Motor Control Work in Progress (at Marciani's Lab)
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Motor Control Work in Progress (at Marciani's Lab)
Il Pantheon meglio dell'Auditorium! Scendono i piazza i cugini dei #2cellos!
Dopo un giorno di teoria sui libri...un pacco in anticipo fa sognare di passare subito alla pratica! Lovin' robot-italy.com
Back to Lab!
"In the beginner's mind there are many possibilities, in the expert mind there are a few" (S.Suzuki) Quando ti arriva a casa, l'emozione è così elettrizzante, che amo essere un beginner! Vola, motor shield! Voolaaa!
Reti Logiche: Compendi OpenSource di Giacomo Marciani
Una rete logica è un insieme di dispositivi elettronici interconnessi che realizza un'elaborazione elettronica. Lo studio delle reti logiche viene condotto attraverso l'algebra booleana.
Lo scopo di questo corso è apprendere i fondamenti delle reti logiche, con un focus sull'analisi e sintesi delle reti.Â
Cosa vuol dire?
Vuol dire che se a casa avete un computer, una chavetta usb o....
...aspettate, perchè puntare così in alto?...
...se avete anche solo un telecomando, o un orologio digitale, tutti questi oggetti di tutti i giorni non li vedrete piĂą con gli stessi occhi!
Da un paio d'anni raccolgo appunti, dispense e rielaborazioni di testi dei corsi universitari nei miei Compendi OpenSource. In vista dell'esame di calcolatori elettronici ho deciso di mettere in rete questi compendi.
Ma perchè lo fai?
La risposta è molto semplice: perchè non farlo?? :-)
Se, come me, aspirate a diventare ingegneri informatici o elettronici con i controca**i, o dovete sfangare l'esame, o ancora, se siete semplicemente curiosi di cominciare a capire ciò che sta dietro a dispositivi che usiamo tutti i giorni...
...questi Compendi OpenSource fanno al caso vostro! ;-)
Compendi OpenSource di Reti Logiche
Algoritmi della Teoria dei Grafi: applet Java e schemi per la risoluzione delle Reti di Flusso
La Teoria dei Grafi e delle Reti di Flusso permette un’analisi algoritmica di innumerevoli situazioni e processi descritti tramite particolari strutture dati: i grafi e i digrafi (o grafi orientati). Va da sè che le potenzialità di questo approccio sono notevoli, in quanto si applica per modellizzare scenari dove la caratteristica principale è la presenza di entità discrete legate da una qualche relazione. Per fare un esempio, queste strutture dati possono essere molto utili per creare pattern di network relazionali, come anche modelli di trasporto.
Algoritmi della Teoria dei Grafi e delle Reti di Flusso (schemi a cura di G.Marciani)
Prim: dato un grafo, e una funzione di costo associata ai lati, l’algoritmo permette di individuare un albero ricoprente di costo minimo (minimum spanning tree) sfruttando la condizione sul taglio.
Kruskal: dato un grafo, e una funzione di costo associata ai lati, l’algoritmo permette di individuare un albero ricoprente di costo minimo (minimum spanning tree) sfruttando la condizione di aciclicità .
Ricerca F.I.F.O.: dato un digrafo, l’algoritmo determina un ordine di marcatura una lista progressivamente processata secondo il metodo fist-in-first-out, anche detto metodo della fila.
Ricerca L.I.F.O.: dato un digrafo, l’algoritmo determina un ordine di marcatura attraverso una lista progressivamente processata secondo il metodo last-in-first-out, anche detto metodo della pila.
Ordinamento Topologico: dato un digrafo, l’algoritmo permette di determinare un ordine di visita dei nodi, basato sulle caratteristiche di connessione degli stessi.
Dijkstra: dato un digrafo, e una funzione di costo associata agli archi, l’algoritmo permette di determinare un’arborescenza dei cammini minimi (shortest path) da un nodo a tutti gli altri nodi.
Ford-Fulkerson: dato un digrafo, una funzione di costo ed una di capacità associate agli archi, e un taglio indotto da una sorgente, l’algoritmo permette di massimizzare il flusso su rete (Max-Flow Problem) tramite lo studio progressivo della rete residuale.
Floyd-Warshall: dato un digrafo, e una funzione di costo associata agli archi, l’algoritmo permette di determinare un’arborescenza dei cammini minimi (shortest path) da ogni nodo verso ogni altro nodo.
Matching su Grafo Bipartito: dato un grafi bipartito, l’algoritmo permette di individuare un matching di cardinalità massima (di conseguenza anche unvertex cover di cardinalità minima) attraverso lo studio di una rete orientata, sotto opportune condizioni di bipartizione, l’utilizzo di sorgenti/pozzi artificiali e l’applicazione della condizioni di alternanza ed aumentanza
Condizione Parametrica per Minimum Spanning Tree: dato un grafo, una funzione di costo associata ai lati, e un albero ricoprente (spanning tree), determina il range di validità del parametro per cui l’albero ricoprente è anche minimo albero ricoprente (minimum spanning tree)
Rappresentazione Matriciale di Grafi e Digrafi: alle volte può essere utile sintetizzare la topologia di una struttura grafica o digrafica, e quindi delle sue caratteristiche di adiacenza e di incidenza, attraverso una matrice.
Formulazioni Notevoli di Programmazione Lineare: dato un problema descrivibile tramite la Teoria dei Grafi e delle Reti di Flusso, formularlo come problema di Programmazione Lineare può essere utile per una trattazione rigorosamente matematica dello stesso. Ad esempio un problema di Max-Flow o di Min-Cost Multi-Commodity può essere risolto così tramite l’Algoritmo del Simplesso applicato ad una funzione obiettivo e a vincoli che descrivano la topologia della struttura.
Appena avrò un po’ di tempo pubblicherò questi appunti in LaTeX, in modo da renderli più apprezzabili e comprensibili dal punto di vista grafico!
Dispense di Teoria
Iovanella (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)
F.Schoen (UniversitĂ di Firenze)
A.Agnetis (UniversitĂ di Siena)
Raccolta di Esercizi
G.Oriolo (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”)
A.Fuduli (UniversitĂ della Calabria)
Applet
Ford-Fulkerson, Floyd-Warshall, Dijkstra, Ford-Bellman, Kruskal,Depht-First
Floyd-Warshall (passo passo)
Videolezioni di Elettrotecnica
Nel mio vecchio blog pubblicai l'anno scorso un post che fece il boom di visite! Molti studenti ad ingegneria si trovano a dover affrontare l'esame di Elettrotecnica. Non potendo seguire assiduamente le lezioni mi ritrovai a un mese dall'esame sapendo veramente poco. Ogni pomeriggio la disperazione aumentava sempre più, mentre diminuivano drasticamente le sigarette nel mio pacchetto :-(
Poi un giorno, come la manna dal cielo trovai delle videolezioni, e il resto ormai è storia!
Vi ricordate il post della settimana scorsa sulle videolezioni di Analisi Matematica? Avevo definito il professor Roberto Tauraso come un dio! Preparatevi a diventare politeisti, perchè oggi incontrerete il Dio dell'Elettrotecnica: il professor Paolo Del Vecchio.
Permettetemi un po' di secchionaggine introduttiva...
Fino al XIX secolo si pensava che l'elettricità fosse un fluido capace di scorrere attraverso la materia. In seguito, grazie alle fondamentali scoperte di Hertz, Helmholtz, Maxwell, Heaviside, Volta e molti altri, si giunse ad una comprensione più completa del fenomeno, riassunta nelle equazioni di Maxwell che prevedono il comportamento delle cariche elettriche e del campo elettromagnetico che esse generano. Attualmente l'elettrotecnica si occupa in particolar modo della generazione, trasmissione ed utilizzo della potenza elettrica. La teoria dei circuiti si occupa dei problemi classici della elettrotecnica da un punto di vista strettamente assiomatico (vedi ipotesi dei parametri concentrati).
Ecco a voi delle dispense indispensabili!
Dispense su Corso Completo ET1
Dispense su Rete di Distribuzione Trifase
Appunti su Corso Completo ET1 (prossimamente)
Raccolta di Esercizi su Analisi Circuitale nel Dominio del Tempo e nel Dominio dei Fasori
E....rullo di tamburi please...Ecco a voi le videolezioni del corso! Buona visione! ;-)
Principio dello Sviluppo Armonico
Introduzione ai Componenti Circuitali
Componenti Circuitali 1
Componenti Circuitali 2
Componenti Circuitali 3
Componenti Circuitali 4
Teorema di Kirchhoff
Teorema di Tellegen
Semplificazione Rete
Schema Circuitale stella-triangolo, triangolo-stella
Esempi su Semplificazione Rete
Teorema di Thevenin
Teorema di Norton
Esempi su Thevenin e Norton
Partitore di Tensione e Partitore di Corrente
Analisi Circuitale con il Metodo dei Nodi
Esempi su Metodo dei Nodi
Analisi Circuitale con Metodo delle Maglie
Approfondimenti su Maglie e Nodi
DualitĂ
Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale
Esercizi su Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale 1
Esercizi su Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale 2
Dimostrazioni su Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale
Considerazioni Finali su Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale
Potenza in Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale
Bipoli Passivi in Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale
Considerazioni Finali su Bipoli Passivi in Regime Permanente Sinusoidale Isofrequenziale
Esempi di Analisi Circuitale nel Dominio dei Fasori
Reti di Distribuzione
Esercizi su Reti di Distribuzione 1
Esercizi su Reti di Distribuzione 2
Rifasamento
Esercizi su Rifasamento 1
Esercizi su Rifasamento 2
Conclusione Corso 1
Conclusione Corso 2
Conclusione Corso 3
Videolezioni di Analisi Matematica
                               Probabilmente alcuni di voi non lo sanno: sono uno studente di ingegneria informatica e Dio solo sa che calvario sia stato passare il benedettissimo e amatissimo esame di Analisi Matematica.
Quante ecatombi di studenti, quante notti insonni e pomeriggi con rodimenti di c*lo per passare questo esame.
Poi un anno tutto cambiò.
Come un miraggio apparvero le videolezioni del professor Roberto Tauraso. Per me, come per molti altri, queste videolezioni furono come una sorgente d'acqua altissima-purissima-levissima in mezzo al deserto!
Devo dirvi la veritĂ :Â
senza queste videolezioni io dovrei ancora sostenere l'esame di Analisi Matematica, e senza queste videolezioni sicuramente non sarei riuscito a guadagnare neanche un centesimo dalle ripetizioni di analisi che poi ho cominciato a dare!Â
Alcuni mi chiedono
"Jack, ma perchè perdi tempo a condividere queste videolezioni?"
Beh, lasciatemi dire una cosa...Se voi vedeste Dio cosa fareste? Non vedreste l'ora di dirlo a qualcun altro??
Passo e chiudo ;-)
Anzi, non chiudo perchè Dio ha lasciato in eredità una Bibbia, e il nostro professor Tauraso non è da meno!
