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Ciao! Questo è il mio video presentazione, dove introduco gli argomenti di cui ho parlato nei post-blog!
MMO: i videogame infiniti
I Massively multiplayer online game (MMOG o semplicemente MMO) sono giochi per console o computer, che danno la possibilità a migliaia di utenti di connettersi e interagire nel videogame nello stesso momento.
Attualmente il mercato di questa categoria è molto grande, soprattutto perché ne esistono differenti tipi . Infatti si differenziano a seconda della piattaforma sulla quale è possibile giocare, in più si distinguono per lo scopo in sé del gioco, che può essere di strategia individuale oppure può coinvolgere più utenti che fanno parte dello stesso gruppo.
E questo è uno dei principali motivi per cui questi giochi sono ben radicati e “sopravvivono” a lungo nella scena mondiale dei videogame. Infatti per qualsiasi MMO esistono delle “gilde” o dei clan di cui fanno parte gruppi di giocatori, che condividono lo stesso obiettivo; inoltre è anche un forum in cui i vari player si scambiano pareri e consigli utili allo scopo di migliorare il loro livello individuale.
L’ambientazione di World of Warcraft, uno degli MMORPG di più successo. Fonte: Flickr.
I più popolari sono gli MMORPG ( online role-playing game), in cui molto spesso l’ambientazione è fantasy e alla base del gioco vi è la battaglia. Questi mondi virtuali sono abitualmente abitati da creature fantastiche , tra le più comuni gli elfi, o da popolazioni dell’antichità, come i Greci o i Romani, che si affrontano a vicenda per la supremazia di un territorio o la conquista di nuove terre da popolare all’interno del universo del gioco, tra i più famosi ci sono Grepolis , World of Warcraft e molti altri.
La rivoluzione in questo settore è sicuramente avere la possibilità di usufruire di questi videogame su dispositivi mobili. L’azienda leader è la Supercell, creatrice di Clash of Clans, videogame in cui l’obiettivo è sviluppare e migliorare il proprio villaggio, per riuscire ad ottenere un livello di esperienza giocatore maggiore così da poter usufruire di ricompense più alte.
Un esempio di un villaggio in Clash of Clans della Supercell. Fonte: Flickr.
Avere il gioco a portata di app di sicuro è un vantaggio per aver una buona costanza ad accederci, ma ciò comporta in molti casi una vera e propria dipendenza; infatti il giocatore viene invogliato a continuare a giocare per migliorare, stando al gioco degli sviluppatori, che sfruttano questa “malattia” degli utenti per propinare offerte sullo shop del gioco, facendo guadagnare alle aziende milioni di dollari.
Gli aspetti più critici degli MMO sono sicuramente l’alienazione che può avere un individuo nell’immedesimarsi in maniera eccessiva nel ruolo del videogioco, d’altro canto per altri può essere un’opportunità per conoscere persone e creare nuovi legami. Inoltre un altro fatto è il “Never Ending Game” ovvero la caratteristica del non avere un fine, cioè l’impossibilità di terminare uno di questi giochi, che periodicamente presentano nuovi aggiornamenti, rendendo teoricamente l’esperienza di gioco infinita. Insomma questi videogame difficilmente scompariranno.
Gabriele Felizia
Gamer o atleta? Il “boom” degli e-Sports
Chissà in quanti di noi hanno sfidato un amico o un familiare ad un videogame, con la voglia di sconfiggerlo per poi esultare con fierezza alla nostra vittoria. Beh, non possiamo negare che sia una bella soddisfazione. Eppure esistono competizioni nazionali e internazionali di videogiochi che raggiungono un livello agonistico assolutamente non comparabile alle sfide casalinghe tra conoscenti. È il fenomeno degli e-Sports (dall'inglese electronic sports), ovvero il giocare videogames ad un livello professionistico, e nell'ultimo periodo sta letteralmente spopolando.
