La forma
più pericolosa
di cecità è credere
che il tuo punto di vista
sia l'unica realtà possibile.
- Friedrich Nietzsche
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La forma
più pericolosa
di cecità è credere
che il tuo punto di vista
sia l'unica realtà possibile.
- Friedrich Nietzsche
"Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio."
— Elli Michler
Il mio nick dal satellite.
Il valore di una persona non dipende dal paese di nascita, dall’aspetto fisico, dalla situazione socio economica.
Dipende dalla sensibilità, dalla cultura, dall’empatia, dal rispetto, dalla capacità di analisi e di giudizio equilibrati.
Non è importante il parere degli altri.
Il tuo valore viene dall’interno non dall’esterno.
La consapevolezza di se è un un insieme di fattori, non è una linea retta.
...sempre in riva al mare. 🌊
cywo
...o in riva al lago...
La mia romanità lo esige, che il Canale Maestro della Chiana abbia il suo grattacheccaro.
Che ogni fiume,fosso o lago delle provincie dell' impero si adegui agli usi della Capitale.
Che sia messo agli atti.
Fa caldo.
Sto vivendo questo martedì con l'energia di un giovedì, ma senza la sua promettete allegria.
Il mio quinto senso e mezzo pizzica.
Una volta mi chiesero quale fosse il vantaggio di essere uomini, all'epoca risposi "fare la pipì da in piedi". Ma ora lo so, il vantaggio di essere uomini è quello di aver bisogno di meno ore di sonno, perché guardarla dormire è la cosa più bella al mondo.
Il dilemma del pizzaiolo
C’è questo pizzaiolo che fa una margherita da urlo, incredibile, quando la metti in bocca le papille gustative suonano la primavera di Vivaldi. Una Madonna.
Gli affari vanno a gonfie vele, d’altronde fa una margherita eccezionale. Alza un pochino i prezzi, e migliora il locale, sceglie prodotti di qualità e cura i clienti, non potrebbe andare meglio di così.
La pizza margherita diventa un prodotto talmente apprezzato e desiderato che ben presto il locale smette di poter accogliere tutti i clienti.
Vista la crescente richiesta di pizza margherita ben presto cominciano ad aprire altre pizzerie, ma Aldo il pizzaiolo non si preoccupa più di tanto, del resto la sua pizza margherita è la migliore.
Le altre pizzerie cominciano a migliorare la qualità e piano piano si avvicinano a quella di Aldo, ma questo non è un problema, Aldo è stato il primo e ha una schiera di clienti storici, Mario è il primo tra questi.
Alcune pizzerie cominciano a proporre pizze diverse e cominciano ad utilizzare forni più rapidi, conseguentemente riescono ad abbassare i prezzi e a diventare più veloci, riescono a servire più clienti in meno tempo.
Ma Aldo no, Aldo continua a proporre la sua pizza margherita, la migliore, non c’è problema, i clienti sanno riconoscere l’originale.
I clienti sanno riconoscere l’originale, ma sanno anche premiare l’originalità, e cominciano a spostarsi sempre di più verso il nuovo, e poi quel prezzo un po' più basso comincia a far percepire il prezzo di Aldo e degli altri “margheritari” un po' fuori mercato.
I nuovi “margheritari” cominciano ad essere in difficoltà. Formano delle associazioni in difesa della pizza margherita.
Partono cortei per la richiesta dell’intervento da parte del Governo, la tensione sale e cominciano ad apparire delle scritte e atti vandalici contro gli “ananassari”.
Nel locale di Aldo cominciano ad esserci delle sedie vuote e anche Mario è un po' che non si vede.
Un corteo di Margheritari si presenta alla porta del locale di Aldo, e gli chiedono di unirsi a loro, chi se non il capostipite dei margheritari potrebbe guidarli, chi se non Aldo.
E qui, parte il “dilemma del pizzaiolo”
Unirsi agli altri e lottare per far sparire gli “anannasari”, pregare in segreto che falliscano e mettere in atto delle azioni per ostacolarli.
Oppure, mettersi in gioco e provare a fare la migliore pizza con l’ananas.
P.s
È dura fare la miglior margherita al mondo quando il mondo vuole la pizza con l’ananas, è dura ammettere che non sia il mondo ad essere sbagliato e che non lo siano nemmeno gli ananassari.
La casetta in fondo allo stagno
Ero lì, chiuso dentro la mia casetta di legno, incastonata in una verde valle, dalle sue finestre si potevano ammirare le sovrastanti montagne rocciose.
Poi arrivò una pioggia incessante, la valle cominciò ad allagarsi, si trasformò un piccolo stagno.
L’acqua aveva raggiunto l’altezza del tetto, ma dalle finestre la luce continuava ad entrare e a scaldare, il panorama che vi si scorgeva se pur cambiato restava meraviglioso.
Lo stagno si trasformò in un lago.
La luce che ancora filtrava dalle finestre era azzurrina e fresca, attraverso di loro si vedevano nuove forme di vegetazione e tanto in tanto qualche pesce.
Il lago diventò mare.
La luce ormai era blu, fredda, e l’acqua cominciava a filtrare, cercavo di fermarla infilando degli stracci nelle fessure, ma era inarrestabile. La visibilità era ormai ridotta a pochi metri.
Ma io restavo lì, in qualche modo al sicuro.
Il mare diventò oceano.
Non sapevo più quanti metri mi separassero dalla superficie, ormai il buio era penetrato dentro la mia sicura casetta, l’acqua mi arrivava alle ginocchia, fuori era una perenne notte, e ogni istante che passava la superficie si allontanava da me.
Mi sembrava impossibile dover lasciare quel posto una volta felice e sicuro, luogo che ormai era diventato un trappola mortale.
Dovevo farlo, dovevo sfondare i vetri e nuotare verso l’aria, dovevo.
Respiro, respiro l’aria di quel posto, ora che nella mia testa la decisione è presa, quell’aria mi sembra irrespirabile, pesante, pestilenziale, ma devo prendere fiato, mi serve per nuotare, e a ogni respiro quel tanfo rafforza la mia decisione, la fissa a fuoco nella mente, vedo il bersaglio.
Respiro e mentalmente comincio un conto alla rovescia. Respiro, stringo i pugni, tre. Respiro, serro la mandibola, due. Respiro, punto alla finestra, 1, Respiro, chiudo gli occhi, visualizzo l’azione, Respiro...
sì, l'immagine è fatta con chatgpt.
La mokona ha cominciato a perdere acqua dalla guarnizione, così preso di buzzo buono ho deciso di metterci mano.
Compro la guarnizione nuova e preparo la cassetta degli attrezzi, smonto tutto con cura e decido di pulire il tutto in maniera certosina.
Tolgo lo sporco incrostato, pulisco la caldaia un bel lavoro di fino.
Ora che tutto è pulito e che la guarnizione è stata cambiata è il momento di rimontarla con cura.
Ed eccola lì, la mokona in tutta la sua bellezza.
Ben tornata vecchia amica.