Compendi OpenSource - Analisi Matematica (Teoria)
Compendi OpenSource - Analisi Matematica (Esercizi)
Beh, io sono stato sincero, ho condiviso la mia esperienza....
...ora sta a voi decidere!
Lo volete passare questo esame, o no? :-)
Ecco il link della salvezza:
VIDEOLEZIONI DI ANALISI MATEMATICA
TOP 10 2011: Marketing Infographic
Ho una passione per le infografiche. La logica di riassemblaggio dell'informazione, e la creativitĂ che le incornicia e le rende consistenti ha un appealing incredibile. Ne approfitto per suggerirvi uno dei migliori magazzini di infografiche sul web: VISUAL.LY
Oggi ho voluto raccogliere le infografiche sul Marketing che hanno fatto parte della TOP 10 2011 di Hubspot.
1. Inbound Marketing Raising
2. The Anatomy of a Fan
3. Top Email Marketing Irritation
4. The Science of Social Timing: Timing & EMail Marketing
5. Strong Signals
6. The United States of Text Message Spam
7. 100 Million Professionals
8. A World Without Facebook
9. The QR Invasion
10. The Value of Being LinkedIn
Lettera Motivazionale per InnovActionLab 2011. Motiviamoci!
Non ho mai scritto una lettera motivazionale. E questo forse è un vantaggio perché senza schemi è più facile essere sincero. Sono una persona che ama mettersi alla prova.
Per molto tempo ho letto le riviste di mio padre: parlavano di I.C.T., di rivoluzioni tecnologiche e rivoluzioni culturali, eppure mi sembrava di leggere sempre la stessa frase: “loro si, tu no”. Mi sono sentito molto coinvolto nella presentazione di InnLab perchè anche io una sera mi sono trovato a scrivere sulla mia moleskine che ogni notte prima di addormentarmi avrei voluto pensare al giorno appena passato, e dire che ogni istante di esso sia stato degno di essere vissuto.
Da quel giorno qualcosa è cambiato. Non sapevo cosa significasse lavorare; ora lavoro tutti i giorni, e trovo lavoro agli amici. Non mi piaceva la matematica; mi sono iscritto ad ingegneria perchè non volevo assecondare me stesso, ma saggiare i miei limiti; ora do ripetizioni di matematica, e rinnoverei le mie scelte ogni giorno con maggiore convinzione. Ero timido, poi una sera ho deciso che mi sarei candidato come rappresentante degli studenti; ero una matricola appena arrivata, non conoscevo nessuno, e ora parlo in mezzo alla gente. Ho potuto apprezzare il valore del lavoro, dapprima per necessità , poi per il piacere della soddisfazione. Non credo sia un merito, quanto un privilegio dovuto all’educazione familiare che ho ricevuto; e se all’inizio mal sopportavo questa condizione, ora sono grato alla mia famiglia. Ho imparato a non credere al caso, e ben poco alla fortuna: in effetti penso che nella vita ci siano occasioni, e capacità di metabolizzarle positivamente, positive o negative che si presentino.
Spero di poter partecipare ad InnLab perché credo nella sostanza che propone, nelle forme in cui può esplicarsi, nel beneficio immediato che ne trarrei io, e in quello mediato che, dalla mia partecipazione, ne trarrebbero le generazioni future delle quali anche io sono responsabile.
Credo in InnLab perché ho visto nella presentazione il valore economico nella sua accezione più completa: quel valore economico che va al di là del profitto, e che deriva dall’innovare un paradigma culturale.
Spero di poter partecipare perchè credo che il vero motore della determinazione sia la passione.
Devo presentare la mia candidatura perché non voglio vivere nel paese del “vorrei-ma-non-posso”. Devo farlo perchè voglio poter desiderare di lavorare all’estero, ma non esservi costretto da un paese senza opportunità . Devo mettermi in giocoperchè so che nel mio piccolo saprò convincere altri a fare lo stesso, e loro ne convinceranno altri ed altri ancora. E questo sarà un cambiamento.
Voglio partecipare ad InnLab perchè amo essere presente nella mia vita, e credo che ogni cosa io veda o senta faccia parte di essa. Voglio farlo perchè nella mia vita ho sperimentato che le potenzialità di una persona si possono esprimere nei campi più disparati. Voglio partecipare ad InnLab perché ha dell’impossibile. Perché dieci anni fa questo avrebbero detto vedendomi scrivere su un netbook a villa Glori: “è impossibile”. Perché io stesso poco fa avrei detto “non sei tu che stai scrivendo”. Spero dunque che possiate scegliere me perchè sono pronto a mettere tutto il mio impegno per dimostrare che tutto ciò è possibile.
Giacomo Marciani
WAMP Environment: come installare l’ambiente di sviluppo PHP in Windows
W.A.M.P. è l’acronimo dell’ambiente di sviluppo web/database basato su Windows, Apache, MySQLe PHP. Sebbene infatti l’ambiente lato-server Unix-like sfrutti al massimo le potenzialità del PHP, è possibile iniziare a rompere il ghiaccio con questo linguaggio (e magari stabilire una relazione duratura!) anche su piattaforma Windows.
Quando qualche giorno fa ho deciso di studiare PHP non ho dovuto aspettare molto per apprezzare le prime difficoltà . Effettivamente il primo scoglio si è presentato cinque minuti dopo: esattamente quando mi sono chiesto…
“Ma come si fa ad installare su Windows l’ambiente di sviluppo PHP??”
Senza che ti metta a cercare nella rete quali siano le versioni “migliori”, che tradotto vuol dire “più aggiornate” “stabili” e “reciprocamente compatibili”, ho raccolto la squadra vincente in un unico file: WAMP Environment. Nell’archivio troverai:
Apache Web Server 2.0.64
PHP 5.2.17
MySQL Essential 5.0.90
phpMyAdmin 3.3.10
httpd.conf
phpinfo.php
readme.txt
Estrai tutti i file dall’archivio.
Nota: da ora in poi, quando parlerò di archivio (copia il file dall’archivio, clicca sul file dell’archivio,…), mi riferirò sempre a WAMP Environment.
1.installare Apache Web Server e PHP
Esegui Apache Web Server 2.0.64. Durante l’installazione ti verrà richiesto di inserire Network Domain (scrivi localhost), Server Name (scrivi localhost), Administrator’s Email Address (scrivi il tuo indirizzo email), e la porta di riferimento (spunta la prima casella: porta 80). Se hai un firewall attivo disabilitalo momentaneamente. Fai partire l’installazione. Al termine dell’installazione verifica la presenza dell’icona raffigurante la penna di Apache con una freccia verde ad indicare che il servizio è attivo.
Crea una cartella in C:/ e chiamala APACHE. In PHP 5.2.17 (è nell’archivio) troverai la cartella PHP: incollala in C:/ La prima sarà la document-root del nostro web-server, la seconda conterrà tutto ciò che riguarderà l’interprete PHP.
2.configurare Apache Web Server e PHP
Copia il file httpd.conf, che trovi nell’archivio WAMP Environment. Incòllalo in C:/Programmi/ApacheGroup/conf. Ti verrà chiesto di sostituire il file esistente. Sostituìscilo. Aprilo con un editor di testo (per esempio il solito Blocco Note): dovrai solamente modificare l’indirizzo e-mail. Per farlo trova e [email protected] con la tua mail (o comunque la stessa che hai inserito durante l’installazione di Apache).
Adesso attenzione perchè viene un passaggio un po’ più delicato: bisogna rendere disponibile l’interprete PHP al tuo sistema operativo. Proprio come in figura (con l’unica differenza che in figura php è scritto in minuscolo!):
Per farlo devi andare su Pannello di Controllo/Sistema/Avanzate/Variabili d’ambiente. Clicca due volte sulla voce Path. Ora potrai modificare la variabile di sistema aggiungendo in valore variabile la voce C:\PHP. Prima di dare l’ok alle modifiche assicurati di aver separato quest’ultima voce da quella che la precede, con un due punti (;). Te ne sei assicurato? Bene, procedemus!!
Ora riavvia Apache cliccando sul comando Restart di Apache Service Monitor.
3.verificare la correttezza degli step precedenti tramite phpinfo.php
Copia il file php.info (è nell’archivio) e incòllalo in C:/APACHE. Accedi al webserver e carica il file tramite il browser, digitando localhost/phpinfo.php. Se la pagina si carica senza riportare alcun errore, e le prime informazioni risultato coerenti con la nostra installazione, allora tutto è andato a buon fine!
4.installare MySQL Essential
Apri MySQL Essential 5.0.90.msi (è nell’archivio) e segui l’installazione. Dovrai scegliere la Detailed Configuration, poi l’opzione Developer Machines, poi l’opzione Multifunctional Database. Quando ti chiederà di immettere un account e una password di root…fallo! Pur essendo in locale è infatti buona abitudine prevedere un minimo di sicurezza! Andando avanti dovrai spuntare Enable TCP/IP Networking scegliendo 3306 come port number, poi spunta anche Enable Strict Mode. Infine, quando ti verrà richiesto, scegli Best Support for Multilingualism, e scegli di installare MySQL come servizio di Windows.
Ora riavvia Apache cliccando sul comando Restart di Apache Service Monitor.
5.installare phpMyAdmin
Copia la cartella phpMyAdmin 3.3.10 (è nell’archivio) e incòllala in C:/APACHE. Ora riavvia Apache cliccando sul comando Restart di Apache Service Monitor. Accedi al webserver e carica phpMyAdmin, digitando localhost/phpmyadmin. Non restituisce alcun errore? Allora sei a cavallo!
Buona programmazione ;-)
Sistemi di Coordinamento: Specializzazione, Coordinamento e Controllo
Il sistema economico globale funziona grazie ad una cooperazione garantita dalla divisione del lavoro, condizione che crea vantaggi per la società laddove vi sia specializzazione ed accumulo di conoscenza. La specializzazione implica la necessità di sistemi di coordinamento e pianificazione delle attività , di sistemi di incentivazione, nonché di scambio di informazioni, onde evitare la dispersione degli sforzi. I sistemi di coordinamento in mercati competitivi, secondo gli studi di Weitzman, possono essere:
sistemi di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo: prezzi e meccanismi di mercato coordinano in modo corretto ed efficiente consumatori e produttori; i prezzi riassumono tutta l’informazione rilevante per ottenere il coordinamento necessario alla divisione del lavoro; quindi il pianificatore tenta di guidare le decisioni di produzione inviando segnali tramite i prezzi, e confidando in una risposta che selezioni le quantità appropriate; così i produttori massimizzando il proprio profitto, massimizzando indirettamente il valore totale; con un flusso informativo limitato quindi il mercato riproporziona le motivazioni egoistiche in un risultato efficiente per la collettività ; si osservi che nel modello neoclassico gli agenti del mercato sono tutti considerati price-taker, e non viene preso in considerazione il processo di formazione dei prezzi.
sistemi di coordinamento centralizzato orientato alla quantità : secondo Weitzman “il sistema dei prezzi non supera il test di mercato”, infatti l’allocazione delle risorse all’interno delle imprese private non è quasi mai controllata tramite la determinazione dei prezzi interni lasciando che la massimizzazione dei profitti faccia il resto; il pianificatore comunica alle unità produttive la quantità desiderata e le risorse da utilizzare; il linguaggio dei manager non è infatti quello dei prezzi, e i rapporti tra le imprese non consistono esclusivamente di semplici transazioni di mercato.
