Ce ne andremo nei parcheggi dei carrefour
Vicino casa mia c’è un Carrefour aperto 24/24 e succede che a volte io ci capiti la tarda sera o anche la notte, per dolci o alcol o la colazione della mattina dopo o tutto insieme (regolare).
Succede che ogni volta che vado trovi lì della gente molto pittoresca e anche grottesca, mai molesta, almeno fino adesso e però fanno quasi tutti parte, compresa io, di quella fascia di appartenenza mentale che può essere genericamente descritta come quella del disagio.
Il Carrefour aperto 24/24 da me ha anche un ampio parcheggio e una volta mi è successo in totale preda della fame chimica, di sostarci per un bel po’ a mangiare un pacco di gocciole appena acquistate lì, con un amico.
A me è successo una volta.
Ai ragazzi di qui succede spesso.
Nel parcheggio si creano gruppi di individui, gruppi di amici o di simili, gente che si incontra lì per caso o che si dà appuntamento lì per iniziare la serata, per finirla, molto spesso ragazzini anche adolescenti che ci si ritrovano proprio come luogo di movida.
Alla fine è un supermercato, quindi se ti porti i bicchieri un paio di cocktail costano meno che in un locale e te lo puoi portare fuori anche con la bottiglia tanto al parcheggio del carrefour chi è che ti viene a controllare, essendo poi un luogo che sta all’esterno della zona decoro e anche dalle zone densamente abitate è facile che nessuno ti dica niente nemmeno se ti fai una canna o una bella riga di coca sul cruscotto della macchina, chi cazzo ti dice niente.
Forse ci sono più posti da sedere nel parcheggio del carrefour che non intorno alla piazza principale dove al massimo se ti siedi su un gradino ti vengono a cacciare per bivacco.
Quindi vedi sti ragazzini che arrivano al carrefour con la bici e passano lì le serate, in parcheggi di supermercati aperti 24/24 solo perché è l’unico posto che riesce ad accoglierli senza chiedere nulla, senza però offrire nemmeno nulla di diverso che uno spazio certo e zero controlli.
Perché?
In centro c’è l’ordinanza del decoro, quella del bivacco, quella dell’inquinamento acustico, non ci sono panchine, i parchetti chiudono alle 18.30, in giro una birra non la puoi portare, la devi bere al chiuso o comunque prenderla in un locale e quindi spendere, se vivi con i tuoi difficilmente puoi invitare gente a casa e quindi che fai? Ti adatti e porti le tue necessità in altri luoghi e di solito gli altri luoghi che accolgono bisogni non primari, ma necessari come il tempo libero, la giovialità e la convivialità, il relax gratuito e perché no anche una canna in compagnia, oggi sono i posti più trascurati, meno tenuti in considerazione, più fuori dal giro “sicuro” e sotto controllo.
I ragazzini stanno nei parcheggi, nei vicoli bui sotto i porticati quando piove, seduti sui gradini dei posti in cui non vengono cacciati per troppo casino, quindi appartati ed esclusi.
Escono, io li vedo, non so quanto voi andiate in giro, ma escono, stanno in giro, ci sono, questa massa di adolescenti, pre adolescenti e post adolescenti escono, per carità fanno risuonar le casse con la loro trap che ho dovuto iniziare a conoscere e capire, sono molesti a modo loro come lo eravamo noi, più maleducati? Io direi più educati diversamente, del resto son figli nostri (non miei, ma).
Escono e hanno più libertà rispetto a qualsiasi generazione che li ha preceduti, i genitori lavorano, stanno coi nonni, i nonni lavorano, stanno da soli, è vero che passano del tempo su internet, ma non sono conoscitori dell’informatica come la nostra generazione, usano gli smartphone, usano i tablet, ma manco troppo, sono per il veloce, subito e immediato, usano instagram, quindi vanno in giro, stanno fuori di casa.
Ma posti per loro ne abbiamo? A parte il parcheggio del carrefour dico.
Voglio dire, noi intesi come genitori ed educatori delle generazioni successive, noi che abbiamo tanti buoni propositi e ambizioni e sappiamo cosa è giusto e cosa no, noi sappiamo se c’è qualcosa di meglio di un parcheggio del carrefour?
