Sono sempre più d’accordo con chi sostiene che la supremazia dell'uomo non sia data dalla sua intelligenza, bensì dalla sua interiorità, una dimensione profonda, invisibile e sfuggente, eppure realissima, che è parte costitutiva del suo essere. Attraverso di essa, infatti, egli trascende l'universo delle cose in cui vive. Come si relazionano, allora, gli spazi che compongono l’ambiente esterno, con tale aspetto così intimo? Che legame c'è tra queste due dimensioni apparentemente opposte? Oggi persiste una certa retorica dell'essere "fuori", che però quasi dimentica che l'uomo è anche e soprattutto un "dentro". Obiettivo del blog è quello di indagare l’interiorità umana secondo la prospettiva dell'interior design: tratterà di Interni Assoluti, spazi e luoghi in cui l'uomo perde o ritrova se stesso, a confronto con la sua coscienza, il suo cuore, la sua spiritualità. AUTORE Denise Crisalide, studentessa di Interior Design al Politecnico di Milano.
Vivendo in ritiro lontano dal mondo
godendo silenziosamente della solitudine
tiro il catenaccio della porta
rivesto le finestre con felci e radici:
il mio spirito è in accordo con la primavera,
alla fine dell'anno c'è l'autunno nel mio cuore.
Così imitando i cicli cosmici
la mia dimora diventa l'universo.
Un uomo si recò da un monaco di clausura.
Gli chiese: "Che cosa impari mai dalla tua vita di silenzio?".
Il monaco stava attingendo acqua da un pozzo e disse al suo visitatore:
"Guarda giù nel pozzo! Che cosa vedi?".
L'uomo guardò nel pozzo. "Non vedo niente".
Dopo un po' di tempo, in cui rimase perfettamente immobile, il monaco disse al visitatore: "Guarda ora! Che cosa vedi nel pozzo?".
L'uomo ubbidì e rispose: "Ora vedo me stesso: mi specchio nell'acqua".
Il monaco disse: "Vedi, quando io immergo il secchio, l'acqua è agitata.
Ora invece l'acqua è tranquilla.
E questa l'esperienza del silenzio: l'uomo vede se stesso!".
tratto da: Bruno Ferrero, Il canto del grillo, Elledici 1990
MI PRESENTO: SONO IL SILENZIO (di Pino Pellegrino)
Per favore. Lasciatemi, una volta tanto, prendere la parola.
Lo so che è paradossale che il silenzio parli. E' contrario al mio carattere schivo e riservato.
Però sento il dovere di parlare: voi uomini non mi conoscete abbastanza!
Ecco, quindi, qualcosa di me.
Intanto le mie origini sono assolutamente nobili.
Prima che il mondo fosse, tutto era silenzio. Non un silenzio vuoto, no, ma traboccante.
Così traboccante che una parola sola detta dentro di me ha fatto tutto!
Poi, però, ho dovuto fare i conti con una lama invisibile che mi taglia dentro: il rumore!
Ebbene lasciate che ve lo dica subito: non immaginate cosa perdete ferendomi! Il baccano non vi dà mai una mano!
Io, invece, sì.
Io sono un'officina nella quale si fabbricano le idee più profonde, dove si costruiscono le parole che fanno succedere qualcosa.
Io sono come l'uovo del cardellino: la custodia del cantare e del volare. Simpatico, no?
Io segno i momenti più belli della vita: quello dei nove mesi, quello delle coccole, quello dello sguardo degli innamorati...
Segno anche i momenti più seri: i momenti del dolore, della sofferenza, della morte.
No, non mi sto elogiando, ma dicendo la pura verità.
Io mi inerpico sulle vette ove nidificano le aquile. Io scendo negli abissi degli oceani. Io vado a contare le stelle...
Io vi regalo momenti di pace, di stupore, di meraviglia.
Io sono il sentiero che conduce al paese dell'anima. Sono il trampolino di lancio della preghiera. Sono, addirittura, il recinto di Dio!
Ecco qualcosa di me.
Scusatemi se ho interrotto i vostri rumori e le vostre chiacchiere.
Prima di lasciarci, però, permettete che riassuma tutto in sole quattro parole:
Custoditemi e sarete custoditi!
Proteggetemi e sarete protetti!
Dal vostro primo alleato
Il Silenzio.
"All I wanted, all I needed, it's here in my arms"
E' questo il ritornello di Enjoy the silence, dei Depeche Mode.
Nel video, un Re con una sdraio da spiaggia vaga per posti alla periferia della natura, fermandosi ogni tanto a osservare il paesaggio: un'albero solitario i n mezzo ad un campo , ai margini di una scogliera a picco sul mare, sul crinale innevato di un monte ...ecc. E così si gode il silenzio!
Enjoy the silince, Goditi il silenzio. E' questo il significato della canzone.
Perchè non siamo più avvezzi al silenzio.
Silenzio è contemplare e a contemplare oggigiorno si passa per "addormentati".
Silenzio è essere faccia a faccia col proprio Io, introspezione, e c'è il rischio di trovare quello che non si vuole vedere o affrontare.
Silenzio è spiritualità e la spiritualità è nociva.
Silenzio è staccare da un mondo che non ti permette di staccare.
Silenzio è non pensare più a nulla e diventare parte di un miraggio, del vorticare della brezza, delle particelle elementari.