Si tratta, ovviamente, di giochi multigiocatore dai molteplici generi, ovvero sparatutto, strategici, simulatori sportivi, giochi di guida e molti altri ancora. Negli ultimi anni gli enormi passi avanti della tecnologia (fondamentalmente grazie a dispositivi e console di ultima generazione e connessioni ad internet iperveloci) e la costante crescita di interesse per il mondo virtuale, hanno permesso agli e-Sports di avere un enorme successo. Basti pensare che, secondo diverse testate giornalistiche, entro la fine del 2019 il giro d'affari degli e-Sports potrebbe superare la barriera del miliardo di dollari!
Gamer all’opera al torneo IEM a Katowice, Polonia. Fonte: Wikimedia Commons
I protagonisti di questo stravagante e affascinante mondo non possono che essere i gamers, ma possono questi ultimi essere paragonati ai comuni giocatori di videogiochi? Senza dubbio le similitudini sono parecchie, infatti non fanno che giocare ad un gioco su console. D'altro canto, esistono anche molte differenze. Quella principale è, probabilmente, che i giocatori di sport elettronici vengono considerati degli atleti. Sì, può sembrare strano, eppure è proprio così. Infatti, nel 2017, il Comitato Olimpico Internazionale ha cominciato a considerare la possibilità di vedere le gare e-Sport come veri e propri eventi capaci di prendere parte a future edizioni dei Giochi Olimpici.
Inoltre, ultimamente molte società sportive (calcistiche e motoristiche in primis) stanno allestendo delle vere e proprie squadre composte da gamers di livello mondiale per poter competere in nuovi tornei che possono dare ulteriore visibilità e importanza al brand societario. Inevitabilmente, il “boom” degli e-Sports dà grande beneficio ai gamers, che oltre a mettere in mostra il loro grande talento, trovano in questa nuova disciplina un vero e proprio lavoro.
Presentazione ufficiale della società calcistica PSG dei gamers Agge Rosenmeier (Agge), Bora Kim (Yellowstar) e Lucas Cuillerier (Daxe) per la sezione PSG eSports. Fonte: Flickr
Ora, pensandoci bene, è impressionante come il ramo digitale dei videogames sia diventato così importante a livello globale, favorendo la creazione di competizioni internazionali che attirano fan da ogni parte del globo, riempiendo arene e spingendo i giocatori a battersi per prestigiosi premi e ingenti somme di denaro. Insomma, il fenomeno degli sport elettronici ha ormai preso il sopravvento, e chissà se in un futuro non troppo remoto possa entrare a far parte degli sport olimpici, facendo diventare i gamers degli autentici atleti. Staremo a vedere...
-Alessandro Storello
Ciao a tutti! È uscito il mio video di presentazione del nostro blog “GamesInOurHeads”, nel quale spiego brevemente quali sono le tematiche trattate e di cosa io mi occuperò in particolare. Se vi va, dateci un’occhiata!
-Alessandro Storello
Ciao a tutti, sono uno studente del Politecnico di Torino, mi chiamo Giuseppe e sono appassionato di videogiochi. Da poco ho deciso di creare un Blog in cui ...
Ciao! Ecco il mio video di presentazione per il blog GamesInOurHeads, in cui faccio un breve riassunto di tutto ciò che è di mio interesse nel vastissimo mondo dei videogiochi. Vi invito a guardarlo per farvi un’idea generale sulle tematiche del nostro blog e su quello di cui parlo.
Giuseppe Stracquadanio
Operazione Nostalgia: cos'è un emulatore.
Mentre il mondo dei videogiochi si evolve verso nuovi scenari, tanti altri videogiochi vengono riposti in uno scaffale che si riempirà di polvere. E' questo purtroppo il tragico destino di ogni videogioco, a maggior ragione in un futuro non troppo prossimo quando il mercato "fisico" dei videogiochi cesserà d'esistere. Mettere "da parte" un videogioco è qualcosa che succede senza neanche accorgersene. Un giorno qualunque si esce, si compra un nuovo gioco e si mette via il "vecchio".
Tuttavia, è possibile e molto probabile che un giorno, magari lontano, torni in noi la voglia di giocare nuovamente ad un videogioco che ha segnato la nostra infanzia. Le mie vacanze sono praticamente fatte così: la mattina appena sveglio penso ad un videogame che ho giocato da piccolo e che vorrei rigiocare, il resto della giornata lo passo a cercare di rigiocarlo. E' proprio in uno di questi pomeriggi che girovagando sul Web ho scoperto l'emulazione, ovvero la possibilità di eseguire, sul proprio computer (e non solo) videogiochi creati per sistemi diversi, quali soprattutto vecchie console.
