cristina Romagnoli
Deserto rosso, Michelangelo Antonioni (1964)
Liliana Cavani e Charlotte Rampling sul set de Il portiere di notte (1974)
Pier Paolo Pasolini and Silvana Mangano on the set of The Decameron, 1970
Witch
Ferdinando Scianna
Gelato #30: L’amica geniale, Elena Ferrante (Edizioni e/o, 2011)
Non l’avevo mai vista nuda, mi vergognai. Oggi posso dire che fu la vergogna di poggiare con piacere lo sguardo sul suo corpo, di essere la testimone coinvolta della sua bellezza di sedicenne poche ore prima che Stefano la toccasse, la penetrasse, la deformasse, forse, ingravidandola. Allora fu solo una tumultuosa sensazione di sconvenienza necessaria, una condizione in cui non si può girare lo sguardo dall'altra parte, non si può allontanare la mano senza riconoscere il proprio turbamento, senza dichiararlo proprio ritraendosi, senza quindi entrare in conflitto con l’imperturbata innocenza di chi ti sta turbando, senza esprimere proprio col rifiuto la violenta emozione che ti sconvolge, sicché ti obblighi a restare, a lasciarle lo sguardo sulle spalle di ragazzo, sui seni coi capezzoli intirizziti, sui fianchi stretti e le natiche tese, sul sesso nerissimo, sulle gambe lunghe, sulle ginocchia tenere, sulle caviglie ondulate, sui piedi eleganti; e fai come se nulla fosse, quando invece è tutto in atto, presente, lì nella stanza povera e un po’ buia, intorno al mobilio miserabile, su un pavimento sconnesso chiazzato d’acqua, e ti agita il cuore, ti infiamma le vene. La lavai con gesti lenti e accurati, prima lasciandola accoccolata nel recipiente, poi chiedendole di alzarsi in piedi, e ho ancora nelle orecchie il rumore dell’acqua che sgocciola, e m’è rimasta l’impressione che il rame della conca fosse di una consistenza non diversa da quella della carne di Lila, che era liscia, soda, calma. Ebbi sentimenti e pensieri confusi: abbracciarla, piangere con lei, baciarla, tirarle i capelli, ridere, fingere competenze sessuali e istruirla con voce dotta, distanziarla con le parole proprio nel momento di massima vicinanza. Ma alla fine rimase solo il pensiero ostile che la stavo mondando dai capelli alle piante dei piedi, di buon mattino, solo perché Stefano la sporcasse nel corso della notte.
Paul Newman and Marlon Brando (1963)