Singing both parts of Light My Candle because I’m lonely
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@yaclife
Singing both parts of Light My Candle because I’m lonely
Sto diventando una persona talmente complessa, che pensare che le persone non mi conoscono abbastanza mi spaventa
J.M.
I really just wanna love someone with all of me
Reset
Okay, mi sono messo giù e lo faccio, perché è da un sacco che lo voglio fare ma non ho mai tempo ne voglia di mettermi a scrivere quindi ho deciso di sfruttare così questo momento di cazzeggio per scrive qualcosa su di me. Si, egocentricamente su di me. Perché? Perché ne sento il bisogno, di aprirmi un pochino perché sono fatto così che è un po’ uno schifo a dire il vero perché non poter dire una mezza cazzata che mi si legge negli occhi non è una cosa così carina, anzi a volte è quasi un castigo dover sempre dire tutto anche a chi non dovrebbe sapere.
Vi è mai capitato che una persona vi fermi per strada per chiedervi se “è tutto okay”?
E si, fortunatamente è tutto okay, è quello il problema, tutto perfetto ma perché sono a disagio? E non con gli altri, con me stesso.
Oh guarda, quel ragazzo è davvero carino, vorrei davvero approcciare, fare due chiacchiere, chiedergli se vuole venire a prendere un caffè… Ma tu il caffè non lo puoi bere perché gli dovresti chiedere di venire a prendere un caffè? perché dovrebbe voler uscire con una persona noiosa come te? La tua unica cultura sono l’intera discografia di Madonna, qualsiasi canzone gay-trash uscita negli ultimi 3 anni e qualche artista sconosciuto, e quindi poi di che parlate? Di cronaca? Ma se sei talmente ignorante ed emotivamente instabile che nemmeno i giornali riesci a leggere. Libri? No, perché chiaramente l’universo vuole che nemmeno i romanzi ti piacciano, solo della gran saggistica e manualistica a.k.a. una noia mortale. Allora che so, film, parlate di film, a tutti piacciono i film. Bingo. Di che ti parlo prima? “Pink Flamingos” dove un travestito mangia merda di cane o di “Salò o le 120 giornate di Sodoma”? No, è fuori discussione. E tutto d’un tratto i motivi per cui è meglio stare in silenzio sono nettamente superiori a quelli per cui vorresti parlare. Vorresti solo dirgli quanto è bello il sorriso che ha stampato sulla faccia e non importa se ha il naso grosso e storto perché non necessariamente sono due dispregiativi, ma sei troppo perso nei suoi occhi per capire che succede e parli a caso.
Si okay, tutto qui? Magari.
Ho iniziato a fare la drag queen nel 2016, ben due anni prima un anima pia mi salvava la vita portandomi per la prima volta a una festa friendly che è stata la mia casa per un po’, ho conosciuto persone buone e persone cattive nel mondo della notte, persone con cui vale la pena stringere amicizia e altre che è meglio lasciare sul loro piedistallo. Iniziai a fare la drag queen perché non mi sentivo a mio agio, non ho mai avuto movenze prettamente mascoline, e questo culo enorme? e i fianchi? e perché sculetti?
Su quel paio di tacchi è tutto meglio a parte le vesciche ai piedi, la gente guarda e non sorride perché ti sta prendendo in giro, e se anche lo stesse facendo, tu hai questa armatura davvero meravigliosa, tutto scivola, e tutti quelli che si stanno divertendo insieme a te e grazie a te sono felici, ed tutto è un po’ meglio.
Vi siete mai sentiti esclusi? Avete mai scoperto i vostri amici di una vita organizzarsi senza voi? Avete mai passato giornate e serate a casa mentre tutti erano a divertirsi? Eppure una telefonata, un sms, sembra così semplice… E ti chiedi il perché, ti chiedi cosa c’è di sbagliato in te, domande senza risposta. E finalmente, trovi le persone giuste, quelle che si fanno sentire ogni secondo, che ti stringono con uno sguardo, e ti senti davvero bene a sapere che stanno sorridendo solo perché sei con loro. Non ti fanno mai sentire fuori luogo, ti aiutano a rialzarti quando non ne puoi più di andare avanti, e tu a modo tuo fai lo stesso. Un legame così forte da far venire i brividi, persone senza le quali non saresti la persona “equilibrata” e matura che sei oggi, loro a cui in parte devo la vita. Mi mancano i vostri sorrisi e abbracci, siete l’unica cosa che non mi fa sentire solo, siete l’unica vera certezza nella mia vita, ed è una merda essere stato costretto ad abbandonarvi per seguire il mio sogno, ma che ci potevo fare?
