Sono nato qualche generazione troppo presto.
Nel futuro da cui vengo, non esiste sofferenza.
L'umanità ha raggiunto un livello di infelicità tale da dover prendere provvedimenti.
Era chiaro che i più deboli avrebbero trionfato.
Era chiaro che i più sofferenti vedessero oltre un limite che i felici ignorano.
Gran parte di chi ama la propria vita si è ritrovato felice per combinazione:
è stato amato, considerato, rispettato, e ha avuto la forza di andare avanti.
Io sono tra gli ultimi: coloro che hanno come destino quello di essere infelici e insoddisfatti.
Persone difettose, che desiderano la morte più della vita, e che, disperatamente, sognano un futuro migliore.
Il futuro da cui vengo ha cancellato la nostra biologia, rendendoci automi immortali perfettamente soddisfatti del loro percorso.
Sono nato in un'epoca di transizione e imperfezione: quella in cui le prestazioni sono tutto ciò che conta, ma non tutti possono accedervi.
Sono nato in un'epoca in cui il denaro è la sporca giustificazione per schiacciare gli altri. A prevalere sono valori superflui e solo i felici possono proseguire.
Mi trovo in una società così sbagliata da essere errata e incoerente nella sua stessa costituzione.
Ecco perché esiste il dolore, perché prendiamo farmaci, perché ci suicidiamo o finiamo a non desiderare più nulla fino a spegnerci.
Vorrei avere un corpo meccanico, frutto del mio tempo, che distrugga l'essere imperfetto che sono e mi porti a funzionare come dovrei.
Per la breve vita che avrò, vorrei solo esser soddisfatto di ciò che sono e che ho.
Pensare è diventato difficile. Sono esageratamente stanco, stufo di questa vita; stufo di lacerarmi le braccia con delle forbici, sul mio letto, al buio di una giornata di sole.
Sono nato troppo presto; ciò che ambisco è la felicità di chi oggi soffre, e un domani sarà compreso da tutti in una logica ovvia ma taciuta per convenienza.
Non ci sarà più cattiveria, prepotenza, delusione, ansia, depressione... ma solo una serena vita di miglioramento e rispetto.
Saremo tutti uguali, come tanta politica e fede hanno sempre voluto. Il male delle persone non sarà nemmeno concepibile.
Dal canto mio, soffrire fino alla fine è ciò che mi è riservato. Solo farmaci e bugie mi guideranno alla morte.
In quest'ottica, il suicidio è una coraggiosa forma di protesta per la strada sbagliata intrapresa dalla nostra specie, ma, essendo il sistema incoerente, il messaggio trasmesso risulta incompatibile e invano.
Posso solo pregare di non commettere quest' atto in un'esplosione di follia e disperazione.
Dovrei essere in un tempo in cui a vincere è sempre l'intelligenza e la verità. Invece mi trovo in un mondo in cui quella realtà viene taciuta, per paura di comprendere la sofferenza.
Perché, come dall'alba dei tempi, è il dolore a evolvere le specie.
Esso, però, è sepolto sotto un gigantesco strato di ipocrisia, per cui la strada per la felicità segue regole primordiali ma si trova in un contesto incoerente e con valori fantocci.
Quando arriveremo al punto in cui non saremo più soddisfatti, capiremo lo sbaglio che ci circonda.
Allora gli infelici trionferanno, e percorreranno la via per il futuro da cui vengo. Dotati di una coscienza e conoscenza superiori, porteranno la giustizia in un mondo sbagliato, e libereranno le nostre anime dal dolore.