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@bit2011-blog
Appello al Ministro Severino: certezza per il Piemonte!
Le elezioni regionali svoltesi in Piemonte il 27 e 28 Marzo del 2010, sono oggetto di una vicenda giudiziaria grave e fondata, che avvolge la più importante Istituzione di governo del territorio in una nebbia di incertezza, minandone legittimità e credibilità.
La certezza del diritto è un principio fondamentale dell’ordinamento giuridico, anzi è cardine che informa e dà senso allo stesso principio generale di legalità.
Il bene grande della certezza del diritto si misura anche con il fattore tempo. C’è un tempo entro cui la certezza del diritto fa rima con giustizia e un tempo oltre il quale la certezza del diritto, pure raggiunta, rischia soltanto di fare rima con beffa.
E’ nell’interesse di ogni cittadino italiano e in particolare piemontese che la vicenda giudiziaria trovi soluzione, qualunque essa sia, in tempi che ormai non possono che essere rapidi.
Ci rimettiamo alla Sua sensibilità, convinti che anche Lei avverta come noi il rischio che una situazione del genere contribuisca a quella perdita di fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni, che è un male mortifero per la Repubblica.
Torino, 19 Novembre 2012
Davide Mattiello, Fondazione Benvenuti in Italia
Paolo Volpato, Libertà&Giustizia Torino
Diego Novelli, presidente ANPI provincia di Torino
Giovanni De Luna, storico
Roberto Tricarico, consigliere Comune di Torino
Marco Grimaldi, consigliere Comune di Torino
Laura Salvetti Firpo, Fondazione Firpo
Eleonora Artesio, consigliera Regione Piemonte
Davide Boosta Di Leo
Tito Ammirati, Coop. Arcobaleno
Gian Carlo Palazzo, Coop. Arcobaleno
Antonio Pappalardo, sostenitore Fondazione Benvenuti in Italia
Sara Paladini, assessore Comune di Novara
Paolo Montagna, assessore Comune di Moncalieri
Alvise Chavallard, presidente Arte Giovane
Massimo Scavino, assessore Comune di Alba
Maurizio Basile, avvocato
Pino Bonino, Forum 2020
Antonio Naretto e Giuliana Bisio
95: tanti auguri ragazzi!
Domani è un giorno importante.
Per chi ama leggere, il giorno in cui un libro fa capolino in libreria dovrebbe sempre essere un gran giorno, ma martedì è un po’ più importante. Almeno per me, almeno per noi che seguiamo certe tematiche e che abbiamo fatto del nostro lavoro la nostra passione. E la nostra vita (o perlomeno il nostro modo di condurla).
Sto parlando di ’95, il terzo libro di Davide Mattiello che dopo ‘Adesso’ e ‘La mossa del riccio’ ha voluto fare un regalo ideale, nel senso più ampio del termine, a tutti coloro che il prossimo anno compiranno 18 anni.
Ho letto il libro, e posso tranquillamente dire che non si tratta solo di un regalo, ma di due; o meglio, è un regalo rivolto ai futuri neomaggiorenni, ma è anche un’occasione per i loro papà e mamme.
E’ uno spunto, e di questi tempi di spunti che non siano omologati o omologanti ne abbiamo tutti un gran bisogno. Regalare ai propri figli un nuovo punto di vista a me pare qualcosa, no?
Così mi ci metto io per primo, e provo ad immaginare di avere una figlia diciottenne che cerca di trovare il suo spazio in questo mondo che dal 1995 ad oggi è proprio un altro mondo.
Cerco di immaginarla non solo intenta a trovare un suo spazio, ma anche impegnata a migliorare lo spazio che le sta intorno in modo da dare il suo contributo. Se sarà così, dovrà vivere ed operare in mezzo a una cacofonia violenta di informazioni, di falsi profeti, di guerre fredde o calde. Dovrà essere armata di buona volontà e dovrà formarsi nel modo migliore possibile, certo, ma soprattutto dovrà avere una sua idea, e per averla dovrà avere ascoltato con attenzione e cognizione di causa le idee altrui.
Non potrà farlo solo con Wikipedia. Non potrà avere una sua idea se non saprà che esiste anche un altro modo. O un modo altro.
’95 è uno degli altri modi.