Ogni buon videogiocatore amante del Retro-Gaming che si rispetti ne è esperto, ma imparare ad utilizzare un emulatore è davvero molto semplice. Esistono infatti miriadi di tutorial che ne spiegano il funzionamento, anche se molti emulatori non richiedono alcun setup e sono quindi molto intuitivi. Basta semplicemente fornirgli un gioco in un formato adatto ed essi riescono ad emulare qualsiasi console che abbia più di 15 anni di vita alla perfezione. Il grande vantaggio dell'emulazione è che essa è ormai possibile praticamente su qualsiasi dispositivo, persino su smartphone. Anzi, è proprio grazie al mobile che strumenti di questo tipo si diffondono largamente.
Il “MAME”, uno dei più famosi emulatori per videogiochi Arcade. Fonte: Wikimedia.
La questione "legalità" è invece un po' più delicata (e a dire il vero non chiarissima). In teoria, infatti, utilizzare durante l'emulazione il BIOS (Basic Input-Output System) della console in questione è illegale per ovvie ragioni di copyright, così come scaricare da Internet le ROMs, copie di dati estratte da una memoria ROM (Read Only Memory), come può essere ad esempio una cartuccia o un più moderno CD-ROM. Tuttavia, l'emulazione è perfettamente legale e priva di ogni problema nel caso in cui il BIOS venga estratto direttamente da una console in nostro possesso. Lo stesso argomento riguarderebbe anche le ROMs, ma in pratica è possibile scaricarle anche dal web a patto che si possegga una copia fisica del gioco.
Una volta installati e "settati" è possibile rigiocare i nostri vecchi videogiochi comodamente dal nostro computer, collegando qualsiasi tipo di joystick e emulandoli con tutta la "fedeltà" che desideriamo. Le console che possono essere emulate sono davvero tantissime, passando dallo SNES al Gameboy e al Nintendo DS, ma quella che preferisco è sicuramente la prima grande PlayStation, con giochi come Crash Bandicoot e Spyro, che seppur riprodotti in Remastered su PlayStation 4, soltanto nella loro prima versione riescono a restituirmi le emozioni che provavo da bambino. L'operazione nostalgia ha finalmente avuto un lieto fine.
Emulazione di uno Street Fighter per Super Nintendo (SNES). Fonte: Flickr
Giuseppe Stracquadanio
Gameplay: un modo diverso di giocare
In un videogioco, il funzionamento del gioco, l’esperienza di gioco; anche giocabilità. (Definizione Garzanti)
Il fenomeno dei Gameplay è da anni molto diffuso tra i giovani appassionati di videogiochi. Infatti questo è un contenuto messo a disposizione su Yuotube , in cui si possono osservare migliaia di video dedicati ai migliori giochi virtuali in circolazione per console.
I protagonisti di questo “movimento” sono ragazzi definiti Gamer, ovvero coloro che creano contenuti giocando ai videogiochi più cult della scena. Ma non si limitano certo solo a questo, perché non creano solamente intrattenimento ma portano vere e proprie recensioni sui vari videogiochi, come se fossero critici d’arte o cinematografici.
Come per un quadro o un film esistono dei canoni di giudizio, così anche nei videogiochi , ma la grande differenza sta nel fatto che l’opinione dei Gameplayer è basata sull’esperienza concreta del gioco, che è un aspetto molto realistico per poter esprimere un’opinione.
Grand Theft Auto V, uno dei giochi di cui sono stati fatti più gameplay. Fonte: Flickr
Ma perché hanno successo? A questa domanda vi si possono dare molte spiegazioni, comunque pare assurdo che si possa guadagnare filmandosi mentre si gioca ai videogame. Tuttavia i principali esponenti del settore, come Favij o i Mates, possono contare milioni di visualizzazioni ai propri video, da cui trarre un notevole tornaconto, motivo per cui è diventato a tutti gli effetti un vero e proprio lavoro.
