Giorno per giorno ha compiuto 11 anni oggi!
h
AnasAbdin
Lint Roller? I Barely Know Her
No title available

tannertan36

ellievsbear

Love Begins
dirt enthusiast
No title available

No title available

Kaledo Art
Not today Justin
RMH
cherry valley forever

JBB: An Artblog!

pixel skylines
🪼

No title available
Misplaced Lens Cap
occasionally subtle
seen from United States
seen from United States
seen from Germany

seen from Australia
seen from United States

seen from United Kingdom

seen from United Kingdom

seen from United States

seen from Pakistan

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Türkiye

seen from Türkiye
seen from United States
seen from United States

seen from Australia

seen from United States

seen from France
@clearlyangrylove
Giorno per giorno ha compiuto 11 anni oggi!
NUOVA PALESTINA
Si’, certo, anche io ho condiviso questa mappa, e mi sembra sacrosanto!
C'è stato un tempo in cui abbiamo voluto credere e sperato che fosse possibile una convivenza tra Israele e Palestina, sono venuti degli artisti israeliani, hanno fatto un mosaico per la pace, ci hanno parlato dell’unico mare che univa i due popoli… ma poi i loro figli nell’esercito, e la sonata e’ cambiata… e noi abbiamo capito che non c'è in realtà possibilità di convivenza, che i due popoli-due stati e’ una favola bella, improponibile prima ma oramai inaccostabile adesso…
e allora che cosa proponi?
Ecco la cosa più giusta, la più ovvia sarebbe la eliminazione di Israele e dei sionisti.
Come si fa ad accettare un paese il cui primo ministro dichiara tranquillamente una cosa del tipo: “separare i bambini e uccidere tutti gli adulti, tutti sono colpevoli…
Qualunque persona civile dovrebbe alzarsi in piedi e chiedere la condanna e l’isolamento di questo assassino dal contesto umano, dato che simili affermazioni si configurano come dichiarazione evidente di genocidio.
Fino ad ora il mio mantra era Israele va fermato, ma ora invece credo che debba essere Israele va cancellato perché pericoloso per l’intero genere umano. E io non penso certo a deportazione o uccisione degli attuali cittadini di Israele, ma ad una eliminazione dello stato come entità sionista Il che vuol dire che in quel luogo, su quei territori dovrebbero poter rimanere le persone che li’ vivono e vogliono convivere alla pari con gli altri abitanti della zona.
In attesa della abolizione della forma stessa degli stati, intanto che ci organizziamo nel mondo intero per creare entità di condivisione e di aiuto reciproco, un primo passo intermedio potrebbe essere la rivendicazione di un unico stato, dal fiume al mare, con capitale Gerusalemme ed abitato dai palestinesi di qualunque religione e fede, o senza una fede precisa, salvaguardando i luoghi sacri di tutte le religioni, e la libertà di circolazione di scambi tra tutti gli abitanti di tutto il territorio, con una cura particolare a sostenere, curare riaccogliere coloro che fino ad ora sono stati offesi e feriti. Chiamiamola Nuova Palestina, se volete, certo il processo sarà lungo e difficile, ma questa e’ l’unica alternativa ad uno stato permanente di guerra e di oppressione.
La società civile di questo nuovo/antico stato dovrebbe organizzarsi non per la guerra, le guerre, la morte, ma per la vita, la ricostruzione, la ripulitura di ogni strada o cammino, la restituzione, la collaborazione e la condivisione.
Certo per alcuni si tratterebbe di restituire il maltolto, o di ripartire quasi da zero, ma credo che il gioco valga la candela, mentre coloro che non amano condivisione e incontro possono seguire l’esempio dei loro concittadini che in oltre un milione sono ritornati nei paesi di origine, cosa comoda e indolore avendo mantenuto la doppia cittadinanza, per sottrarsi ad un luogo di guerra permanente.
Lo stesso muro, le barriere, i chek points potrebbero fornire molto materiale da costruzione -ricostruzione diventando fonte di nuove energie e scambi, ovviamente rompendo la continuità aprendo cammini e scambi.
Certo nulla potrà far dimenticare le stragi ed i morti, ma in un clima diverso, diversa organizzazione, chiudendo carceri e bloccando i violenti si dovrebbero aprire le porte ad un nuovo domani in cui Palestina sia il nome di una terra, e non più il simbolo della violenza e della oppressione, dell’occupazione e del furto.
Utopia? Forse, ma non e’ più utopista che cancellare Gaza e farne una riviera balneare sui cadaveri dei palestinesi!
Almeno il mio e’ un progetto per la gente, per tutti.