C’è scritto cosa è successo in quell’anno così importante. ma soprattutto c’è scritto perchè non è detto, anzi, NON E’ VERO che la contrapposizione violenta è l’unico modo per risolvere questioni che riguardano tutti noi.
Non è vero che va tutto buttato via. Non è vero che la riflessione è da deboli e soprattutto non è vero in assoluto che a tempi violenti debbano corrispondere azioni violente.
Quando ho compiuto 18 anni i mei mi regalarono la patente, un classico, ma anche un libro. Si intitola ‘Il giovane Holden’: difficilmente passa un anno senza che io ne rilegga qualche parte.
Auguro la stessa sorte a questo libro.
Il Dottor Marchionne e i falsi bersagli..
Ascolto sempre con attenzione le parole dell’Amministratore Delegato della FIAT Sergio Marchionne, sin dai tempi del suo insediamento.
Ho sempre trovato nelle sue argomentazioni validi spunti di riflessione perché il personaggio è, soprattutto nel linguaggio e nella comunicazione di sé, un alfiere della globalizzazione intesa come fenomeno ‘naturale’.
Al contrario io ho sempre inteso l’insieme di regole economico finanziarie, commerciali e persino culturali che vanno sotto il tag ‘globalization’ come un fenomeno del tutto umano.
Questo perché non ho mai avuto notizia di qualcuno che fosse sceso da un monte con le regole della globalizzazione incise su tavole di pietra, o su un iPad. Ma tant’è: punti di vista diversi.
Tutto ciò per dire che oltre ad essere un felice possessore di una Fiat Idea, e a non essere iscritto alla FIOM, ho sempre cercato di ascoltare le parole di Marchionne, oltre che sentirle.
L’ho fatto anche stavolta, in occasione della ormai celebre sparata sui 19 operai messi in mobilità per fare spazio ai 19 operai FIOM reintegrati; certo ho strabuzzato gli occhi anche io, ma ero seduto e credo nella respirazione come fonte di rilassamento. Del resto ne ho sentite di peggiori.
Non da Marchionne, però.
Ora, la sgradevolezza dei toni e la mala gestione della vicenda, anche da un punto di vista comunicativo, sono stati ampiamente dibattuti; credo che il punto non stia nel metodo, e in questo caso nemmeno tanto nel merito. Il ‘divide et impera’ è un concetto antico, inventato da chi aveva una visione più strategica dell’AD Fiat, soprattutto sul lungo periodo .
Ascoltando quelle parole mi è venuto in mente il concetto di ‘falso bersaglio’: un dispositivo che serve come contromisura in caso di attacco. Si lanciano i falsi bersagli e l’attenzione viene dirottata su questi (una deviazione da videogiocatore, ne convengo..).
Specchietti per le allodole, armi di distrazione di massa, lo si chiami come si vuole… è comunque un gioco di specchi.
Marchionne mischia i bussolotti e cerca di caricare sulle spalle della FIOM la sofferta decisione di mettere in mobilità degli onesti e non sindacalizzati operai.
Solo che la FIOM non c’entra niente.
Il reintegro degli operai è avvenuto in attuazione della disposizione di un Giudice; è la Legge che decide: non Landini o Airaudo.
Marchionne però sa bene che il format dei giudici comunisti ha più o meno 20 anni, e un copyright decisamente blindato; da qui la scelta di caricare la responsabilità sulla FIOM.
E’ un tentativo maldestro e perciò preoccupante: forse le vendite non vanno così male per colpa di Landini e dei demoni FIOM?
Ma la questione interessante è che in questo gioco di specchi il lanciatore di falsi bersagli diviene esso stesso un paravento.
Ricordo bene la conferenza stampa in cui gli occhi dei tanti giornalisti e politici torinesi brillavano di commosso entusiasmo per l’arrivo del manager illuminato.
Un asilo nido per le dipendenti! Il dress code così informale! Parla agli operai da pari a pari!
Poi è venuta Fabbrica Italia, la crisi, tutto quello che sappiamo. Cosa nasconde il paravento? A me pare ovvio: viene nascosto l’imprenditore che da che mondo è mondo decide dove e come investire.