Il loro più grande successo è sicuramente quello di essere dei “professionisti” nel loro campo, portando sempre molta qualità nelle loro performance, che è il fattore determinante per raggiungere un ampio pubblico. Naturalmente, oltre alla recensione del gioco che forniscono, arricchiscono i video con tutto il bagaglio di un intrattenitore, la simpatia e l’umorismo non mancano mai. E soprattutto vanno incontro al fatto che ormai i giovani hanno la soglia dell’attenzione molto bassa quando guardano un video, perciò creano molti contenuti interessanti in rapida successione, in modo di cercare di non fare abbassare la curiosità di chi guarda.
Tutto ciò ha contribuito a portare notorietà al mondo del web, che avendo ormai un’espansione radicata nella società, fa si che si possano organizzare eventi dedicati esclusivamente al mondo dei giochi digitali, una delle più famose è la “Milan Games Week”, nella quale l’intrattenimento videoludico è al centro della manifestazione.
Insomma, in questo mondo sempre più digitale, i gameplay rappresentano una vera e propria alternativa nel mondo dei videogiochi.
Gabriele Felizia
Cloud Gaming - E se non servisse una console per videogiocare?
Mentre il mercato dei videgiochi si prepara ad accogliere le nuove console targate Sony e Microsoft, mentre i due colossi sono pronti a scontrarsi nuovamente, gli "estranei" si preparano a varcare la barriera. Nel Marzo di quest'anno, durante la Game Developers Conference di San Francisco, Google ha annunciato il progetto Stadia , piattaforma di Cloud Gaming che nascerà con l'intento di fornire agli utenti accesso ai videogiochi supportati senza l'utilizzo di alcun hardware (console o pc), semplicemente utilizzando il browser Google Chrome. Ciò significa, non soltanto che non bisogna possedere una console fisica per usufruire del servizio, ma che qualsiasi dispositivo munito del browser targato Google è praticamente abilitato all'utilizzo di Stadia.
Presentazione di Google Stadia alla Game Developers Conference 2019. Fonte: Wikimedia
Sì, avete capito bene. L’azienda statunitense intende fare dei videogiochi ciò che Netflix (e tante altre piattaforme) ha fatto con i film e le serie tv, ciò che Spotify ha fatto con la musica. In fondo forse tutti c’abbiamo pensato almeno per un momento, ma alla fine a vincere è stata la convinzione che tali enormi moli di dati non potessero essere trattate allo stesso modo. Tutto questo è reso possibile grazie all'ampio utilizzo di server capaci di elaborare una quantità enorme di informazioni ogni secondo, che avranno l'importante scopo di ricevere gli input che il videogiocatore darà attraverso il suo joypad (che può essere qualsiasi!) e restituire il "risultato" di questi comandi. In poche parole, l'utilizzo di questi centri di elaborazione dati libererà i nostri dispositivi dalla necessità di possedere potenza di calcolo in locale.
Collezione di Console di diverse generazioni (ne esisterà una prossima?). Fonte:Flickr
Ma la cosa che più entusiasma i videogiocatori che seguono con interesse le vicende di Google Stadia è che a detta degli sviluppatori, questo trasferimento dati non inciderà sulla qualità dello streaming, permettendo a Stadia di non eguagliare, bensi di superare, in potenza Playstation 4 Pro e Xbox One X. Tutto ciò non è di certo passato inosservato in casa Sony, che ormai da anni lavora senza molti successi alla sua piattaforma streaming che ha però preso forma soltanto negli ultimi mesi (PS Now). Preoccupata di perdere il trono del mondo videoludico (e chissà se Google sia interessata proprio a questo) ha perciò deciso, inaspettatamente di annunciare la partnership con casa Microsoft, ma soltanto per quanto concerne il cloud gaming.
Non sappiamo ancora come si evolverà la vicenda, in che modo questa piattaforma potrà gestire i problemi derivanti dalla latenza o i costi eccessivi per i server, ma sappiamo oramai con certezza che qualcosa è pronta a stravolgere il mondo dei videogiochi, forse per sempre. Cloud is coming.
Giuseppe Stracquadanio
Giochiamo in un universo parallelo!
