"È già da tempo che i più giovani hanno abbandonato la piattaforma Facebook affollando di immagini Instagram. Si è sacrificato il linguaggio
wallacepolsom
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@foxandox
"È già da tempo che i più giovani hanno abbandonato la piattaforma Facebook affollando di immagini Instagram. Si è sacrificato il linguaggio
Un'estate dopo l'altra è finita
balsamo dopo violenza:
non mi fa bene
che mi faccia bene ora;
la violenza mi ha cambiato.
Basta il vento
l'ultimo vento della sera ai lumi
che tornano dal mondo a quell'odore
sbiadito di garofano se il cuore
trema ogni volta all'apparire al canto
triste che cerca la felicità.
Chissà se ci rivedremo su una nuvola di smog o di fumo
In questo inesorabile tramonto anticipare il buio eviterebbe l'inutile agonia del crepuscolo
Si fanno versi per scrollare un peso e passare al seguente. Ma c'è sempre qualche peso di troppo, non c'è mai alcun verso che basti se domani tu stesso te ne scordi.
(Vittorio Sereni, “Gli strumenti umani”)
L’estiva pace della nudità tra fanciullesche corse strette sul verde sperare d’un prato di sogni, resta a memoria di desideri socchiusa nel segreto di un pianto.
Ti scrivo da Parigi Non ho distolto il gesto d'una mano timida e bugiarda e senza forza come già stanca che voleva respingere la mia e che poteva soltanto per soffocar la mia preghiera premere più forte le mie labbra contro un cuore turbato.
Vittorio Sereni
29/08/15
Stanotte ho sognato Flaiano. Era sua una spiaggia di Fregene ed era fine estate. Qualche bagnante di prima mattina lo faceva compagnia con il rumore dei tuffi, eppure il primo venticello di fine estate rendeva quei salti nell'acqua troppo lontani; persino i bambini non arrivavano ormai numerosi in spiaggia. Stava seduto vicino alla riva e spulciava la sua esistenza, accorgendosi che si riduceva a un mucchietto di parole, poche idee, pochi nomi: le prime mal formulate, i secondi prendevano un suono falso, come un alibi alla nostra povertà. Combattendo lo scoraggiamento e non rinunciando all’estetica del momento, prendeva dalla borsa una piccola edizione de l'"Alcyione" di D'Annunzio, suo compaesano abruzzese, e leggeva alcuni "Madrigali per l'estate". «Come scorrea calda la sabbia lieve / per entro il cavo della mano in ozio /il cor sentì che il giorno era più breve...». Niente, non c'era nulla da fare: l'estate, la più bella stagione, stava volgendo al termine. Appuntava: «Il passare del tempo mitiga la nostra vanità, il nostro furore, placa il giudizio e il disprezzo». Eppure nel suo diario vi erano tante idee, tanti appunti su luoghi o su persone che forse meritavano di essere ripresi: ma quel molto non era necessario ai più e allora distruggere diventava meglio che creare. Strappò una pagina fatta di bagnanti, turisti, vizi, amori, la piegò creando una barchetta e la lasciò andare via sulle lievi onde del mare: «Molte persone care e amiche sono scomparse: sembravano dimenticate, ci accorgiamo adesso che sono più vive di prima attorno a noi, che anzi le facciamo rivivere col nostro ricordo. Ci tengono compagnia, c'è un conforto nella loro costante attenzione; che non può essere, tuttavia, soltanto frutto della nostra volontà. Diamo alla parola vita un significato più intimo». Il mare, intanto, faceva la sua parte.
“Chi soffre è sempre in stato d’attesa”
Cesare Pavese - Il mestiere di vivere.