L’incurabile e miserabile essenza di una stronza
Quella che nei miei momenti di sconforto, anziché supportarmi voleva convincermi a lasciar perdere le mie aspirazioni in virtù di lavori ipoteticamente più remunerativi (prima lo scattino di notte nei locali, poi il b&b) per farsi sistemare, per il proprio tornaconto, la propria egoistica felicità. In barba ai sacrifici che ho fatto per costruire quello che ho oggi.
Quella che voleva costringermi a restare a scrivere per un essere immondo per vivere il suo sogno a mie spese, soprattutto emotive.
Quella che, in quei rari momenti in cui metteva qualcosa da parte, mi rinfacciava di guadagnare più di me. Che per colpa mia non si poteva andare a convivere.
Quella che mi chiamava venti volte al giorno urlandomi contro senza motivo, facendomi pentire di aver osato trascorrere 2 fottuti giorni fuori, con il fidanzato di mia sorella.
Quella che non era in grado di svolgere il proprio lavoro di webwriter, e dovevo scrivere io al suo posto, venendo persino criticato aspramente. Nemmeno in grado di compilarsi le fatture da sola, dovevo farle sempre io.
Quella che ogni cosa era un assillo continuo senza alcuna possibilità di dialogo, una forma di quotidiana tortura, nel gioco della poverina bisognosa, facendo leva sul mio senso di colpa, nel non fare abbastanza per lei.
Quella che non ascoltava mai i miei reali bisogni emotivi, che anziché darmi respiro e migliorarsi, continuava a rimproverarmi se ormai provavo disagio e disturbo perfino nel baciarla. L’unica cosa che contava era assillarmi per ogni suo capriccio, usandomi ogni giorno, nell’oblio perenne dei miei bisogni e dei miei spazi vitali.
Quella che mi ha spremuto come un limone, a sostituire il padre che non ha avuto, la madre abusiva che addenta le sue carni.
Quella che, dopo un mio sprazzo di vita, scoprendo nuove cose e persone, continuava a tenermi giù nelle sue irrimediabili miserie e castrazioni, contrazioni psico muscolari. Non poteva accettare il mio guardare avanti, la voglia di un'altra persona nella mia vita.
Quella che negli anni mi ha isolato da chiunque, ma che si è tenuta ben stretta la sua cerchia di amichetti. Non contenta, ha persino ricamato su fatti e persone attorno a me, mettendo parole in bocca a mia madre e tentando di portare mia sorella dalla sua parte. Ridotto a essere chiuso in me stesso, senza parlarne con nessuno, per anni.
Quella che parla male di me in maniera sottile, facendomi terra bruciata intorno, dicendo quanto mi ami ancora nonostante io sia praticamente una persona di merda, che in fondo sono buono e non può farci niente.
Quella che, in barba a ogni forma di rispetto per se stessa e per me, insisteva nel tirare avanti un morto che cammina, noi due. Usando sempre e comunque l'arma della damigella in pericolo, che da un momento all'altro può cadere e morire. Una vita senza dignità.
Quella che per gelosia mi ha messo le mani addosso tre volte, pazzoide violenta. Impossible alcun dialogo.
Quella che non si è mai voluta migliorare, nelle piccole e nelle grandi cose.
Quella che preferisce vivere in una palude di fango e lacrime, nella paura di restare sola, incapace di guardare avanti, al di fuori del miserabile cerchio di ignoranza di cui si circonda. Il confortevole far nulla.
Quella che, non contenta del mio isolamento da lei pianificato, ha portato via il mio migliore amico, rivelatosi un passivo della vita senza dignità e spina dorsale, quindi un Giuda. Mio successore non solo per la prevedibile ripicca a spese della propria felicità, ma scelto anche perché disperatamente miserabile e per questo meglio manipolabile da lei. Il gesto di mettere una pezza alla propria vita spezzata, moltiplicando la miseria per due, ma senza di me, stavolta.
Quella che la “notizia” me l’ha rivelata al matrimonio di un’amica comune, con tutti e tre tra gli invitati e con decine di “amici” comuni presenti. Fu lei a farsi avanti, con lui passivo e silenzioso per la vergogna, manco le palle di dirmelo in faccia, semplicemente scomparso dal mio radar da mesi e mesi, avevo già capito tutto. Con lei che mi diceva di quanto lui facesse schifo (anche a letto), tentando (invano) anche di baciarmi per riavermi a spese del suo cagnolino, lurida puttanella da due soldi.
Quella che ci prova sempre a ricontattarmi, ma il mio cazzo non lo succhierà mai più.
Quella che mi ha reso una persona peggiore, rabbiosa e triste. Ma solo finché gliel'ho lasciato fare, per ben quindici anni.