E in questa notte triste, cerco un senso alla vita, cerco un senso alla guerra, alla speranza mille volte uccisa alle lotte che hanno accompagnato la nostra vita, le nostre giornate cercando di costruire un mondo migliore accogliente e possibile per tutti e vedo unsa sola possibile via forse di riscatto, o e' solamente il cammino che giustifica se stesso ma allora mi chiam fuori, mi dichiaro resistente a questo mondo di ferocia insensata, i popoli come merce di scambio peso inesistente sulla bilancia del potere.. e no, io boicotto io non ci sto, non accetto di vivere tranquillamente le mie poche giornate, lasciando che la montagna di cadaveri divenga sempre piu' alta e che sopra vi sventoli la bandiera invitta del dio denaro che tutto governa e regola. Se solo questo conta, allora io boicotto, i grandi marchi le grandi banche gli acquisti inutili e dannosi e persino boicotto il vostro Natale e mi riprendo una festa che sia di scambio, amore condivisione, e di piccoli passi insieme verso un altro mondo possbile con tutto il mio amore
10 anni oggi! ma non capisco se ha gia'pubblicato la
notizia!!!
Giorno per giorno ha compiuto 10 anni oggi!
APPELLO AI
Ho sempre valutato molto di più la capacita’ artigianale cercando di recuperare, non sprecare, non lasciare che le cose si distruggano per averne di nuove, e mi lascia perplessa la pretesa di modernità che si serve della tecnologia non per accompagnare la realizzazione di una idea, ma per mettere in campo nuovi prodotti, che necessariamente sono rielaborazione di prodotti precedenti, dalla mente umana, della sua fantasia, creatività, emozioni. Ora sembra che l’intelligenza artificiale sia il must, quella che ti consente di creare. o meglio di produrre sempre nuovi oggetti, nuove macchine, nuove abitazioni, o di distruggere il tutto se cosi’ viene sollecitata. E qui siamo arrivati ad un punto in cui il baratro si spalanca davanti a noi, ingoiando in questo momento soprattutto i palestinesi, ma già allargandosi al Libano, alla Siria, all’Iran.. già, tutti paesi altri, non occidentali, presunti paesi canaglia, mentre noi solidi e belli siamo protetti essendo dalla parte giusta del pianeta, quella che le guerre le fomenta, le suggerisce e le lascia combattere altrove, finché e´ possibile, ma che non può non vederle, proprio grazie alla tecnologia che consente anche ad un telefonino di documentare lo scempio. In effetti l’affanno con cui vengono fermati, uccisi o incarcerati i giornalisti e tutti gli operatori dei diritti umani che hanno osato resistere nella distruzione di Gaza indicano che forse questa e´ una falla, vissuta molto male dal sistema, anche se non sente molto e non percepisce dolore o critiche.
Questo e’ quanto sta avvenendo: affidandosi alla intelligenza artificiale, fatta di circuiti, di calcoli, di input, non ci sono le remore della coscienza a bloccare i programmi piu´ ambiziosi, e quindi si puo´ trovarsi di fronte alla distruzione di un popolo prodotta da programmi che non si interrogano se sia giusto, ma cercano solamente il modo più efficace per raggiungere il fine…
E allora io dico che l’unica soluzione, l’unica alternativa che abbiamo, se vogliamo ancora poter dire che Un altro mondo e’ possibile, sia quella di distruggere l’intelligenza artificiale, affidarci alla intelligenza umana, che ha i suoi limiti e le sue incapacità, ma proprio per questo e’ emendabile, si corregge, si salva, non appena sfugge alla trappola della logica dell’obbedienza e del dovere oltre il senso critico e la coscienza individuale. Certo i computer sono comodi, internet e’ una risorsa per connettersi nel mondo, e nessuno vorrebbe tornare all'età della pietra, per sfuggire ai rischi dell’oggi, ma ci sono limiti invalicabili che sono stati ampiamente superati , e quindi una distruzione di tutte le strutture piú avanzate di intelligenza artificiale potrebbe essere necessaria ora per riprendere in mano il cammino della conoscenza ed affidarlo alle persone, e non alle macchine, sofisticate, veloci e insensibili. Non che gli umani brillino ultimamente per la loro sensibilità, ma se a questo aggiungiamo degli strumenti obiettivi, che non hanno neppure una sfumatura di dubbio, e consentono l’efficienza della distruzione e del male, allora non ci sono molte vie di uscita, e presto davvero le macchine distruggeranno i viventi, per poi morire di inerzia, non so.
