Lieto Fine (George Weasley x Lettore)
Avvertimenti: menzione di stupro (niente di descrittivo), alcol, è un po’ triste
Parole: 2238 (sorry è lunghissimo)
A/n: basata su una storia vera (non mia, ma di una persona che conosco e a cui voglio molto bene), leggermente ispirata da “Bad Reputation” di Shawn Mendes. Spero vi piaccia.
Il Ballo del Ceppo era dietro l’angolo e, ovviamente, tutta la scuola era al settimo cielo. Ogni giorno almeno una ventina di ragazze ricevevano uno sdolcinato invito da parte di altrettanti ragazzi e (T/n) non ce la faceva più. Sì, per la prima settimana era stato tutto molto romantico: le coppiette che giravano per la scuola a braccetto e il penetrante odore di fiori le facevano venire il buon umore. Era sicura che prima o poi sarebbe arrivato anche il suo momento, che prima o poi George Weasley l’avrebbe fermata in un corridoio e l’avrebbe invitata al ballo. Quando lo vedeva in classe non poteva fare a meno di ripensare a loro due e a come la loro relazione si fosse interrotta bruscamente. Purtroppo l’amarezza non la fermava dal sognare il momento in cui l’avrebbe guardata con i suoi meravigliosi occhi scuri e le avrebbe chiesto di accompagnarlo al ballo. Ovviamente lei avrebbe risposto di sì, quasi con le lacrime agli occhi. Almeno una decina di ragazzi l’avevano invitata ad andare con loro, ma lei li aveva declinati tutti: ci sarebbe andata con George, e con George soltanto.
Non sapeva esattamente perché ne fosse così convinta, ma ogni giorno che passava la sua sicurezza si tramutava in speranza, e da speranza diventava muta rassegnazione. Era quella la cosa che la faceva soffrire di più: era così convinta che l’avrebbe invitata che le faceva male il cuore vedere quanto la festa si stesse avvicinando e come lei fosse rimasta ancora senza accompagnatore.
-Hey (T/n), tutto bene?- chiese Cho Chang, la sua migliore amica. (T/n) sospirò sconsolata. No, non andava tutto bene. Come poteva andare tutto bene quando la persona che le aveva spezzato il cuore, ma che ancora amava, non la salutava nemmeno per i corridoi? Come poteva andare tutto bene se sarebbe finita per andare al ballo da sola?
-Senti, posso dire a Cedric che ci vado con te, da amiche. Non è un problema-. La ragazza le strinse il braccio con dolcezza. (T/n) sbuffò.
-No, Cho, non voglio rendere infelice anche te. Ci vado da sola, non ti preoccupare.
-Almeno fai colazione-, Cho le versò un bicchiere di succo di pera. –Non devi morire di fame solo per un ballo, dai.
(T/n) sorseggiò il succo dando un’occhiata al tavolo di Grifondoro. Eccolo lì, vicino al suo famosissimo gemello. (T/n) osservò come la luce naturale del sole facesse brillare i suoi occhi e come i suoi denti bianchissimi scintillassero quando rideva.
Dio, era così perfetto! E lei era così stupida per aver pensato anche solo per un secondo che l’avrebbe invitata al ballo. Si disse che doveva aver letto troppe favole perché era certa che il lieto fine semplicemente non esistesse. Non poteva aspettarsi che il ragazzo con cui aveva condiviso così tanto, e per cui aveva versato così tante lacrime, all’improvviso si pentisse di aver rotto con lei e la invitasse al ballo in ginocchio. Si sentiva così stupida.
-Oh (T/n), è lui che ci perde, okay? Tu sei fantastica e se lui non lo ha capito… beh, è proprio uno scemo- la rassicurò Cho che, evidentemente, aveva seguito il suo sguardo e aveva capito che cosa la sua amica stesse pensando. (T/n) rise.
-Certo, come no. Le solite cose che si dicono ad un’amica con il cuore spezzato- rispose alzando gli occhi al cielo. Cho la guardò per qualche istante, incerta se sputare il rospo o no, poi le pizzicò il braccio.
-Ahia! E questo per cos’era?!- esclamò (T/n) seccata, ma venne immediatamente zittita dall’amica.
-Lo vedi quel ragazzo lì infondo? Al tavolo di Tassorosso?- bisbigliò indicando il tavolo di fronte a loro.
-Avrò bisogno che tu sia più precisa, ce ne sono a decine, sai com’è…- ribatté (T/n) sarcastica.
-Quello con i capelli castani che sta parlando con Ernie.
(T/n) annuì: erano stati compagni di banco a pozioni per tutto l’anno passato.
-Ho sentito che ti vuole invitare.
-Ha-ha, molto divertente, ora possiamo parlare di cose serie?-. Cho sospirò.
-Sono seria, okay? Me l’ha detto Marietta, è tipo un suo lontano cugino.
Il sorriso abbandonò il viso (T/n). Non le importava granché di andare con Steve Cooper, ma pensò che sarebbe stato meglio che non andarci affatto, per cui, quando il giorno dopo Steve si presentò davanti all’aula di Transfigurazione con una rosa in mano chiedendole di andare al ballo insieme, accettò.