Per valutare l’efficacia di diversi sistemi di coordinamento si utilizzano tre criteri:
informazione perfetta: se il coordinatore possiede tutte le informazioni necessarie (informazione perfetta) e le può analizzare senza errori né costi, si raggiunge una soluzione efficiente? Abbiamo già visto che l’informazione perfetta garantisce il raggiungimento dell’efficienza tramite un sistema dei prezzi di mercato (quindi tramite un sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo).
vincoli di flusso informativo: qual’è la quantità di informazioni e comunicazioni necessaria per la decisione ottimale? Esiste un diverso sistema di coordinamento che utilizza un minor flusso di informazioni? Si noti che generalmente un sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo richiede un flusso informativo minore, comparativamente al sistema di coordinamento centralizzato orientato alla quantità . Un sistema di coordinamento siffatto dunque soddisfa le condizioni di efficienza informativa.
grado di friabilità : qual’è il grado di friabilità del sistema di coordinamento? Ossia: in caso di informazione imperfetta (incompleta o mancante) in quale misura la performance è inferiore a quella consentita con informazione perfetta? Nel caso di informazione imperfetta, il grado di friabilità varia in base alle circostanze: in particolar modo è suscettibile ai rendimenti di scala:
rendimenti di scala crescenti: è preferito il sistema di coordinamento centralizzato orientato alla quantità .
rendimenti di scala decrescenti: è preferito il sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo.
rendimenti di scala costanti: il sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo determina un alto grado di friabilitĂ .
Nei sistemi di coordinamento, pianificazione ed incentivazione giocano dunque un ruolo fondamentale:
flussi informativi: secondo Arrow il mondo, così come il mercato, non è facilmente interpretabile, ma subisce fenomeni spesso contraddittori che lo rendono discontinuo e d imprevedibile. Ciò comporta dei costi di transazione, in quanto è necessario che le persone coinvolte prendano parte al processo decisionale cosicché la realizzazione pratica non si discosto dalla fase progettuale. Naturalmente le organizzazioni possono acquisire più informazioni rispetto ai singoli individui; tuttavia per essere utile è necessario un coordinamento dei flussi informativi che si riproporzioni mutuamente con un’infrastruttura informativa interna. L’informazione interna deve essere ridotta (sarebbe uno spreco informare tutti, di tutto), senza farle perdere valore al momento della trasmissione. La realizzazione ottimale delle strutture interne di comunicazione è un problema complesso che fa capo ai problemi di pianificazione. Considerazioni fondamentali circa la pianificazione dei flussi informativi interni sono date da:
criterio di Hurwicz: l’informazione trasmessa dal pianificatore è un piano ampliato che comprende le quantità di input e output per ciascun bene e per ogni produttore, le quantità di ogni bene ricevute e offerte dai consumatori, nonché le eventuali informazioni addizionali per la verifica di efficienza del piano stesso. Quando la valutazione di ogni unità decisionale è positiva, il piano ampliato è efficiente. Hurwicz afferma dunque che un sistema di pianificazione è efficiente in senso informativo se e solo se non ne esiste un altro che utilizzi una minore quantità di informazioni aggiuntive per valutare l’efficienza di un determinato piano. Purtroppo tale criterio non prende in considerazione la velocità di elaborazione delle informazioni, né i tempi di risposta, ma si concentra sul carico di flusso informativo.
teorema dell’efficienza informativa: supponendo che non vi sia alcuna informazione a priori sull’allocazione ottima delle risorse e che nessun agente possieda l’informazione necessaria per determinare un’allocazione efficiente, qualsiasi sistema in grado di allocare le risorse in maniera efficiente tramite piani ampliati deve comunicare, oltre al piano vero e proprio, almeno una variabile addizionale per ogni bene meno uno (il bene-numerario in funzione del quale sono espresse le caratteristiche degli altri beni). Il sistema dei prezzi di mercato infatti comunica il prezzo (informazione addizionale) e l’efficienza economica, laddove sussista un equilibrio competitivo, è raggiunta con il flusso informativo minimo. Per questo il sistema dei prezzi di mercato è efficiente in senso informativo secondo il criterio di Hurwicz.
rendimenti di scala: è una caratteristica analiticamente derivante dalla curva dei costi marginali in funzione delle quantità di output; generalmente vale il principio secondo cui maggiore è la derivata della curva dei costi marginali rispetto a quella dei benefici marginali (in valore assoluto), maggiori sono i vantaggi con il sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo. In ogni caso si distinguono:
rendimenti di scala crescenti: i costi unitari diminuiscono all’aumentare dell’output, quindi un minor numero di imprese può produrre lo stesso output ad un costo totale inferiore; è preferibile un sistema di coordinamento centralizzato orientato alla quantità : infatti un sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo non consente la realizzazione di un piano efficiente perchè, se il prezzo eccede il costo medio (che è decrescente) l’impresa espande il proprio output in modo illimitato; in presenza di economie di scala nella produzione dunque potrebbe non esistere equilibrio competitivo e cessare la validità del teorema fondamentale dell’economia del benessere.
rendimenti di scala decrescenti: i costi unitari aumentano all’aumentare dell’output, quindi in caso di output elevato è ottimale suddividerne la produzione in più unità produttive; un sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo è preferibile, in quanto basta conoscere la curva di offerta per realizzare un piano efficiente.
rendimenti di scala costanti: i costi medi uguagliano i costi marginali per ogni livello di produzione (la derivata della curva dei costi marginali è dunque nulla); in questo caso il prezzo all’equilibrio competitivo non fornisce al produttore alcuna informazione per determinare l’output; è preferibile un sistema di coordinamento centralizzato orientato alla quantità per il principio di cui sopra. Il grado di friabilità in questo caso è molto elevato. Una modalità per realizzare il coordinamento laddove più produttori fronteggiano rendimenti di scala costanti è l’asta competitiva, dove ogni offerta riflette i costi di un produttore e i compratori acquistano la quantità desiderata al prezzo minore.
Nota bene che:
costi marginali costanti: implicano rendimenti di scala costanti, quindi preferiscono un sistema di coordinamento centralizzato orientato alla quantitĂ .
benefici marginali costanti: implicano una curva di domanda infinitamente elastica (la curva del beneficio marginale è orizzontale); è il caso della concorrenza perfetta quindi è da preferirsi il sistema di coordinamento decentralizzato orientato al prezzo.
I sistemi di coordinamento, pianificazione, incentivazione e di scambio informativo portano con sé:
problemi di allocazione della risorse: consistono nel ripartire un insieme finito di risorse disponibili tra i vari usi possibili e tra i diversi agenti; generalmente risponde dunque al principio di allocazione delle risorse scarse e al principio di non sazietĂ .
problemi di pianificazione:
problemi di formulazione: consistono nell’elaborazione orientata all’ottimalità di decisioni necessariamente rapide, di una grande mole informativa a priori; questi problemi nascono dalla dispendiosità dei fallimenti di coordinamento, e come vedremo è generalmente preferito ovviarvi tramite sistemi di pianificazione centralizzata per la rapidità di elaborazione e trasmissione dei flussi informativi. I problemi di formulazione si suddividono in:
problemi di sincronizzazione: la sincronia è l’elemento cruciale che rende efficace lo sforzo individuale; in queste situazioni i processi decisionali prevedono una pianificazione centralizzata onde abbattere costi monetari e temporali dei processi informativi.
problemi di assegnazione: l’assegnazione dei compiti (a singoli individui o a divisioni d’impresa) è l’elemento cruciale che rende efficace lo sforzo individuale. E’ dunque fondamentale assicurare che ogni incarico sia affidato ad una sola persona e portato a termine in tempi brevi. Istanze di questo tipo devono evidentemente essere distinte da processi decisionali privi di stringenti vincoli temporali legati ai flussi informativi.
Approfondiamo ora tre situazioni importanti:
forma organizzativa multi-divisionale:
pianificazione con problemi di formulazione:
coordinamento d’impresa all’introduzione di un nuovo prodotto:
Introduzione alla Teoria dei Costi di Transazione
La transazione è l’elemento più piccolo, quindi non razionabile e non distribuibile (esecuzione unilaterale), di un’attività economica e rappresenta l’unità fondamentale di analisi per la teoria dell’organizzazione: è il trasferimento di beni e/o servizi da un individuo all’altro. Una transazione si sviluppa in più dimensioni:
specificitĂ :
complessitĂ :
frequenza:
difficoltĂ di misurazione dei benefici della prestazione:
relazione:
Ogni transazione implica un costo relativo alla sua effettuazione, ed un costo opportunitĂ relativo ad una mancata transazione: questi costi vanno sotto il nome di costi di transazione e si dividono in:
costi di coordinamento:
costi di incentivazione:
asimmetrie informative:
imperfect commitment:
La teoria dei costi di transazione si fa solitamente risalire al teorema di Coase, ma la sua diffusione negli anni Ottanta si deve agli studi di Williamson. Mentre la microeconomia classica prende l’impresa come una “black box”, la teoria dei costi di transazione, assieme ad altre teorie nate già negli anni Cinquanta, nasce per comprendere perchè nascano le imprese e come queste progettino la loro organizzazione. Il postulato fondamentale della teoria dei costi di transazione riguarda la nascita delle organizzazione: le organizzazioni nascono per minimizzare i costi di transazione. Naturalmente questo modello presenta alcune limitazioni: non è difatti applicabile, senza alcune condizioni addizionali, a tutti i problemi dell’economia dell’organizzazione. Ciò è principalmente dovuto al fatto che non sempre i costi di transazione sono facilmente separabili dagli altri, in quanto generalmente i costi di produzione e i costi di transazione dipendono sia dall’organizzazione che dalla tecnologia. Tuttavia la logica di questo modello è riuscita a rispondere alla domanda “perchè non vi è un’unica, grande organizzazione?”. La risposta è che nella grande impresa, divenuta realizzabile con lo sviluppo di nuove fonti di energia di trasporto e di comunicazione,anche l’allocazione delle risorse comporta costi di transazione (si veda la focalizzazione sul core business delle grandi imprese degli anni Novanta).
