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Sono trascorsi solamente 25 minuti da quando Jongin è entrato in quell’aula maledetta eppure pare a tutti che sia lì dentro da una settimana. I suoi compagni, tutti attendono impazienti il momento in cui il ragazzo farà capolino dalla classe per tartassarlo di domande e chiedere qualche consiglio, anche Sehun che di solito riesce a far fronte alla tensione con la spavalderia, adesso se ne sta accovacciato sulla panchina in corridoio guardando infastidito l’orologio sulla parete intonacata che ticchetta incessantemente. D’un tratto la maniglia della porta si abbassa e poco dopo il viso provato di Jongin un stanco ma soddisfatto fa capolino. I compagni esplodono in un fracasso fragoroso e velocemente lo accerchiano e lo abbracciano, facendo sballottare lo sventurato da un paio di mani all’altro. Anche Sehun come Jongin, a cui è incollato, sorride spensierato e gli passa una mano fra i capelli sudati, scompigliandoglieli amichevolmente. All’improvviso tutta l’ansia e la tensione che si potevano respirare e tagliare con il coltello parevano essere svaniti nel nulla. E’ come se Jongin avesse fermato il tempo, donando un attimo di tregua ai suoi compagni. A differenza di loro Jongin non riesce a credere di essere stato dentro così a lungo ed insistentemente scuote la testa ridacchiando mentre ascolta i commenti e le battute degli altri. Dopo qualche istante la figura ossuta e fredda dell’insegnante si fa nuovamente presente, dritta in piedi sullo stipite della porta e con unp dei suoi soliti colpi di tosse stizzito richiama gli studenti all'ordine, chiamando un altro nome. “Monsieur Oh, tocca a lei”. Sehun drizza rigidamente le spalle e prima di sparire dietro la porta lancia un’occhiata a Jongin che ricambia il suo sguardo con un sorriso rassicurante ed una stretta appena più serrata, per poi lasciarlo andare fra le grinfie della strega che serra nuovamente il portone di legno con un tonfo. Chanyeol è poco distante, appoggiato al muro con le braccia incrociate ed una gamba piegata, premuta sulla parete. Con sguardo serio ma sollevato osserva Jongin venire accolto dai suoi compagni ed il cuore gli sembra essere diventato improvvisamente più leggero, svuotato da un peso che nemmeno lui pensava di avere. Un professore passa per il corridoio ed esorta gli studenti a non fare chiasso, così gli ultimi festeggiamenti per il successo di Jongin vengono subito messi a tacere. Il minore è visibilmente distrutto e con un piccolo cenno del capo saluta gli altri per andare verso Chanyeol che, silenzioso, lo attende alla fine del corridoio. Lo sguardo con cui accoglie il minore è impassibile, come quello di una statua e non lascia trapelare la violenta agitazione e felicità che prova nel vederlo. Jongin gli lancia un’occhiata, quasi a voler sbirciare la sua reazione e velocemente riabbassa lo sguardo con aria quasi affrante. Chanyeol prende a camminare dietro di lui e non capisce perché ma vedere gli occhi scuri del minore spegnersi appena dopo averlo guardato lo fa stare un po’ male, come se un piccolo nodo gli impedisse di respirare bene. Non ha senso, ma osservare Jongin ora, gli fa venire un’irrimediabile voglia di abbracciarlo e dirgli che è stato bravo, anzi bravissimo. Vorrebbe poter vedere il suo sorriso soddisfatto ancora una volta e magari, un giorno, essere lui stesso il motivo di quel sorriso. Stupidaggini, solo stupidaggini. Con un cenno del capo spazza via quei pensieri e con un colpo di tosse scorte il minore attraverso le aule. Per quanto gli dolga ammetterlo Sehun ha ragione, Jongin è soffocato da lui, intrappolato