Il giorno del Ballo del Ceppo arrivò in fretta. (T/n) aveva sentito che George aveva invitato Alicia Spinnet e la cosa l’aveva fatta stare tanto male che aveva quasi pensato di dare buca a Steve. Ma, dopotutto, perché negarsi una serata di svago? Certo, sarebbe stata dura, ma non avrebbe mollato.
-Non lo so Cho… secondo te come li faccio i capelli? Li raccolgo o li lascio giù?- chiese all’amica guardandosi allo specchio. Indossava un lungo abito rosa pallido con una cintura di brillanti e il busto ricamato, ai piedi portava dei sandali argentati con un po’ di tacco e alle orecchie aveva delle perle molto discrete, ma bellissime, che erano appartenute a sua nonna. I capelli le ricadevano in morbide onde sulle spalle.
-Wow (T/n), sei bellissima.- disse Cho uscendo dal bagno. (T/n) arrossì un po’.
-Decisamente giù i capelli comunque.- aggiunse avvicinandosi all’amica. (T/n) si girò e lasciò che Cho le mettesse un filo di rossetto.
Quando (T/n) e Cho uscirono dalla sala comune di Corvonero trovarono Cedric e Steve ad aspettarle con un bouquet di fiori a testa.
(T/n) accettò i fiori di Steve con un sorriso sommesso, ma quando si accorse che si trattava di camelie il cuore le saltò un battito: George gliele regalava in continuazione, erano le sue preferite. Steve le porse il braccio timidamente, strappandola dai suoi dolorosi ricordi, e (T/n) lo prese sospirando: sarebbe stata una lunga serata.
(T/n) e Steve ballarono a lungo. Lui era molto dolce e (T/n) si sentiva un mostro ad ingannarlo così. Non voleva creargli false speranze, ma avere qualcuno al proprio fianco che desiderava soltanto che lei stesse bene la distraeva dal cercare George con lo sguardo. Non che non lo avesse fatto, anzi, aveva lasciato che i suoi occhi osservassero attentamente la Sala Grande diverse volte. A giudicare dalla vicinanza dei loro corpi George e Alicia si stavano decisamente divertendo. (T/n) sentì qualcosa spezzarsi dentro di lei per l’ennesima volta.
-Tutto bene (T/n)?- la voce apprensiva di Steve la strappò ai suoi pensieri. (T/n) sorrise: quel ragazzo le scioglieva il cuore con la sua dolcezza, ma non era lui.
-Sì, tutto okay. Stavo solo… pensando.
Gli occhi scuri del ragazzo la scrutarono per qualche istante.
-Ti stai annoiando? Vuoi che ti vada a prendere qualcosa da bere?
(T/n) scosse la testa e si avvicinò di un passo a Steve. Sentiva le sue mani sui fianchi leggere come piume, ma non era lo stesso. Il tocco di George era una boccata d’aria fresca, un alito di vento che scompigliava i capelli, un brivido che saliva e scendeva per la schiena, era semplicemente diverso.
Steve doveva aver mal interpretato il suo gesto, perché inclinò la testa e si sporse per baciarla. Nel panico più totale (T/n) voltò il viso e le labbra di Steve finirono per sfiorarle la guancia.
-Scusa Steve, sul serio…- cominciò con voce tremante allontanando il viso dal suo.
-Solo che io non provo lo stesso per te.
Il ragazzo sembrò cascare dalle nuvole e un intenso rossore gli tinse le guance.
-Io… non volevo, m-mi spiace- tentò di scusarsi grattandosi la testa imbarazzato. (T/n) scosse la testa.
-No, dispiace a me di averti illuso. Mi dispiace sul serio.- disse baciandolo velocemente sulla guancia e correndo fuori dalla Sala Grande mentre un conato di vomito la bruciava la gola.
La Luna dista dalla Terra 384.400 km, ha un raggio di 1737 km e il suo periodo di rivoluzione dura ventisette giorni; la Bastiglia è stata presa nel 1789; un piede corrisponde esattamente a 30,48 cm; l’impero romano d’occidente è caduto nel 476; Grindelwald è stato sconfitto da Silente nel 1945.
I numeri calmavano (T/n). In momenti del genere, quando le emozioni diventavano troppe e si ammassavano nella sua testa tutte assieme, (T/n) si ripeteva tutte le date, distanze, lunghezze che riuscisse a ricordare. E ce n’erano tante.
Era seduta in riva al Lago Nero, i sandali slacciati buttati poco lontano e il viso solcato dalle lacrime. Come aveva potuto essere così ridicola? Così ingenua? Era ovvio che George non avrebbe fatto alcuna fatica a trovare un’altra, mentre lei… Lei non ce la poteva fare. Dopo la loro rottura (T/n) non era nemmeno stata in grado di aprire la bocca per diverse settimane.
-Non respiro! Non riesco a… a respirare, George! Mi sento soffocare, non ce la faccio più!
Il mascara di (T/n) si era sciolto a causa delle sue lacrime, le stesse lacrime che stavano bagnando il maglione di George.
-Ti prego, dimmi che cosa posso fare per aiutarti- mormorò lui carezzandole i capelli. Sentiva il cuore di (T/n) battere all’impazzata contro il suo petto e il suo respiro affannoso nell’orecchio.
(T/n) non sapeva come dirglielo, non sapeva come dirgli che aveva bevuto troppo ad una festa di Serpeverde e che pensava di essere stata stuprata da un ragazzo che non conosceva. Non lo sapeva, non riusciva a ricordare, e il cuore le si stava lentamente lacerando. Era così terrorizzata di aver perso la verginità con uno sconosciuto e per di più contro la sua volontà, che le sembrava impossibile respirare. Come poteva ammettere di aver tradito la fiducia della persona che amava? Come poteva ancora guardarlo negli occhi dopo quello che aveva fatto?
-(T/n), amore, ti prego, parlami.
-Voglio una pausa, George- riuscì a dire tra un singhiozzo e l’altro. (T/n) sentì il corpo del ragazzo irrigidirsi contro il suo.
-Mi hai sentito. Ti prego, ti prego vattene.
(T/n) sentì la porta sbattere e il suo cuore spezzarsi nello stesso istante.
Il sapore amaro che le invadeva la bocca non era una novità: ogni volta che ripensava a quei terribili momenti la bile le ribolliva nello stomaco. Tempo dopo aveva scoperto che alla festa non era successo nulla e che tutti le avevano fatto credere di aver fatto qualcosa, quando invece non era vero.
Certo, aveva voluto dirlo a George, spiegargli perché aveva rotto con lui, raccontargli la verità una volta per tutte, ma lui sembrava non volerne sapere e (T/n) non poteva biasimarlo. Sicuramente qualcuno aveva fatto girare la voce e l’intera scuola era venuta a sapere quello che era accaduto.
(T/n) sentì dei passi avvicinarsi e vide una sagoma scura sedersi accanto a lei.
-Steve, senti, io…- cominciò girandosi verso la persona al suo fianco, ma, quando vide di chi si trattava, la frase le morì in bocca.
-Chi è Steve?- chiese George confuso.
-N-nessuno.- rispose (T/n) con la gola secca e lo stomaco stretto in una morsa di ghiaccio. George le sorrise mesto.
-Ti ho vista correre via, stai bene?
(T/n) rise tra sé e sé. No, non stava bene.
-Adesso t’importa?- ribatté guardandolo negli occhi. Solo in quel momento capì quanto le era mancato poterlo divorare con lo sguardo, senza doversi nascondere.
George cambiò espressione in un millisecondo.
-Mi è sempre importato, (T/n).
(T/n) sentì le lacrime bruciarle la gola, ma fece il possibile per trattenerle. Gli doveva una spiegazione.
-So che ci sono state delle orrende voci su di me in giro, ma voglio che tu sappia che non sono vere. Io non sono… andata a letto con nessuno quella sera.
George prese le gelide mani di (T/n) tra le sue, bollenti in confronto. –Lo so, io…
-Fammi finire.- lo interruppe (T/n) senza più preoccuparsi della propria voce rotta dal pianto. –Io avevo bevuto troppo, è vero. Ma quando avevano cominciato a dire che ero stata con Zachary Quebert, una ragazza è venuta da me e mi ha detto che era stata vicino a me tutta la serata e si ricordava perfettamente che non avevo nemmeno sfiorato quel tipo. Ma io ho avuto paura lo stesso. Non sapevo come dirtelo e ormai avevamo chiuso e… mi dispiace, George.
Lui la guardò negli occhi per la prima volta da quando aveva iniziato a raccontare e (T/n) poté vedere come anche lui stesse piangendo. George l’abbracciò forte, lasciando che le sue lacrime gli bagnassero la camicia. Passò una mano tra quei capelli così familiari e le baciò la fronte.
-Non pensare nemmeno per un attimo che sia colpa tua, perché non lo è.- le mormorò all’orecchio piangendo con lei.
-Non ho mai smesso di amarti, per quello che conta. Ci ho provato sul serio, ho provato con tutto me stesso a lasciarti andare, ma non ce l’ho mai fatta. Ti amo (T/n), ti amo da morire.
(T/n) si allontanò giusto per poterlo guardare negli occhi e immaginò che cosa avrebbe visto qualcuno che si fosse avvicinato a loro in quello momento: due ragazzi che piangevano stretti l’uno all’altra, seduti sulla ghiacciata riva di un lago. Se non fosse stato così straziante, sarebbe potuto sembrare quasi romantico.
-Anche io ti amo, George.
E così, nell’aria gelida di dicembre, dopo mesi interminabili e strazianti, le loro labbra s’incontrarono di nuovo. Fu un bacio disperato, un bacio che sapeva di malinconia, di lacrime, di paura. Quelli che seguirono, invece, sapevano di nuovi inizi, di speranze, di un passato condiviso.
Sì, il lieto fine non esisteva, (T/n) ne era certa, ma ciò non voleva dire che alcune storie non potessero avere un meraviglioso inizio.