L'OMBRA DI HITLER O COSA?
Vi ricordate quando lo scorso maggio,
durante l'anniversario della resa della Germania nazista,
Zelensky e Putin si accusavano reciprocamente di essere nazisti? Ebbene, questa tristissima commedia non si è mai limitata solo alle parole.
La Russia, il cui vanto sta nell'essere stata la grande giustiziera d'Europa contro Hitler, si serve in questa guerra di una milizia, il Gruppo Wagner, fondata da un nazista dichiarato quale è Dmitrij Utkin. L'Ucraina dal canto suo, che ci viene presentata pazzamente come l'avanguardia della democrazia occidentale in lotta contro l'Orso cattivo, ha da anni integrato nel suo esercito ufficiale il famoso Battaglione Azov, milizia neo-nazista responsabile di innumerevoli crimini ai danni dei cittadini russofoni, non ad ultimo durante la battaglia di Mariupol.
D'altronde René Girard, commentando Clausewitz, ci ha spiegato molto chiaramente come ogni rivalità sia per sua natura mimetica, e come ogni ogni aggressore sia tale proprio perché si ritiene innanzitutto una vittima con diritto di vendetta:
«È un punto assolutamente fondamentale, e ci fa pervenire alla seconda grande intuizione di Clausewitz, sotto forma di paradosso:
il conquistatore vuole la pace, il difensore vuole la guerra. (...)
Ci troviamo di fronte a una scoperta antropologica della massima importanza: l'aggressore non esiste. (...) L'aggressore è già stato aggredito, sempre.
Perché i rapporti di rivalità non sono mai avvertiti come simmetrici? Perché le persone hanno regolarmente l'impressione che sia stato l'altro ad attaccare per primo, che non siano mai loro a farlo, quanto invece, in un certo senso, sono sempre loro a cominciare.
L'individualismo è una formidabile menzogna. Si vuole far credere all'altro che si sono raccolti i segnali aggressivi che ci ha inviato; l'altro interpreterà a sua volta questo modo di tirarsene fuori come un'aggressione, e così di seguito. Arriva il momento in cui il conflitto esplode, e il suo iniziatore si mette in posizione di debolezza. (...)
L'attacco e la difesa sono elevati al rango di motore unico della storia. (...) La vittoria non può più essere relativa, ma può solo essere totale. Il principio di polarità è il movimento stesso di questa catastrofe differita».
Non è forse tutto ciò millimetricamente applicabile al conflitto in Ucraina? Il fantasma di Hitler in fondo, dal momento stesso in cui questi veniva annientato empiricamente, non ha mai cessato di essere la proiezione-ombra (oggetto di anatema) grazie alla quale ogni crimine, ogni cospirazione, ogni infamia e attentato alla sussistenza del genere umano - a partire dalle bombe di Hiroshima e Nagasaki - è apparso giustificato/santificato da parte dei vincitori "buoni" della Seconda guerra mondiale.
Grazie ad Auschwitz, gli americani si sono eretti - a partire dal processo di Norimberga - a giudici universali del pianeta, veri e propri poliziotti dell'umanità, puntualmente esonerati dalle leggi di cui essi stessi si sono fatti militarmente padroni.
La barbarie di questa guerra, dopo quella inaudita e già dimenticata della Jugoslavia, è l'espressione apocalittica di questo Occidente che - riempiendosi la bocca di "pace" - non ha fatto altro che preparare minuziosamente la guerra totale. E lo ha fatto armando fino al collo le potenze orientali della NATO, a partire dalla Polonia, soffiando sul loro risentimento atavico e mai soddisfatto nei confronti della Russia; oppure infiltrandosi con mezzi illegali nella politica (Euromaidan) e nei sistemi difensivi dell'Ucraina, finanziando e addestrando sin dal 2014 con miliardi di dollari le forze armate ucraine.
Per dimostrare fino a che punto questa guerra sia stata pazientemente preparata da Washington basti ricordare la famosa "gaffe" di Biden, il quale - esattamente un anno fa in conferenza stampa mondiale - annunciava che in caso di attacco russo la NATO non sarebbe mai intervenuta. In geopolitichese questo significa: "Cara Russia, attacca pure che tanto noi abbiamo di meglio da fare che morire per Kiev".