ovunque vada e Chanyeol ne è complice e colpevole. Probabilmente Jongin lo odia e non avrebbe tutti i torti, Chanyeol non ha fatto altro che ostacolarlo fin dal primo giorno in cui si sono conosciuti senza mai esprimere la minima emozione di fronte a lui. Come potrebbe mai provare qualcosa per lui se non il rancore? Jongin tiene lo sguardo basso e cammina al suo fianco, tamponandosi il sudore con un asciugamano di spugna bianco e soffice mentre entrambi attraversano i corridoi ampi dell'edificio che si fanno a mano a mano più bui e silenziosi. Non vola nemmeno una parola fra i due, nemmeno un sospiro, eppure Chanyeol ne avrebbe dentro di cose da dire, parole a miliardi pronte ad esplodere da un momento all’altro. Vorrebbe sapere com'è andata, chiedergli cosa ha provato, se si è sentito solo in quell'aula fredda e desolata sotto gli occhi di quella megera o se invece si è sentito libero di potersi esprimere e danzare, se ha pensato a lui, se lo ha cercato fra la carta da parati e le tende o se invece non ha pensato a niente che non fossero quelle note dolci. Chanyeol è un vulcano anche se fuori il suo aspetto non si scompone minimamente se non per lo sguardo che a tratti vacilla fra la moquette bordeaux che ricopre il pavimento e la figura al suo fianco. Anche uno come lui, uno che non ha mai timore di niente adesso ha paura a parlare con Jongin, quasi avesse il pensiero di ferirlo o di infastidirlo. Il prigioniero viene finalmente riaccompagnato nella sua prigione con un cenno di ringraziamento da parte del minore che sparisce dietro la porta bianca in un attimo, per poi spogliarsi ed infilarsi velocemente sotto la doccia bollente. Chanyeol rimane invece davanti alla sua porta ancora per qualche minuto, incapace di muovere anche il minimo passo. Si sente improvvisamente pesante eppure vuoto, triste, stanco, pensieroso, sono troppe le cose che prova, troppo articolate e scompagnate per avere un senso vero e proprio, così rinuncia a pensarci, passando una mano fra i capelli scuri per pettinarli indietro. Pochi passi ed eccolo nuovamente nella sua camera, una stanza sontuosa, forse troppo per uno come lui abituato a posti ben più umili e privi di tanti comfort. Qua e là sono sparsi i vestiti sporchi e quelli non ancora stirati, tutti monocolore, tutti estremamente tristi. Sul tavolo una bottiglia mezza vuota di un qualche liquore dall'odore nauseante e più avanti un letto matrimoniale pomposo di un bianco sgargiante e acceso con la testiera intarsiata con figure ondulate e morbide e su di esso la trapunta e le coperte color avorio completamente disfatte e aggrovigliate. La luce è soffusa, calda, e dà quasi la sensazione di trovarsi in una casa, la casa di sempre, quella di famiglia. Chanyeol sfila via la giacca di tweed grigio scuro che ricade pesante su una poltroncina bombata, posta ai piedi del letto, e con un passo che pare essere fatto nel vuoto più assoluto sprofonda fra le lenzuola con un tonfo sordo. Le occhiaie sottolineano la sua stanchezza che non è data solo dai ritmi serrati e disumani a cui deve sottostare per poter controllare Jongin giorno e notte, ma più che altro è causata da quel fastidioso ronzio che sente costantemente nella testa, quel continuo pensare, meditare, scervellarsi. Chanyeol si gira fra le coperte morbide e, occhi al soffitto, rimane lì sdraiato in silenzio. Perchè mai gli importava tanto di Jongin, poi. Era per lui solo un cliente, niente di più. Un lavoro facile, fin troppo semplice. Fin dall'inizio non aveva capito bene il motivo di quella grande preoccupazione da parte dei genitori. Gli pareva più una paranoia, un vezzo da