Già non attendere’ io tua dimanda…

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@cicciuzza
Già non attendere’ io tua dimanda…
Che poi, alla fine, l'unica cosa che conta davvero è riuscire a guardarsi allo specchio la sera senza avere il voltastomaco per i compromessi che hai dovuto accettare durante il giorno.
ἔγω δὲ φίλημμ᾽ ἀβροσύναν
Io amo la delicatezza
Saffo, fr.32
Ci sono sere che ti fanno pensare a quanto bella sia la vita. Poi il giorno porta i suoi dubbi...
justhewayouare
Quando succederà, non potranno neanche dire: "Era una così brava persona, salutava sempre".
"....La costituzione, vedete, è l'affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma è l'affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va a fondo, va a fondo per tutti questo bastimento. È la carta della propria libertà, la carta per ciascuno di noi della propria dignità di uomo. Io mi ricordo le prime elezioni dopo la caduta del fascismo, il 2 giugno 1946, questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto le libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori- il caos, la guerra civile, le lotte le guerre, gli incendi. Ricordo - io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui- queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni, disciplinata e lieta perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, del nostro paese, della nostra patria, della nostra terra, disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi, voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto- questa è una delle gioie della vita- rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto, nei limiti dell'Italia e nel mondo. Ora vedete - io ho poco altro da dirvi -, in questa costituzione, di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato. Tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati in questi articoli.
E a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo nell'art. 2, "l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale" o quando leggo, nell'art. 11, "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli"', la patria italiana in mezzo alle alte patrie, dico: ma questo è Mazzini; o quando io leggo, nell'art. 8, "tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge", ma questo è Cavour; quando io leggo, nell'art. 5, "la Repubblica una e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali"', ma questo è Cattaneo; o quando, nell'art.52, io leggo, a proposito delle forze armate, "l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica" esercito di popolo, ma questo è Garibaldi; e quando leggo, all'art. 27, "non è ammessa la pena di morte", ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria. Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti.
Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate li, o giovani, col pensiero perché li è nata la nostra costituzione."
• Tratto dal meraviglioso discorso di Piero Calamandrei, Società Umanitaria 26 gennaio 1955
Cattivi di nascita
In generale gli uomini sono nati cattivi; senza l’educazione, i buoni sarebbero pochi; e persino con l’aiuto di questa i cattivi sono sempre più numerosi dei buoni. Questo è il vizio della conformazione umana. Solo l’educazione, dunque, ha migliorato il carattere umano, modificandolo a vantaggio e profitto degli uomini; essa li ha caricati, come un orologio, sul tono che poteva servire, al grado più utile. Questa è l’origine della virtù: il bene pubblico ne è la fonte.
J. Offrey de Lamettrie, L'uomo macchina e altri scritti [1748], Milano, Feltrinelli, 1973 [trad. G. Preti]
Quando si discute di etica non è quasi mai veramente di etica che si parla
Falsi maestri di etica sono coloro che amano (o godono nel) caricare sulle spalle degli altri pesi insopportabili, che essi non sfiorano nemmeno con un dito. Come recita un noto versetto dei vangeli.
In realtà, questi accaniti difensori dela morale e della legge desiderano o sperano che qualcuno soffra, o almeno che qualcuno soffra più di loro.
Alla fine occorrerebbe riconoscere che ciò che li muove è il disorezzo per gli individui umani e soprattutto la paura della libertà.
Non è un caso, del resto, se tutti i despoti o aspiranti tali, del passato o del presente, si mascherano sempre da difensori di valori e di precetti etici. Mentre in effetti stanno solo tentando di occupare il posto dei valori e ddegli ideali; e magari anche il posto di Dio.
Un identikit del "Falso Maestro"?
Possiamo riassumere i suoi tratti:
L'ossessione del controllo. Il faiso maestro non cerca il bene, ma il controllo.
L'Ipocrisia del Plus-Carico. Come si è già detto, ama imporre agli altri pesi che non sfiora nemmeno con un dito.
Il Sadismo Morale: Gode quando vede l'altro schiacciato dal senso di colpa.
