100KM DEL PASSATORE 2025 (finalmente sotto le 12 ore)
Passatore 2025, era la prima gara obiettivo di quest''anno.
Per la prima volta nella mia vita inizio la preparazione seguito da un Coach (grazie Roberto per tutto: per avermi seguito con costanza – nonostante la mia incostanza –, per aver risposto alle millemila domande che ti ho fatto e per aver riadattato il programma più volte a seguito di ammaccature/influenze sopraggiunte). Non avevo mai pensato "seriamente" di farmi seguire, per fortuna che ad un certo punto sono intervenuti la Moglie ed il Figlio che, scavalcando le mie tipiche indecisioni, hanno pensato bene di regalarmi per il compleanno, un bel "pacchetto di allenamento".
Tralasciando i mesi di preparazione, che sono la parte più importante, il vero cuore di ogni successo o insuccesso (che poi anche un insuccesso è un’esperienza importante, bisognerebbe iniziare a pensare a questa parola: "insuccesso" con un'accezione più positiva… ma torniamo a noi, che questa è un'altra storia), che procedono come mio solito con "alti" e "bassi" dovuti un po’ alla motivazione (che va e viene), un po’ al fatto che allenarsi la mattina alle 5 non è sempre il massimo (benedetti siano gli Albarunners e gli appuntamenti alle 5:00 in Ciclabile) e, ultimo ma solo in ordine temporale, ad una piccola infiammazione seguita da un'arrogante influenza, arriviamo al fatidico giorno: 24 maggio 2025.
Come da protocollo ormai rodato: sveglia presto, preparazione "riso al sacco", ultimi controlli alla borsa e poi appuntamento alle 8 a Magliana. Saluti, baci ed abbracci, pacche sulle spalle e tutti apparentemente rilassati ci avviamo verso la stazione Termini per prendere il nostro treno, ma non prima di aver consumato un caffè al solito bar e di esserci fatti la foto di rito di fronte alla Freccia che ci porterà a Firenze.
Quest’anno siamo in sette, dovevamo essere in otto, ma anche se ci aveva creduto fino all'ultimo, Umberto ha dovuto rinunciare per infortunio.
Nadia, Emiliano e Dario affronteranno per la prima volta la distanza: tutti e tre hanno una bella testa, si sono dati da fare con gli allenamenti ed anche loro (come capita ad ogni essere umano che si rispetti) tra alti e bassi ce l’hanno messa tutta per arrivare pronti a questo appuntamento (ma si è mai veramente pronti a un’ultramaratona?).
Il resto della compagnia è composto da me, Andre (il Socio), Pino e Luca, tutti e quattro alla ricerca di un "tempo" utile per migliorare il nostro "personale" sulla distanza.
A Firenze, in stazione, incontriamo tanti amici: saluti, strette di mano, abbracci… nessuno lo vuole dare a vedere, ma tutti sono eccitati, perché di lì a poco saremo tutti belli (si fa per dire) agghindati e pronti per dedicarci anima e corpo a quello che più ci piace in assoluto: correre, sudare, faticare, correre e continuare a correre fino a sentirci nudi, finiti ed inesorabilmente felici.
Raggiungiamo Le Cascine (così c’era scritto sulla fermata del tram) ed iniziamo la parte più dura di tutto "il Passatore": fare la fila, sotto il sole cocente, per ritirare il pettorale. Anche qui, lungo il serpentone infinito di persone con copricapi improvvisati che raccontano storie di km percorsi correndo in giro per il mondo, incontriamo tanti amici ed il tempo alla fine passa velocemente: caldo ed appiccicoso, ma passa.
Pranzo fugace ma abbondante (ho visto ciotole di riso che voi umani non potete nemmeno immaginare), vestizione… "ho preso tutto?" è la domanda che risuona nella testa di tutta la compagnia e, nell’incertezza, si continua ad aprire e chiudere la borsa, a tastarsi il gilet o la cintura elastica. Ed è qui che arrivano i primi sentori di tensione, ed è così che deve essere.
Finalmente, consegnate le borse, ci si avvia verso il gonfiabile della partenza.
Quest’anno ci sono anche gli amici del TRC ed è un piacere immenso incontrarli, salutarli, abbracciarli… mi danno sempre una carica incredibile. Ci vediamo poco, ma sento che questo sport ci lega profondamente.
Si entra in griglia, abbracci, "in bocca al lupo" di rito e la promessa di rivederci tutti – chi prima, chi dopo – stanchi ed affaticati allo stesso modo a Faenza.
3, 2, 1… e passando sotto l’arco della partenza si dà inizio alle danze.
