âLa velocitaĚ assolutaâ da unâintervista a Paul Virilio
Parigi, European IT Forum, 5 settembre 1995
1. La velocitaĚ assoluta delle telecomunicazioni multimediali e il relativo sopravvento del tempo reale comporta un trauma.
2. La tecnica di miniaturizzazione permetteraĚ in futuro l'integrazione della tecnologia nel corpo umano.
3. Le reti elettroniche ci forniscono una nuova ottica mediata della realtaĚ.
4. Il denaro si eĚ smaterializzato fino al punto di diventare pura informazione.
5. La materia ha acquisito una terza dimensione, oltre a quelle della massa e dell'energia: l'informazione.
6. L'utilizzo della memoria elettronica dei computer puoĚ portare alla perdita della memoria dei libri, come questa a sua volta provocoĚ la perdita della memoria orale.
7. L'utilizzo delle reti telematiche comporta l'inerzia motoria e la perdita dell'esperienza del viaggio.
8. Le cittaĚ settecentesche con i loro spazi pubblici vengono ora sostituite dalla cittaĚ virtuale.
9. L'informazione, la terza forma della materia, eĚ quella che conta di piuĚ economicamente.
10. Virilio non si considera un pessimista, ma pensa che un approccio critico alle nuove tecnologie sia necessario per garantire il progresso.
11. Il voto elettronico eĚ una minaccia per la democrazia, che richiede una riflessione comune, non solitaria, ma solidale.
12. L'Italia eĚ all'avanguardia nel campo della rappresentazione.
13. Con l'utilizzo delle reti telematiche stiamo andando incontro al caos totale di una societaĚ disintegrata.
14. Il culto della tecnica porta ad una pericolosa forma dell'integralismo tecnologico.
15. Le autostrade elettroniche si dovrebbero chiamare supermercati elettronici e sono delle vie di colonizzazione culturale.
Lei ha parlato, a proposito delle nuove tecnologie della comunicazione, di trauma della nascita.
SiĚ, percheĚ le comunicazioni hanno cominciato a usare la velocitaĚ limite. Tutte le societaĚ antiche avevano sviluppato delle velocitaĚ relative. Anche la rivoluzione dei trasporti nel XIX secolo eĚ evidentemente legata alla velocitaĚ relativa del treno, dell'aereo, e, in seguito, dei mezzi di trasporto supersonici. La rivoluzione delle trasmissioni, delle telecomunicazioni, usa, generalmente parlando, la velocitaĚ assoluta, cioeĚ la velocitaĚ delle onde elettromagnetiche. Era giaĚ avvenuto con la radio e con il telefono, ma ormai avviene anche con la tele-audizione, con la televisione e con la tele-azione o interattivitaĚ. Ora l'interattivitaĚ eĚ, in un certo senso, la nascita di un mondo unificato, di un mondo unico. Unito da che cosa? Dal tempo reale, dall'immediatezza, dall'ubiquitaĚ, dall'istantaneitaĚ. Viviamo dunque un tempo ineguagliabile, un tempo mondiale, che non trova equivalenti nel passato, se non nel tempo astronomico. Tutta la storia delle societaĚ si fa nei tempi locali, di un paese, di una regione. La storia di domani, la storia che oggi comincia, si fa in un tempo unico, il tempo mondiale, il tempo dell'immediatezza, quello che si chiama âliveâ, âtempo realeâ. Questo comporta un trauma, a mio avviso. Il tempo reale, il tempo mondiale ha il sopravvento sullo spazio reale, sullo spazio tempo locale, sullo spazio-tempo della storia.
Fino ad oggi gli uomini hanno creato strumenti come protesi degli organi umani. Oggi stiamo creando strumenti che sono protesi del cervello: i calcolatori, le reti telematiche. Che cosa significa?