I costi di transazione, essendo tra i principali costi di ricorso al mercato, condizionano le decisioni della progettazione organizzativa dell’impresa. In particolar modo delineano il problema di make-or-buy, cioè la decisione di svolgere in proprio un’attività o affidarla al mercato, e di conseguenza la definizione dei confini verticali dell’impresa. Nel problema di make-or-buy, i costi e benefici del ricorso al mercato si possono classificare in:
costi del mercato relativi all’efficienza tecnica:
costi del mercato relativi all’efficienza d’agenzia:
Quindi il problema di make-or-buy determina un trade-off fra i guadagni potenziali derivanti dal ricorso al mercato e quelli derivanti dalla produzione in proprio, minimizzando le inefficienze tecniche e le inefficienze d’agenzia, quindi i costi di produzione e i costi di transazione. Bisogna comunque tener conto che il rischio di hold-up aumenta il costo di transazione di mercato.
Gli effetti di ricchezza sono gli effetti della ricchezza del decisore sulle sue scelte: in molte decisioni economiche infatti le differenze nelle scelte individuali dipendono dalla diversa ricchezza degli agenti. Per modellizzare matematicamente idee economiche ed analisi formali della progettazione organizzativa si postula l’assenza di effetti di ricchezza. Tale assunto è verificato se e solo se sono soddisfatte le seguenti condizioni:
esistenza della compensazione monetaria:
indipendenza della compensazione monetaria dalla ricchezza dell’agente:
sufficienza delle risorse:
Quando le dimensioni dei trasferimenti sono ridotte rispetto alle risorse finanziarie degli agenti l’assenza di effetti di ricchezza costituisce una buona approssimazione della realtà .
L’utilità di un agente è una rappresentazione numerica delle preferenze di un individuo rispetto a diverse possibili scelte o situazioni alternative, e risponde al principio di non sazietà del consumatore (a differenza delle preferenze d’impresa, che non sempre fanno coincidere gli obiettivi con la massimizzazione del profitto, le preferenze del consumatore sono univocamente stabilite). Si può rappresentare generalmente come una funzione di due variabili U(x,y), dove:
x: numerario equivalente alla ricchezza monetaria relativa ad una scelta.
y: variabile corrispondente a tutte le caratteristiche non monetarie della decisione.
In assenza di effetti di ricchezza esiste sempre un equivalente monetario v(y) che corrisponde a y e la funzione di utilità può essere specificata nella forma U(x,y)=x+v(y) che viene detta indice del valore equivalente e misura il benessere individuale. Sommando il valore di tale indici su tutte le parti coinvolte nella decisione si ottiene il valore totale delle parti, che misura il benessere del gruppo di riferimento, e può rappresentare alternativamente:
consumer surplus
producer surplus
social welfare
Il principio di massimizzazione del valore afferma che in assenza di effetti di ricchezza un’allocazione è efficiente se e solo se massimizza il valore totale delle parti coinvolte: implica dunque che:
la distribuzione del valore non influisce sull’efficienza della scelta effettuata.
se un’allocazione non è efficiente è sempre possibile trovarne un’altra cui corrisponde un surplus totale delle parti maggiore, che può essere redistribuito in modo da aumentare l’utilità di ciascun agente.
Il modello della massimizzazione del valore ha un grado di astrazione tale da permetterne l’applicazione ad ampio raggio: si può interpretare il principio di massimizzazione del valore e il ruolo delle variabili x e y in:
investimento produttivo:
investimento in un bene pubblico:
Se esistessero effetti di ricchezza la distribuzione potrebbe influenzare l’efficienza: un’allocazione che massimizza il valore totale delle parti è sempre efficiente, ma in presenza di effetti di ricchezza un’allocazione efficiente non massimizza sempre il valore totale delle parti, a causa della distribuzione del valore.
Il teorema di Coase, a cui solitamente si fa risalire la teoria dei costi di transazione, afferma che in assenza di affetti di ricchezza, se le parti contrattano efficientemente (assenza di barriere di contrattazione, diritti di proprietà chiaramente definiti), l’attività creatrice di surplus sulla quale si accordano non dipende né dal potere contrattuale delle parti, né dalla distribuzione delle dotazioni iniziali: è la sola efficienza che determina la scelta di tale attività , e ogni altro fattore influenza soltanto la suddivisione dei costi e dei benefici tra le parti. Ciò può avvenire perchè, per il principio di massimizzazione del profitto, in assenza di effetti di ricchezza, un’allocazione efficiente massimizza sempre il valore totale delle parti: e realizzando il maggior valore è sempre possibile una sua distribuzione che migliori la condizione di ciascuno. In questo teorema viene minimizzato il ruolo governativo alla sola assegnazione dei diritti di proprietà : nella misura in cui i diritti di proprietà possono essere commerciati infatti, vi è un incentivo a scambiarli per trovare una nuova allocazione che migliori l’efficienza economica. I principali ostacoli che limitano la validità del teorema sono:
contrattazione costosa
effetti redistributivi dei diritti di proprietĂ :
Concludiamo il discorso sulla teoria dei costi di transazione dicendo che i costi di transazione e la razionalità limitata possono causare una non chiara relazione tra efficienza, massimizzazione del valore e costi di transazione, precludendo così il raggiungimento dell’efficienza. Infatti l’allocazione che minimizza i costi di transazione può anche non essere l’allocazione che massimizza il valore totale. In tali casi si può applicare il principio dell’efficienza vincolata, in base al quale: se gli individui sono capaci di contrattare per raggiungere un’allocazione vincolante, il risultato dei loro sforzi tenderà ad essere efficiente, condizionatamente a:
informazione
risorse
razionalitĂ limitata
Asimmetria Informativa: Informazione, Organizzazione e Mercato
L’asimmetria informativa è la condizione di mercato in cui “alcuni soggetti dispongono di un’informazione che altri non hanno” (Philips), cioè quando l’informazione completa è presenta solo su un lato del mercato. L’asimmetria informativa determina un vantaggio conoscitivo basato sul prezzo, sulla qualità e quindi sul rapporto qualità /prezzo. Ciò condiziona le definizioni contrattuali. A causa dell’asimmetria informativa e della razionalità limitata non si è sperimentalmente in grado di stabilire un contratto completo, il quale per definizione prevede e descrive tutte le contingenze che possano emergere durante la relazione contrattuale, e assicura l’esecuzione dei termini contrattuali. Già di per sé poi il contratto fa passare da una condizione di conflitto potenziale ad una condizione di conflitto effettivo, che dalla sfera privata passa alla sfera pubblica, in particolar modo nel caso di mancato adempimento degli accordi contrattuali. L’asimmetria informativa può essere frutto di una scelta razionale in cui l’agente informato incentivi il mantenimento dell’imperfezione, aumentando conseguentemente i costi di acquisizione dell’informazione per l’agente non informato. Il potere conoscitivo è dunque potere economico-contrattuale, in quanto l’agente informato conosce la disponibilità a pagare dell’agente non informato: ciò permette quindi di influenzare i prezzi e la distribuzione di reddito. L’asimmetria informativa ha effetto sul mercato, determinando:
equilibri di razionamento caratterizzati da sottoutilizzazione delle risorse.
inefficienza dell’equilibrio a causa di esternalità negative che provocano il progressivo decadimento qualitativo del mercato.
distorsione allocativa dovuta ai costi di inefficienza.
inesistenza dell’equilibrio o stretta dipendenza dello stesso dalla tipologia di agenti.
In generale l’asimmetria informativa produce un comportamento opportunistico che si manifesta in due fenomeni principali:
selezione avversa
moral hazard
Per comprendere al meglio queste considerazioni è utile contestualizzarle negli ambiti:
mercato assicurativo
mercato automobilistico
mercato lavorativo
La selezione avversa è una condizione di mercato dovuta ad asimmetria informativa pre-contrattuale (anche detta pre-transazione), in cui la selezione dei venditori non è ottimale. Ciò determina un fallimento del mercato riducendone le dimensioni o eliminandolo completamente, impedendo comunque la realizzazione di scambi socialmente efficienti. Tutto ciò è dovuto ad un’asimmetria informativa tale che i potenziali acquirenti non acquistano prodotti di cui non riescano a percepire correttamente la qualità ; ciò comporta una diminuzione dei prezzi, costringendo i venditori di prodotti di alta qualità ad uscire dal mercato: è così che solo la selezione avversa di venditori di bassa qualità resta nel mercato.
Questo fenomeno viene analizzato in due modelli fondamentali:
modello di Rotschild-Stiglitz:
modello di Akerlof:
Le soluzioni al fenomeno della selezione avversa sono:
intervento statale:
signaling: poiché “le azioni parlano più delle parole”, l’agente informato utilizza le sue azioni sfruttandone il contenuto informativo, conscio della tendenza dell’agente non informato a dubitarne. Nei modelli di signaling è dunque l’agente informato a prendere l’iniziativa, e a sostenere il costo di signaling per distinguersi; è sempre lui a decidere se accettare o meno il contratto conseguentemente proposto dall’agente non informato. Il signal non ha efficacia se non è sufficientemente costoso da poter essere utilizzato solo da coloro che hanno interesse a rivelare il proprio surplus informativo. Se così non fosse infatti, verrebbe utilizzato in modo ingannevole. Il più famoso modello di signaling è il modello di Spence, che riguarda il signaling nel mercato del lavoro. Gli individui manifestano segnali, cioè caratteristiche modificabili, ed indici, cioè caratteristiche non modificabili. Le imprese utilizzano le caratteristiche individuali direttamente osservabili a costo zero. I lavoratori hanno un’informazione completa (o comunque più completa) sulla propria produttività . Se vi fosse la condizione di perfetta informazione sulla produttività individuale, le imprese pagherebbero ad ognuno un salario pari alla produttività marginale individuale. Spence analizza due casistiche:
le imprese non sanno riconoscere il livello di produttivitĂ dei lavoratori: le imprese pagheranno un salario pari al salario medio, determinando un surplus per gli individui meno produttivi, ed una perdita per quelli piĂą produttivi; in ogni caso le imprese percepiscono questa condizione come economicamente analoga a quella di perfetta informazione, in quanto la somma dei salari erogati rimane costante.
le imprese deducono il livello di produttività dal livello di istruzione: il livello di istruzione è legato alla produttività ; segnala cioè caratteristiche individuali presenti negli individui prima delle loro scelte sul livello di istruzione. Ciò si evince dai vincoli di auto-selezione, dai quali si evince a loro volta che la credibilità del livello di istruzione come segnale sussiste se e solo se il costo marginale di istruzione per gli individui più produttivi sia minore di quello degli individui meno produttivi, in quanto se così non fosse questi ultimi sarebbero indotti a sfruttare ingannevolmente il livello di istruzione come segnale.
Screening: a differenza del signaling, in questo caso è l’agente non informato a prendere l’iniziativa inducendo l’agente informato ad emettere un segnale successivamente alla sua adesione al contratto. A differenza del signaling, il costo di screening viene imposto dall’agente non informato all’agente informato.