"Un paio di anni fa, camminando in un grande centro commerciale di Calgary, in Alberta, mi sono imbattuta in una piccola oasi di tranquillità nel mezzo del trambusto e del caos dello shopping di massa. La scena, composta da un set di comode poltrone, accuratamente posizionate su un tappeto in stile orientale e accompagnate da alcune piante in vaso, assomigliava al soggiorno di un'abitazione, rimosso però dal suo più famigliare contesto privato e riposizionato in uno spazio pubblico che gli era completamente estraneo. Circondata da enormi finestre in vetro laminato, ascensori velocissimi e massicce colonne portanti, questa minuscola stanza sembrava stranamente fuori posto. Cosa ci faceva questo ambiente privato in un contesto pubblico? Come il salotto vittoriano su cui era modellato, offriva comfort e riparo, seppur temporanei, dal mondo del lavoro e del commercio; i suoi occupanti, quindi, avevano l'occasione per rubare un momento da dedicare alla riflessione e al riposo, e per vedersi come individui in un ambiente altrimenti concepito per l'anonimato della folla."
Anselm Kiefer, I sette palazzi celesti, Hangar Bicocca - Milano
Arte come strumento di conoscenza e memoria, attraverso le quali è possibile la redenzione. Artista come mediatore tra passato e presente. Kiefer tramite la rappresentazione del reale in ogni suo aspetto, positivo e negativo, pone lo spettatore nella condizione di riflettere e di assumere un atteggiamento critico di fronte al mondo. Impedendo all'osservatore di arrivare ad una comprensione immediata delle sue opere, mantiene vivo il sentimento di dubbio sul significato esatto dell'opera. Ciò che chiede di fare quando ci si trova davanti ad una sua opera è proprio di immergersi nel labirinto delle sue molteplici interpretazioni, scoprirle e non fermarsi ad una lettura veloce.
"...quello che [Marco Polo] cercava era sempre qualcosa davanti a sè, e anche se si trattava del passato era un passato che cambiava man mano egli avanzava nel suo viaggio, perchè il passato del viaggiatore cambia a seconda dell'itinerario compiuto, non diciamo il passato prossimo cui ogni giorno che passa aggiunge un giorno, ma il passato più remoto. Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere: l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Marco entra in una città; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi; al posto di quell'uomo ora avrebbe potuto esserci lui se si fosse fermato nel tempo tanto tempo prima, oppure se tanto tempo prima a un crocevia invece di prendere una strada avesse preso quella opposta e dopo un lungo giro fosse venuto a trovarsi al posto di quell'uomo in quella piazza. Ormai, da quel suo passato vero o ipotetico, lui è escluso; non può fermarsi; deve proseguire fino a un'altra città dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora è il presente di un altro. I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.
- Viaggi per rivivere il tuo passato? - era a questo punto la domanda del Kan, che poteva anche essere formulata così: - Viaggi per ritrovare il tuo futuro?
E la risposta di Marco: - L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà."
Tra le idee utopiche di questo gruppo di avanguardia architettonica, vi è l'invenzione di un interno basato sull’essenzialità delle condizioni necessarie a soddisfare i bisogni naturali di un individuo che, dagli anni '60, si andava ad inserire in una società sempre più complessa, tecnologica e in continuo cambiamento. Cushicle rispecchia l’innovativa intenzione di eliminare tutto ciò che è mera comodità fine a sé stessa per favorire invece uno studio delle condizioni minime indispensabili per la sopravvivenza.
Trovo interessante il fatto che l'elemento letto domini lo spazio. Per sopravvivere in un mondo fatto di eccessi e ritmi serrati, l'uomo non può fare a meno di uno spazio per il sè, per il riposo e la riflessione personale.
Un interno assoluto per sentirsi fuori dal mondo e fermarsi a riflettere. Ognuno si sceglie il suo.
L'ala di un museo dove non va quasi nessuno, diventa un posto segreto dove rifugiarsi. Nel silenzio, viene fuori tutto ciò che ci si sente dentro. Pensieri, riflessioni, paure, sentimenti.
[un Silvio Muccino giovanissimo in Come te nessuno mai.]
Nanda Vigo, "Trip's room", installazione per Abita-Mi, Milano 2011
Una stanza per la meditazione, essenziale e ricca di simboli: un letto, un focolare, un busto che richiama il passato, e un leggio per Gli Annali dell'Akasha, un libro che contiene tutta la "memoria" del pianeta, per riuscire a navigare con la propria coscienza nei meandri del Tempo.
Per l'edizione 2011 di Abita-Mi alla fiera di Rho, è stata allestita una mostra dal titolo “Una stanza tutta per sé” (A Room of One’s Own, da un breve saggio di Virginia Woolf, 1929). Una mostra dove otto autrici - Cinzia Anguissola, Anna Gili, Nuala Goodman, Margherita Palli, Terri Pecora, Benedetta Tagliabue, Patricia Urquiola, Nanda Vigo - immaginano l’ipotesi di un loro spazio privato al fine di stimolare idee, spazi e situazioni abitative intense ed espressive.
Questa piccola "area di meditazione" sorge accanto agli uffici principali dell'UNESCO a Parigi e fu costruita a commemorazione del cinquantesimo anniversario dell'istituzione. Lo spazio è pensato come luogo di preghiera per la pace eterna e globale, per tutti i popoli del mondo, al di là delle differenze religiose, etniche, storiche e culturali e dei conflitti. Lo spazio di meditazione è una struttura in cemento armato dall'aspetto sereno e solenne, a un solo piano di 6,5 metri d'altezza. Grazie alla collaborazione della città di Hiroshima, per il pavimento e per il fondo del laghetto artificiale è stato utilizzato un granito esposto alle radiazioni della bomba atomica, come simbolo della ricerca della pace eterna sulla terra.
Ho provato dal vivo quest'opera al Guggenheim di Bilbao! Un'esperienza unica. Percorrere una spirale, significa spingersi sempre più all'interno. Crescono le aspettative e la curiosità di sapere cosa si potrà trovare alla fine. Arrivati nel nucleo, però, ci si accorge che non c'è nient'altro che se stessi. Non ci vengono date delle risposte. Forse perchè le risposte sono già dentro di noi.