ricchi che hanno tempo e soldi da sprecare. Alla fine quelle erano state solo le parole di una pazza qualunque. Chanyeol le conosceva bene quelle persone, pronte a vendere l’anima per un po’ di soldi facili e veloci. E poi, a ragionarci un po’ uno si sarebbe accorto che non c'era mai stato un problema a parte le piccole fughe innocenti del minore. Perchè darsi tante preoccupazioni, per un paio di frasi dette con aria apocalittica, per due carte uscite a caso. Chanyeol proprio non riusciva a capire, ma alla fine a lui bastava avere i soldi in fondo al mese ed un posto dove stare. Anzi, tutto sommato non gli dispiaceva affatto essere finito lì anche se si sentiva completamente fuori posto. E non era tanto l'atmosfera di ricchezza spocchiosa e buone maniere a farlo sentire un pesce fuor d'acqua, quanto gli sguardi fastidiosi degli studenti e dei professori che non mancavano mai di squadrarlo dall'alto in basso con la puzza sotto al naso. Chanyeol li detestava dal primo all’ultimo, ma dopotutto c'era abituato e, dopo anni, aveva imparato ad ignorarli. Eppure l'unico che non riusciva a farsci scivolare addosso era proprio Jongin. C'era qualcosa in lui, non sapeva dire esattamente cosa, ma quel qualcosa era diverso, unico, una cosa mai vista prima. Una cosa che lo teneva ore incollato a lui, una sorta di energia, quasi una questione di chimica, una forza che lo attraeva a lui e lui soltanto. Era come se Jongin emanasse un'aura di assoluta bellezza e non bellezza puramente estetica ma bellezza d'animo, la sensazione di star guardando un'opera d'arte, una di quelle che ti lasciano a bocca aperta e ti annientano davanti alla loro grandiosità, facendoti sentire piccolo piccolo al loro cospetto. E Chanyeol non era certo l'unico a subire questa sorta di gravità, ognuno, per quanto alcuni si rifiutassero di mostrarlo o ammetterlo, era attratto da lui. Jongin era luce pura, bianca e limpida e a guardarlo danzare leggero si veniva investiti da quella luce. Era così che si sentiva Chanyeol, evanescente, ad un passo dal paradiso, proprio lui, il peggiore dei diavoli, aveva visto la perfezione più sacra e più pura, forse la cosa più vicina al divino. Ed era come una droga, come l'alcol, di cui non poteva fare a meno. Di più, ne voleva di più ogni volta, voleva quasi esserne consumato completamente fino quasi a distruggersi. Avrebbe smesso anche di bere se quello avesse significato poter vedere Jongin danzare all'infinito. Quei pensieri si affollano numerosi e vorticosi nella mente di Chanyeol che a poco a poco chiude gli occhi e si lascia andare alla propria mente, addormentandosi lentamente.
Dall'altra parte del muro Jongin è seppellito sotto chili di coperte, il corpo rannicchiato stretto attorno ad un cuscino pesantemente stropicciato. I capelli sono ancora leggermente bagnati e qualche ciuffo più mosso ed indisciplinato ricade ai lati del suo viso, dandogli un'aria più giovane ed innocente. Esattamente come Chanyeol anche Jongin sta dormendo, completamente esausto dopo la giornata appena trascorsa. Non sono passate nemmeno due ore da quando Jongin si è infilato sotto le coperte che il telefono vibra fra le lenzuola, illuminandosi. Jongin storce il naso ed aggrotta le sopracciglia, stringendo impulsivamente il cuscino fra le dita. Pochi secondi ed un altro paio di vibrazioni disturbano il suo sonno, facendogli aprire gli occhi di punto in bianco. Ancora con la testa nel mondo dei sogni, il minore allunga una mano verso il cellulare che afferra e porta vicino al viso sfoggiando una smorfia contrariata quando la luce accecante dello schermo lo investetro senza troppi complimenti.