Avete mai pensato a cosa si possa provare nel guidare una supercar in uno dei circuiti più famosi del mondo, sparare in prima linea in un campo di battaglia o fare il canestro decisivo negli ultimi secondi di una finale di basket? Beh, sono convinto che tanti sarebbero curiosi di vivere le emozioni e sentire l’adrenalina che soltanto questo genere di cose è in grado di offrire. Eppure oggi, grazie alle nuove tecnologie che hanno rivoluzionato il mondo dei videogiochi, tutto ciò è (in parte) possibile!
La realtà virtuale ha letteralmente cambiato il modo di vedere e vivere i videogiochi, mutando di fatto il gaming “tradizionale”. Si tratta, appunto, di una tecnologia che simula la realtà, proiettando il gamer in ambientazioni fotorealistiche in tempo reale tramite periferiche specifiche. Il più famoso dispositivo informatico della virtual reality e, probabilmente, quello fondamentale è il visore, solitamente a forma di casco o di occhiali che nascondono la realtà vera e propria per proiettare chi lo indossa in un ambiente fittizio in cui, grazie anche al nostro caro e vecchio joystick, si è liberi di scoprire in tutto e per tutto il mondo del gioco al quale si sta giocando.
Gamer con il visore PS VR, lanciato sul mercato da Sony per PlayStation 4 nel 2016. Fonte: Flickr
Qualche mese fa, in occasione di un evento automotive tenutosi a Torino, ho avuto l’opportunità di provare per qualche minuto un simulatore di Formula Uno dotato di visore VR. Non saprei dire se sia perché sono un grande appassionato di auto e di videogiochi, o forse perché non avevo mai provato mai niente del genere ma credetemi, è stata un’esperienza fantastica! Non appena ho indossato le cuffie e il visore e ho preso tra le mani il volante, mi sono sentito catapultato in una realtà a me nuova. Dal nulla, mi sono ritrovato a bordo di una Ferrari da Formula Uno sulla griglia di partenza del circuito di Monza e, spenti i semafori, ho iniziato a spingere sull’acceleratore provando (ovviamente con le dovute proporzioni) le emozioni di un pilota che sfreccia a più di 300 chilometri orari. Grazie a questa nuova modalità di gioco ho potuto godere della mia miglior esperienza di gaming, dovuta a sensazioni che la console tradizionale non è in grado di dare.
Madrid Games Week, PlayStation VR. Fonte: Wikimedia Commons
Con la nuova tecnologia VR, il mondo dei videogames ha acquisito un “appeal” che non aveva mai avuto, tant’è che anche molte persone le quali non hanno mai avuto a che fare con videogiochi, risultano attratte e incuriosite da questo nuovo modo di giocare. Questo spiega il grande successo della realtà virtuale che, associata non solo ai giochi informatici (è altresì usata a scopo culturale e divulgativo), può rivoluzionare il nostro vivere quotidiano.
-Alessandro Storello
Internet: la scoperta di un nuovo mondo per comunicare
La Nostra generazione è nata praticamente in contemporanea con Internet, per questo motivo siamo stati molto fortunati, avendo potuto scoprire questo mondo fin da piccoli e in svariate circostanze.
Una delle mie prime esperienze legate ad Internet risale al periodo delle Olimpiadi estive del 2008, tenutesi a Pechino, in China, a cui mio padre e mio zio andarono ad assistere come spettatori. Solamente dieci anni fa non esistevano smartphone o dispositivi portatili per mettersi in video-comunicazione, e soprattutto le chiamate telefoniche all’estero costavano parecchio. Così, trovandomi al mare sprovvisti del computer, i miei cugini ed io, eravamo soliti recarci in un Internet-Point, dove usando la piattaforma Skype riuscivamo a parlare con i nostri Papà, attraverso una webcam; mi ricordo ancora come fosse difficile parlare per più di qualche minuto prima di essere interrotti a causa della scarsa connessione.