Ed eccoci qua: da quasi un anno, la spirale della violenza totale si è aperta e non cessa di incrementarsi.
La terribile, antichissima sete di vendetta di polacchi, ucraini e baltici - disposti anche alla guerra mondiale a costo di provocare la dissoluzione della Russia - fa da contraltare alla scandalosa, insopportabile passività dell'Europa, cioè della Germania - che non è riuscita ad alzare un dito nemmeno di fronte all'attentato (compiuto da USA e polacchi ai suoi danni) del Nord Stream 2, e che ora si trova costretta dai suoi strozzini atlantici addirittura a mobilitare i propri mezzi corazzati in Ucraina, rimettendoci su tutti i livelli.
Infine, Lucio Caracciolo ha scritto ieri su lastampa.it: «Il conflitto è ormai esistenziale per i russi come per gli ucraini. Chi perde non perde una guerra ma la patria. Come minimo, ne riduce formato, benessere e prestigio a dimensioni inconcepibili prima del 24 febbraio scorso. Dunque inaccettabili dai rispettivi popoli e regimi. Quanto ai decisori di ultima istanza, Putin e Zelensky, un passo indietro e sono finiti.
Vittoria o sconfitta non si misurano nei metri quadri conquistati o persi nel lungo fronte ucraino. La guerra è di taglia mondiale. Perché vi si scontrano sempre meno indirettamente Russia e America. E perché la Cina, partner insofferente e disilluso di Mosca, entra nell’equazione principale – lo scontro con gli americani per il primato mondiale – ed è trattata come tale da Washington, che non considera vitale il fronte ucraino. Siccome gli europei non sono attrezzati alla guerra né i cinesi vogliono entrarvi per i begli occhi dei russi, i gestori di questa carneficina apparentemente interminabile sono Mosca, Washington e Kiev. Tradotto: solo gli Stati Uniti sono in grado di imporre la fine della guerra. (...)
Ciò dovrebbe aprirci gli occhi sulla deriva del conflitto. Continuando lungo questo piano inclinato, prima o poi l’invio periodico e limitato di armi ai combattenti ucraini non basterà più. Bisognerà considerare l’invio di nostre truppe in Ucraina. A quel punto ci scopriremo di fronte alla scelta che abbiamo finora evitato di considerare: fare davvero e direttamente la guerra alla Russia oppure lasciare che la Russia prevalga. Questo bivio “impossibile” si sta avvicinando».
Adesso è più chiaro che stiamo VERAMENTE andando incontro alla guerra mondiale? È più chiaro il livello di menzogna omicida e satanica di tutti gli apparati mediatici ufficiali e di tutte le classi politico-finanziarie dell'Occidente """democratico"""?
Di fronte ad una situazione simile, ognuno di noi si pone ovviamente la domanda: cosa posso fare io concretamente per impedire la catastrofe, senza continuare a rimuoverla dalla mente?
La mia umile risposta è in realtà una domanda:
che cosa vorremmo veramente fare nella vita stando in punto di morte? Quali esseri umani vorremmo davvero ESSERE nel momento stesso in cui ci dovessero sparare?
A questa domanda, io personalmente risponderei:
collaborare sempre e comunque alla costruzione di un mondo migliore, più giusto e vero, e farlo anche a costo di essere confutato da tutta l'evidenza possibile e immaginabile. Farlo e basta.
Continuare dunque ad essere e fare esattamente quello che siamo e facciamo in Darsi Pace, ma con ancora maggiore realismo e radicalità. Ed è proprio questa la nostra ferma intenzione per il 2023, a prescindere da ciò che accadrà.
Per il resto, è chiaro che siamo nelle mani di un Mistero più grande di noi, che però - a costo di sembrare un pazzo - io sento essere un Mistero di Bellezza e di Perfezione, già presente,
già donatoci come il nostro vero Io divino-umano.
Eterno e indistruttibile perché già vincitore, una volta per tutte, attraverso la morte. -