Nel mercato assicurativo i meccanismi di signaling e screening funzionano nel caso in cui incentivino una parte degli individui a rivelare il loro livello di rischio. Senza questa informazioni l’assicurazione stabilisce un costo medio di assicurazione, che, nel caso di concorrenza perfetta (per ogni classe di rischio il premio non supererebbe il premio di riserva), coincide con l’actuarially fair rate. In tal caso tutti gli individui sarebbero disposti a pagare un premio pari al costo medio di assicurazione e si stabilirebbe un pooling equilibrium. Come osservato nel modello Rotschild-Stiglitz, se gli individui rischiosi fossero in numero elevato, il pooling equilibrium non sarebbe possibile: gli individui non rischiosi difatti non si assicurerebbero. L’assicurazione può prevedere questo scenario e, se detiene un forte potere di mercato, potrebbe alzare il premio molto al di sopra dell’actuarially fair rate, in modo tale da rientrare delle quote mancanti. Sempre se l’assicurazione avesse un forte potere di mercato, potrebbe differenziare le polizze (quindi fasce di premio): ciò consiste in un’applicazione del modello di screening nel mercato assicurativo tale da garantire il separating equilibrium (deve tener conto del “costo di corruzione” e rendere favorevole per gli individui rischiosi sostenere il costo del premio generico piuttosto che corrompere un medico e pagare lo stesso premio sostenuto dagli individui non rischiosi).
La certificazione di qualità è il più semplice meccanismo di signaling, in quanto risolve l’incertezza di un experience good (bene la cui qualità non è osservabile prima dell’acquisto) attraverso l’azione di un ente imparziale che si faccia carico del costo di informazione non sostenibile dall’agente non informato. In molti mercati l’attività di certificazione non è possibile, non è praticata o comunque non è conforme alle esigenze degli agenti non informati (questo spiega il proliferare di servizi di customer care, customer consulting,…). Talvolta la certificazione di qualità è, almeno in parte, fornita tramite le caratteristiche osservabili del prodotto/servizio (si pensi ai prodotti hardware). Il rapporto fra la quantità di prodotti di buona e cattiva qualità , ed il rapporto fra i costi di certificazione, determinano l’esiste di:
separating equilibrium: poca differenza di quantitĂ ; tanta differenza di costo di certificazione.
pooling equilibrium: poca differenza di quantitĂ ; poca differenza di costo di certificazione.
pooling and separating equilibrium: tanta differenza di quantitĂ (sono di piĂą i beni di buona qualitĂ ); tanta differenza di costo di certificazione.
La garanzia è un altro meccanismo di signaling, in cui il venditore si impegna a sostituire/riparare gratuitamente il proprio prodotto nel caso in cui questo si rivelasse non conforme alle caratteristiche dichiarate all’atto d’acquisto: coprendo così il rischio del compratore. La durata della garanzia è un segnale di qualità : difatti sostenere una garanzia è tanto più costoso quanto più il bene è di scarsa qualità . La garanzia non è un segnale in senso stretto, in quanto assimilabile ad un contratto assicurativo: quindi anch’essa soggetta al moral hazard. Quindi si può dire che nei mercati di garanzia sussiste una doppia imperfezione informativa (per questo molte garanzie prevedono rigide regole sul comportamento del consumatore). Come in altri contratti assicurativi, così anche nel caso delle garanzie vengono previste delle franchigie. Infine si può anche osservare come la garanzia possa manifestare selezione avversa: prodotti con maggiore copertura di garanzia attraggono difatti consumatori opportunisti!
Il moral hazard è un problema con azione nascosta causato da un’asimmetria informativa post-contrattuale, ed è la situazione in cui un lato del mercato non può osservare le azioni dell’altro. Il rapporto cronologico azione/evento distingue due sviluppi del fenomeno:
moral hazard ex-ante: si verifica nei mercati in cui l’esecuzione contrattuale è differita rispetto alla stipula contrattuale (dicasi contratti di durata). L’agente informato impiega il livello di attenzione che eguagli il beneficio marginale al costo marginale: continuerà cioè ad aumentare il livello di attenzione fintantoché il costo di un’unità aggiuntiva di attenzione sarà inferiore al beneficio marginale che ne deriverebbe in termini di riduzione del costo atteso dell’evento. La riduzione volontaria del livello di attenzione razionale comporta una perdita per l’agente non informato pari alla differenza fra costi potenziali e costi effettivi (nel caso del mercato assicurativo: risarcimenti potenziali e risarcimenti effettivi). Il moral hazard ex-ante agisce quindi sulla possibilità dell’evento e non sul danno (possibilità dell’evento e danno sono le variabili che determinano, nel mercato assicurativo, il costo atteso ed il premio). In presenza di moral hazard ex-ante nel mercato assicurativo, l’equilibrio di mercato è caratterizzato dal fatto che ciascun consumatore sarebbe disposto ad acquistare una quantità maggiore di polizze assicurative.
moral hazard ex-post: si verifica nei mercati con contratti di durata, attraverso azioni non osservabili post-contrattuali e successivi/contemporanei all’evento. Nel mercato assicurativo viene disincentivata l’attività fraudolenta di build-up/claim-padding dal bonus malus e dalle franchigie, nonché da utili strumenti si auditing ex-post control. Il moral hazard ex-post influisce solo sulla variabile danno, che insieme alla probabilità dell’evento determina il costo atteso ed il premio. Naturalmente presuppone che l’evento sia considerato vero, e che il contratto preveda risarcimenti entro un massimale. Il vantaggio è evidentemente monetario sulla liquidazione del danno e può verificarsi sotto forma di:
build-up: peggiorare un danno derivante da un sinistro.
non-existent loss claim: denuncia di un evento non verificatosi.
Talvolta però è necessario agire anche sulla probabilità dell’evento, oltre che sul danno: ed ecco che, sebbene il rapporto probabilità -evento sia differente (ex-ante: probabilità come conseguenza; ex-post: probabilità come presupposto), il moral hazard ex-post assume anche i connotati del moral hazard ex-ante.
Le soluzioni al fenomeno del moral hazard sono:
contratti assicurativi con franchigie (contratti a copertura parziale,…)
controllo diretto e sanzioni
punizioni
cauzioni
meccanismi reputazionali
contratti di incentivazione
compartecipazione agli utili
tornei
Teoria dell'Impresa nell'Analisi Neoclassica
L’organizzazione aziendale, inserendosi nel filone delle scienze manageriali (scienza prescrittivo-normativa), si basa principalmente sulla microeconomia (scienza postivo-descrittiva) e sulla teoria delle decisioni. Per applicare l’economia manageriale alla gestione d’impresa occorre prima una teoria dell’impresa. Secondo l’accezione condivisa l’impresa ha l’obiettivo di massimizzare il proprio valore, definito come valore attuale dei flussi di cassa attesi in futuro.
Secondo l’economia neoclassica l’impresa deve essere in grado di produrre o vendere in modo più efficiente di quanto non farebbero le sue singole componenti agendo singolarmente. Il postulato neoclassico di razionalità degli agenti di mercato si traduce, all’interno di un mercato perfettamente competitivo, nella massimizzazione del profitto per gli shareholder. Inoltre il sistema dei prezzi di mercato rappresenta l’informazione completa per l’ottimizzazione dei piani di produzione e dei piani di consumo (in questo senso nei mercati perfettamente competitivi non ci si preoccupa degli incentivi né del processo di formazione del prezzo). Il sistema dei prezzi dunque, secondo il principio della “mano invisibile”, è sufficiente per il raggiungimento di allocazioni efficienti.
Il concetto di equilibrio è di chiara derivazione neoclassica, e trova spazio in:
microeconomia: considerando una quantitĂ fissa di risorse, si parla di equilibrio parziale del singolo sistema individuo-impresa, o di equilibrio generale di tutti i mercati.
Macroeconomia: si pala di equilibrio macroeconomico quando i livelli dei prezzi e delle attività di investitori e risparmiatori permettono la realizzazione di tutti i piani. Poiché i piani del singolo individuo dipendono dalle aspettative sulle azioni altrui, tale equilibrio può non esistere o non essere unico.
teoria dei giochi: si parla di equilibrio di Nash e fa riferimento alle strategie dei giocatori in una condizione di gioco non cooperativo.
Sebbene il concetto di equilibrio sia stato recentemente criticato per la sua staticità intrinseca ed artificiosità , interessa poco che esso sia realmente raggiunto: il modello infatti riguarda l’interazione strategica degli agenti ed i loro comportamenti, non lo stato economico d’equilibrio in sé. Essendo un concetto fondamentale per la teoria dell’organizzazione, è necessario introdurre alcune nozioni:
spazio delle azioni ammissibili:
vettore delle scelte:
vettore delle scelte di tutti gli agenti:
vettore delle scelte di tutti gli agenti escluso l’i-esimo:
vettore delle scelte pareto-efficiente: per la grande coalizione di tutti gli agenti non esiste alcun vettore che lo domini.
vettore delle scelte equilibrio di Nash: per ogni coalizione di cardinalità unitaria non esiste alcun vettore che lo domini. Quindi l’equilibrio di Nash rappresenta la migliore scelta individuale, date le scelte degli altri.
vettore delle scelte equilibrio forte: è sia un vettore pareto efficiente che un vettore equilibrio di Nash. Si verifica se non esiste per alcuna coalizione un vettore dominante.
vettore delle scelte individualmente razionale: è il vettore delle scelte formato dalla migliore scelta per ogni agente della coalizione, indipendentemente dalle scelte altrui. Non esiste per alcuna coalizione di cardinalità unitaria un vettore che lo domini fortemente.
vettore delle scelte appartenente al core: vettore sottoinsieme di equilibri forti, ed è sia pareto-efficiente che individualmente razionale. Non esiste per alcuna coalizione un vettore che lo domini fortemente.
funzione di utilitĂ :
coalizione: sottoinsieme di agenti.
dominanza:
dominanza semplice: data una coalizione, un vettore delle scelte ne domina un altro se migliora la condizione di almeno un agente senza peggiorare quelle degli altri agenti.
dominanza forte: è un caso particolare di dominanza semplice, quindi un vettore fortemente dominante è anche dominante.
In ogni caso i due concetti di maggior rilevanza negli studi economico-organizzativi sono l’equilibrio paretiano e l’equilibrio di Nash. Il primo caratterizza benissimo efficienza e stabilità di uno stato economico; mentre il secondo è molto utilizzato in economia industriale e situazioni non cooperative. Il dilemma del prigioniero è il celebre modello della teoria dei giochi che esemplifica la relazione tra equilibrio paretiano ed equilibrio di Nash.