Quindi e’ con molta consapevolezza, accompagnata al dolore di assistere impotente allo scempio quotidiano, che invito tutti gli haker del mondo, quelli che hanno coscienza e consapevolezza della gravita’ della situazione, ad individuare tutte le falle, tutti i punti in cui il classico granello di sabbia potrebbe inceppare il meccanismo e infine a entrare nella intelligenza artificiale svuotandola di contenuto e rendendola inservibile in tutte le sue forme. Stavo pensando alla possibilità che il sistema si rivolti contro i suoi ideatori ed attuali padroni, ma questo non garantisce che cosa succederà domani, sarebbe solo un sollievo momentaneo, ma il vortice dell’abisso continuerebbe ad allargarsi ingoiando nuovi pezzi ed avvicinandosi sempre piu´ alla distruzione totale. Quindi quello che dobbiamo ottenere di inceppare stabilmente il sistema, bloccarlo, staccare la spina in modo che non possa riprendersi per molto tempo, lasciandoci quindi il tempo per mettere a segno contromisure drastiche che evitino il ripetersi di questi scenari. E allora popolo degli haker, la vostra competenza, la vostra sensibilità, la vostra responsabilità di esseri umani in questo momento viene messa alla prova, potete essere i salvatori del mondo! E potrebbe essere una lotta molto pericolosa, a cui potrebbero aggiungersi i lavoratori che si occupano di informatica e di intelligenza artificiale, rifiutandosi di lavorare a qualunque progetto di implementazione del sistema che possa in qualsiasi modo aprire la porta ad azioni di controllo e manipolazione delle persone. E tutti e tutte noi, ognuna e ognuno nel suo piccolo, possiamo ribellarci a tutte le misure gia proposte di generalizzare la raccolta di dati da sistemare bellamente sul telefonino, vuoi mettere la comodita’ di sapere la tua vita, i tuoi disturbi, iltuo gruppo sanguigno, e lasciare che tutto questo venga gestito da remoto, con qualcuno che ti dice che cosa comprare e cosa no, che cosa mangiare, che pillole prendere, e magari anche quando fare l’amore… Tutto molto comodo, molto alienante, le scelte per il tuo bene affidate aqd una macchina, e magari anche quelle per il tuo male, un pensiero negativo, un post fuori dalle linee guida, e ti trovi sotto processo, senza lavoro, a rischio di espulsione come e’ gia’ capitato… E se per qualcosa di simile ti ritirano il passaporto, ti vietano viaggi o spostamenti, o ti sottopongono a trattamenti sanitari contro la tua volonta’?, queste sono le prospettive immediate delle app che gia’ tutti abbiamo sul telefonino, app voraci, se ci caschi ad accettarne una, subito se ne aggiungono altre, per avere un profilo piu’ preciso, una indicazione piu’chiara, e intanto tutta la tua vita e i tuoi dati sono archiviati da intelligenza artificiale che li esamina, li collega, e li filtra schedandoti nella casella giusta, in cui sara’ facile trovarti quando si cercano i dissidenti, i sovversivi, quelli che non seguono il pensiero corrente.
A volte sembra che queste idee siano da complottisti che vedono ovunque il rischio, ma quanto sta avvenendo in Palestina e’ un allarme a cui dovremmo prestare molta attenzione, per fermare la distruzione la’, e anche per fermare il rischio che questo controllo pervasivo delle nostre vite si allarghi e divenga una gabbia mondiale.
Equinozio- e prima Luna Piena eclissi
L’equinozio di autunno arriva in un momento personale e generale davvero difficile, e ci lascia a chiederci se l’eclissi che ha accompagnato la luna piena dei giorni scorsi non fosse il segnale reale di qualcosa che si ferma, si nasconde, e prepara il buio che sta arrivando non solo come necessita’ di rientrare in noi e di farci carico del nostro buio, ma anche per affrontare i tempi duri che si preparano.
I governanti mondiali stanno facendo una grande fatica a contenere le aspirazioni più bellicose, e noi ci troviamo a doverci opporre senza strumenti, dopo che grazie alla fantomatica pandemia ci hanno isolati e divisi spingendoci a vedere nel vicino il pericolo, di contagio, di differenze, di rapina. Cosi’ abbiamo visto in questa estate che nonostante tutto la propensione a partecipare, a stare insieme e ad uscire e’ molto ridimensionata, come se si fosse tutti più stanchi, e meno disposti a muoversi, far tardi la sera, nonostante il caldo suggerisse davvero di godere della notte, comunque più fresca.
Copio e traduco dall’invito al circulo de sanacion de luna llena che ha mandato Tanya, per evitare di farmi condizionare dalla mia personale situazione, e cercare uno sguardo più’ sereno verso questo tempo:
