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Ho smesso di rimanerci male quando ho cominciato a non vedere più gli altri come treni da prendere al volo, ma sentirmi io stesso un treno che viaggia, e chi vuole sale. Tutti gli altri vadano a fanculo.
Roberto Lim bus. (via cheseipermelessenziale)
“So soltanto che a volte i ricordi fanno mancar l’aria”
’..ancora oggi mi chiedo in quale istante abbiamo incominciato a perderci’
Ogni volta che lo trovo sulla dash,rebloggo.
Mentre mia moglie mi serviva la cena , le presi la mano e le dissi:''Devo parlarti''. Lei annui e mangio' con calma. La osservai e vidi il dolore nei suoi occhi, quel dolore che all'improvviso mi bloccava la bocca, Mi feci coraggio e le dissi:'' Voglio il divorzio''. Lei non sembro' disgustata dalla mia domanda e mi chiese soavemente: '' Perché?''. Quella sera non parlammo più e lei pianse tutta la notte. Io sapevo che lei voleva capire cosa stesse accadendo al nostro matrimonio, ma io non potevo risponderle, aveva perso il mio cuore a causa di un'altra donna, Giovanna. Io ormai non amavo più mia moglie, mi faceva solo tanta pena, mi sentivo in colpa, ragion per cui sotto-scrissi nell'atto di separazione che a lei restasse la casa, l'auto e il 30% del nostro negozio. Lei quando vide l'atto lo strappo a mille pezzi ! ''Come ?! avevamo passato dieci anni della nostra vita insieme ed eravamo ridotti a due perfetti estranei?!''. A me dispiaceva tanto per tutto questo tempo che aveva sprecato insieme a me, per tutte le sue energie, pero' non potevo farci nulla, io amavo Giovanna. All'improvviso mia moglie comincio' a urlare e a piangere ininterrottamente per sfogare la sua rabbia e la sua delusione, l'idea del divorzio cominciava ad essere realta'. Il giorno dopo tornai a casa e la incontrai seduta alla scrivania in camera da letto che scriveva, non cenai e mi misi a letto, ero molto stanco dopo una giornata passata con Giovanna. Durante la notte mi svegliai e vidi mia moglie sempre li' seduta a scrivere, mi girai e continuai a dormire. La mattina dopo mia moglie mi presento' le condizioni affinché accettasse la separazione. Non voleva la casa, non voleva l'auto tanto meno il negozio, soltanto un mese di preavviso, quel mese che stava per cominciare l'indomani. Inoltre voleva che in quel mese vivessimo come se nulla fosse accaduto! Il suo ragionamento era semplice : ''Nostro figlio in questo mese ha gli esami a scuola e non e' giusto distrarlo con i nostri problemi''. Io fui d'accordo pero' lei mi fece un ulteriore richiesta.'' Devi ricordarti del giorno in cui ci sposammo, quando mi prendesti in braccio e mi accompagnasti nella nostra camera da letto per la prima volta, in questo mese pero' ogni mattina devi prendermi in braccio e devi lasciarmi fuori dalla porta di casa ''. Pensai che avesse perso il cervello , ma acconsentii per non rovinare le vacanze estive a mio figlio per superare il momento in pace. Raccontai la cosa a Giovanna che scoppio' in una fragorosa risata dicendo: ''Non importa che trucchi si sta inventando tua moglie, dille che oramai tu sei mio, se ne faccia una ragione!''. Io e mia moglie era da tanto che non avevamo più intimità, cosi' quando la presi in braccio il primo giorno eravamo ambedue imbarazzati, nostro figlio invece camminava dietro di noi applaudendo e dicendo:'' Grande papa', ha preso la mamma in braccio!''. Le sue parole furono come un coltello nel mio cuore, camminai dieci metri con mia moglie in braccio, lei chiuse gli occhi e mi disse a bassa voce:''Non dirgli nulla del divorzio,per favore... Acconsentii con un cenno , un po' irritato, e la lasciai sull'uscio. Lei usci' e andò a prendere il bus per andare al lavoro. Il secondo giorno eravamo tutti e due più rilassati, lei si appoggiò al mio petto e potetti sentire il suo profumo sul mio maglione. Mi resi conto che era da tanto tempo che non la guardavo . Mi resi conto che non era più cosi' giovane, qualche ruga, qualche capello bianco. Si notava il danno che le avevo fatto! Ma cosa avevo potuto fare da ridurla cosi'? Il quarto giorno , prendendola in braccio come ogni mattina avvertii che l'intimità stava ritornando tra noi, questa era la donna che mi aveva donato dieci anni della