Le metafore non ci mancano, ma bisogna stare attenti a quella che si sceglie, perché fa molta differenza.
Se tu scegli i fili, le corde, vuol dire che stai immaginando un mondo in cui puoi romperti in modo irreparabile.
Se scegli l'erba, stai dicendo che siamo tutti legati, all'infinito, che possiamo usare questo sistema di radici non solo per capire gli altri, ma per diventare gli altri.
Le metafore hanno implicazioni.
Mi piace l'idea dei fili, mi è sempre piaciuta. Perché è così che ci si sente. Secondo me però fa sembrare la sofferenza più irrimediabile del dovuto. Noi non siamo fragili come i fili ci fanno credere.
E mi piace anche l'immagine dell'erba.
Noi però non siamo germogli diversi nati da una stessa pianta. Io non posso essere te. Tu non puoi essere me.
Puoi arrivare a immaginare abbastanza bene una persona, però mai vederla alla perfezione.
Quindi, forse ognuno all'inizio è una nave inaffondabile. Poi succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non ci capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo del male, gli uni agli altri.
E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c'è niente da fare, la fine è inevitabile. [..]
Però c'è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi.
Ed è solo in quei momenti che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro.