Candles are fun!
Jules of Nature
almost home

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wallacepolsom
Game of Thrones Daily

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PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

tannertan36
macklin celebrini has autism
Claire Keane

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Product Placement
art blog(derogatory)
sheepfilms
Mike Driver

Andulka
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seen from Tunisia

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seen from Germany
seen from United States
seen from Chile
@guerrillagrrlz
Candles are fun!
Cross stitches for our apartment! Some designs come directly from [email protected], and some are inspired from them. I made these for my apartment, not for profit.
love em! these came out great, and the phrases you made yourself are awesome!
Airan Kang - “109 Lighting Books”
Just sayin…
riddle me that, mankind
I wrote this while I was half asleep or maybe really drunk. Girl Power!
Women’s, Gender and Sexuality Studies, Yale
Jana Černá nacque a Praga nel 1928 e morì in un incidente automobilistico nel 1981. Sua madre era la famosa Milena di Kafka. Jana è stata uno dei personaggi più importanti dell’underground cecoslovacco, un movimento con molte analogie con la beat generation. I suoi testi rimasero inediti per più...
lgbtqiA - map of asexuality
Yep!
The DoGtor
@paandajean has the prettiest hair. #wip #embroidery
Stick!Spank Master Post!
Since it seems I have wrapped up the Stick!Spank Series I decided to put then all in one handy master post! this feels pretty complete…It almost makes me want to make this a book of some sort as a simplified comprehensive spanking guide.
Now moving on to the Stick!Fetish Flyers.
Valentina in bicicletta
Aprile 2013 Napoli
Fotografie di quelle meraviglie di Maria Grazia Izzo e Marta Atzori senza le quali il progetto non sarebbe stato possibile. Grazie di cuore.
con la collaborazione di:
Serbilla Serpente perfetta assistente tutto fare, che si è destreggiata tra la cura dello styling e l’assistenza alla fotografia, e Alessandro, impeccabile piegatore di pannelli che ringraziamo per il sistema delle lampade, l’humor, i crocchè, il trasporto di oggetti, la pazienza ed etc.
Performa il tuo genere!
Già nel 1949 in Il secondo sesso di Simone de Beauvoir possiamo leggere “Non si nasce donna, lo si diventa” affermazione con cui si contestava il nesso sesso-genere che rispecchia il binomio natura-cultura. Nella nostra cultura infatti l’assegnazione del genere avviene su basi puramente biologiche a seconda del sesso maschile o femminile e con esso ci vengono trasmesse anche tutte le caratteristiche di quel dato genere (pensate ai colori dei vestiti e alla tipologia di giocattoli destinati per bambine e per i bambini). Questa visione binaria della società però è stata, soprattutto nell’ultimo secolo, messa in discussione tanto che si parla di performità del genere. Secondo la filosofa Judith Butler ogni giorno, ognuno di noi, semplicemente gesticolando, parlando o camminando, conferma l’impressione di essere “donna” o “uomo”. Anche se l’essere “uomo” o “donna” viene percepito dalla società come se fossero un dato di fatto, una realtà intrinseca a noi stess@, il genere non è altro che un costrutto culturale in quanto fenomeno che si produce e riproduce continuamente. Dunque nessun@ di noi appartiene dalla nascita ad un genere specifico. Eppure, ciò nonostante, si continua a considerare il genere come qualcosa di naturale, visione che ci viene imposta da un sistema etero normativo affinchè possa continuare ad esercitare il suo dominio anche attraverso il controllo dei corpi e della sessualità. Infatti sul binarismo di genere si sono generati modelli di dominio e subordinazione che, per esempio, producono sia la divisione del lavoro domestico (delegato alle donne) da quello salariato, sia il controllo del corpo femminile, pensiamo ad esempio alla regolamentazione delle nascite da parte dei governi. Se poi leghiamo il concetto di genere ad altri fattori quali classe, etnia, orientamento sessuale, età ed etc notiamo come su di essi si costituiscano interi sistemi basati su stratificazioni sociali che prevedono una struttura gerarchica e autoritaria dove il potere, prestigio e la ricchezza sono solo in mano al soggetto uomo-etero-bianco-ricco.
Condividendo in pieno la teoria della Butler in queste foto abbiamo voluto provare a riprodurre una medesima situazione, una persona seduta, cambiandole solo alcuni elementi e pose, con lo scopo di dimostrare come ciò basti a modificare/destabilizzare la percezione che si ha del soggetto e del genere a cui esso ci sembra appartenere. L’intento finale è quello di far riflettere sul concetto di “genere” e su tutto ciò che vi è stato edificato attorno: un intero sistema patriarcale eteronormativo che discrimina/marginalizza/umilia tutte quelle soggettività che non rientrano nel soggetto dominante “uomo-bianco-etero-ricco”.