Sì lo so che soprattutto a Torino si deve sempre dire sottovoce perché l’Avvocato, la tradizione, Sestriere, la classe, il prestigio…
Epperò i soldi della Exor e di tutte quelle belle scatoline li hanno loro, no? Marchionne alla fine risponde a loro. O no?
Lo possiamo dire, lo vogliamo dire che Marchionne o no, la Fiat smobilita perché l’Italia adesso non conviene più? In Brasile le fabbriche vengono pagate con badilate di soldi pubblici che quando non sono a fondo perduto hanno interessi risibili! In Polonia si svenano pur di tenere le linee di produzione (che manco Togliattigrad…)
E’ bene tenerli a mente tutti quegli occhi lucidi e quelle boccucce a ‘O’ mentre Marchionne diceva ‘La ricreazione è finita (ma sarò buono)’
E’ un po’lo stesso concetto proferito da chi comprò la Olivetti e la mandò a catafascio, e che oggi lancia bizzarri e intempestivi strali sul manager, paragonandolo nientemeno a un nazista.
Marchionne non è un nazista, è evidente: i suoi due compiti sono vendere auto e parlare un linguaggio che sia il più possibile elusivo per nascondere il più a lungo possibile le intenzioni di chi lo paga. Punto.
In Italia i nodi al pettine non vengono quasi mai, e se arrivano c’è da stare certi che i capelli impigliati non appartengono a chi di dovere, ma anche il migliore dei falsi bersagli può fallire, e i paraventi non sempre reggono.
Spero non ci caschino tutti come all’epoca del suo arrivo al Lingotto, ma temo che sarà ancora una volta così; rimane il fatto che i 19 da mandare via per fare posto ai fannulloni della FIOM sono una mossa lesiva dell’intelligenza delle persone, Dottor Marchionne.
E’ troppo facile fare i manager illuminati quando la bolletta della luce la pagano gli altri.
We the people...
Oggi 'Poverini' non mi basta
Io ci voglio provare, perchè penso sia giusto farlo. Non sarà mai doloroso come se fosse successo davvero, non patirò quel dolore di chi ha avuto l'anima stracciata da un simile evento, ma ci voglio provare. Perchè non voglio dire solo "Poverini".
Poverini un cazzo: voglio provare a 'vedere' qualcosa di diverso senza ritrarmi dall'orrore. Senza scappare da quei pensieri (Così come sono scappato di fronte al pensiero di Beslan nel 2004, tanto per capirci)
Così, la scena è questa: io sto lavorando, sono alla mia scrivania, e pigio lettere sui tasti del mio computer. Ci sono i social da controllare, le statistiche dei siti, i blog, le mail; un orecchio alle notizie 'importanti', la politica, i comunicati stampa...E' tutto lì in bell'ordine.
Ma squilla il telefono: il numero è sconosciuto.
"Pronto".
Un conto è dirlo, un altro è esserlo, soprattutto perchè non si è mai pronti per le notizie che la voce mi sta portando.
La voce mi dice che c'è stato un incidente. Il cuore inizia a pompare più in fretta: sono finito sulla casella della malasorte. Devo mollare tutto e correre (correre, correre) verso la scuola dove mia figlia va ogni giorno per imparare le cose del mondo; ma non c'è più scuola. Ci sono dei calcinacci, e polizia, vigili del fuoco, lampeggianti, forse qualche collega giornalista. E urla, e silenzio, e poi ancora urla.
E' difficile andare avanti, ma io insisto proprio perchè 'poverini' non mi basta.
Perchè una volta che sono lì davanti e tutto diventa un turbine al cui centro ci sono io, immobile, sfigurato dalla paura, le cose si mischiano e io voglio solo due cose: la prima è credere che mia figlia sia viva e non morta lì sotto. La seconda è smettere di pensare al tetto che crollava, al muro che la feriva e le rompeva le ossa, al suo respiro che cessava, soffocato dalla polvere, dai detriti.
Smettere di pensare alla paura che poteva avere avuto: sola, senza la mamma e il papà vicino, incastrata e senza fiato, alla fine della sua vita.
Ci sto pensando e lo sto scrivendo con la foto di mia figlia davanti.
Questa roba qua la può sentire solo chi ha visto nascere e crescere un robino su cui ha investito tutte le energie e le speranze che aveva.