“La Luna di settembre, luna dell’equilibrio e delle forze, Luna della raccolta, vicina all’equinozio di autunno. E’ il momento in cui si può raccogliere il mais, il riso o le zucche, e la luna si vede più’ grande e dorata nel firmamento a causa dell’angolo dell’ellissi rispetto all’orizzonte. In questa luna ci riconnettiamo con i diversi aspetti della nostra vita, per elaborare un primo bilancio dell’anno. E’ un ritorno simbolico che ci porti a considerare i nostri primi risultati. Osserviamo cio’ che abbiamo ricevuto di insegnamenti negli ultimi sei mesi e consideriamo obiettivamente i risultati E’ il momento di trovare equilibrio, e mettere alla prova la nostra ombra e la nostra luce. Questa luna ci spinge a lavorare egualmente sul nostro yin e il nostro yang. Far scendere il fuoco dell’estate e la intensità delle emozioni, e allo stesso tempo camminare alla rinascita e al rinnovarsi del se’...”
Questo messaggio ci riporta alla necessita’ di riconoscere il cammino fatto, analizzare i fatti cercando di comprenderne il senso per la nostra vita e di raggiungere un equilibrio tra noi stesse e quel che ci circonda, e tra aspirazioni, progetti e risultati ottenuti,.
In questi giorni c'è un equilibrio tra notte e giorno, tra luce e buio, e mentre vengono sempre più in evidenza i nodi di questo tempo difficile, la notte non sembra offrire riparo e silenzio. Tutto puo’ esplodere, tutto può crollare in un momento cambiando radicalmente le nostre prospettive, eppure io credo che solo coltivando la speranza lucida, la capacita’ di trovare i punti di resistenza, di creare nodi e incontri e di immaginare un futuro possiamo riuscire a sopravvivere alla notte.
Ho letto analisi in questi giorni che parlano del rischio globale, di ritorno all'età della pietra, e qualcuno suggeriva che forse l’unica salvezza sta nel creare piccole isole di resistenza, di speranza, in cui ritorni alla terra e alla natura, ma senza rinunciare alle conoscenze ed ai possibili strumenti per sopravvivere. Certo bisogna sapere che ci sono cose necessarie da insegnare anche ai piu’ giovani, dato che il rischio che gli esploda in faccia un telefono forse li distrarrà dalla osservazione continua e li farà uscire dalla bolla mediatica. Stiamo vivendo in un mondo assurdo, che consuma se stesso e dimentica il valore di tutte le vite, ma riduce tutto a merce, magari di bassa qualità, manipolabile, manipolata e alterata, che appunto puo’ esploderci in mano. L’unica salvezza, io credo sia ripartire dalla vita quotidiana, dalle competenze necessarie per vivere, banalmente saper lavare i piatti o la roba, cucinare, cucire, ma anche costruire un mobile o un utensile, cambiare una presa, farsi un piccolo generatore di corrente o un raccoglitore di acqua, e un filtro, per uscire dalla dipendenza assoluta dal mercato. Qualcuno sta facendo esperimenti vari di sopravvivenza, magari con una vacanza su un’isola, o una stagione di scuola camminando per tutto il paese invece che seduti sui banchi, e forse a questo modo avrai occasione di sperimentare e scoprire tante cose che le corse in macchina da un luogo all’altro da un compito ad un altro ti hanno impedito di scoprire. Prendersi tempo, quando sembra che il tempo non ci sia, che ci sfugga il controllo delle nostre vite, penso che voglia dire sottrarsi ai tempi imposti da fuori, osare la propria vita e un’altra quotidianità.
Non so, anche la mia personale esistenza si e’ messa in discussione questa estate, con la telefonata notturna che mi ha detto che Mario era morto. Faccio ancora fatica a scriverlo e parlarne, ma il fatto e’ che al di la’ della volontà che tutto continuasse come prima, in primis la rassegna che voleva festeggiare i trenta anni di stelle cadenti, in realtà tutto e’ cambiato da subito, e’ cambiato il mio modo di percepire il mondo intorno e di progettare la mia vita, perché con tutte le mie, nostre affermazioni di indipendenza in realtà le nostre vite erano strettamente intrecciate. E ultimamente la fragilità di Mario mi aveva spinto ad assumermi un ruolo molto attivo anche nei suoi confronti. Ringraziando il cielo perché’ non abbiamo vissuto il progressivo deteriorarsi che in genere accompagna le malattie che portano alla morte, questo riconoscere la fragilità’ anche della mia supposta forza, quella decisione di continuare, per lui, ma anche per me, ha voluto dire uscire dal dolore intimo per aprirsi alle altre persone, accettare