" Jongin. .." (1:05)
" Sei sveglio ??" (1:06)
" Jongin !!!!!!! SVEGLIATI." (1:09)
"Muoviti, ti aspetto giù all'entrata, poi ti spiego." (1:10)
"Ah, cerca di non farti seguire dal tuo gorilla.." (1:10)
Oh Sehun. Possibile che quel ragazzo fosse sempre attivo? Jongin lascia che uno sbuffo infastidito gli sfugga dalle labbra lievemente arricciate, mentre con le dita digita un veloce e seccante "Arrivo !". Fortunatamente non era riuscito a trovare il pigiama di cotone, gettato chissà dove in quel marasma di camera e quindi si era appisolato con i primi vestiti puliti che aveva trovato. Un problema in meno, un problema non da poco per Jongin che ancora con gli occhi gonfi scende dal letto goffamente. Sempre fortunatamente, era riuscito a riposare abbastanza bene ...fino a quando aveva potuto farlo, per lo meno. In realtà, i problemi veri erano ben altri per Jongin, tipo il “non farsi seguire dal gorilla”. Come se fosse semplice, sfuggire a Chanyeol. Quello era un professionista e, inutile mentire, Jongin lo temeva il più delle volte. Aveva come l’aria di uno che di cose ne aveva viste e che non avrebbe esitato un attimo a nascondere un cadavere ucciso così su due piedi. Buttando giù un po' di saliva, butta giù anche il groppo che ha in gola ed in punta di piedi si avvicina al muro che lo separa dal più grande. Di solito Jongin riusciva sempre a sentire cosa faceva l'altro e ogni tanto sghignazzava maligno quando lo sentiva sbattere qua e là o cadere dal letto al mattino. Orecchio poggiato sull'intonaco freddo, Jongin non percepisce alcun rumore se non per un lieve sussurare, anzi no, respirare. Probabilmente Chanyeol doveva essere crollato esattamente come lui e a quel pensiero, il cuore del più piccolo pare stringersi appena, sentendosi mortificato. Dopotutto anche lui era umano ..e presumibilmente distrutto quanto o più di lui. Un'occasione più unica che rara per scappare. Subito corre verso la porta, afferrando un cappotto ed un paio di scarpe belle imbottite e calde, per poi precipitarsi in corridoio. Sente il cuore battergli freneticamente in gola e fino alla punta delle orecchie che si tingono di un leggero color rosso, non tanto per la velocità con cui si abbatte sulle scale di marmo bianco venato di nero, ma più per l'adrenalina che gli scorre in corpo e nelle vene all'idea di essere finalmente e completamente libero. Nell'atrio Sehun lo sta aspettando, bardato da capo a piedi con tanto di guanti e cappello. Jongin non ha fatto in tempo nemmeno ad abbottonarsi il cappotto ma non gli importa, va bene così, ed afferrato il più piccolo per il braccio, corre verso il pesante portone all'entrata sghignazzando a più non posso col compare. L'aria è gelida, glaciale e qua e là si sono già posati i primi cumuli di neve bianca. Jongin non l'ha mai vista dal vivo e ne rimane ora abbagliato, completamente incantato ma Sehun ha altri piani per la serata e strattonandolo lo tira via con sé verso un taxi giallo su cui i due salgono per poi sparire nel viale alberato dell'accademia.
Jongin non può crederci, ci è riuscito davvero. E' riuscito a volare via libero, anche se solo per qualche ora, anche solo per una notte. Si sente così felice, così energico da non percepire nemmeno il freddo di quella sera polare, anzi, potrebbe quasi mettersi a ballare lì su quei sedili di pelle consumata senza pensarci due volte. Sehun lo guarda ghignando felice, non ha mai visto l'amico così raggiante. E' ora di festeggiare. E' ora di divertirsi. Entrambi hanno passato il loro primo esame ed ora è arrivato il momento della meritata ricompensa. Qualche minuto più tardi il taxi li scarica in città, davanti ad un locale insolito. Le luci viola e fucsia dei neon sono brillanti, tanto da disturbare se fissate troppo a lungo e la musica trapela ovattata dalle pareti esterne e dalla porta nera che lascia intravedere un ambiente vivo e colorato da due piccoli oblò. Jongin non riesce ad aspettare un attimo di più e subito si fionda all'interno, seguito dal più piccolo che lo spinge al centro della pista. L'ambiente è piccolo, più di quanto uno potesse immaginare e l'unica sala che c'è è drammaticamente affollata, tanto da non riuscire a passare senza pestare qualcuno ed essere pestato a sua volta. A differenza del giardino dell'accademia, qua la temperatura è uguale all’inferno e subito una leggera patina di sudore si forma sul viso di Jongin che scivola via dal suo cappotto, gettandolo da qualche parte in uno sgabuzzino all’entrata. Dopo qualche spintone, i due fuggiaschi riescono a raggiungere un gruppo di amici che li saluta con tutti i doverosi urli e schiamazzi ed è in quel momento che per Jongin inizia la festa vera e propria. La musica pompa nella vene e l'alcol scorre a fiumi, le ragazze non mancano di certo e il corpo di Jongin sente un'irrimediabile voglia di gettarsi in pista e ballare, danzare fino a morire. I drink profumati scendono giù che è un piacere e a poco a poco l'alcol prende il sopravvento, arrivando alla testa. Jongin si sente strano, è come se niente si fermasse e tutto intorno a lui corresse frenetico e veloce, le facce, le grida, le risate, la musica, le luci. Sono tutte mischiate e confuse e lui, lui non smette di ridere e danzare, sbattere addosso a corpi sudati quanto e più del suo ed è divertente. E' immensamente liberatorio potersi divertire senza pensieri. Sentirsi vivo, normale, almeno per una volta. Jongin è assuefatto da quella sensazione e ne vuole di più, trangugiando senza pietà un bicchiere dopo l'altro di quel nettare prezioso, una pozione magica di cui non vuole fare a meno.