Io sono okay, mi sfogo così, e ritorno okay…
Prima o poi è successo a tutti. Pomeriggi passati tra i fornelli a preparare fantastiche cenette per il nostro principe azzurro. Mesi di noiosissime cose che piacciono solo a lui ma che ti devi subire, di giornate con gli occhi appiccicati al cellulare in attesa che chiami. Disponibili, carini, presenti. E lui cosa fa? Ci molla. Per uno che al massimo sa cucinare popcorn, non si fa mai trovare, si concede una volta si e tre no. Uno "stronzo", in poche parole. E se fosse solo uno che ha capito tutto? Perché dobbiamo prendere atto una volta per sempre di una verità sacrosanta. Agli uomini gli "stronzi" piacciono, eccome. Loro amano chi li fa stare sulle spine, chi da loro la sensazione di non aver vinto completamente la battaglia, chi garantisce "stimolo intellettuale". Insomma agli uomini un po' piace "soffrire". Quindi, tanto vale imparare le regole del gioco. E la prima è: essere forti, indipendenti, sicuri di se. Non è facendo la geisha che otterremo l'amore e il rispetto di un uomo che ci piace, e tantomeno quello di noi stessi, ma con l'autostima e un po' di sfrontatezza. A quel punto anche il nostro popcorn gli sembrerà un piatto da re.
Falli soffrire: gli uomini preferiscono le stronze - Sherry Argov
C’è un tratto di strada
C’è un tratto di strada sulla via verso casa che ogni giorno mi ricorda quanto vorrei baciarti. Non ci siamo mai passati insieme, ma per qualche strano motivo quel pezzo di strada mi porta alla mente il tuo volto, il soffice ricordo delle tue labbra, le gentili carezze che mi facevi mentre guardavamo un demenziale filmetto di seconda categoria, stesi sul divano, abbracciati. Mi manca svegliarmi accanto a te e scrutare quel poco di visibile del tuo volto grazie alla luce del mattino che filtra dalla tapparella. Mi mancano le coccole, quelle belle spontanee, quelle fatte perché non riuscivamo a stare un attimo senza sfiorarci. Non ti ho baciato, non perché non volessi, ma era tutto esageratamente delicato, sapevamo di non doverci far male a vicenda, sapevamo che quando saresti partito non sarebbe bastato quell’abbraccio a calmare i nostri animi, a esaudire i nostri desideri. Ed io aspetto, aspetto te.
Love is everything we have against the world…
Vuoto
Hai presente quando hai bisogno di qualcosa, quando hai tanto bisogno di qualcosa ma non puoi averlo, e quindi tutto si riempie di problemi, a volte inesistenti. Per esempio, ho bisogno di acquistare ha taglia e cuci, ma non ho soldi per comprarla ma il non averla mi crea un sacco di problemi… Ecco io di certo non sono qui per parlare della taglia e cuci che non ho, ma di una persona, una persona speciale, che è divenuta per me speciale in pochissimo tempo, un ragazzo diverso, un ragazzo buono, dolce, bellissimo, è tutto ciò che io abbia sempre desiderato. Una persona tra le cui braccia mi sento bene e al sicuro, una persona che riuscirei a stringere per ore anche con il caldo afoso di agosto. È la prima volta, e dico la prima in assoluto, che incontro una persona così genuina, non nasconde nulla all'ombra di futili bugie, una persona con cui posso parlare di tutto e non sentirmi in imbarazzo. La stessa persona però… Che vive a troppi chilometri di distanza… La persona a cui vorrei portare la colazione a letto la mattina, e con cui vorrei addormentarmi abbracciato tutte le sere. Lui continua a ripetermi “il futuro è incerto, magari un giorno vivremo nella stessa città” e tutto quello che posso fare è solo pregare, pregare che sia così, pregare che sia i miei che i suoi sogni si avverino, che lui riesca a trovare lavoro al nord, io di riuscire ad entrare all'Università, perché il caso vuole che l'Università che dovrei frequentare si trova nella stessa città in cui lui sta cercando lavoro, ma è tutto tutto tuttoun enorme e buia incognita, per ora tenterò di non deprimermi quando non lo avrò al mio fianco… Ma io giuro che un giorno riusciremo e stringerci tutta la notte, tutte le notti
Se dovessi poi ricordarti di me e di come stavamo bene insieme fammi uno squillo, che io resto fermo in mezzo a questa pioggia di lacrime aspettando che tu possa ancora apprezzare Il nostro maledetto, maledettissimo, amore.