di farne un discorso pubblico, e riconoscendo il suo desiderio della foto finale con un grande cessate il fuoco dedicato a Gaza e alle sue vittime che lui voleva rappresentare con quelle macerie da cui dovevano uscire i corpi a ricordare la realtà della vita, e’ diventata la nostra rappresentazione di un dolore personale, una ferita che non cancella, ma rende più presenti le altre ferite che attraversano il mondo e la solidarietà non e’ solamente una cosa di testa, ma si nutre delle emozioni, del dolore che porta a comprendere e immedesimarsi in ben altri dolori, nella devastazione, nella morte continua… E l’urgenza del Cessate il fuoco diviene l’urgenza di aprirsi al futuro, di vedere possibili spiragli, di una vita diversa che non dimentica e non annulla quello che e’ successo, ma che puo’ ricominciare a fare progetti, a cercare piccole, forse solo parziali risposte per andare avanti sapendo che anche se tutto può crollare in ogni momento ci sarà sempre qualcuno che sopravvive, piange e piano piano emerge dalla durezza del dolore per affrontare la vita.
Forse il nostro compito oggi al di la di tutto e’ proprio quello di predisporre dei possibili argini, di preparare degli strumenti usabili e realizzabili anche nel disastro, e inventarsi altri modi di resistere, chiamarsi fuori, non essere complici ne conniventi.
Vi voglio bene, e vi mando un grande abbraccio e vi saluto con questa opera di Mario, presentata in questa forma al Roof Garden del Palazzo delle esposizioni nel settembre del 1996, quando c’era alla FAO l’incontro a cui avrebbe partecipato anche Fidel Castro. Credo che sia un modo di testimoniare che l’artista e’ vate e testimone del suo tempo, come recita il nostro statuto e come continuo a ripetere, perché già allora si rappresentava la rapina che voleva sequestrare tutto il cibo, la vita stessa.
Ma quel drago di legno si e’ distrutto a causa di una piccola tromba d’aria che l’ha fatto volare per poi schiantarlo a terra… spero che sia una metafora di quel che può succedere a ben altri draghi, e che tutti e tutte noi insieme riusciamo a produrre bastanti piccole rivoluzioni che cambino drasticamente la prospettiva
!Difficile riprendere a postare da un altro territorio! Siamo in Italia da un mese, ma i pc non gradiscono i cambiamenti. Resteremo comunque per l'estate, occupandoci innanzi tutto dei 30 anni di StelleCadenti, da quella prima rassegna nata con fantasia ed emozione , e amore per la sua terra, da una idea di Mario Palmieri, che voleva portare l'arte contemporanea negli spazi di vita delle persone, e fuori dai paludati centri riservati a chi 'disposto a visitare musei o gallerie d'arte. Noi volevamo dialogare col territorio, con gli spazi di un antico borgo in via di ristrutturazione, giocare con la sua storia e le grotte antiche inserite nel tessuto urbano. E l'abbiamo abitato tra case semidiroccate e altre in costruzione, le grotte etrusche, diveute in seguito in alcuni casi cantine o persino stalle.
Gli artisti hanno amato giocare con gli spazi, le ombre delle grotte e le luci che filtravano tra gli alberi, costruendo mondi fantastici o libri di terra, spargendo uova inizio e scrigno, denunciando e ponendosi in gioco come solo un artista puo' fare eessendo testimone e vate del suo tempo. ed ora siamo qui a 30 anni da quell'inizio, tutte e tutti piu' vecchi, con un borgo trasformato da ristrutturazioni ed a volte ferite, ma che riesce a conservare un suo fascino e scrive nuove pagine.
Per questa rassegna invitiamo coloro che hannofatto un tratto di strada con noi, od altri che con questo spirito vogliano interagire, a contattarci con le loro propost.
La mail dell'associazione e': [email protected] ed 'il mezzo migliore per metterci in contatto. A questo punto se siete interessate o interessati datevi anche una mossa, perche' gli spazi sono quello che sono e molti artisti gia' si sono fatti vivi ed hanno scelto una collocazione.
30 anni fa iniziava l'esperienza di Stelle Cadenti, e ora vogliamo festeggiare!
Associazione Stelle Cadenti, Bassano in Teverina. 80 likes · 7 talking about this. il sito: www.autistici.org/stellecadenti
E allora apriamo
una finestra d’amore
che lasci passare
l’aria, il sole, la vita
Apriamo i porti,
apriamo i cammini
accogliamo gli incontri
stringiamo le mani
e costruiamo insieme
oggi e ogni giorno
un cammino d’amore
d’amicizia, di incontri
apriamo i cuori, e le braccia
piantiamo alberi, seminiamo
nuovi cammini fioriti