Le ore passano e i bicchieri si svuotano fra tintinni e risate. Il tempo pare quasi non esistere fra quelle mura e anche le preoccupazioni sono rimaste fuori dalla porta con gli oblò, al freddo fra la neve che scende lenta e delicata. Sehun e Jongin sono ormai completamente ubriachi e forse per Jongin è pure la prima volta, non lo sa. Non sa più niente ormai, nemmeno come si chiama. E' completamente sudato e stranito, sdraiato su uno dei divanetti bordeaux della discoteca col fiatone, insieme al compagno. Sehun allunga improvvisamente una mano verso la tasca dei pantaloni, cercando freneticamente il cellulare. Lo afferra ed osserva l'orario proiettato sullo schermo: 4:28. Fottuti, sono stramaledettamente fottuti. Il più piccolo scatta velocemente in piedi, iniziando a zampettare sul posto come su un letto di braci.
"Jongin, cazzo, Jongin …! Siamo nella merda ..cazzo, lo sapevo ..Non ci sono più bus, né taxi …"
"Come cazzo facciamo, Jongin...? Jongin....................? Non dormire, cazzo !"
Jongin è probabilmente più di là che di qua e non smette di osservare l'amico ubriaco che si agita, schernendolo con un risolino stupido e senza senso. "Andiamo a piedi...." commenta il maggiore con un piccolo singhiozzo e in quel momento pare aver detto la cosa più intelligente del mondo perché Sehun lo guarda come se avesse appena scoperto l’America. "Cazzo hai ragione" sbotta sboccato il minore e con uno strattone fa alzare Jongin, il quale non ne vuole sapere di stare in piedi da solo. La musica è ancora assordante ma le persone sono diminuite. Ora si riesce a camminare senza urtare contro nessuno, anche se entrambi non riescono a stare dritti e quindi finiscono per urtare comunque qualcuno fra un passo e l’altro. Jongin corre verso l'entrata, incespicando sui propri piedi ed invano cerca il proprio cappotto, perso chissà dove, mentre Sehun lo spinge fuori a forza. L'accademia è distante, forse troppo per due che non sanno nemmeno da che parte muoversi eppure a poco a poco si incamminano mentre fuori la neve scende silenziosa, avvolgendoli. Non ci vuole molto prima che Jongin inizi a sentire freddo, anche se le sue sensazioni sono tutte modificate. E' come se fosse dissociato dal proprio corpo, come se quello che vedesse non gli tornasse. Vede un paio di mani, color rosso violaceo, eppure non gli sembrano le sue e anche i piedi, che continuano a camminare nella neve, non sono i suoi ..o lo sono ? Wow, gli sembra tutto così magico e poetico nonostante la sua temperatura corporea stia scendendo drasticamente e il viso si colori a poco a poco di toni più pallidi. Jongin non riesce a smettere di ridere e sghignazzare mentre Sehun cammina al suo fianco tirando su col naso e borbottando incessantemente qualche imprecazione.