Andrea è partito più avanti, ce l’ha e si è allenato duramente. Pino sgattaiola tra la folla e già dal primo km lo perdiamo di vista.
Io inizio subito con la strategia concordata con Roberto: "Z1/Z2, che sia salita, discesa o pianura: lavorare in Z1/Z2".
Dietro di me, a pochi metri, Luca, Nadia, Dario ed Emiliano.
Procediamo così per diversi km e poi io e Dario continuiamo leggermente più veloci, mentre gli altri proseguono con il loro passo. Sembra andare tutto per il meglio, seguo la strategia senza troppi problemi, incontro Filippo che mi accompagna per qualche centinaio di metri dandomi una bella carica e poi via così fino al km 38 o 39… ed è lì che arriva, inaspettata, una bella crisi.
Stanchezza, spossatezza, gambe pesanti, malessere diffuso (più mentale che altro)… credo che a giocarmi un brutto tiro sia stato il caldo (non lo sopporto, mi mette K.O.). Non me l’aspettavo una "crisi" così presto: non ho nemmeno superato la distanza di una maratona e già ho una crisi? Per giunta nel momento più impegnativo della gara, esattamente dove la salita al Passo della Colla si fa dura… Provo a scacciare i cattivi pensieri, in questo mi aiuta Dario (che poi mi confesserà che anche lui, in quel momento non se la passava proprio bene). In qualche modo ci sosteniamo e decidiamo di riprendere il giochino delle Zone: si corre fin quando non si arriva in Z3 e si cammina fin quando la frequenza non scende, e così via.
I km passano, la fatica si fa sentire, il clima inizia a cambiare fa meno caldo, sulla "salita della colla" Filo e Roby ci affiancano con l’auto e ci incoraggiano… e succede che la crisi passa. Stiamo meglio, ce ne rendiamo conto perché ricominciamo a dire cazzate (che sono l’unico metro scientifico con cui misurare l’andamento della gara) ed è così che scavalliamo la Colla. Ristoro veloce, puntiamo al cambio a Casaglia, inizia a fare fresco e Dario indossa solo la canotta.
Io lo so cosa è successo, ma non saprei come spiegarlo: si tratta del miracolo dell’ultramaratona, qualcuno la chiama "la resurrezione dell’ultramaratoneta"… chiamatela come volete, ma succede!
Succede che sei finito, che inizi a pensare di mollare, che vedi sfumare i tuoi obiettivi, che sul quadrante del GPS il "passo medio" si allontana sempre di più da quello che avevi pensato dovesse essere… succede, e quando succede devi tenere duro, scacciare i pensieri che vogliono sabotarti, guardare avanti, contare, rimodulare… insomma fai tutto quello che ti pare, ma non mollare!
È un momento – più o meno lungo – ma è un momento, e se riesci ad andare oltre succede che riprendi a correre come non avevi mai sperato di poter fare: le gambe girano, i numerini su quel maledetto GPS riprendono a scendere, ti passa il malessere, sopraggiunge l’euforia e ti senti LIBERO di continuare a CORRERE verso i tuoi obiettivi e i tuoi sogni.
Ed è stato così: ho continuato a correre con una naturalezza e una forza (che mai avrei pensato di poter avere dopo aver già corso per 50 km) fino a Faenza, dove sono stato accolto calorosamente dai miei compagni di viaggio.
Chiudo complimentandomi prima di tutto con Nadia ed Emiliano, che hanno portato a termine questo viaggio nel migliore dei modi. È stata una gioia vederli tagliare il traguardo della loro prima 100 km (anche se, a causa della mia miopia e quella di Pino, abbiamo rischiato di non vederli proprio arrivare).
Continuo con i complimenti a Dario, anche lui alle prese con la sua prima 100 km, gestita alla grande con tanto di “coltellata quasi all’alba” (per citare gli amici del TRC) inferta a me medesimo negli ultimi 5 km, bravo!
Complimenti anche a Pino e Luca per aver migliorato – e non di poco – i propri tempi sulla distanza.
E ultimo, ma assolutamente non per importanza, complimenti al Socio, che anche questa volta mi ha insegnato che c’è sempre un modo e un motivo per andare avanti e non importa se si è costretti a rivedere i propri piani più di una volta (e vi assicuro che i questo caso, per il Socio, la situazione si era fatta complicata).
La chiudo qui, certo di essermi dimenticato di scrivere (male) molte cose, ma consapevole che la cosa importante non è raccontarli, ma viverli, questi momenti.
CORRI LIBERO, anche quando pensi di non farcela.