Significa che si prepara la terza rivoluzione. Le tre grandi rivoluzioni tecnologiche sono: la rivoluzione dei trasporti con la rivoluzione industriale che l'ha determinata; poi la rivoluzione delle trasmissioni, di cui ho giaĚ detto, cioeĚ la rivoluzione della comunicazione immediata, delle tele- tecnologie, eccetera; si prepara adesso, con le nuove tecnologie, la rivoluzione dei trapianti, cioeĚ la possibilitaĚ per le micro-tecnologie di investire il corpo dell'uomo e non piuĚ soltanto, come al tempo della locomotiva, di sistemare il territorio con ferrovie, autostrade, aeroporti, canali, acquedotti. Allora la tecnica si era impiantata sul corpo della terra, aveva trasformato la cittaĚ. Adesso con la miniaturizzazione delle tecnologie, con quelle che si chiamano micro-macchine o micro-tecnologie, l'innesto di stimolatori della vita, della memoria, della percezione eĚ ormai possibile. Si assiste a un processo di fagocitazione della tecnica. La tecnica si introduce nel vivente: eĚ in un certo modo realizzato il sogno futurista di Marinetti: l'uomo si alimenta di tecnica, non soltanto di chimica, come chimica degli alimenti, ma di tecnica delle micro-macchine. Marvin Minsky propone degli stimolatori della memoria, una memoria supplementare, che si potrebbe innestare sul corpo e che ha, come modello, un oggetto giaĚ esistente, che eĚ lo stimolatore cardiaco. Recentemente due gemelle hanno subito, all'etaĚ di due mesi, l'innesto di uno stimolatore cardiaco. In altri termini, a partire dal secondo mese, queste due bambine vivono a un ritmo tecnico, con un ritmo cardiaco tecnicamente predeterminato. Vediamo qui l'immagine dell'uomo di domani: la fusione-confusione del meccanico e del vivente. L'uomo macchina eĚ effettivamente possibile.
Ma quali sono le conseguenze della separazione, della frattura nella percezione, nel contatto, nello sguardo tra gli uomini e il contatto virtuale nelle reti telematiche?
Eâ l'apparizione di una nuova ottica e di una nuova prospettiva. Ricordo che ci sono due prospettive e due ottiche all'opera nella storia: la prima ottica eĚ quella dell'occhiale di Galileo, eĚ l'ottica geometrica, l'ottica dei raggi del sole, e questa ottica ha dato luogo a una prospettiva dello spazio reale, attraverso gli studi di prospettiva del Quattrocento. Ma quella di cui ci serviamo oggi eĚ un'ottica ondulatoria, non piuĚ l'ottica della materia, delle lenti, l'ottica dello spazio reale, del vetro, legata alla trasparenza dell'aria, dell'acqua, ma l'ottica del tempo reale, cioeĚ l'ottica delle onde. In un certo senso la televisione appartiene a un'ottica ondulatoria. CioĚ vuol dire che la tele-sorveglianza puoĚ sostituire l'apertura di una finestra. Invece di vedere attraverso il vetro di una finestra, in questo caso vedo attraverso uno schermo l'immagine restituita dalla telecamera. Eâ noto che l'invenzione della prospettiva eĚ l'invenzione di una cittaĚ nuova, della cittaĚ europea. L'apparizione di un'ottica ondulatoria, la prospettiva del tempo reale, la trasmissione di un segnale che non eĚ piuĚ del raggio solare, ma della radiazione elettromagnetica, eĚ l'apparizione di una prospettiva del tempo reale e quindi di un diverso rapporto con il mondo e di un diverso rapporto con la cittaĚ. Eâ a mio avviso un evento notevole. Ci sono ormai due luci: la luce diretta del sole e dell'elettricitaĚ, con cui si illumina, e la luce indiretta della emissione-recezione istantanea di un segnale di tele-sorveglianza. Eâ, a mio avviso, un evento importante. Due luci, due trasparenze: la trasparenza diretta di un materiale, dei miei occhiali, per esempio, la trasparenza dell'aria, e la trasparenza indiretta della tele-sorveglianza, del video, e quindi un evidente raddoppiamento della realtaĚ: una realtaĚ immediata e una realtaĚ mediatica. Questo eĚ un evento veramente importante.
Eâ un poâ come la storia del mercato: in origine il mercato era un luogo dove le persone si guardavano in faccia. Nel mercato capitalista non esiste piuĚ denaro realeâŚ.