L'accademia tace immersa in un sonno profondo ed i corridoi non sembrano nemmeno gli stessi del giorno precedente, completamente affollati e costantemente brulicanti di persone. Chanyeol apre gli occhi all'improvviso e con respiro affannato trasale, saltando giù dal letto. Gli sembra di aver dormito un'eternità, come se fosse caduto in un sonno profondo uno di quelli da cui non ci si può risvegliare, come nelle favole. La stanza è sottosopra, esattamente come l'ha lasciata la sera prima quando è crollato fra le lenzuola. Anche l'abat-jour è ancora accesa e di fianco ad essa la sveglia proietta l'orario giusto. 5:30, a momenti Jongin si sarebbe svegliato e un’altra giornata di duro lavoro sarebbe iniziata. Meglio darsi una rinfrescata. La figura snella e longilinea si trascina pesantemente verso il bagno e mentre si sciacqua il viso con l'acqua calda sente dall'altra parte del muro la sveglia del minore suonare con il suo inconfondibile rumore fastidioso e pungente. Chanyeol soffoca una piccola risata, pensando alla smorfia infastidita del più piccolo che forse adesso si sta svegliando di soprassalto, proprio come lui. Eppure c'è qualcosa che non torna. Quella sveglia non smette di suonare e sì, è capitato a volte che Jongin dormisse talmente profondamente da non sentirla, ma non così tanto, non così a lungo. Qualcosa inizia a puzzare e Chanyeol inizia a percepire come una sensazione fastidiosa che gli pizzica il naso e che lo fa sentire sulle spine, un brivido lungo le braccia che gli dice che forse è meglio andare a controllare. Un triste nero cambio d’abito dopo Chanyeol è fuori dalla camera e con una manciata di passi la sua figura è davanti alla porta candida dell'altro su cui la propria ombra scura si estende. Una mano si posa sul legno sottile e delicatamente bussa, mentre la sveglia continua a suonare precisa e seccante. Niente, nessuna risposta. Quell’assenza di risposta e la sensazione fastidiosa insieme ai brividi si fanno più frenetici finchè Chanyeol non resiste più e decide di entrare, quasi sfondando la porta. "Jongin !" esclama con la voce bassa e roca e il cuore gli pare quasi potergli schizzare via dal petto alla vista delle lenzuola vuote. Chanyeol sprofonda nel terrore e con fare quasi violento inizia a ribaltare la stanza sottosopra, lo cerca, lo cerca ovunque e lo chiama a gran voce ma Jongin non risponde come svanito nel nulla. Ed è la sensazione più brutta del mondo, Chanyeol si sente completamente perso e si vede sprofondare nel pavimento, mentre il panico si impossessa di lui, facendolo correre nei corridoi bui e freddi della scuola mentre urla il nome di Jongin invano. Il senso di colpa si fa sempre più imponente e lentamente il ragazzo sente un groppo formarsi nella gola, gli occhi che bruciano arrosati. Jongin non può essere andato lontano, non deve essere andato lontano. Non saprebbe dove andare, con cosa poi, con chi. E poi ha lasciato tutto lì. E se qualcuno lo avesse rapito? Se la profezia fosse stat vera e Chanyeol fosse stato troppo ottuso e stupido per crederci ? Mille pensieri iniziano ad angosciarlo, soffocandolo e quasi in preda alla pazzia, il ragazzo si getta fuori dall'edificio, venendo investito dall'aria gelida del mattino e da un manto candido che ricopre tutto, mutando il paesaggio. Chanyeol corre, corre a più non posso, non sa nemmeno dove, ma sente che è la cosa giusta da fare. Corre e cerca indizi, delle impronte, dei vestiti, qualcosa che lo porti da Jongin. Non vuole arrendersi per niente al mondo e deciso, sfreccia fra le siepi e le aiuole completamente bianche, procedendo spedito, dritto di fronte a sé finchè non raggiunge il cancello principale. Un portale d'oro zecchino così alto da far invidia a Versailles. Lì gli pare di vedere qualcosa, anzi, qualcuno al di là della foschia e pare che quel qualcuno lo stia chiamando, quasi come se cercasse la sua