perché il passo sia lieve,
e il riposo sereno.
Buonanotte, nonostante il dolore del mondo, e buon risveglio nel nuovo giorno che ribalti la storia e arrivi ad una giusta pace.
Una narrazione diversa
Tanti anni fa, almeno 40, mio fratello Carlo aveva iniziato con altri l’Archivio Disarmo.
Mi raccontò l’incontro con un alto ufficiale NATO, che aveva partecipato ad una simulazione di guerra con la Russia: secondo quella simulazione “noi” vincevamo, ma l’ Europa intera veniva distrutta. Pare che i capi di allora prendessero in esame la cosa con un certo interesse, dopo di che l’ufficiale in questione si era sottratto ed aveva aderito anche all’archivio disarmo.
Questo è un ricordo, qualcosa legato ai discorsi con mio fratello, che erano spesso incentrati sul comprendere la situazione in cui viviamo e cercare dei modi per arginare il disastro che vedevamo profilarsi, a contrasto con le speranze e la volontà dei popoli.
Quando ora leggo le dichiarazioni insane di belligeranti idioti che se la prendono con un artista per una foto con Putin o per un murales a Mariupol, e si dimenticano di quando loro parlavano tanto bene di Putin come statista efficiente, e gli piaceva, finché non è arrivato il contrordine compagni, mi chiedo se quella simulazione non fosse il preludio, lento, ma inesorabile, a qualcosa che ora ci stanno preparando. Stiamo pagando già tutti i giorni a causa di una guerra per procura in cui non siamo capaci nemmeno di sottrarci dal ridicolo di cancellare un balletto o di chiudere un corso su uno scrittore di fine ottocento, che di sicuro non ha nulla a che vedere con la situazione attuale . Ma già, ora accettiamo che vengano consegnate le liste dei “putiniani” d’Italia da silenziare. Sembra di essere in uno stupido videogioco violento, che ignora la realtà quotidiana, ma prosegue su cammini dissociati e ci lascia attoniti e con pochissimi spazi di manovra per riuscire a fermare il disastro.
Leggo in questi giorni che si stanno diffondendo negli USA racconti ed informazioni sul missile russo più veloce, impossibile da localizzare e fermare, e che dalle file dell’esercito vengono le voci più critiche ai venti di guerra: può essere che nemmeno quella simulazione catastrofica sia oggi attendibile, perché quest’ arma è non fermabile, non catturabile. Certo, potrebbero anche esserci errori di valutazione e sbavature, ma non mi pare sensato avviare una guerra sperando negli errori dell’altro!
Forse bisogna cambiare nel profondo stile e mentalità, bisogna cambiare di prospettiva, distruggere dentro di noi il colonialismo del pensiero che ci fa credere che gli altri popoli sono al nostro servizio,e se no a questo vanno piegati, e che il mondo “giusto” ha solamente il nostro volto.
C’è un lavoro preciso da fare, per decostruire il pensiero ed i punti di vista, e credo che dobbiamo sorvegliare anche le nostre parole, le nostre affermazioni, le cose che chiediamo, perché siamo in un momento davvero tragico, e ogni nostra rivendicazione di un diritto parziale può risolversi in una conferma dello status quo, del patriarcato e del colonialismo imperante.
Mi sembra evidente che dobbiamo procedere per momenti e per gradi, ma senza distrarci o lasciarci abbindolare. Dobbiamo cominciare a cercar di creare una narrazione diversa delle relazioni e della vita. Per esempio di fronte a governanti che ignorano il volere popolare e fanno quello che ritengono una volta saliti al potere, potremmo cominciare a parlare del “comandare domandando” zapatista, e di fronte alla indifferenza verso i morti a Gaza, mentre la mattanza continua, dovremmo cominciare a parlare di importanza di ogni vita umana, e del dovere di proteggere le persone e i bambini di ogni lato, cominciare a decostruire la narrazione per cui Israele comunque si deve difendere. Trump ha dichiarato che questa situazione va risolta, ok, lui intendeva dire che va bene la mattanza fino ad occupare Gaza ed espellere i palestinesi, però noi dovremmo proporre altre soluzioni, che non sono certamente i “due popoli due stati” impraticabile sul terreno e sempre forirera di conflitto con uno stato che ocucpa un territorio non suo, ma di una visione di insieme di scambio e armonia, di riconoscimento e restituzione, di lavoro comune per trovare modi accettabili di pace vera. Già il fatto che mi senta in dovere di aggiungere un aggettivo a pace mi suona come un campanello d’allarme: oramai siamo ad un abuso delle parole per dire il contrario, e quindi bisogna ripulire persino le parole, darci precisione e certezze, non accettare i discorsi correnti senza decodificarli, ne accettare slogan al momento significativi, ma che possono rivelarsi distruttivi.
