Viaggiare può causare felici controindicazioni. Una di queste è l’overbooking mentale, l’eccessivo sovraffollamento di pensieri con cui - per scelta, per necessità o per caso - inganniamo il tempo. È così che oggi mi è capitato di pensare al concetto di Zero Assoluto.
Secondo una definizione di wikipediana fama, lo zero assoluto “è la temperatura più bassa che teoricamente si possa ottenere in qualsiasi sistema macroscopico, e corrisponde a 0 K (–273,15 °C; –459,67 °F)”.
Di questo concetto fisico mi entusiasma e mi impressiona soprattuto il nome stesso. “Zero assoluto”. Uno di quei nomi parlanti, di cui si riesce - pensandolo - a sentirne il suono. Basta il nome a far sentire freddo.
Ragionando, sarebbe già difficile, nel linguaggio comune, indicare qualcosa di più ineluttabile ed estremo dello Zero. Il valore senza valore, la nullità, il limite già valicato, il vuoto, l’assenza di ogni quantità. Ma qui siamo ben oltre, al di là dei confini di ogni mappa della quotidianità. Non Zero, ma Zero Assoluto. Si sente quasi il peso dell’eternità, il rombo dell’onnipotenza, la vacuità del buio senza fine, il morso del freddo estremo, la fine, il nulla. Assoluto, ossia totale, slegato, senza catene, senza limiti. Un buco nero che attrae tutto verso il suo terrificante centro.
Facile restare impressionati. Facile avvertire l’horror vacui, la vastità di tale concetto bellissimo e spaventoso. Tuttavia la definizione scientifica dello zero assoluto prosegue: “Si può mostrare con le leggi della termodinamica che la temperatura non può mai essere esattamente pari allo zero assoluto”; ancora, si afferma che allo zero assoluto “il sistema ha il minor quantitativo possibile di energia cinetica permesso dalle leggi della fisica. Questa quantità di energia è piccolissima, ma sempre diversa da zero”.
Incredibile! Dopo il gelo, un tepore di speranza. Un criptico messaggio di vittoria nascosto persino nella disperazione più nera.
Le leggi della fisica, le forze che muovono l’universo partendo da particelle infinitesimali, non consentono la totale assenza di energia. Non la consentono, punto e basta. Non è ammesso, non è concepibile, non esiste nell’universo qualcosa che non abbia una scintilla (pur minuscola) di energia. Mai, in nessun tempo e in nessun luogo. Neanche se la sua temperatura dovesse raggiungere lo zero assoluto.
Cosa significa tutto questo? Beh, forse racchiude in sé un messaggio niente male: anche quando tutto va storto, anche quando abbiamo toccato il fondo, anche quando la vita ci colpisce con i veri dolori e ci abbatte con la disperazione, non è mai finita. Neanche lo zero assoluto ci può togliere tutto. C’è sempre un quantitativo infinitesimale di energia in noi, grazie al quale possiamo sempre ripartire.
Un viaggio nel viaggio, allora. Abbiamo toccato gli abissi più profondi, siamo caduti attraverso un’oscurità tangibile, eppure anche lì abbiamo trovato luce. Circondata, prostrata, congelata, quasi spenta, ma non vinta. “Questa quantità di energia è piccolissima, ma sempre diversa da zero”. Come dire, la luce risplende nelle tenebre.
(Esempio dei molteplici modi in cui può declinarsi un viaggio di routine).