23:40. Circondata da libri di biologia, un libro di Pavese che ancora non ho il coraggio di iniziare e le mie paure tutte condensate in questi striminziti metri quadri. Come ci si finisce esattamente così, a diciannove anni, a guardarsi allo specchio e chiedersi disperati chi si è diventati? Non leggo un libro da mesi... anni fa ne leggevo dieci in poche settimane. Mi facevano male gli occhi e appena chiudevo le palpebre vedevo un vortice di lettere in controluce, come un bacio di buona notte un po' troppo languido. Poi si legge meno, si studia con meno piacere, si arriva a fantasticare sulle bollette di luce e gas da pagare tra tre mesi. Ma questo pensiero stasera va a me, va alla stessa persona che sognava di diventare una scrittrice. Va alla stessa persona che da piccola non sognava mai un amore, ma una libertà spudoratamente felice. Va alla stessa bambina che amava sognare un futuro troppo astratto, troppo lontano, troppo onirico, appunto, per diventare un giorno, ora magari, realtà. Tu esisti, ancora, qui, sotto la mia pelle stanca, tu esisti e brilli ancora quando piangi per un film o ridi senza pudore o ti pettini i capelli asciutti ancora così lunghi come allora. E se tu riesci a sentirmi, piccola me che giace in chissà quale meandro di anima, trova il modo per farcela, per importi sul mondo che ci vuole diverse, su me che cerco di soffocarti ogni giorno. -Rach Effe