Uno di questi è il diritto di Israele a difendersi, che permette a qualcuno dei suoi di affermare che tutti i bambini sopra i 4 anni, tutti i palestinesi dai 4 anni in poi, sono complici di Hamas e quindi possono essere affamati, uccisi, distrutti… Ma Israele non ha nemmeno il diritto di esistere, se la sua esistenza è causa della distruzione della Palestina, è inaccettabile anche a molti ebrei non sionisti l’idea di uno stato di tipo religioso, ed essi rifiutano fermamente questa identificazione. Nessuno ha diritto di costituirsi sulle spalle e sulla casa degli altri popoli. Certo storicamente molti anche dei nostri attuali stati sono nati dalle guerre e dalla commistione di popoli, ma se noi rivendichiamo una civiltà più alta, più matura, dovremmo ora trovare altre soluzioni che non siano occupazione, esproprio distruzione, cancellazione.
E quindi, innanzi tutto ISRAELE VA FERMATO vanno aperti i varchi, gli aiuti devono entrare in modo sicuro, e poi, raggiunto un minimo di equilibrio, si può mettersi a lavorare per ricostruire un immaginario diverso, di libertà e di giustizia.
E non venitemi a dire che anche Hamas va fermato, perché Hamas è l’esito della occupazione, della reprssione e della violenza, e quindi l’unico modo di fermare Hamas è ridare vita e libertà ai palestinesi.
Aborto, ancora!
In francia si festeggia la decisione di mettere in costituzione l'aborto, e certo non è il massimo, in costituzione ci andrebbe la libertà personale, l'appartenere a se stessa e decidere della propria vita in ogni ambito e momento, però io credo che questa sia una tappa, decisiva, anche se sconcertante per alcuni, che ancora parlano di "strazio dell'aborto" dipena e offesa. Questo è il commento che ho scritto a uno di questi post:
C'è voluto tempo, c'è voluto forza, e anche studio, ascolto di tante voci, perchè l'aborto fosse solo un fatto della tua vita, mica una vergogna, una condanna, uno strazio, ma solo una cosa che succede quando fallisce il contraccettivo, quando le energie si intrecciano e si scontrano con altre storie della tua vita, Continuare a predicare che l'aborto è uno strazio . che è una colpa e una pena fa solamente male e conferma la volontà di sottomettere al potere di altri il corpo delle donne, e in altro modo anche gli altri corpi, di cui nessuno gliene importa niente, una volta nati, fatto il nostro dovere, li puoi affamare, bombardare, inquinare, annegare, ups, non erano del giusto rango, non erano del mondo bello! L'aborto è una decisione della donna, prima che una possibilità di bimbo si trasformi in realtà di un bimbo, invece le bombe, il mare o la fame sono scelte collettive degli esseri umani
Voglie di 8 marzo
Non ho voglia di piangere
e nemmeno di festeggiare
ho solamente voglia di pace
ho voglia di stringere un legame d'amore
con tutte le donne che oggi
non hanno tempo, non hanno voce
prese dalle necessità della vita
offesa e rubata in molti modi
ho voglia di abbracciare le ragazzine
che crescono tra emancipazione e abuso
guardate, giudicate, pesate, compresse
eppure forti e determinate
a affermare la loro realtà
ho voglia di ridere, ho voglia di cantare
insieme alle donne che hanno
preso in mano la loro vita e sanno
oltre ogni legge e costume
il valore di ogni momento,
prendendosi cura di sè, prima
libere di occuparsi del mondo.
Ho voglia che l'8 marzo
sia una data sul calendario
memoria di lotte e conquiste
memoria di vita vissuta
con amore e forza,
a costruire la vita.
La guerra uccide anche chi sta dalla parte del più forte
60 anni fa, quando io frequentavo la scuola di servizio sociale, ci formavamo studiando casi forniti dalle AAI, aiuti internazionali, e molti di essi riguardavano dei soldati (USA ovviamente) reduci delle guerre in giro per il mondo, con disturbi di emotività e di comportamernto, incapaci di guardare in faccia i propri figli, o di adattasrsi alla vita normale. Così mentre apprendevamo a relazionarci con persone altamente problematiche, a provare empatia per loro e restare lucide anche di fronte a disastri emotivi , apprendevamo anche i danni che fanno le guerre, a chi le subisce, ma anche a chi sta dalla parte del potere, e comprendevi come tutte le lotte che portarono poi alla fine della guerra in Vietnam fossero nate anche dai reduci distrutti dalla realtà della guerra.