Nel posto in cui vivo, qualcosa ci sarebbe, un paio di cose a dire il vero: un parco in cui fare skate e roba del genere che però chiude come detto alle 18.00 (quindi non esiste) e un’associazione di giochi da tavolo che però non è aperta sempre ed è anche molto specifica come preferenza.
Non ci sono piazze accessibili, non ci sono luoghi di ritrovo e incontro generici tenuti bene e dedicati proprio ai “giovani”, non ci sono spazi creati apposta per questa nuova massa che ha necessità diverse, ha più tempo, più libertà, più stimoli mentali, si annoiano più facilmente, dovremmo dar loro la possibilità di fermarsi ed incontrarsi in posti accoglienti, adatti a loro che non siano le scuole o gli oratori (in cui non vanno più).
Faccio una digressione.
Chiamiamola Lo Scopo.
Quando lavoravo in un’altra azienda c’era un consulente che doveva sistemare delle procedure, processi e procedure se fatti bene tengono in piedi l’azienda.
La prima cosa che disse quando il proprietario avanzò la richiesta fu: Sì, ma qual è lo scopo?
Non importa se non sai come fare una cosa o se non sai in quanto tempo la farai, non importa se la strada non l’hai scelta, ma lo scopo qual è?
Qual è lo scopo di non mettere panchine nelle piazze? I barboni, ok, ma i cittadini? Lo scopo è di togliere anziché dare.
Qual è lo scopo di chiudere i parchi alle 18.00? Gli spacciatori. Ok, ma i cittadini? Non li abbiamo di nuovo nello scopo. Si decide di togliere anziché dare.
Qual è lo scopo di non far mangiare in giro per il centro o non far portare bicchieri di alcolici a spasso? Il decoro. Ok, ma i cittadini? Di nuovo siamo lì in quel piccolissimo momento in cui lo scopo va contro invece di andare verso.
Son stata in diversi posti in Spagna, è vero l’ultima volta fu il lontano 2007, ma spero sia rimasto luogo di botillon, in alcune città, tipo Oviedo, c’è proprio un posto dedicato, è una piazza in cui c’è questo grande ombrello, in centro, ci si sta anche col brutto tempo quindi, è frequentatissimo e la gente ci si incontra per bere, ogni cinque minuti passano a lavare.
Quindi te stai lì e mentre ti ubriachi come cristo comanda ti passa tra le gambe lo spazzino con l’acqua che sì ti tiene pulito il culo, ma insieme ti mantiene coi piedi per terra con le sue incursioni facendoti continuamente tornare alla realtà.
Poi lì c’è anche l’abitudine di vomitare e pisciare negli angoli delle strade, ma la città aveva vinto per anni consecutivi l’appellativo di Scopa D’oro, quindi non venitemi a dire che il decoro lo si fa vietando.
Il parcheggio del carrefour non va bene perché lo scopo non è quello di accogliere o educare o regalare un momento di umanità o civiltà, è quello di lucro, profitto, becero capitalismo (è per questo che aprire i negozi la domenica è cosa buona e giusta se lo scopo è legittimo e corretto e se in modo legittimo e corretto lo si persegue, ma è un altro discorso).
Ma il parcheggio del Carrefour non vieta, dà. Non da quello che dovrebbe, ma almeno non toglie.
Qualsiasi cosa si faccia è importante lo scopo, ma qualsiasi cosa si faccia deve avere uno scopo etico e costruttivo, non lesivo o castrante o a danno di qualcuno o qualcosa.
Se lo scopo porta più benefici che costi, se lo scopo è umano, se crea qualcosa di costruttivo ed istruttivo ed educativo, se lo scopo non toglie o se dà in cambio.
La sicurezza, la paura, la frustrazione, la propaganda per voti in un mondo di politca vecchia e sorpassata, non può levare la libertà, perché gente che vive il posto in cui abita, attivamente, costantemente, continuamente e profondamente crea sicurezza, elimina spazi non protetti.
Crea un circolo virtuoso e offre alle persone posti in cui confrontarsi, vedersi, anche litigare, ma fa aumentare il desiderio di vivere il posto e farlo insieme.
Anche l’accoglienza del prossimo parte e passa dal sentirsi accolti.
E’ una questione di qualità.
Altrimenti ce ne andiamo nei parcheggi dei Carrefour non controllati ad ascoltare la trap e per l’ennesima volta tra vent’anni ci sentiremo dire che siamo un popolo di ignoranti, razzisti, fascisti.
E la colpa?