Equilibrio competitivo indica l’equilibrio tra la curva di domanda e la curva di offerta, laddove cioè non si verifica né una situazione di scarsità del bene né di eccedenza del bene, bensì l’incontro delle due curve in corrispondenza di un prezzo di equilibrio ed una corrispondente quantità di equilibrio. La curva di domanda e la curva di offerta sono messe in relazione al prezzo dal concetto di elasticità . Per convenzione si indica il valore assoluto dell’elasticità , tenendo però conto che la curva di domanda è una funzione decrescente (elasticità negativa), mentre la curva di offerta è una funzione crescente (elasticità positiva). Non avendo unità di misura diciamo che l’elasticità è un numero puro. Quindi l’equilibrio competitivo è l’equilibrio in cui per tutti i beni la quantità domandata coincide con la quantità offerta: il prezzo del bene in un mercato competitivo è determinato dall’interazione tra la domanda e dell’offerta. Vi si può dare una definizione formale basata sulle nozioni di piano di produzione, piano di consumo, allocazione pareto-efficiente. In questo senso l’equilibrio competitivo è composto dal sistema vettoriale P.A.V.I.O., il quale deve soddisfare le seguenti condizioni
tenendo presente che
L’analisi statica comparativa è lo studio del movimento da un equilibrio all’altro. I progressi tecnologici e le variazioni dei prezzi degli input sono i principali fattori che influenzano/determinano spostamenti di equilibrio. I primi fanno spostare la curva di offerta verso destra (i costi di produzione diminuiscono), i secondi verso sinistra (i costi di produzione aumentano). Naturalmente in alcune situazioni si possono osservare variazioni simultanee di domanda e offerta. In estrema sintesi sappiamo che:
Il modello di concorrenza perfetta comporta l’esistenza di informazione perfetta, cioè che tutti siano a conoscenza, a costo nullo, di tutta l’informazione rilevante nel mercato: il prezzo. Il sistema dei prezzi di mercato perfettamente competitivo permette una decentralizzazione economico-decisionale tale per cui si raggiunge l’equilibrio generale del sistema economico. In tal caso i produttore non necessita di sapere le preferenze del consumatore, né il consumatore necessita di sapere la tecnologia di produzione. Tuttavia nella realtà si osserva la condizione di asimmetria informativa, tale per cui l’informazione imperfetta comporti costi di transazione e quindi un trade-off che ostacola lo scambio efficiente, e di conseguenza compromette il raggiungimento dell’equilibrio. Ciò è dovuto alla razionalità limitata, secondo cui gli agenti economici, a causa dei costi da sostenere per raccogliere e valutare l’informazione, avranno sempre un grado di incertezza positivo.
L’asimmetria informativa limita la validità del principio di massimizzazione del profitto (derivazione neoclassica); infatti essa necessita di: informazione completa e gestione d’impresa esclusivamente shareholder-oriented. Per questo motivo alcune teorie pongono obiezione, e sono:
teoria del livello soddisfacente: l’informazione non è abbastanza per massimizzare il profitto. Le imprese sono guidate da abitudini, nel caso in cui i risultati siano accettabili, e tentativi, nel caso in cui i presupposti varino. La motivazione dell’impresa è la massimizzazione del benessere dei dirigenti, fintantoché gli shareholder lo permettono.
teoria principale-agente (o teoria manageriale d’impresa): i comportamenti devianti dal principio della massimizzazione del profitto si spiegano con la motivazione dei top manager, in quanto possiedono il vantaggio informativo. Questa motivazione è data dalla crescita dell’impresa, dal compenso monetario e dai fringe benefits. Gli shareholder non sono altro che un vincolo per i top manager. Certamente gli shareholder potrebbero avere un doppio rapporto con l’impresa, ma generalmente puntano alla massimizzazione del valore patrimoniale, mentre i top manager alla massimizzazione degli utili e all’espansione delle quote di mercato.
In teoria dell’organizzazione ed in economia industriale in generale si sostituisce al principio di massimizzazione del profitto, il principio di massimizzazione del valore, in base al quale ogni organizzazione si muove secondo il principio di efficienza.
Il principio di efficienza sostiene che istituzioni ed organizzazione che sopravvivano nel tempo tendono ad essere efficienti; questo perchè è difficile modificare accordi di allocazione efficiente. Questo principio possiede potenzialità tanto descrittive, quanto normativo-decisionali (si estende dall’analisi economica positiva, all’analisi economica normativa); e dimostra anche la molteplicità dei punti pareto-efficienti. Il problema fondamentale del principio di efficienza è l’allocazione delle risorse scarse: la scarsità delle risorse induce un trade-off vincolato che può condurre ad una scelta efficienza, quindi ad un’allocazione pareto-efficiente, ovvero ad una scelta inefficiente, quindi ad un’allocazione pareto-dominata. Un’allocazione pareto-efficiente può essere:
allocazione first-best: tutte le condizioni necessarie e sufficienti sono soddisfatte simultaneamente. Cioè quando il costo marginale di produzione è uguale al beneficio marginale di consumo, ed entrambi sono uguali al prezzo.
allocazione second-best: nel caso in cui il costo marginale di produzione non sia uguale al beneficio marginale di consumo, si è in presenza di una distorsione allocativa (livello errato di output,…); la soluzione efficiente a tale condizione è detta allocazione second-best (politiche di ridistribuzione dei redditi,…).
In alcune situazioni la distorsione allocativa può essere risanata solo tramite intervento governativo. In tal caso la teoria del second-best sostiene che sia sbagliato concentrare la distorsione: è più efficiente estendere l’effetto su più mercati. I guadagni di efficienza possono eventualmente essere ripartiti distribuendo parte dell’utilità aggiuntiva a coloro che vedrebbero rimanere immutata la propria utilità . L’efficienza si sviluppa su quattro piani:
efficienza tecnica: fornire beni e/o servizi al minor costo possibile; per questo legata all’efficienza produttiva.
efficienza operativa: è una valutazione interna del livello di output in rapporto alle risorse impiegate.
efficienza nello scambio: riguarda la scelta efficiente di output da produrre e la sua distribuzione ai fruitori.
efficienza economica: va ben oltre il concetto di efficienza tecnica, che ne rappresenta una condizione necessaria non sufficiente. L’efficienza tecnica difatti non implica che le risorse scarse siano state allocate efficientemente. Questo tipo di efficienza invece valuta l’allocazione delle risorse in termini di beneficio individuale.
Il principio di equità è un principio normativo, facente dunque parte dell’analisi economica normativa. L’equità valuta la distribuzione di surplus (o distribuzione della ricchezza), che, a differenza della produzione di ricchezza, è una questione etico-politica. L’efficienza dunque prescinde dall’equità . Possiamo distinguere due tipologie di equità :
equitĂ orizzontale: pari trattamento per individui nella stessa condizione.
equitĂ verticale: trattamento diverso per individui diversi, al fine di ridurre le conseguenze delle differenze innate.
Finora abbiamo enfatizzato la componente egoistica dell’efficienza, ma efficienza ed equità non sono così nettamente divise: l’efficienza difatti dipende da ciò a cui gli individui attribuiscono valore. Quando i consumatori sono caratterizzati da una differenziazione di preferenze diciamo che “il consumo presenta alcune esternalità ”, modificando i risultati teorici e talvolta compromettendo il raggiungimento dell’efficienza economica. Secondo la teoria dell’efficienza statica, per migliorare l’efficienza i governi dovrebbero incrementare il livello di concorrenza (politiche antitrust, meno politiche di protezione delle opere dell’ingegno)
Nel processo di trasformazione input/output devono essere valutate, in base al principio di efficienza e al principio di efficacia:
efficacia organizzativa: misura in cui l’organizzazione realizza i propri obiettivi (la soddisfazione del cliente può contribuire a tale misura).
efficienza operativa (o pareto-ottimalitĂ )
Quindi due soluzioni, entrambi efficaci, possono non essere identicamente efficienti. Il concetto di efficacia fa riferimento al raggiungimento di obiettivi; mentre il concetto di efficienza mette a confronto le soluzioni ammissibili in termini di processi, prodotti e costi.
Secondo il modello neoclassico del mercato, il sistema dei prezzi di mercato porta all’efficienza e risolve il problema del coordinamento, rendendo superflua la pianificazione centralizzata; tenendo comunque conto che tuttavia, data la complessità del problema di allocazione delle risorse, nessun individuo può singolarmente determinare un’allocazione efficiente. In base allo stesso modello si possono identificare tipologie differenti di mercato:
mercato competitivo (o concorrenziale, o in concorrenza perfetta): se il mercato soddisfa le seguenti condizioni si dice che “i prezzi sparecchiano il mercato”:
prodotti omogenei
numerositĂ produttori, tutti price-taker
numerositĂ consumatori, tutti price-taker
omogeneitĂ del flusso informativo (informazione completa, o perfetta) su prezzi ed opportunitĂ di scambio
perfetta accessibilitĂ per assenza di barriere in ingresso/uscita
mercato contendibile (o contestable market): pur non soddisfacendo tutte le condizioni di cui sopra, è assimilabile al mercato competitivo se soddisfa le seguenti:
costi in ingresso/uscita recuperabili:
minaccia di entrata influente sul comportamento delle imprese
In base alla natura del mercato, si possono distinguere, in estrema sintesi, tre tipi di economie:
economia pianificata
economia di libero mercato
economia mista
Laddove un mercato renda necessario l’intervento governativo, si parla di fallimenti del mercato. Sono i casi in cui l’equilibrio di mercato non corrisponde ad un’allocazione pareto-efficiente delle risorse: cioè laddove cessa di valere il primo teorema fondamentale dell’economia del benessere. Si noti che i fallimenti del mercato non implicano la desiderabilità dell’intervento governativo: teoricamente infatti non ha senso investire risorse pubbliche in ciò che dovrebbe sapersi autoregolare. Tra le possibili cause dei fallimenti di mercato si indicano:
concorrenza insufficiente: può essere causata dalla natura oligopolistica del mercato, dalla disomogeneità dei prodotti, e/o dall’imperfetta accessibilità causata da barriere all’entrata.
rendimenti di scala crescenti: per un certo intervallo di produzione il costo medio di produzione diminuisce al crescere della quantità prodotta. I settori con rendimenti di scala crescenti per ogni livello produttivo creano le condizioni del monopolio naturale (“naturale” perchè è la forma più adatta ad abbattere i costi: in quanto il costo marginale di produzione è inferiore al costo medio di produzione), il quale determina una perdita secca di benessere, causata da una quantità prodotta inferiore al livello di produzione socialmente efficiente, e la necessità di intervento governativo di regolamentazione.
esternalità : effetti indiretti che l’attività di un agente genera sul benessere altrui, senza che siano regolamentati dal sistema dei prezzi di mercato. Le esternalità possono essere: positive, o negative. Generalmente il consumo/la produzione con esternalità produce costi di esternalità a carico di altre persone, o della collettività . In questo caso si parla di esternalità negative, in quanto i costi di esternalità non prevedono alcun indennizzo. Se ne distinguono le categorie:
esternalitĂ di consumo
esternalitĂ di produzione
esternalitĂ di rete
beni pubblici: non essendo ridotti dal consumo individuale, non possono essere scambiati in transazioni di mercato, e la loro produzione privata risulta inefficiente a causa di una sottoutilizzazione del servizio. Si classificano in:
beni pubblici puri: beni che rispondono alle condizioni di non-rival goods e non-exclusionary goods, soggetti dunque a free-riding. Ciò vuol dire che non è possibile né desiderabile il razionamento del consumo, e che tutti sono convinti che beneficeranno della spesa altrui, non essendo affatto disposti a pagare volontariamente.
beni pubblici misti: se ne parla piĂą spesso rispetto ai beni pubblici puri; sono caratterizzati da una combinazione di non-rival goods e non-exclusionary goods.
beni meritori: sono beni di grande rilevanza sociale prodotti da istituzioni ad hoc, che si sostituiscono parzialmente/totalmente al mercato. Lo stato obbliga a fare uso di questi beni correggendo i meccanismi di mercato a prescindere dalla loro efficienza economica. Per i beni di questo tipo (si pensi all’istruzione e alla sanità …) si teme che il mercato non produrrebbe le quantità ritenute economicamente e socialmente efficienti.
carenza informativa: vista la quasi nullità del costo marginale dell’informazione, quest’ultima viene spesso considerata un bene pubblico. Spesso vengono emanate leggi di regolamentazione del diritto all’informazione, ma non tutti concordano sulla correttezza dell’intervento governativo.
frizioni domanda-offerta: sperimentalmente si osserva un “moto di assestamento” (frizione) di domanda e offerta in prossimità dell’equilibrio. La teoria neoclassica aveva postulato un incontro istantaneo e puntuale nel caso di informazione completa.
mercati incompleti: i produttori non riescono a fornire i beni, pur essendo il costo di produzione inferiore alla disponibilità di spesa del consumatore. Una delle principali cause è la presenza di costi di transazione.