Non è solo ingiusto. E' uno spreco per tutti quanti.
Sono dieci anni che quei bambini sono morti a San Giuliano di Puglia perchè qualcuno ha costruito male la scuola che doveva forgiare i sogni di bambini (e di genitori!) che invece sono morti (morti. Bambini m.o.r.t.i.) schiacciati, dilaniati. Uccisi.
'Poverini' non mi basta oggi.
P.S. Oggi siamo tutti a San Giuliano con Acmos, Libera, Benvenuti in Italia e in generale con tutti quelli a cui 'Poverini' non basta.
Il nostro appello. Perchè si può fare.
Da oggi la pagina Facebook della nostra Campagna pubblica '8x1000: mandalo a scuola' è online.
Lo mettete un 'Like?
Dai, cliccate QUI!
Firma l'appello QUI!
Storia delle religioni: la proposta al Ministro Profumo
La Storia delle religioni: disciplina curricolare contro i fondamentalismi e per la creazione di una cittadinanza consapevole
Al Ministro Profumo chiediamo il coraggio di proporre una sperimentazione nazionale, nonostante le critiche e le difficoltà.
Negli scorsi giorni abbiamo ascoltato interessanti dichiarazioni del Ministro Francesco Profumo, sull'importanza di affrontare anche didatticamente il tema religioso in ottica trasversale e plurale.
Nella nostra società la religione occupa uno spazio importante ed è rintracciabile in forme di credenza variegate e difformi. Le differenze religiose –uno degli aspetti del pluralismo culturale- restano fonte di polemiche e difficoltà sia nel garantire l’uguaglianza nella scuola, sia nel facilitare la partecipazione alla vita politica e culturale della società, sia nell’impegno di creare un sentimento di cittadinanza condivisa. Più precisamente, le questioni riguardanti la religione a scuola testimoniano l’estrema complessità e la natura particolarmente delicata dei problemi in causa e confermano la necessità che nel sistema educativo siano trattate le religioni.
L’avviamento alla conoscenza storica delle religioni è uno strumento fondamentale di educazione alla cittadinanza globale ed è un antidoto contro derive fondamentaliste e violente.
L’analfabetismo religioso diffuso è un ostacolo nella costruzione della cultura della cittadinanza responsabile. In Italia, a differenza di altri paesi d’Europa, manca un sapere storico-religioso diffuso, perché la scuola non ha attivato questo ambito che pure è riconosciuto come priorità educativa in Europa.
Benvenuti in Italia crede che sia importante l'attivazione curriculare di un corso di storia delle religioni: il contesto religioso deve essere riconosciuto ed elaborato come prodotto culturale ed oggetto di analisi storica, come una delle chiavi interpretative della storia umana. Il tema del pluralismo religioso è senza dubbio uno dei più delicati, perché coinvolge l’identità profonda dei singoli, delle famiglie, delle comunità e della Comunità statale, che nella scuola si esplica.
A Torino e Roma in questi anni si sono svolte alcune sperimentazioni, che sono state sostenute dal Ce.se.di -Provincia di Torino-, la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni, il Ministero delle Pari Opportunità, il Tavolo Interreligioso di Roma, la Tavola OPM della Chiesa Evangelica Valdese, numerose scuole elementari, scuole medie e alcuni istituti superiori. Riteniamo che da queste sperimentazioni si possa passare a una sperimentazione nazionale, che dia il giusto spazio alla storia delle religioni come elemento fondamentale per l'educazione alla cittadinanza responsabile.
Siamo felici quindi che finalmente questo approccio abbia avuto rilevanza pubblica e politica a livello nazionale e speriamo che il Ministro, nonostante le accese critiche, abbia il coraggio di procedere in questa direzione, come possibilità per rendere il nostro Paese davvero Europeo.
1000 cittadini hanno firmato nel 2008 una petizione per dedicare il ponte di via Livorno a Mauro Rostagno. La richiesta è ferma in commissione toponomastica del Comune di Torino da allora. Chiediamo una risposta da parte della città. Alcuni cittadini
Il nostro video. 8x1000 alla scuola pubblica!
Noi ci siamo! Avanti!
Domani la conferenza stampa in Senato.
Noi andiamo avanti, sempre!
Eccola QUI la bella politica!
E noi c siamo!