M. Eraldo (via senzaunaveraspiegazione)
Storia di una fobia, storia di un infanzia
Ansia Null'altro Pura e misera desolazione oltre a quell'orrenda sensazione che incombe da qualche mese ormai. Non è cosa nuova. Anche se può non sembrare, sono in grado di stare bene, ma in alcuni periodi lo scorrere degli avvenimenti e la vita non mi permettono di tirare fuori dell'armadio il mio sorriso più smagliante, presente, usato ma ancora intatto, ben conservato, come fosse il capo d'abbigliamento più bello e inestimabile che la vita dona a tutti noi. Al contrario del cotone, un crepe di lana, di un tafetà di seta, non si consuma, non si macchia, e se si strappa diventa ancora più bello e raggiante. La sua sfortuna é di essere molto difficile da indossare. Non si abbina con la malattia, non sta bene con la solitudine e non si sposa con i problemi di cuore.
In terza media Ero un bambino tranquillo, molto sensibile (lo sono tutt'ora), pieno di voglia di giocare, un piccolo batuffolo di quasi 90 chili in poche parole. Fu in quel periodo che iniziai a conoscere me stesso, a capire i miei gusti, la mia strada, la mia sessualità e a definire la persona che sono ora che è ancora cambierà e migliorerà con il tempo. Il mio aspetto e il mio modo di camminare erano continuamente derisi dai miei coetanei, avevo un modo di fare gentile e rispettoso, camminavo storto ancheggiando (avendo un problema ai piedi che ho successivamente risolto chirurgicamente), portavo i capelli con una frangia in stile vagamente emo, mi piacevano e tutt'ora mi piacciono i fumetti. Ogni appiglio era buono per rendermi la vita un inferno. Mi chiusi in casa per diverso tempo, non uscivo, mangiavo per scacciare la noia e non perdevo peso, mi sentivo tremendamente solo, ed è qui che nacque una delle più brutte fobie che io abbia, quella della solitudine. I rapporti con i miei genitori non erano di certo pacifici, non parlavo con mia madre, e gli unici nostri dialoghi erano aspri litigi, mentre mio padre non era quasi mai a casa a causa del lavoro, vivevo le mie giornate chiuso in camera mia, il mio regno in cui tutto era possibile, dove costruivo animali di carta, dimore di legno, e poi imparai alcuni elementi di programmazione informatica, era un nuovo modo di esprimere la mia creatività, creare programmi funzionali, rendermi utile in qualcosa, era un nuovo mondo, un mondo solo. Fortunatamente riuscì a farmi degli amici, 6 per l'esattezza, gli stessi che ho tutt'ora e che so non mi abbandoneranno mai, con loro iniziai ad uscire, scoprii la bellezza del posto in cui vivevo, il divertimento degli eventi e delle feste, iniziai a cambiare, a crescere osservavo il mondo e imparavo con una sensibilità diversa da quella dei miei coetanei, sempre molto responsabile, forse un pochino più maturo, la solitudine mi aveva portato a dover organizzare la mia vita in modo da poter sopravvivere a tutto ciò che mi succedeva attorno, dovevo mangiare, pulire, risparmiare, non potevo chiedere ai miei genitori più di quanto fosse necessario per questo ero diventato autosufficiente nel mio piccolo, per quanto lo possa essere in ragazzino di 11 anni. Un anno passò e tutto rimase come prima, avevo iniziato le scuole superiori, finito il primo anno di ragioneria decisi di cambiare scuola, durante quell'estate, capii di essere gay, non era un problema per me, lo accettai come una cosa abbastanza normale, d'altronde ero cresciuto con gli amici omosessuali di mia madre, feci coming out, mio padre se ne era reso conto e fu felice della mia liberazione, mia madre ci mise qualche mese ad accettarlo, ma la storia ci riavvicinò, e imparo ad accettarmi e stimarmi come persona, ero cresciuto ma lei non sapeva colui che ero diventato, avevo imparato molte più cose di quanto lei me ne avesse insegnate, da solo, osservando, ma di una cosa le sono grato, sia a lei che a mio padre, nessuno meglio di loro avrebbe potuto insegnarmi il buon senso nel più totale libero arbitrio.
Nuovi luoghi, nuovi amici, cambiano i giri, cambiano i contesti, entrai a contatto con persone di ogni tipo, persone con una vita difficile, imparai la gioia del veder le persone sorridere, davo tutto me stesso per far sorridere le persone a cui volevo bene, ma il risultato fu che smisi di pensare a me stesso, ero pieno di amici che mi volevano bene ma mi sentivo vuoto, e fu li che per la prima volta capii di voler trovare qualcuno, “anima gemella” dicono: stronzate, non abbiamo bisogno di un gemello ma di qualcuno che ci completi. Ansia Paura E se non ci fosse nessuno? Se nessuno vorrà mai condividere un sentimento con me? “non pensarci, arriverà” non è così semplice Paura Non è una bella parola, fa male Ma io credo valga la pena soffrire un po’
awwwww ^_^