Fonte: Flickr
Ma anche se la connessione era diversa da oggi, riuscivamo a tenerci in contatto a distanza, sia oltre oceano, sia tra compagni di classe. Infatti più o meno nello stesso periodo ottenni un indirizzo di posta elettronica, che mi permise di inviare e-mail ai miei amici, e ciò sostituì per un periodo le lunghe chiamate che effettuavamo da telefono fisso. Per me fu una piccola rivoluzione, perché mi permetteva di interagire molto facilmente con chiunque, senza intermediari (ovvero i miei genitori), dandomi “quasi” una sensazione di indipendenza.
Col tempo ebbi il primo telefonino, fino ad arrivare agli attuali smartphone che ci hanno semplificato notevolmente la vita nel campo della comunicazione, basti pensare all’impressionante mole di messaggi che scambiamo su WhatsApp rispetto ai tempi più lunghi delle mail, e alla facilità con cui utilizziamo Facetime dai nostri dispositivi.
Tutto questo progresso ha cambiato le nostre abitudini e il nostro mondo di relazionarci attraverso il mondo virtuale, portando ovviamente progressi che hanno migliorato il nostro modo di stare su Internet; d’altro canto però hanno, o rischiano, di danneggiare i rapporti reali fra persone,soprattutto tra quelli che sono incapaci di scindere il dualismo tra digitale e realtà. Insomma, questa rivoluzione è un’arma a doppio taglio.
Gabriele Felizia
Alla scoperta di un nuovo mondo: i miei primi passi su Internet.
Al giorno d’oggi, Internet è ovunque. Quasi tutti ormai possiedono uno smartphone e trascorrono gran parte delle loro giornate navigando sul web o scambiando messaggi su Whatsapp o Messenger. Grazie ai nuovi dispositivi elettronici, l’accesso a Internet è sempre più semplice e immediato e, per questo motivo, sono sempre di più i giovani che entrano in contatto con questo mondo in una fase molto precoce della loro infanzia.
Per me, la scoperta del web è arrivata quasi per caso. A casa avevamo un computer dei primi anni 2000, di quelli con il display enorme, che veniva acceso unicamente da mio padre per faccende di lavoro. Un pomeriggio, incuriosito dalle tante icone sul desktop, chiesi a mio papà a cosa servissero quest’ultime e così iniziammo insieme ad aprire programmi come Paint o Word, e a cercare parole a caso sul web dopo aver cliccato sull’icona chiamata “Internet Explorer”.
Fonte: Flickr
Successivamente, con il passare degli anni, ho iniziato ad usare Internet in maniera più costante, sia per fare ricerche scolastiche, navigando in siti come Wikipedia, che per puro svago. Erano gli ultimi anni delle elementari quando, grazie ai miei compagni, scoprì l’esistenza di YouTube, un sito web dove potevo vedere i video dei miei calciatori preferiti, delle auto più veloci e delle canzoni che più mi piacevano. Era fantastico! Ricordo ancora quando nel pomeriggio (rigorosamente dopo aver finito i compiti a casa), trascorrevo un’oretta davanti al pc a guardare nuovi video di numeri e giocate dei calciatori della mia squadra del cuore per poi cercare di emularle nel mio giardino, talvolta con discreti risultati.
Personalmente, l’accesso ad Internet ha iniziato ad essere una cosa quotidiana per “colpa” dei social. Da quando ho effettuato l’iscrizione a Facebook qualche anno fa, infatti, ogni giorno scorro parte del mio tempo sulla mia home, leggendo post e mettendo qualche like.
Sì, lo ammetto, credo che i social possano far perdere parecchio del nostro tempo, però penso anche che se se ne fa un uso appropriato e diligente, Internet può diventare un’arma potentissima, capace di rivoluzionare il nostro modo di comunicare e di apprendere.
- Alessandro Storello
La mia scatola dei giochi: la mia prima esperienza con Internet.
Non ricordo esattamente il giorno in cui tutto ebbe inizio, ma avvenne poco più di 12 anni fa. Mia madre nel pomeriggio doveva lavorare e così io trascorrevo i miei pomeriggi coi miei nonni e con mio zio, facendo i compiti e giocando con gli altri bambini del quartiere. Tuttavia il mio passatempo preferito era osservare mio zio mentre lavorava al computer, mentre inseriva floppy disk al suo interno, apriva finestre e vi scriveva su. Certamente non capivo tutto ciò che faceva, ma mi piaceva chiedergli qualsiasi cosa.
