Natalia Motuzko - The Voice of Grass (1992)
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Natalia Motuzko - The Voice of Grass (1992)
- Chandra Livia Candiani
Lettera di risposta
Ma ti parlavo d'un passato che ha storia
se non in sogni improvvisi
- confidenze a un'ora della notte
più immaginate che udite.
Sotto pergolati o in una camera
di nudità appassionante.
E questa è la mia storia
o vorrei fosse abbandonandomi
tra le tue braccia fino a un futuro
d'erba medica e ardesia
su cui non piove se non per sentito dire.
Ferruccio Benzoni,
da Fedi nuziali (1985 - 1987)
vale per tutto, disse il fratino.
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@ioenina
Persepolis (2007)
Nan Goldin Swan-like embrace, Paris from Matthew Marks Gallery, 28 October to 23 December 2011.
Loie Fuller, early 1900′s
Saper andare via è un’arte che s’impara col tempo oppure devi essere un gatto: con un balzo
– elegantissimo e muto –
torni a essere randagio.
(Irene Marchi)
A Blade of Grass You ask for a poem. I offer you a blade of grass. You say it is not good enough. You ask for a poem. I say this blade of grass will do. It has dressed itself in frost, It is more immediate Than any image of my making. You say it is not a poem, It is a blade of grass and grass Is not quite good enough. I offer you a blade of grass. You are indignant. You say it is too easy to offer grass. It is absurd. Anyone can offer a blade of grass. You ask for a poem. And so I write you a tragedy about How a blade of grass Becomes more and more difficult to offer, And about how as you grow older A blade of grass Becomes more difficult to accept. Brian Patten (Love Poems, Flamingo, 1990)
i fiori difficili
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@ioenina
Who will tell the little girl that every forget-me-not she picks will become vast, defining memories - unshakable Colossi of Rhodes and blue they seemed to vanish the moment she picked them.
Capirono che un libro era un labirinto e un deserto.
Che la cosa più importante del mondo era leggere e viaggiare, forse la stessa cosa, senza fermarsi mai.
Che una volta letti gli scrittori uscivano dall’anima delle pietre, che era dove vivevano da morti, e si stabilivano nell’anima dei lettori come in una prigione morbida,
ma che poi questa prigione si allargava o scoppiava.
Che ogni sistema di scrittura è un tradimento.
Che la vera poesia vive tra l’abisso e la sventura
e che vicino a casa sua passa la strada maestra dei gesti gratuiti, dell’eleganza degli occhi e della sorte di Marcabruno.
Che il principale insegnamento della letteratura era il coraggio, un coraggio strano, come un pozzo di pietra in mezzo a un paesaggio lacustre,
un paesaggio simile a un vortice e a uno specchio.
Che leggere non era più comodo che scrivere.
Che leggendo s’imparava a dubitare e a ricordare.
Che la memoria era l’amore.
Roberto Bolaño, settantatreel'infinito
[da I dispiaceri del vero poliziotto]
Study for ‘Death in the Morning’, John Brosio
Anaïs Nin, The Diary of Anais Nin Vol. II: 1934-1939
“Mi sembra che il linguaggio venga sempre usato in modo approssimativo, casuale, sbadato, e ne provo un fastidio intollerabile. Non si creda che questa mia reazione corrisponda a un’intolleranza per il prossimo: il fastidio peggiore lo provo sentendo parlare me stesso. Per questo cerco di parlare il meno possibile, e se preferisco scrivere è perché scrivendo posso correggere ogni frase tante volte quanto è necessario per arrivare non dico a essere soddisfatto delle mie parole, ma almeno a eliminare le ragioni d’insoddisfazione di cui posso rendermi conto.”
Italo Calvino, “Lezioni americane”.
Dreams in April Traci Brimhall