attenzione sbraitando a più non posso. Chanyeol riprende a corre ancora più veloce di prima finchè non lo raggiunge e non scopre l'identità di quella misteriosa figura. Sehun, dall'aspetto quasi cadaverico ed emaciato è avvinghiato alle sbarre della cancellata chiusa a chiave da un mastodontico lucchetto di ferro vecchio, pesante, talmente pesante da richiedere un ingente sforzo anche solo per spostarlo. Chanyeol lo squadra da lontano mentre rallenta ed aggrottando lo sguardo si avvicina a lui. L'espressione di Sehun cambia, muta in più nuances, tutte estremamente eloquenti e nessuna di queste che prometta qualcosa di buono. Chanyeol è stranito da quella situazione ma non riesce a trattenere un ghigno soddisfatto nel vedere l'altro in una situazione che pare a dir poco dispiacevole, se non del tutto pessima. Al contrario il più piccolo rimane in silenzioso, con le mani violacee ed esangui strette al cancello, mentre raccoglie tutto il coraggio che ha in corpo per farfugliare una richiesta di aiuto a denti stretti. Chanyeol è stramaledettamente tentato di fare retro front ed andarsene, lasciando quello spocchioso viziato nei casini in cui pare essersi messo da solo, ma sa che alla fine le grane sarebbero tutte per lui e poi, magari potrebbe tornargli utile nella ricerca di Jongin. Con una smorfia tra lo schifato e l'infastidito osserva il minore e poi il lucchetto rugginoso. Un lavoro un po’ complicato per cui Chanyeol avrebbe bisogno di almeno qualche ferro, ma Sehun pare mettergli fretta e così, estremamente scocciato, Chanyeol si ritrova a dover improvvisare il prima possibile. Con un sasso appuntito e pesante il più grande si scaglia addosso a quel ferro vecchio che dopo un paio di colpi ben assestati molla la presa, cadendo a terra completamente fracassato. Con dei gesti veloci riesce ad aprire un varco quanto basta per uscire e gettarsi furioso addosso a Sehun così da afferrarlo per i lembi della camicia e guardarlo negli occhi. Non sa perchè ma ha la fastidiosa sensazione che Sehun c’entri qualcosa con la misteriosa scomparsa di Jongin e vuole indagare a fondo fino a scoprire la verità. Al contrario, il minore pare avere una fretta sempre più pressante ed allungate le mani verso di lui le afferra, stringendole, mentre con aria preoccupata lo tira via, strattonandolo come ad intimarlo di seguirlo. Chanyeol non capisce ma lo segue senza dire una parola fino a raggiungere un cumulo di vestiti un po' più in là. Sehun molla la stretta e velocemente si inginocchia verso Jongin, disteso su un mucchio di neve. Chanyeol sente il sangue gelarsi nelle vene alla vista del minore completamente privo di sensi e subito si getta su di lui per chiamarlo con voce graffiante, quasi ad un passo dalle lacrime. Senza pensarci due volte lo solleva di peso prendendolo in braccio e con gli occhi pieni di terrore lo scruta senza pace. Jongin è completamente congelato e debolmente lascia ricadere la testa sulla spalla di Chanyeol, sfiorando il suo collo con la fronte velata dal sudore. E' assurdo pensare una cosa del genere ma anche in quella situazione Jongin pare etereo, bellissimo nonostante il colorito smorto e pallido. Chanyeol lo stringe forte a sé come a volerlo proteggere e riscaldare nonostante la fronte del più piccolo scotti in maniera assurda e in quel momento gli occhi del più grande si fanno umidi. Chanyeol sente il proprio cuore colmarsi, un po’ per l’apprensione, un po’ per la gioia. Lo sente battere, pompare sangue che ribolle sotto pelle. E’ preoccupato, estremamente preoccupato, eppure è felice, contento di aver ritrovato il suo tesoro perduto: Jongin, che ora trasporta all'interno dell'edificio, seguito da Sehun che tira su col naso a testa bassa, mentre cammina con lo sguardo mortificato e l'aria di qualcuno che si sta dannando per l'eternità.
𝑨𝒕𝒕𝒐 𝑰𝑰
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