Si assiste a un smaterializzazione del denaro, che fa parte di cioĚ che ho chiamato âestetica della sparizioneâ. Se si prende il referente monetario, all'origine sicuramente eĚ il sale, sono le perle, per restare nel mondo primitivo. Subito dopo vengono la moneta d'oro, la moneta d'argento. Il sale, le perle, la moneta d'oro, il luigi d'oro, eccetera, sono qualcosa di assai materiale. Poi vengono la cambiale, l'assegno, e oggi c'eĚ la carta di credito, che funziona in base a un impulso elettro- magnetico. Questo eĚ il processo di smaterializzazione della moneta. La moneta eĚ passata dalla ricchezza di un materiale raro - l'oro, i diamanti - a un impulso elettro-magnetico, a una informazione. Ormai il denaro non eĚ che informazione.
La conoscenza, il sapere non sono soltanto informazione, ma valore, buon gusto, educazione, quello che i Greci chiamavano âpaideia â e i tedeschi âBildungâ. Ma nei calcolatori, nelle banche-dati troviamo soltanto informazione. Che cosa vuol dire? Eâ la fine dell'idea di educazione?
Si puoĚ dire, per dare un'immagine della cosa, che il computer eĚ un sintetizzatore di informazione, come certi pianoforti sono sintetizzatori di musica. Quando si ascolta un violoncello, suonato da un vero violoncellista, per esempio, eĚ straordinario. Quando si ascolta un sintetizzatore di violoncello eĚ molto diverso. In un certo senso il computer eĚ un sintetizzatore di informazione, non eĚ informazione nel senso dell'evento, ma la sua riduzione a un segnale, a un âbit â di informazione come si dice. Quindi, in un certo senso, l'informazione eĚ stata aritmetizzata, digitalizzata, e ha perduto il suo spessore. Ma credo che si possa andare ancora piuĚ in laĚ. Eâ curioso vedere che la materia nel passato era percepita sotto due aspetti. In primo luogo sotto l'aspetto della massa - massa, inerzia, pesantezza: l'architetto sa bene che cos'eĚ -, poi, nell'etaĚ moderna, sotto l'aspetto dell'energia. Ma ormai ha una terza dimensione: l'informazione. CioeĚ oggi la materia eĚ sempre massa, eĚ sempre energia, ma oltre a cioĚ eĚ informazione. Questo vuol dire che la materia ha ormai tre dimensioni e che la terza dimensione oggi pone dei problemi. Bisogna considerare la materia come informazione? Evidentemente siĚ: la pietra eĚ informazione. Ma questo approccio alla materia ci fa perdere, forse, il contatto fisico. Tuttavia eĚ un fatto che la materia ha tre dimensioni e che la terza dimensione eĚ l'informazione.
Lei non crede che la pletora di informazioni delle banche-dati possa far diminuire la capacitaĚ di giudizio delle persone?
Va da seĚ che la memoria morta del calcolatore rischia di provocare una perdita della memoria viva dell'uomo. L'accumulazione dell'informazione nelle banche-dati eĚ una forma di capitalizzazione dell'informazione, che puoĚ portare - credo che questo processo sia giaĚ cominciato - a una specie di atrofizzazione della memoria viva dell'uomo e all'oblio della tradizione. Ricordo che la memoria orale eĚ giaĚ scomparsa a profitto della memoria libresca. La perdita della memoria orale eĚ assai grave. Le societaĚ antiche e ancora la mia famiglia, i contadini della Bretagna, hanno una memoria orale che risale a parecchi secoli. Questa memoria eĚ stata praticamente abolita, non ne resta piuĚ nulla. Allora si puoĚ dire che la memoria orale eĚ scomparsa a profitto della memoria libresca. Ce ne sono prove da per tutto. Ora il passaggio dalla lettura dell'uomo alla lettura mediante la macchina di un software, di una banca-dati, rischia a sua volta di far perdere la memoria libresca, come si eĚ perduta la memoria orale. Dunque c'eĚ un rischio di oblio e la possibilitaĚ di una industrializzazione dell'oblio, come ho dettoâŚ.
Bisognerebbe parlare allora, invece che di interattivitaĚ, di passivitaĚ?
