“Dopo tanto tempo di profonda, intima, promettente, frenata, incessante, spazzata, soddisfatta, insoddisfatta virtualità, finalmente, sì alla fine voglio vederti davvero per un’ora.”
— Daniel Glattauer - La settima onda
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noise dept.
𓃗
Color Me Curious
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

#extradirty

Origami Around
Not today Justin
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🩵 avery cochrane 🩵

shark vs the universe
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Love Begins
d e v o n

Discoholic 🪩

❣ Chile in a Photography ❣
Monterey Bay Aquarium
Lint Roller? I Barely Know Her
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Doug Jones
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seen from Austria

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@carmenmira
“Dopo tanto tempo di profonda, intima, promettente, frenata, incessante, spazzata, soddisfatta, insoddisfatta virtualità, finalmente, sì alla fine voglio vederti davvero per un’ora.”
— Daniel Glattauer - La settima onda
Jivah Shivah (Dakshinakali) Arghya Dipta, Bengal
“Io sono un uomo all’antica. (…) Il mondo moderno, il mondo d’oggi, per me non c’è, non esiste. Non lo vedo, non mi piace. Detesto tutto di esso: la fretta, il frastuono, l’ossessione, la volgarità, l’arrivismo, la frenesia, le brutte maniere, la mancanza di rispetto per le tradizioni, le stupide scoperte. Per questo vivo per conto mio, in un mondo mio, da isolato. Un mondo per bene.”
Totó
Come non condividere certi pensieri.. @struruso
Anthony Carranza
“Le amicizie nella vita sono come gli alberi che pianti in un orto. Alcuni attecchiscono e danno fiori e frutti. Altri muoiono alla prima stagione e ne fai legna che brucia nel fumo delle ricordanze passate.”
— Vittorio Beonio-Brocchieri, Pigliatemi come sono
La vita non arriva con le istruzioni su come viverla, ma arriva con gli alberi, i tramonti, i sorrisi e le risate. Quindi, goditi il presente.
Debbie Shapiro
L’autunno è talmente
innamorato
dei tramonti
da dipingerne
uno su ogni singola foglia.
Massimo Lo Pilato
L’autunno è talmente
innamorato
dei tramonti
da dipingerne
uno su ogni singola foglia.
Massimo Lo Pilato
photophonico shared a post on Instagram: "Il tramonto in ottobre sul Naviglio Grande, emozione pura #photophonico #navigli #navigliogrande #
Sono grato alla luce di certe sere. Quando le mie cicatrici aprono le fessure e dentro cade la bellezza.
Fabrizio Caramagna
- letture-
- Franco Arminio -
TROMPERIE
LA SEDUZIONE PASSA PER IL DIALOGO SAPIENTE, PER LA PAROLA ACCATTIVANTE.
Da giovedì 28 aprile 2022 al cinema.
“Je suis un fétichiste du verbe!”, dice lui. Sono un feticista della parola. Ed è esattamente così. Si potrebbe dire di tutto il film.
Da un romanzo di Philip Roth, un film che è un vortice di parole. Primi piani, giochi di luce, volti. Un homme, une femme: un uomo, una donna. E fra di loro parole, fiumi di parole.
Léa Seydoux e Denis Podalydès sono amanti. Ma soprattutto, si parlano.
Lui, scrittore ebreo americano finito a Londra, lei moglie insoddisfatta, infelice, tradita dal marito. Si incontrano, si parlano. Scivolano fra le parole.
Eleganti, disinvolti, intellettuali. Parole, parole, parole. Parole, soltanto parole, parole fra loro. La seduzione che passa per il dialogo sapiente, per la parola accattivante.
Questo è Tromperie: prendere o lasciare.
Quando sullo schermo ci sono loro due, Léa Seydoux e Podalydès tutto corre sul filo dell’attrazione, come in un “Ultimo tango a Londra” tutto intellettuale, meno selvaggio e violento. E mentre le parole si rincorrono, artifici teatrali: fondali che scompaiono, luci che vengono accese o spente intorno ai volti dei protagonisti, fondali neri che invadono lo schermo e isolano il volto di lei, "fondu" come nel cinema muto.
O come in un film di Bergman, Monica e il desiderio, con Harriett Andersson.
Chissà. Forse solo il cinema francese ha la forza, o il coraggio, di presentare un film così nudo, vestito solo di parole. Il cinema italiano ha bisogno della commedia, dell’iperbole, dell’equivoco. Il cinema americano ha bisogno dei supereroi. Forse solo il cinema francese può ancora puntare tutto sull’insostenibile leggerezza della parola, in un film tutto di interni, in cui non ci sono inseguimenti per le strade, in cui non c’è nessuna forma di suspense. Protagonisti sono due amanti, ma non c’è il timore di essere scoperti, non ci sono scene madri da aspettare.
È come se vedessimo due camminare su un filo.
Lei cammina sul filo della sua infelicità, lui la ascolta.
Le storie immaginate si mescolano ai dettagli reali, tutto il film sembra sospeso fra quello che viene vissuto e quello che viene immaginato.
Tutto viene raccontato per quadri. Fra la storia di Léa e Podalydès, se ne alternano altre: lui con la moglie non più giovane e non più bella, lui con una ex studentessa brillante dal precario equilibrio nervoso, devastata dagli elettroshock. E lui con una sua ex, malata di cancro, divorata dal terrore di morire. Lui, il feticista delle parole, usa la voce come un virtuoso, le calma, le lusinga, le seduce, le accompagna nelle loro riflessioni. Se non ci fosse un attore la cui voce è un’orchestra intera, probabilmente il film non riuscirebbe a sedurci. Così, ci riesce.
Non c’è un esterno, non c’è una strada, non c’è la gente. Ci sono soltanto loro. I due amanti, la casa di lui, la macchina da scrivere, i libri, i divani, le parole, tazze di caffè palesemente senza una goccia di caffè dentro, parole, carezze, lacrime, cuscini, attaccapanni, corridoi, parole, addii, ritorni, slittamenti progressivi dell’amore.
Se fosse un film di Truffaut, si chiamerebbe “L’uomo che parlava alle donne”.
[ Giovanni Bogani ]
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IL TEMPO PORTA SEMPRE LA VERITA'. PECCATO CHE NON LA PORTI SEMPRE IN TEMPO.
-C. De Laclos
Rosy morning porthole view.
Niki de Saint Phalle
Soosh