La produzione di beni pubblici e beni meritori è affidata alla collettività tramite la fiscalità generale. La curva di Laffer, che costituisce una delle basi della supply-side economics, descrive,sotto la curva delle possibilità teoriche di produzione, il luogo della fattibilità , il quale identifica il massimo livello di offerta di beni pubblici che un’economia possa sostenere. Lo identifica indicando il livello massimo di produzione di beni privati per ogni livello di produzione di beni pubblici, tenendo conto delle inefficienze derivanti dagli effetti distorsivi d’imposta (inconveniente necessario per sostenere la spesa pubblica)
L’economia del benessere si occupa di problemi normativi: descrive quindi come l’economia possa funzionare al meglio, discernendo fra situazioni economiche alternative, senza entrare nel merito di come funzioni. Le ipotesi sulle preferenze e le ipotesi sulle possibilità tecnologiche portano alla formulazione di:
primo teorema fondamentale dell’economia del benessere: sotto determinate condizioni generali escludenti l’interdipendenza delle funzioni di utilità e l’interdipendenza delle funzioni di produzione, la concorrenza perfetta porta ad un’allocazione pareto-efficiente delle risorse.
secondo teorema fondamentale dell’economia del benessere: sotto l’ipotesi di convessità , che esclude i rendimenti di scala crescenti, qualunque allocazione pareto-efficiente delle risorse può essere decentralizzata, trovando prezzi di equilibrio e una ridistribuzione appropriata del reddito tra i consumatori.
Per concludere il discorso, ricorda sempre che tra innovazione tecnologica ed innovazione gestionale sussiste una complementarietĂ strategica forte (vedi supply-chain model e I.C.T. Model: la prima affianca ad una nuova tecnologia una nuova organizzazione; mentre la seconda richiede sempre interventi organizzativi ad hoc).
Introduzione alla Teoria dell'Impresa
Il Codice Civile italiano definisce l’impresa come un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di bene o servizi. L’impresa rappresenta l’attività economica messa in atto dall’imprenditore, la quale necessita di una certa complessità di risorse che devono interagire strategicamente secondo una modalità coerente con l’oggetto sociale della stessa.
La letteratura economica anglosassone ha confuso la distinzione fra i termini: impresa, azienda ed organizzazione.
impresa ha un oggetto sociale ed un valore economico da perseguire attraverso una strategia; necessita di meccanismi di pianificazione e monitoraggio della strategia per garantire la coerenza strategica, indirizzare e verificare puntualmente le performance aziendali.
azienda è l’insieme delle risorse interdipendentemente organizzate: le risorse fisiche, risorse finanziarie, risorse immateriali, risorse umane.
organizzazione rappresenta la modalità con cui interagiscono le risorse aziendali, e ha tre definizioni: una facente riferimento all’autore del processo organizzativo, un’altra al processo organizzativo in sé stesso, ed un’altra ancora al risultato del processo organizzativo; l’organizzazione è un elemento dell’azienda sul quale la letteratura economica si è molto soffermata (si parla di analisi organizzativa), in quanto modellizzabile secondo paradigmi condivisi.
Generalizzando quanto più possibile la definizione di impresa (impresa privata, impresa mutualistica, impresa no-profit, impresa pubblica) diciamo che il fine della stessa non è tanto il profitto economico, quanto il valore economico: cioè la generazione di surplus di utilità per gli stakeholder. Ciò non toglie che la copertura dei costi con i ricavi sia condizione necessaria alla sopravvivenza di lungo periodo dell’impresa.
Due teorie definiscono per chi debba creare valore l’impresa:
shakeholder theory (Friedman,…): fa riferimento alle teorie dell’economia classica e dell’economia neoclassica, rafforzandosi in seguito nel liberismo. Secondo questa teoria l’impresa deve creare valore per gli shareholder (gli azionisti), in quanto detentori del diritto di proprietà sull’impresa stessa. Non adempiere a ciò equivarrebbe ad un esproprio o lesione di diritto di proprietà . I teorici del liberismo hanno avvalorato la tesi attraverso la teoria dell’autoregolamentazione del mercato.
stakeholder theory (Freeman,…): secondo questa teoria l’impresa deve creare valore per gli stakeholder in generale, cioè per tutti quei soggetti il cui supporto risulta determinante per la sopravvivenza dell’impresa; infatti l’impresa può influenzare il godimento di diritti altrui (difatti molti sistemi giuridici limitano il diritto d’impresa: la ricerca del profitto da parte delle imprese non deve essere in contrasto con l’utilità sociale), ma anche vedere la soddisfazione degli stakeholder nell’ottima della massimizzazione del profitto per gli shareholder nel lungo periodo.
Tuttavia, poiché nella realtà non è facile mettere in relazione direttamente proporzionale il profitto degli shareholder ed il benessere sociale, si persegue una via pragmatica che considera la massimizzazione del profitto degli shareholder prioritario, ma vincolato da diritti degli stakeholder, a favore dei quali talvolta si promuove il perseguimento del valore.
La metrica oggettiva delle performance finalizzata alla comparazione inter/intra-aziendale è uno dei problemi fondamentali della scienza manageriale, in quanto risolverlo permetterebbe un’allocazione degli investimenti performance-oriented. In generale possiamo distinguere le tipologie di indicatori di performance in:
Valore aziendale (capitalizzazione di borsa, E.V.A.,…): sono indicatori precisi, ma di limitata applicabilità .
Efficacia: misura il rapporto tra il livello di output effettivo ed il livello di output prefissato; purtroppo un sistema di evaluation esclusivamente basato sull’output porterebbe la direzione aziendale ad una sottostima degli obiettivi, nonché all’impossibilità di comparazione inter-aziendale con le imprese e/o le aziende concorrenti.
Efficienza (R.O.I., R.O.A.,…): misura il rapporto tra il livello di output ed il livello di input impiegato per la sua produzione. Si distinguono diverse accezioni: efficienza allocativa, efficienza valutativa, efficienza informativa, efficienza tecnico-operativa.
Produttività : legato al concetto di efficienza, misura l’incremento marginale di output per singola unità di input impiegato per la sua produzione.
Va da sé dunque che un’impresa potrebbe essere efficacie, ma non efficiente, e viceversa. L’analisi di efficacia è output-oriented, mentre l’analisi di efficienza è input/output-oriented.
L’organizzazione delle risorse interne è suscettibile alla tipologia di risorsa, in quanto:
organizzazione delle risorse fisiche: si avvale di strumenti di ottimizzazione produttiva.
organizzazione delle risorse finanziarie: può avvale di tecniche di analisi degli investimenti.
organizzazione delle risorse umane e immateriali: incontra problematiche legate al diritto di proprietà ; per esempio il lavoratore è l’unico titolare del diritto di proprietà su sé stesso; inoltre non esistono adeguati strumenti di tutela legale per chiarire il diritto di proprietà sulla cultura organizzativa e sul know-how non codificato.
Per quanto riguarda le risorse umane, non esiste in letteratura un accordo circa la bontà dei diversi paradigmi organizzativi, ma l’evoluzione storica del giuslavorismo riguardante in particolare il rapporto imprenditore-lavoratore ha evidenziato una dialettica fra due branche teoriche:
teorie meccaniciste (scientific management, teorie sulla burocrazia,…):
organizzazione come macchina
lavoratore come impianto produttivo
meccanismi formali di coordinamento
formalizzazione delle procedure operative
spersonalizzazione del lavoro
riduzione del rischio di arbitrarietĂ
risultato indipendente dalla soggettivitĂ individuale
divisione del lavoro–>sviluppo economie di specializzazione
produttività –>remunerazione monetaria–>soddisfazione del lavoratore (senza prevedere variazioni della programmazione organizzativa)
teorie organiciste (learning organization, knowledge management,…):
organizzazione come organismo
necessario superamento dell’approccio statico-efficentista del meccanicismo
benessere del singolo apparato–>benessere dell’organismo-impresa
sviluppo delle competenze critiche
sviluppo delle abilità –>successo dell’impresa
sviluppo delle relazioni organizzative
sviluppo della condivisione e della collaborazione
gestione know-how aziendale–>learning organization–>knowledge management e sviluppo modalità di condivisione di conoscenze tra e risorse umane
I due approcci, meccanicista ed organicista, si incontrano in una comune certezza: che il comportamento del lavoratore derivi direttamente dalla connotazione della progettazione organizzativa. Tuttavia è sperimentalmente osservato il contrario: che la progettazione organizzative si ricalibra e riproporziona in base ai comportamenti delle unità organizzative.
La progettazione organizzativa è l’insieme delle attività attraverso le quali si definisce l’organizzazione aziendale, in coerenza con l’oggetto sciale ed il principio di massimizzazione del profitto degli stakeholder. Essa concretizza l’attività imprenditoriale disponendo strutture, procedure, ruoli e cultura organizzativa. Il problema principale della progettazione organizzativa è il coordinamento tra gli attori e le attività . Gli elementi principali della progettazione organizzativa sono le risorse e le operazioni. Cercando di fare chiarezza sui termini:
operazioni: azioni fondamentali non scomponibili.
AttivitĂ : operazioni aggregate e coordinate.
Compiti: insieme di attivitĂ collegate per natura tecnica e/o natura psicologica.
Mansione: insieme di compiti assegnati ad una certa posizione.
Processo: insieme di attività interrelate e caratterizzate da input/output e dal relativo valore aggiunto. I processi vengono assegnati in base al ruolo delle risorse umane, cioè sulla base del loro contributo rispetto al singolo processo.