La passivitaĚ, l'inerzia, eĚ giaĚ un grosso problema. Il fatto di aver messo in opera, per la prima volta nella storia, su scala mondiale, la velocitaĚ assoluta, la velocitaĚ delle onde elettro-magnetiche, comporta infatti una inerzia. FaroĚ un esempio: l'uomo andava incontro all'evento o all'informazione spostandosi nel mondo, verso l'evento⌠Ma, poicheĚ ormai l'evento viene a lui, non ha piuĚ bisogno di spostarsi. L'arrivo dell'evento ha soppiantato la partenza e il viaggio. Eâ un fenomeno di inerzia. E, a mio avviso, questa inerzia del corpo del telespettatore o del teleattore, dell'uomo interattivo, rischia di fargli perdere la memoria del viaggio. Privato del viaggio, rischia di perdere la memoria delle acquisizioni che il viaggio rendeva possibili. FaroĚ un esempio chiarissimo. In Francia si dice: âI viaggi formano la gioventuĚâ. Eâ il mito di Ulisse. Ma quando non ci sono piuĚ viaggi, non c'eĚ piuĚ memoria, ci sono solo calcolatori. Dunque eĚ possibile una passivitaĚ davanti a questa immediatezza dell'informazione, della memoria morta del calcolatore, che minaccia di colpire in profonditaĚ la coscienza dell'uomo.
A partire dal XVIII secolo si apre lo spazio pubblico delle grandi cittaĚ dell'Occidente.
Adesso le automobili, i mezzi di comunicazione trasformano gli spazi pubblici in spazi
di comunicazione tra un luogo privato e un altro luogo privato. Siamo arrivati alla eliminazione dello spazio pubblico materiale e alla sua sostituzione con spazi privati telematici o telefonici. Quali sono le conseguenze di questo fatto?
Innanzi tutto una mutazione dell'urbanismo. L'urbanismo era effettivamente una messa in opera della localizzazione delle popolazioni nelle grandi cittaĚ e nei luoghi di produzione. Questo movimento si risolveva in una urbanizzazione dello spazio reale della geografia. Eâ un elemento fondamentale nella formazione dell'Europa. CioĚ che avviene adesso, con le telecomunicazioni, eĚ l'urbanizzazione del tempo reale, cioeĚ la costituzione di una cittaĚ virtuale, di una specie di iper-centro, che non sarebbe piuĚ una cosmopoli come Roma o Londra, dove c'era la capitale di uno stato, quindi di uno spazio reale, come l'Impero romano e l'Impero britannico, ma l'iper-centro del mondo. In un certo senso non si deve piuĚ parlare di âcosmopolis â, ma di âomnipolis â, la âcittaĚ delle cittaĚâ. Le telecomunicazioni favoriscono una prossimitaĚ temporale, che forma - lo si voglia o no - il centro assoluto del mondo. Quindi questa specie di cittaĚ virtuale delle telecomunicazioni eĚ il vero centro. Ma non eĚ piuĚ un centro geometrico e tutte le cittaĚ reali non sono che la periferia di questo iper-centro delle telecomunicazioni. Una specie di cittaĚ delle cittaĚ che non eĚ situata in nessun luogo, ma che sta da per tutto ed eĚ il luogo del potere.
Non c'eĚ un paradosso nel fatto che il capitalismo, che segna il trionfo del materialismo, stia diventando, di giorno in giorno, nell'economia, ma anche nella vita quotidiana, sempre piuĚ immateriale?
Eâ il grande problema della terza dimensione della materia: la massa non conta piuĚ, l'energia conta ancora, ma cioĚ che piuĚ conta eĚ l'informazione. Quello che abbiamo detto poco fa della demonetizzazione, della digitalizzazione delle borse, puoĚ essere trasposto anche nella vita e in tutte le forme dell'economia. Quindi eĚ stato toccato un limite del marxismo, si eĚ reso manifesto il limite di legittimitaĚ del pensiero marxista non soltanto col fallimento dell'Unione Sovietica, ma con l'avvento della societaĚ mondiale. Lenin diceva che il comunismo era il comunismo piuĚ l'elettricitaĚ. Io vorrei aggiungere: meno l'elettronica. L'elettronica non ha funzionato.
âil topo diventò lâunitĂ monetaria.âÂ
(epigrafe in Cosmopolis, Don DeLillo, 2003)
Lei eĚ considerato un pessimista di fronte a questi problemi. Quali sono realmente i prezzi che bisogna pagare per questi progressi?
