Lei era fuori dalla finestra, e i suoi occhi guardavano le gocce di pioggia attaccarsi al vetro e scorrere giù.
Scorrere via come il passato, infatti erano piene di ricordi, ma ricordi, né belli né brutti, il passato che l’aveva resa quella che era.
Le piaceva guardare la pioggia, le gocce che si attaccavano al vetro, scendevano giù, per poi scomparire.
Le piaceva guardare quanta vita avesse vissuto per essere davvero se stessa, e si sentiva libera.
Guardava quelle gocce di vita, fredde perché lontane dalla realtà, bevendo una tazza di the.
I suoi occhi grigi si riempivano del colore del cielo, della pioggia, dell’odore di umidità e di ricordi.
Le emozioni, in quei momenti, non le viveva più, le vedeva.
E le vedeva così piene e vive, ma così distanti e fuori di sé, come il passato.
Rivedeva dentro quelle gocce il suo primo amore, le sue prime sofferenze, le sue prime lacrime e perché no, le sue prime risa.
E mentre rivedeva tutto questo sorrideva, piangeva, si commoveva e le emozioni così distanti da lei le riempivano il cuore, di bellezza.
Perché pensava che le emozioni fossero tutto quello che la rendesse viva.
Perché essere vivi non è avere del sangue che scorre dentro le vene, del sangue caldo, ma era concedersi a quel flusso inesorabile di vita, perché la vita è gioia che non può esistere se non è messa a confronto con il dolore.
E lei vedeva questo, lei provava questo quando pioveva.
A lei non interessava quello che pensavano gli altri, perché era già colma di quello che era, e non c’era più spazio per gli altri.
Anzi c’era spazio per gli altri, ma per accrescere il calore del suo cuore, non per renderlo ancora più freddo.
E pensava a quando era bambina, a quando giocava, e era sempre felice.
Era sempre felice perché i suoi genitori riuscivano a renderla tale e perché le ingiustizie di bambina non la rendevano così triste e arrabbiata.
Perché sapeva vedere oltre, sapeva stare da sola, sapeva apprezzare quello che c’era di buono in tutto.
Ma era una qualità che hanno solo i bambini, pensava.
E voleva tanto ritornare bambina.
Guardare la natura con occhi diversi, guardare la pioggia con occhi diversi, essere felice non perché qualcuno la pensasse, ma perché aveva imparato ad andare in bici.
Gioire perché imparava, gioire perché si arricchiva, gioire perché aveva vinto a nascondino.
Essere felice per se stessa, e non per gli altri.
Era felice di essere se stessa, perché non sapeva ancora chi fosse.
E amava la pioggia per tutto questo.
Per quello a cui la faceva pensare, perché si sentiva di nuovo bambina, grande, adulta, se stessa, e la pioggia era il suo specchio, erano i suoi ricordi, era lei, in tutta la sua completa essenza.
E era forte quanto la natura, era bella, come la natura.
Ma non bella, perché le persone non sono belle o brutte, pensava.
In fondo erano solo due occhi per vedere, dei capelli, un po’ di vene, un po’ di sangue, un po’ di muscoli, del grasso da qualche parte.
E queste cose non fanno la bellezza di una persona.
La bellezza era sapere cosa ci fosse oltre tutto questo.
E lei era bella, allora, davvero bella.
I suoi occhi sapevano vedere oltre, i suoi tatuaggi raccontavano la sua storia, il suo corpo era proporzionato, e a lei, in fondo, piaceva così: piaceva avere i capelli verdi, rasati, gli occhi grigi, i tatuaggi e la sua proporzionalità.
Perche le piaceva essere tutto quello che c’era oltre di se.
Le piaceva vedere la finestra e vedere tutto quello che raccontava la pioggia.
Le mani, morbide, le unghie mangiate e corte tenevano quella tazza nera di the.
Era stata una lunga mattinata.
Si era svegliata, aveva bevuto il caffè, fumato la sigaretta del buongiorno, come la chiamava lei, era andata a lavorare, aveva pranzato e ora si godeva la pioggia, del the, e un libro.
Leggeva racconti, quelli che la colpivano, quelli che la vedevano dentro.
Li rileggeva anche dieci volte.
E ogni volta si arricchivano di una luce in più.
Perché ogni giorno noi proviamo emozioni nuove, e allora, ecco che quello che leggiamo appare più ricco.
E lei li vedeva così quei racconti, ogni volta colmi di qualcosa di nuovo, diverso, un giorno brutti e scarni, un giorno belli e inspiratori.
Quel pomeriggio era solo per lei, in casa sua, a dedicarsi alle proprie emozioni.
Così belle, colme, vibranti.
Come l’amore che provava per sua moglie, che stava per arrivare a casa.