Tutto questo mi è tornato alla mente nel leggere del giovane soldato statunitense che si è dato fuoco davanti all'ambasciata di Israele e che ha lasciato un video in cui spiega che fa parte dell' Air Force, e che non vuole più essere complice del genocidio palestinese...
Ecco vorrei sottolineare come distruggendo gli altri, si distruggono anche i propri figli, quegli uomini, e quelle donne che magari per un momento cadono anche nel gioco perverso dell'essere il più forte, l'oppressore, ma che al risveglio potrebbero trovarsi vittime di una sindrome tanto grave da non poter essere più gestibile. Meglio la morte che essere complici dell'orrore che ben si conosce non sembra accettabile, ma potranno mai trovare una strada per restare umani dopo aver compiuto stragi e agito l'oppressione? So bene che anche tra i soldati israeliani vi è un largo elenco di giovani suicidi, di sindrìme da stress posttraumatico e mancano gli psichiatri che se ne vogliano, e sappiano, occupare... questo è il risvolto tragico: distruggi gli altri, e distruggi anche i tuoi, non certo i capi, i comandanti, ma chi sta dietro le azioni, e ad un certo punto si rende conto...
Penso con molto dolore a questo giovane uomo che si è dato fuoco, e spero che altri non seguano il suo esempio, ma che si trasformino in attivisti. Vorrei che sappiano che sono amati, e che verranno sostenuti nelle loro scelte dalla volontà delle persone umane che intendono restare tali e sono disposte a fare la rivoluzione per uscirne fuori.
Il Freedom Theatre di Jenin di nuovo sotto attacco, ma questa volta la solidarietà internazionale si fa sentire
Della Storia del piccolo teatro, e poi del Teatro della Libertà ne parlavo tempo fa
:https://www.tumblr.com/edizionistellecadenti/168136545951/a-jenin-sognano-ancora-un-teatro-un-libro?source=share
Da allora il Teatro ha fatto molta strada, e ha vissuto le vicissitudini di essere un teatro in un paese occupato che intende cancellare la cultura e la identità dei palestinesi. Jenin è uno dei punti focali della repressione. È di pochi giorni fa la notizia della incursione violenta dell'esercito nella sede del teatro, che ha lasciato distruzione e violazione persino dei muri, a cui è seguito l'arresto violento di tre persone, il direttore artistico del teatro, Ahmed Tobasi, il produttore Mustafa Sheta, e un diplomato dei corsi del teatro Jamal Abu Joas.
Tobasi è poi stato rilasciato dopo poche ore, AbuJoas dopo una settimana di detenzione mentre Seta si è visto affibbiare sei mesi di detenzione amministrativa, quindi senza accuse o processo, ed ha potuto vedere solo per 10 minuti il suo avvocato, a sua volta convocato per rispondere a un tribunale militare.
Ma in questi anni il teatro si è fatto conoscere nel mondo, ed ha stabilito legami con altri teatri, che ora si stanno muovendo a sostegno del Teatro della Libertà.
Di seguito il link all'articolo originale : https://www.972mag.com/freedom-theatre-jenin-art-world-protests/
Solo questo per San Valentino!
E intanto si continua a morire
E intanto si continua a morire
senza remore ne freni
un uomo armato, magari per lavoro
spara alla moglie, alla fidanzata
alla sorella, o la madre di lei
spara, ammazza,
quello è il suo lavoro
e i problemi si risolvono così
chiunque cerchi di fermarti
è il colpevole e va eliminato
Suona strano questo ripetere
sul pianerottolo di casa
quel che in formato maggiore
fanno le grandi potenze
complici e cieche disposte
al genocidio, negandolo
o invitando sommessamente
ad ammazzare piano
per favore, non esagerate
non fatevi notare così tanto
non proclamate ai quattro venti
la volontà di sterminio
santo cielo, un po' di controllo!
E il messaggio che passa
ad ogni uomo armato, è che l arma
si usa, si spara, poi si pensa,
e forse a quel punto spari
anche a te, ...
Israele va fermato, ma
va fermata insieme
l'idea stessa del potere
di costringere e piegare
le volontà altrui . La punizione
la rappresaglia, le parole
tornano fuori dalla storia passata
e mai più diviene un vuoto
simbolo del nulla che oramai
ci travolge, e allora
CESSATE IL FUOCO
fermate le armi, disarmate le menti
a aprite infine i cuori
verso un cammino di giusta pace
rispetto e ascolto perchè
sia possibile ancora
pensare a un domani
un orizzonte sereno
buonanotte, basta guerre, basta fuoco, basta armi contro le vite, e buon risveglio in un mondo che voglia costruire cammini di pace
con Amore