Innanzi tutto non mi considero affatto un pessimista. Sono uno che ama la tecnica e non sono affatto contro la tecnica, come certi ecologisti. Semplicemente faccio una critica della tecnica. Non ci puoĚ essere, a mio avviso, avanzamento nel campo della tecnica, che mediante la critica. Non ci si puoĚ interessare a un oggetto tecnico, senza interessarsi alla sua negativitaĚ. Faccio sempre questo esempio: inventare la nave eĚ lo stesso che inventare il naufragio, inventare il treno eĚ inventare il deragliamento, inventare l'elettricitaĚ eĚ inventare la scossa. Ora l'invenzione delle telecomunicazioni, delle reti telematiche, di Internet, del âcyber-spazioâ eĚ anche l'invenzione di un incidente specifico, che non eĚ altrettanto appariscente dell'incidente ferroviario, che fa dei morti e crea disordine. C'eĚ una negativitaĚ, ed eĚ questa negativitaĚ che io indago, non per negare il progresso della tecnica, ma, al contrario, nel tentativo di superare questa situazione. Faccio un esempio: quando eĚ stata inventata la ferrovia, c'erano due tipi di ingegneri: gli ingegneri civili, quelli che facevano le strade ferrate, i binari ferroviari, i ponti e le gallerie, e gli ingegneri meccanici, che costruivano le locomotive. E la cosa funzionava, deragliamenti a parte. Un giorno, intorno al 1880, forse nel 1888, gli ingegneri europei - questa eĚ storia - si sono riuniti a Bruxelles - il luogo eĚ importante - e hanno detto: il vero problema non eĚ il progresso della macchina a vapore, della locomotiva, non eĚ lo straordinario progresso dei ponti metallici, l'apertura di gallerie, ma i troppi incidenti. Dunque bisognava impedire il moltiplicarsi degli incidenti. Fu inventata allora l'ingegneria del traffico. Il traffico eĚ diventato un problema a seĚ, problema immateriale, ma problema di fondo. Fu inventato allora il block-system , che impedisce il deragliamento, un sistema segnaletico, assai sofisticato, con torri di controllo, che dirigono il traffico, e il block-system ha reso possibile la sicurezza della rete ferroviaria. Ancora oggi col TGV, il block-system permette al TGV di andare sempre piuĚ veloce. Oggi nelle reti elettroniche bisogna individuare gli incidenti, i deragliamenti che, in questo caso, non sono materiali - bencheĚ talvolta la disoccupazione⌠C'eĚ bisogno di una comprensione della immaterialitaĚ della rete, ed eĚ il lavoro che io tento di fare. Tento di farlo percheĚ credo che sono tutti troppo impegnati - Bill Gates e gli altri - nella pubblicitaĚ di questi nuovi prodotti e nessuno si preoccupa della negativitaĚ, cioeĚ nessuno si preoccupa del progresso. Chi si preoccupa della negativitaĚ si preoccupa del progresso, cioeĚ della prevenzione dell'incidente. Adesso la possibilitaĚ di incidente eĚ mascherata per vendere i computer.
Naturalmente si pone anche un problema di democrazia, nel senso che la rete telematica rappresenta una sfida per la democrazia, per la partecipazione. Che cosa ci puoĚ dire a questo proposito?
Eâ un evento molto, molto grave, percheĚ la democrazia non eĚ solitaria, ma solidale. Con la democrazia catodica, che si chiama anche impropriamente democrazia diretta, si prepara una negazione della democrazia. La democrazia eĚ una riflessione in comune. Le esigenze di immediatezza che si fanno giaĚ strada attraverso i sondaggi, attraverso i tentativi di Ross Perot di referendum mediante carta magnetica in televisione, sono negazioni della democrazia. La democrazia ha bisogno di una riflessione in comune. La democrazia non mostra, ma dimostra. La televisione mostra: un siĚ o un no. E questa alternativa di siĚ/no eĚ antidemocratica. Dunque bisogna ritrovare la riflessione in comune, bisogna evitare che la democrazia sia un mero riflesso. Uso questo termine nel senso della psicologia. Una democrazia eĚ invece riflessione in comune, non riflesso solitario. In un certo senso il voto elettronico, che eĚ stato usato di recente in Francia, prepara un âauditelâ che saraĚ un âauditelâ nazionale, un âauditelâ democratico. E questo eĚ un fatto estremamente grave. Si capisce da seĚ che il successo di Berlusconi, dopo il fallimento di Ross Perot, in attesa di altri eventi, eĚ un evento storico. Eâ una storia all'italiana. Non eĚ durata molto, ma eĚ stato un evento importante, a mio avviso. Eâ stato, come ho detto in altre occasioni, un colpo di stato mediatico.