Possiamo dunque distinguere due modelli:
modello mansione-posizione
modello processo-ruolo
Il responsabile è il fondatore, ma della sua manutenzione si occupa la direzione aziendale. La progettazione organizzativa definisce innumerevoli variabili:
visione, valori
cultura aziendale
dimensioni dell’impresa
confini aziendali
unitĂ organizzative e criteri di aggregazione
organigramma
operazioni, attivitĂ , processi
compiti, mansioni, posizioni, ruoli
formalizzazione, specializzazione, centralizzazione, gerarchia, professionalitĂ
sistemi di coordinamento, sistemi di incentivazione e sistemi di valutazione
gestione dei flussi informativi e gestione delle comunicazioni
Queste vennero riclassificate e sintetizzate nelle variabili di Galbraith:
dimensione aziendale: influenza il grado di complessitĂ .
ambiente: determina il risultato, l’efficacia e l’efficienza.
obiettivi e strategia: necessariamente allineati all’organizzazione e coerenti con l’oggetto sociale.
tecnologie: influenzano il grado di aggregazione delle attivitĂ e la gestione dei processi di coordinamento.
cultura: allineata all’organizzazione al fine di rafforzarla, svilupparla, consolidarla.
La prima scelta da definirsi è il livello di dettaglio calibrato al grado di flessibilità . Con un maggior livello di dettaglio si può ottenere un sistema di coordinamento più efficiente e preparato a gestire un maggior grado di complessità , ma tutto ciò a discapito del grado di flessibilità dell’impresa, intesa come capacità di cambiamento al mutare delle condizioni ambientali; così ne verrebbe minata l’efficacia.
In secondo luogo occorre definire le dimensioni aziendali (dimensioni strutturali dell’organizzazione), basandosi sulle seguenti variabili:
grado di specializzazione: modo in cui viene diviso il lavoro. Favorisce economie di apprendimento, ma nel lungo periodo può causare problemi di coordinamento tra le posizioni ed una perdita di motivazione nelle risorse umane.
grado di formalizzazione: misura il modo in cui viene definita e descritta ciascuna attività . Favorisce il controllo a discapito della flessibilità aziendale; nel lungo periodo può causare un aumento dei costi di gestione dell’organizzazione e perdita di motivazione nelle risorse umane.
grado di professionalitĂ : misura il livello di istruzione e formazione medio dei dipendenti. Favorisce la riduzione del grado di formalizzazione.
grado di presenza delle diverse tipologie di lavoratori
grado di gerarchia: misura il numero di posizioni, o ruoli sottostanti, controllati da una singola posizione. Favorisce il controllo, ma genere costi di gestione dell’organizzazione e riduzione della flessibilità aziendale, in quanto direzione aziendale e livello operativo comunicano più lentamente.
grado di centralizzazione: misura l’ampiezza dell’autonomia decisionale. Favorisce il controllo, a discapito della flessibilità aziendale e della motivazione delle risorse umane.
Il grado di gerarchia, di centralizzazione e di specializzazione influenzano l’organigramma, in quanto solo definendo queste variabili è possibile strutturare l’aggregazione di posizioni ed attività in unità organizzative; questa aggregazione può infine basarsi su di un criterio funzionale oppure su di un criterio geografico.
Le unitĂ organizzative sono caratterizzate da:
canali di collegamento verticali: definiscono i canali di informazione e comunicazione essenziali per mantenere il controllo gerarchico. Un adeguato flusso informativo ed un certo livello di standardizzazione rendono il controllo gerarchico un sistema di coordinamento efficiente.
canali di collegamento orizzontali: definiscono i canali di informazione e comunicazione informale, facilitando l’integrazione fra le unità organizzative, specie se appartenenti a rami diversi della catena gerarchica. In questa tipologia si trovano i sistemi informativi inter-funzionali, team e contatti interpersonali. Favoriscono lo spirito di appartenenza ed il fluire delle competenze.
L’ambiente è definito dalla letteratura economica come l’insieme di soggetti e risorse che pur non appartenendo all’impresa, ne possono influenzare il funzionamento. In questo senso l’impresa si caratterizza come sistema aperto. Tradizionalmente l’ambiente viene classificato in:
mega-environment: insieme degli elementi che influenzano le condizioni e le dinamiche della realtà sociale in cui opera l’impresa. Sono:
progresso tecnologico
andamento economico (variabili microeconomiche o caratteristiche specifiche del sistema-paese)
assetto politico-legale
contesto socio-culturale
situazione internazionale (tasso di cambio, grado di competitività , accordi commerciali fra nazioni,…)
task-environment: insieme di soggetti con cui l’impresa si interfaccia quotidianamente in modo diretto, e che influenzano direttamente la formulazione strategica dell’impresa. Sono:
clienti
competitor
fornitori
offerta di lavoro
agenzie governative (regolamentano il mercato in cui opera l’impresa)
Secondo la teoria di Enory-Trist l’ambiente si estende in due dimensioni:
complessitĂ : numero di soggetti, il loro potere, il loro grado di interconnessione.
dinamismo: velocità ed entità dei mutamenti interni all’ambiente.
Il ruolo dell’ambiente è oggi indubbio: esso vincola il comportamento dell’impresa e ne influenza, in termini di efficacia soprattutto, il raggiungimento dei risultati. Quindi l’ambiente influenza l’organizzazione e l’implementazione della strategia d’impresa.
Sul ruolo dell’impresa nei confronti dell’ambiente vi sono differenti prospettive teoriche:
paradigma strategia-struttura: inserito nel filone delle teorie meccaniciste, esclude l’influenza dell’ambiente, considerando l’organizzazione come un sistema autosufficiente basato sulle sole valutazioni riguardanti le risorse interne. Postula l’organizzazione come frutto della strategia elaborata dall’imprenditore. Ha avuto il suo valore fintantoché l’ambiente è stato caratterizzato da elevata stabilità , semplicità , sicurezza e ripetitività . Oggi è un modello applicabile solo nel monopolio puro con elevato potere di mercato su fornitori e distributori.
ruolo passivo: l’imprenditore elabora una strategia adatta alle “regole di gioco” dell’ambiente ed implementa l’organizzazione. In questo filone di pensiero si inseriscono:
funzionalismo: l’ambiente determina le funzioni dell’organizzazione.
Neo-istituzionalismo: convergenza organizzativa causata da pressioni normative, contrattuali e sociali.
contingency theory: il successo dell’impresa dipende dal gradi di flessibilità dell’organizzazione (buffering, aumento del portfolio fornitori,…)
population ecology theory: isomorfismo dovuto a selezione naturale ed inerzia delle risorse umane.
teoria evolutiva di Nelson-Winter: la selezione naturale del mercato induce flessibilità dell’organizzazione, sviluppo di nuove competenze ed innovazione.
ruolo attivo: l’ambiente non è un sistema omogeneo (vedi teorie precedenti), ma un sistema reticolare e politico. Ambiente ed impresa si influenzano e ricalibrano reciprocamente (campagne promozionali, partnership fornitori-distributori, cooptazione di soggetti influenti, joint-venture,…). In questo filone di pensiero di inseriscono:
management strategico: attraverso l’analisi ambientale la strategia può garantire vantaggio competitivo nel lungo periodo. Postula la relazione dialettica impresa-ambiente secondo cui le imprese di successo modificano il paradigma competitivo, influenzando di conseguenza le connotazioni ambientali.
resource-based view: risorse distintive come base del vantaggio competitivo.
knowledge-based view: conoscenza aziendale come risorsa distintiva principale.
resource dependence theory: impresa come elemento della rete di interdipendenze e relazioni sociali alimentata dal bisogno di risorse. Postula la dipendenza dell’impresa dai detentori di risorse critiche; ciò comporta i processi di negoziazione e cooptazione. In questa rete dunque vi è una gerarchia instabile a causa della temporaneità di controllo e caduta di criticità delle risorse. Il vantaggio competitivo dunque deriva dalla capacità di gestire le relazioni inter-organizzative.
teoria dei costi di transazione: ambiente come insieme di soggetti che operano transazioni, ad un costo di transazione dovuto alle imperfezioni di mercato. Il comportamento di un’impresa è legato ai costi di transazione delle attività inerenti il proprio oggetto sociale. La relazione impresa-ambiente si basa perciò su scelte di verticalizzazione e scelte di specializzazione.
Si noti che queste ultime due teorie non differiscono solo per la relazione impresa-ambiente
Queste ultime teorie non differiscono solo per la relazione impresa-ambiente: la resource-based view e il management strategico vedono l’impresa come sistema-monolitico; la resource-dependence theory e la teoria dei costi di transazione guardano alle relazioni inter-organizzative: la prima sotto l’aspetto politico, la secondo sotto l’aspetto economico. Inoltre, mentre il management strategico deriva da studi di strategia, le altre teorie discendono dalle scienze organizzative, fondando così aspetti sociologici,economici e manageriali.
E’ necessario, al fine di una più completa comprensione, chiarire anche il significato di:
conoscenza: è la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti tramite l’esperienza e/o l’apprendimento (a posteriori), ovvero tramite introspezione (a priori); in ogni caso è legata al sapere puro, anche senza alcun risvolto pratico.
capacità : è la possibilità di riuscire a svolgere un compito.
abilità : è una capacità a livello operativo, non solo potenziale (capacità ).
competenza: è il saper fare un determinato compito in maniera critica ed originale.
relazioni organizzative: necessaria la loro individuazione e configurazione nella progettazione organizzativa, a causa della pluralitĂ degli attori partecipanti. Le relazioni vanno dagli scambi, alle comunicazioni finanche ai rapporti interpersonali; e si sviluppano sue tre piani:
piano economico-transazionale: sono scambi di beni e/o servizi modellizzabili contrattualmente in modo implicito o esplicito. Sono relazioni limitate in efficienza da incompletezza contrattuale e da costi di transazione. Da questa accezione deriva, nella teoria dei costi di transazione, la definizione dell’impresa come nexus of contracts.
piano politico: basate sul concetto di autorità formale, le relazioni sono modellate e rafforzate da un’autorità legittimata e collettivamente riconosciuta. La forza dell’autorità formale, nei limiti della legge, è esercitata nel potere contrattuale interno (controllo dei subordinati–>premi, gratificazioni, licenziamento).
piano socio-culturale: questa accezione si evidenzia nelle convenzioni, secondo la definizione di Boyer-Orlean. Nelle imprese si registrano infatti pattern comportamentali convenzionali non derivanti da motivi economici né da alcuna autorità formale. Il mancato rispetto delle convenzioni può portare a sanzioni simboliche del gruppo finanche al mobbing. Le convenzioni rafforzano le relazioni organizzative perchè specificano aspetti extra-contrattuali non gestibile né tramite scambi economici né autorità formali. Le convenzioni sono alla base della cultura organizzativa; sono estese a tutta l’azienda, ovvero in singoli clan.