Cover interna del romanzo “L’ultima figlia”, pubblicato a febbraio 2016
«Che cos'è la storia, se non una favola su cui ci si è messi d'accordo?»
Napoleone Bonaparte
L’ironica saggezza dell’uomo di mondo che Napoleone è stato, mi è sembrata azzeccata per accogliere il lettore sulla soglia di un mondo mutevole, ingannevole, che non mostra mai il suo vero volto... ma la verità trova sempre il modo di venire a galla.....
Il background, l’idea iniziale...
Dopo aver letto per anni romanzi di ogni genere e autore, qualche anno fa ho cominciato a elaborare una bozza di trama che aspirava a concretizzarsi in una vicenda drammatica, appassionante e carica di sensazioni intense. Doveva essere qualcosa di più o comunque diverso di un giallo o di un thriller, l'intrigo doveva esserci, ma doveva volare un po’ più in alto, superando le passioni attorno alle quali solitamente in dramma tende a svilupparsi, senza però sconfinare in generi quali il soprannaturale o ll fantasy. Sono ambiti affascinanti, ma non mi intrigano come la sensazione che a un tratto, tutto quello che diamo per scontato, inizi a mostrare delle profonde crepe e una verità alternativa affiori, ancora reale, credibile o perlomeno possibile.
È quel che accade nel romanzo “L'ultima figlia”, in cui il singolare, insospettabile evento iniziale, scatena un inarrestabile effetto domino, svelando insospettabili verità e aprendo squarci sempre più vasti su una storia diversa da quella ufficiale, una versione del mondo che nessun libro di storia ha mai potuto raccontare. Una volta superato il diaframma che separa la realtà sfuggente e ingannevole a cui il mondo ha voluto farci credere, da una nuova e inattesa possibilità, la prospettiva cambia per sempre e non sarà più possibile tornare indietro e fingere che un altro mondo non esista.
Ma un’ambizione senza limiti, armata di una determinazione impressionante, pur di raggiungere l’obiettivo più elevato non esiterà a lasciarsi dietro un'interminabile scia di sangue e a sfidare i terrificanti mondi di pietra sotterranei che si insinuano sotto la catena montuosa più vasta del mondo.
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Sono trascorsi secoli dalla scoperta dell’America, ma tuttora persistono degli inspiegabili misteri. Tiahuanaco ne è l’esempio più emblematico: l’antichissima e sofisticata città situata nei pressi del lago Titicaca, che molti studiosi fanno risalire a più di 10000 anni fa, in contrasto con una scienza ufficiale apparentemente ostile a scoperte che mettono in dubbio teorie ormai consolidate. Il sito è l’insieme di costruzioni monumentali e realizzate con blocchi di pietra durissima, pesanti fino a quattrocento tonnellate, trasportati chissà come da cave distanti sessanta chilometri. Sono stati ritrovati dei vasi con raffigurati lama a cinque dita, vissuti, per la scienza ufficiale, in una preistoria remota. Sulla Porta del Sole sono raffigurati un toxodonte e un proboscidato che ricorda il "Cuvieronius", estinti entrambi 12.000 anni fa.
Stando alle leggende, la città era stata creata da antichi abitanti emersi dal lago. Sembra fossero dotati di poteri soprannaturali che consentivano loro di sollevare miracolosamente dal terreno le pietre che ”… venivano trasportate dalle cave di montagna attraverso l’aria al suono di una tromba”.
Tuttavia “stranezze“ del genere si ritrovano anche a Cuzco, Macchu Picchu e in tanti altri siti peruviani, dove colossali pietre squadrate sono accostate in modo tanto perfetto da non lasciar passare tra loro nemmeno un foglio di carta.
Non si può stupirsi se Pizarro e i primi conquistadores, giunti nell’impero Inca ne siano rimasti impressionati e abbiano creduti di aver trovato il regno più grande di tutti, dove ogni cosa era possibile, anche che esistesse un tesoro di dimensioni inimmaginabili come quello dell’Eldorado.
Un ambito troppo affascinante, contenente inplicazioni che vanno ben oltre l’archeologia, per non tentare di mettere in pratica il consiglio di Ken Follet: se devi scrivere un romanzo racconta una storia che ti piacerebbe leggere.