Gianfranco Marotta

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Gianfranco Marotta
I morsi sulla schiena ... 🪐
La corsa del tempo.
La sera in cui te ne sei andata,
la camera mi era parsa
più grande e ordinata
e, a dire il vero, senza
il rumore dei tuoi tacchi
anche troppo tranquilla.
Così ho acceso la radio
e chiamato mia madre.
Ignoravo
come più del silenzio,
certa assenza
fatichi a scomparire.
🍂
Fa anche male, certo, amare. È accettare di farsi scorticare sapendo che, in qualunque momento, l'altra persona può andarsene via con la tua pelle.
Le nuvole che si perdono nel tuo sguardo
E si dimenticano del cielo.
In questo frammento, Marcello Mastroianni ci regala una delle riflessioni più amare e delicate sulla solitudine, ricordandoci che se il pianto può essere un’esperienza privata, la gioia richiede necessariamente condivisione.
Amo quello che eri
E non so più chi sei.
Buona festa Donne belle. ✨️💛
S. Curreli
Il poco, con Dio, diventa esageratamente abbondante.
Non volevo che mi mancassi più e ho fatto di tutto per riempirmi la vita di cose da fare. Ma ogni momento in cui mi mancavi di meno, iniziavo a mancarmi io.
Ci illudiamo di dimenticare e in realtà impariamo soltanto a riempire gli spazi bui.
La verità è che senza la stella necessaria il buio è solo meno buio, non diventa luce.
Si è soli senza il sole.
Non ti ho amato per vanità o per credermi migliore, no, non ti ho amato per questo, per il desiderio di sentirmi speciale, per sfida o per un piccolo divertimento. Avrei tirato fuori una forza stratosferica capace di arrivare in capo al mondo per prendermi il tuo destino. Io ti ho amato senza pudore, senza paure, vincendo persino il timore di perdere tutto per te, incondizionatamente. Chissà se lo sai. Pensavo che un giorno d'improvviso tutto questo ti sarebbe caduto addosso e avresti capito, sentito la fatica silenziosa che ogni volta ho sfoderato per nascondere dietro i sorrisi l'amarezza di non averti vicino, la promessa che ho fatto a me stesso, quella di volerti felice comunque, anche da lontano.
Io volevo solo te come una vertigine che ti lascia andare al di sopra delle solite convenzioni, mentre la ragione ti dice:
"Non partire prima di sapere". Invece io sono sempre partito lo stesso, non sono abituato a guardare le previsioni del tempo.
Mi è capitato di volerti accanto con una disperazione quasi abissale e potevi riempirla solo tu, con le tue piccole contraddizioni, con la tua finta durezza. Avrei voluto scioglierla, ogni volta, come fosse neve, come un regalo che scarti, poi guardi, sorridi, si dissolve e ti resta fra le mani finalmente quello che vuoi. Ho amato tutto di te, anche quelle tue parti così simili alle mie. Abbiamo due cuori dentro, uno vuole mangiare l'altro ed è un continuo combattimento. Io parlo molto, ma quando ti guardavo avevo solo il desiderio di ascoltarti respirare. Mi facevi venire voglia di vivere, di avere più giorni da darti. Mi allungavi la vita senza saperlo. Vedevo noi due in una vita senza sbadigli, una vita piena di vita e non tutte le vite lo sono. Nessuno sa cos'è normale, io so però che è lecito farsi una domanda a distanza di anni, dopo aver vissuto tanti inverni: "Si può preferire un solo giorno ai giorni che ti restano, pur amando la vita, se il resto della vita è stare senza te?"
In un’altra vita non fingiamo di non vederci per non incontrarci più.
Forse, in un’altra vita, io e te stiamo cantando a squarciagola a un concerto, che occhi negli occhi fa un po’ meno freddo e ogni cosa ha un po’ più senso.
In un’altra vita io e te adesso siamo su una spiaggia, questo è certo: io leggo per te stessa sulla schiena, tu hai gli occhi chiusi e ascolti la mia voce che ti trasporta in altri luoghi.