Educare è operare per l'integrazione e l'inclusione sociale, favorire la responsabilizzazione dei soggetti devianti. L'uomo-cittadino è l'elemento principale della democrazia; essa perciò punta al riconoscimento dell'individuo e dei diritti fondamentali e universali di quest'ultimo. E anche se il concetto di democrazia è che gli uomini sono tutti uguali, nella realtà non è così: esistono uomini di serie "A" e di serie "B". Come può rapportarsi, allora, l'educatore con le persone più svantaggiate? L'educatore non deve omologare gli uomini marginali alle norme imposte dalla classe dominante, altrimenti sarebbe un sistema pedagogico senza senso, rivolto sia "agli oppressori, sia agli oppressi" (Freire), e per questo inefficace.
Mancano , infatti, dei valori alternativi da quelli sanciti dalla classe dominante, che provocano conseguenze molto negative:
La nascita di subculture che ricorrono all'illegalità perchè non riescono, per mancanza di mezzi adatti, a realizzare secondo le norme condivise socialmente i valori della classe diminante.
La formazione di educatori che sono assoggettati e a loro volta assoggettano i loro utenti a ciò che è conforme.
Secondo quest'ottica, quindi, educare o meglio, rieducare i soggetti devianti nelle carceri, significherebbe "adattare", "asservire".
Riporto un pezzo tratto dallo studio del prof Remo Bassetti:
“…In ogni caso, la rieducazione può pensarsi come semplice ri-socializzazione, ossia induzione al rispetto delle norme di convivenza, o come vera ri-educazione cioè riapprendimento dei principi morali che il reo ha mostrato di non conoscere. Il suffisso “ri” tende ad attenuare ipocritamente il carattere coattivo dell’operazione. Se io vengo ri-educato o ri-socializzato mi viene solo fatto riacquistare ciò che già avevo posseduto. Ciò non è sempre vero ed è anzi palesemente falso quando la pena si rivolge a immigrati cresciuti in un diverso contesto culturale […] che dire se non c’è condivisione di valori perché il reo proviene da una comunità con valori diversi? Per esempi da un sistema culturale dove il senso attribuito alla violenza è differente dal nostro? Essa è un’educazione e si risolve nell’inculcare forzatamente al condannato i valori o quanto meno le condotte tipiche della comunità alla quale è approdato”. (1) (BASSETTI R., Derelitti e delle pene – Carcere e giustizia da Kant all’indultino, Roma, Editori Riuniti, 2003, p. 61).
L'educatore deve soltanto fornire gli strumenti necessari per una reintegrazione sociale, attraverso due tipologie di intervento:
Interventi tesi a fornire e favorire l’acquisizione di strumenti in grado di facilitare il reinserimento sociale: l'istruzione, la formazione professionale, l'acquisizione di abilità teorico-pratiche ( ad es. la gestione di un giornale) forniscono capacità e conoscenze che migliorano le loro interazione con il sistema sociale. Ed è proprio in questo modo che che si permette ai detenuti di partecipoare attivamente ad una comunità. Questa tipoilogia di attività include, quindi, gli interventi ricreativi e lavorativi.
Interventi tesi a fornire l'acquisizione di conoscenze e abilità sociali: comprendono tutti gli aiuti che un educatore può offrire per far comprendere le dinamiche sociali del soggetto partecipante. Ciò avviene anche attraverso l'acquisizione di strumenti culturali per criticare le dinamiche sociali che lo coinvolgono. Viene insegnato l'approccio filosofico, che puòl aiutare ad affinare le capacità cognitive del soggetto, attraverso strumenti tipici della storia del pensiero e dell'attività dialogica. A questo proposito si possono utilizzare le tecniche RET, Terapia Razionale Emotiva, che sostiene che il modo in cui si verbalizzano i pernsieri vissuti condiziona il la visione della realtà e della vita. Con queste tecniche si aiuta l'utente a creare nuove chiavi di lettura del reale e della propria persona.(2)
(1)R. BASSETTI, Derelitti e delle pene- Carcere e giustizia da Kant all'indultino, Roma, Editori Riuniti, 2003, p.61
(2) Dario SCOGNAMIGLIO, Educazione e devianza: contraddizioni e prospettive dell'intervento rieducativo dei detenuti, in Educare.it, (22/06/07), http://www.educare.it/j/temi/devianze/devianze-e-carcere/330-educazione-e-devianza-contraddizioni-e-prospettive-dellintervento-rieducativo-dei-detenuti-