Non c'eĚ un paradosso nel fatto che il capitalismo, che segna il trionfo del materialismo, stia diventando, di giorno in giorno, nell'economia, ma anche nella vita quotidiana, sempre piuĚ immateriale?
L'Italia eĚ stata sempre all'avanguardia nel campo della rappresentazione in tutte le sue forme: nella prospettiva, nell'ottica, nel teatro, con il barocco, con il futurismo. L'Italia eĚ all'avanguardia in tutti i campi: nell'arte, nella cultura, nei costumi. Non lo dico per favoritismo, lo credo profondamente. Credo che l'Italia sia il paese di punta nel campo della rappresentazione. Parlo dell'Occidente, beninteso.
Sempre a proposito di reti telematiche: nelle reti non ci sono differenze temporali tra prima e dopo, tra interno ed esterno, soggetto ed oggetto. Che cosa significa?
Noi andiamo verso una situazione babelica, verso una confusione mondiale. Credo che il mito della torre di Babele sia un mito mediatico primario. La torre di Babele, per l'architetto, per il direttore della scuola di architettura, che io sono, o almeno ero, eĚ uno dei grandi miti della tecnica. Non ci sono molti miti della tecnica cosiĚ forti come la torre di Babele. La torre di Babele mette in opera la tecnica, l'architettura e l'informazione, il linguaggio - e la cittaĚ, percheĚ, devo ricordare che Babele eĚ una cittaĚ verticale, eĚ una torre. Dunque la situazione presente finiraĚ, o meglio giaĚ sta finendo in un caos, nell'inquinamento dell'informazione, nella mancanza di controllo, nella âderegulation â. Io penso che tutto questo saraĚ superato, ma, per ora, stiamo entrando nel caos, nella confusione babelica. Credo che ci sia un enorme lavoro da fare per tentare di conoscere questa situazione, con i suoi annessi e connessi. Per esempio, la fine del dentro e del fuori eĚ semplice disorientamento. L'uomo non sa piuĚ dov'eĚ. Certo eĚ nello spazio reale, eĚ âinâ, ma âdoveâ? Non eĚ piuĚ nellâ âhic et nuncâ non eĚ piuĚ âin situ â, l'essere non eĚ piuĚ âin situ,â , non eĚ piuĚ âhic et nunc â, eĚ qui e laĚ al tempo stesso. A questo punto comincia la confusione. Il vicino e il lontano si confondono. Faccio un esempio: la socialitaĚ eĚ basata sull'amore del prossimo. Oggi ci viene detto di amare il lontano come noi stessi. Non il lontano nel senso metaforico, ma colui che vediamo nel video, colui che non puzza, colui che non ci infastidisce. Assistiamo a una straordinaria inversione: il lontano la vince sul prossimo. Nelle nostre cittaĚ, le persone che appaiono nel video, che facciamo apparire con lo âzapping â, non ci scomodano, non ci disturbano, non fanno rumore, non puzzano, non vengono a bussare alla porta a mezzanotte. Al contrario il vicino, il prossimo, mi infastidisce, mi secca, mi disturba. Quindi siamo di fronte a una inversione: nel passato il prossimo era l'amico e il lontano il nemico, straniero e nemico , oggi eĚ l'inverso. Colui che bussa alla mia porta eĚ il nemico, mi infastidice, mi disturba. Eâ la solitudine dei grandi insiemi urbani. Al contrario, colui che appare sullo schermo eĚ sublimato percheĚ eĚ, in un certo senso, uno spettro, uno zombi, un'ombra fuggevole, che io posso controllare con il mio âzapping â. Eâ un segno notevole, questo, della rottura del legame sociale. Ricordo che una volta fare una cittaĚ era mettere insieme le persone percheĚ si incontrassero nellââagoraĚ â, nel foro, percheĚ entrassero in societaĚ. Oggi siamo di fronte a una disintegrazione.
