Cosa fai: registro istanti – tengo memoria del mio passaggio attraverso il mondo – racconto la vita . La fotografia è prima di tutto memoria della vita e della propria esperienza di vita dentro al mondo. Tutte le mie fotografie, oltre a essere momenti di racconto del mio attraversare il mondo con una macchina fotografica in mano per raccontare una storia o per reagire ad un evento, sono un archivio di famiglia perché io c’ero - in ogni foto, - io c’ero. Ho iniziato a 21 anni con un libro che è stato il mio passaporto: sono venuto a Milano e sono diventato inviato per l’Europeo. Dopo Milano c’è stata Parigi e l’incontro con Henri Cartier Bresson che mi ha proposto di entrare nella Magnum. Ho avuto così modo di sperimentare ciò che ad oggi mi appassiona di più: la fotografia intesa come narrazione. Ho lavorato e lavoro alla costruzione di libri che portano avanti un’idea di letteratura ibrida in cui immagini e testi si intersecano per creare una nuova struttura di comunicazione. In qualche modo le fotografie che ho scattato scandiscono la mia vita a volte in maniera affascinante a volte in maniera dolorosa. Questo perché dopo cinquant’anni l’archivio di un fotografo è pieno anche di cose e persone che non ci sono più. Del resto la fotografia registra un istante, un’esperienza vissuta che è irripetibile e come è naturale che sia tutto cambia, non solo gli uomini ma anche i paesaggi e le storie e le situazioni. Spesso una foto diventa importante non perché è bella ma perché racconta qualcosa di importante che è avvenuto o una persona che non c’è più. Del resto non trovo niente di più inutile di una BELLA FOTO. Una foto deve essere BUONA: deve raccontare quello che vuole raccontare e qualcosa del fotografo che l’ha scattata. Per esempio, quando io morirò queste sue foto saranno un pezzo della mia vita, e della sua e in qualche modo anche di quella delle persone che le guarderanno. E’ un mestiere che ho vissuto con gande passione e che è stato una chiave della mia fortuna perché mi ha resto abbastanza felice, cosa non da poco. Per il resto, come diceva Gassmann : “abbiamo un grande avvenire alle nostre spalle” e io lo racconto con le mie immagini e le mie parole.