Un giorno installò sul suo computer Encarta Kids, l'enciclopedia Microsoft che permetteva di svolgere ricerche senza dover necessariamente disporre di una connessione ad Internet. Iniziai a sfogliarla, leggendo qualunque cosa mi capitasse sotto gli occhi o sotto il puntatore del mouse, vedendo tutti i video disponibili nella raccolta più e più volte, finché non scoprì, con grande stupore, che vi erano anche dei giochi.
In quel momento non possedevo ancora nessuna console e se mi avessero domandato cosa fosse un videogioco, probabilmente avrei risposto che nel cellulare di mia madre ce n'erano moltissimi. Sì, penso proprio che quella fosse la mia concezione di videogioco a quei tempi. Per cui potete ben immaginare come quei giochi fecero la mia felicità (e non quella di mio zio) per un bel po' di pomeriggi. Ma come per ogni altro bambino che si stanca dei suoi giocattoli forse troppo presto per scoprirne tutte le funzionalità, ben presto il mio entusiasmo svanì.
Foto di una bambina davanti ad un "iMac". Fonte: Flickr
Un giorno però, parlando con alcuni amici e compagni di classe, scoprì che era possibile giocare, vedere video e fare tanto altro ancora collegandosi ad Internet. Inoltre, come se non bastasse già questo per suscitare la mia curiosità, mi presentarono Internet come un' "infinita" raccolta di giochi, cartoni animati, immagini di Dragon Ball (addirittura era possibile trovare un'immagine di Goku Super Sayan di 5' livello, pensate voi).
Ad ogni modo ero forse troppo timido ed introverso per chiedere a mio zio di utilizzare il computer in un modo che lui non mi aveva spiegato. Così, approfittando di un pomeriggio in cui non era a casa, accesi il computer e ignaro di cosa fosse una connessione via LAN, cliccai sull'iconcina di Internet Explorer.
Fortunatamente per il buon proseguimento della mia infanzia (e chissà che persona terribile sarei adesso), il computer di mio zio era costantemente connesso ad Internet, per cui non era necessaria nessuna configurazione da parte mia, e tutto filò liscio. Presi il foglietto su cui avevo appuntato tutti i siti web che i miei amici mi avevano consigliato e iniziai a visitarli. Non mi avevano mentito, tutto ciò di cui parlavano esisteva davvero. Quel pomeriggio fu uno dei più belli di tutta la mia infanzia.
Tempo dopo, anche la mia famiglia acquistò un PC, ma purtroppo io scoprì che anche il più bel posto del mondo era soggetto a restrizioni. E non sto parlando dei miei genitori, ma di quelle tariffe a consumo che ormai sembrano quasi essere sparite dal mercato. Ad ogni modo, crescendo ho imparato ad utilizzare Internet nel modo più efficiente, quindi non solo per videogiocare, ma anche per studiare, approfondire e fare ricerche.
Iniziai anche a prendere dimestichezza coi social networks, forse un po’ più tardi rispetto alla massa, convinto dagli amici per poter comunicare in modo molto semplice e veloce. Creai un mio account MSN, client di messaggistica istantanea ormai caduto nell'oblio, che in realtà finì con l'utilizzare molto di rado, quando, poco dopo, mi iscrissi a Facebook.
Penso tutt'oggi, pur guardando ad Internet non più con gli occhi di un bambino, che utilizzarlo sia di grande aiuto per qualsiasi attività, grazie alla sua capacità di rendere tutto accessibile in modo immediato e permettere una comunicazione che non conosce più il concetto di distanza fisica. Ma è un'altra distanza quella che talvolta preoccupa, quella che Internet non risolve ma anzi accentua. Imparare ad utilizzare Internet, a distinguere tra un comportamento errato ed uno attendibile, è quindi fondamentale, sin dai primi utilizzi, per una buona esperienza e per poter assaporare tutto ciò che Internet ci continua ad offrire.
Mappa di "Internet", in cui ogni linea collega due nodi rappresentanti due indirizzi IP. Fonte: Wikimedia Commons
Giuseppe Stracquadanio