Lei ha parlato contro coloro che parlano delle nuove tecnologie come di un qualcosa che potrebbe risolvere i problemi dell'umanitaĚ. Ha detto che si tratta di âintegralismo tecnologicoâ.
C'eĚ in questo momento effettivamente un grande problema: eĚ l'integralismo: integralismo cristiano, integralismo musulmano, integralismo ebreo. Eâ un grande problema. La guerra santa eĚ all'ordine del giorno perfino a Parigi con la âJiadâ. L'integralismo mistico del monoteismo, che eĚ un fatto pericolosissimo per la pace civile, si incontra in Algeria, ma anche nel Medio Oriente, e adesso anche in Francia, e si accompagna a un integralismo tecnologico, cioeĚ a un culto della tecnica, a un tecno-culto per un âdeus ex machinaâ. Non eĚ piuĚ il dio della trascendenza del monoteismo, e quindi dell'integralismo religioso, eĚ l'integralismo di un dio-macchina, capace di risolvere tutti i problemi. Io sono scandalizzato effettivamente da coloro che presentano le nuove tecnologie in una dimensione, direi, di fede quasi religiosa. Io dico: di fronte alla tecnica ci sono i taumaturghi e i drammaturghi. Taumaturghi sono quelli che gridano al miracolo percheĚ Bill Gates ha lanciato âWindow 95â o percheĚ âAppleâ ha prodotto un nuovo modello. Penso che tutto cioĚ sia grave, assai grave. Manca la distanza critica che bisognerebbe avere di fronte a qualsiasi oggetto tecnico. Eâ un tecno-culto, direi un âcyber-cultâ.
Si parla molto di autostrade elettroniche. Vorrei sapere se lei eĚ d'accordo o no con l'uso di questo termine.
Le autostrade elettroniche dovrebbero essere chiamate supermercati elettronici: sarebbe assai piuĚ chiaro. Si tratta di tele-acquisti. Eâ evidente: tele-acquisti di informazione, tele-acquisti di convivialitaĚ, tele-acquisti di immagini. Si tratta dunque complessivamente di tele-acquisti. Ma mi sembra interessante che si parli di autostrade, percheĚ le autostrade hanno una storia che gli italiani conoscono bene, che i tedeschi conoscono bene e che anch'io conosco bene. Sono le âautostradeâ e le âReich autobahn â, cioeĚ le vie strategiche fatte specialmente dal nazismo nella prospettiva della conquista, sono strade per la conquista. Ricordo che la Seconda Guerra Mondiale eĚ cominciata in direzione dell'Est, laĚ dove arrivava l'autostrada, la âReich autobah", verso la Polonia, verso Danzica, nel famoso âcorridoioâ di Danzica. Dunque, per continuare l'autostrada che andava verso la Polonia, si dichiaroĚ la guerra. Non si puoĚ dimenticare che l'autostrada fascista e la âReich autobahnâ nazista sono state le immagini della âconquistaâ, della grande conquista territoriale del âLebensraumâ, una specie di colonizzazione nel cuore dell'Europa. L'immagine mi sembra interessante sotto questo aspetto. Le autostrade dell'informazione sono, in un certo senso, delle âReich autobahnâ, cioeĚ vie di colonizzazione culturale. Io non dico che sia un male in seĚ comunicare su scala planetaria, ma il modo in cui si sta preparando questa possibilitaĚ eĚ il segno di un imperialismo della comunicazione che sta cominciando. Io sono sorpreso, sono assai sorpreso di vedere che tutto cioĚ che era stato propagandato da âAppleâ come la convivialitaĚ di piccole macchine, modeste e semplicissime, presentate come il risultato piuĚ sofisticato dell'elettronica e dell'informatica, eĚ stato spazzato via a profitto di una visione imperialista dell'autostrada elettronica e della multi-medialitaĚ. Eâ una concezione evidentemente fascista. Dunque il termine autostrada va benissimo. Non dispiaccia ad Al Gore, vice-presidente americano: egli ha scelto senza volerlo il termine piuĚ appropriato, ma in realtaĚ si tratta di supermercati.