L'Estetismo della Sventura. Non sa ballare né piangere con gli altri; vive di "apocalissi" quotidiane.
Il Linguaggio Assolutistico. Linguaggio come arma. Linguaggio come Brand, Usa solo maiuscole e termini irrevocabili e non negoziabili. Lo snaturamento e la morte della Parola autentica,
Chi ci libererà da costoro?
La domanda "Chi ci libererà?" può sembrare una provocazione.
Certo, se questi "inquisitori" si nutrono della nostra sottomissione al loro giudizio, la liberazione non può venire da un altro "capo", ma da un cambiamento di postura, collettivo e individuale.
Ci libereranno, o almeno ci sosterranno nel cammino:
* L'ironia e il Sorriso: Nulla smonta un tiranno o un "Savonarola" più di una risata che riconosce la comune fragilità umana. Certi maestri sono costituzionalmente incapaci di ridere di se stessi.
* La Bellezza del "Particolare": Contro le parole scagliate come macigni e le "Maiuscole" urlate, ci libera il recupero delle storie minime, della cura per il dettaglio, del gesto gentile che non fa rumore.
* Il Coraggio della Libertà: Chi smette di cercare la convalida dei "pedanti" diventa improvvisamente invisibile al loro potere. La libertà consapevole degli altri è ciò che spaventa il despota; ne abbiamo una continua prova in questi ultimi tempi. Esercitarla e pretenderla è l'atto di ribellione supremo.
* Il Passaggio dal "Dover Essere" al "Comprendere": Sostituire il dito puntato con lo sguardo che cerca di capire la complessità del mondo, senza la fretta di dividere il grano dalla zizzania.
Infine, la"Visione" contro la "Sentenza"
Sembra davvero, questa, una questione cruciale: la mancanza di una bella storia, da raccontere.
I falsi maestri sanno solo distruggere o mettere in guardia. La vera etica, invece, è generativa: non ci dice solo cosa non fare, ma ci offre un orizzonte verso cui valga la pena incamminarsi.
Sì, l'etica autentica "non è la descrizione di ciò che siamo, ma l'immaginazione di ciò che potremmo diventare insieme."
Source: Quando si discute di etica non è quasi mai veramente di etica che si parla
Le bugie sono inventate dagli invidiosi, ripetute dai pettegoli, credute dagli idioti.
Anche se il timore avrà sempre più argomenti, tu scegli la speranza.
Lucio Anneo Seneca
Come sono le persone serie?
• Le persone serie sono prima di tutto immorali. • Le persone serie sono in secondo luogo estremistiche. • Le persone serie sono in terzo luogo teppistiche. • Le persone serie sono in quarto luogo falsamente pratiche. • Le persone serie sono in quinto luogo falsamente idealistiche. • Le persone serie sono in sesto luogo ottuse. • Le persone serie sono in settimo luogo adulatrici. • Le persone serie sono in ottavo luogo razziste. • Le persone serie sono in nono luogo sessuofobe. • Le persone serie in decimo luogo (e questo è l'unico punto parzialmente a loro vantaggio) sono prive di spirito.
P. P. Pasolini, Lettere luterane [1976], l'Unità/Einaudi, 1991
Always.
C'è il silenzio del tacere: breve, provvisorio e comunque pettegolo. Ma c'è anche il silenzio primordiale: quello che precede l'uomo, i segni e la parola. Quello sì che è tremendo, universale, trascendente.
There’s the silence of not saying: a short, temporary one that’s still petty, all in all. Yet there’s also a primeval silence: one preceding man, signs and words. That’s a truly terrible, universal and transcendent one.
Ringrazio tutti coloro che non amo perché non mi fanno venire il mal di testa, non mi fanno scrivere lunghe lettere, non agitano i miei sogni, non li attendo con ansia, non leggo i loro oroscopi sul giornale, non compongo il loro numero di telefono, non li penso. Li ringrazio molto, non mi mettono in subbuglio la vita.
Dunya Mikhail
“I live in intensity.”
— Virginia Woolf, from a diary entry featured in “A Writer’s Diary,” publ. c. 1953