sua vita, la sua giovinezza, un figlio e nei giorni a seguire ci avvicinammo sempre più' . Non dissi nulla a Giovanna per rispetto!.Ogni giorni era più facile prenderla in braccio e il mese passava velocemente. Pensai che mi stavo abituando ad alzarla, e per questo ogni giorno che passava la sentivo più leggera. Una mattina lei stava scegliendo come vestirsi, si era provata di tutto, ma nessun indumento le andava bene e lamentandosi disse:''I miei vestiti mi vanno grandi, ''. Li' mi resi conto che era dimagrita tanto...ecco perché mi sembrava cosi' leggera! Di colpo mi resi conto che era entrata in depressione... troppo dolore e troppa sofferenza pensai. Senza accorgermene le toccai i capelli, nostro figlio entro' all'improvviso nella nostra stanza e disse :'' Papa' e' arrivato il momento di portare la mamma in braccio( per lui era diventato un momento basilare della sua vita). Mia moglie lo abbraccio' forte ed io girai la testa, ma dentro sentivo un brivido che cambio' il mio modo di vedere il divorzio. Ormai prenderla in braccio e portarla fuori cominciava ad essere per me come la prima volta che la portai in casa quando ci sposammo, la abbracciai senza muovermi e sentii quanto era leggera e delicata, mi venne da piangere! L'ultimo giorno feci la stessa cosa e le dissi:'' Non mi ero reso conto di aver perduto l'intimità con te... Mio figlio doveva andare a scuola e io lo accompagnai con la macchina, mia moglie resto' a casa. Mi diressi verso il posto di lavoro, ma a un certo punto passando davanti casa di Giovanna mi fermai, scesi e corsi sulle scale, lei mi apri' la porta e io le dissi:''Perdonami..ma non voglio più divorziare da mia moglie...'' Lei mi guardo' e disse: Ma sei impazzito? Io le risposi :'' No...e' solo che amo mia moglie...era stato un momento di noia e di routine che ci aveva allontanato ..ma ora ho capito i veri valori della vita , dal giorno in cui l'ho poortata in braccio mi sono reso conto osservandola e guardandola che dovevo farlo per il resto della mia vita!Giovanna pianse mi tiro' uno schiaffo e entro' in casa sbattendomi in faccia la porta. Io scesi le scale velocemente , andai in macchina e mi fermai in un negozio di fiori. Le comprai un mazzo di rose e la ragazza del negozio mi disse: Cosa scriviamo sul biglietto? Le dissi:''Ti prenderò in braccio ogni giorno della mia vita finché orte non ci separi'' Arrivai di corsa a casa, feci le scale entrai e di corsa mi precipitai in camera felicissimo e col sorriso sulla bocca., ma mia moglie era a terra ...morta! Stava lottando contro il cancro, ed io che invece ero occupato a passare il tempo con Giovanna senza nemmeno accorgermene. Lei per non farmi pena non me lo aveva detto, sapeva che stava per morire e per questo mi chiese un mese di tempo, si un mese... affinchè a nostro figlio non rimanesse un cattivo ricordo del nostro matrimonio, affinché nostro figlio non subisse traumi, affinché a nostro figlio rimanesse impresso il ricordo di un padre meraviglioso e innamorato della madre." Questi sono i dettagli che contano in una relazione. Non la casa....non la macchina....non i soldi...queste sono cose effimere che sembrano creare unione e invece dividono. Cerchiamo sempre di mantenere il matrimonio felice, ricordando sempre il primo giorno di questa bella storia d'amore. A volte non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo fino a quando non lo perdiamo.
L’ho trovato su una pagina..è una cosa tristissima..
(via thegirlwiththecoldinside)
Cristo
Litigate. Litigate quanto volete. Ma non fate finire il giorno senza aver fatto pace.
Papa Francesco (via igotaerainmymind)
Igotaerainmymind
(via igotaerainmymind)
.
(via 7maggio2014)
È la mia filosofia.
(via personeconparoledentro)
La rebloggo sempre
(via stronza-comeilmondo)
Rebloggo ogni volta
(via cumeoinaeternum)
Ecco.
(via timeritiilmegliodime)
impossibile non rebloggare, aiuto
you don’t really see enough of this.
Piango ogni volta.
Owh.. Piango..
Reblog infinito.
"hai detto che mi ami" sussurra "ora è una frase al passato?"
Lei ha quel vizio che hanno le persone che sono cadute e poi si sono rialzate. Certa gente la chiama arroganza. A me piace chiamarla “avere le palle”.
J-Ax, a The Voice of Italy. (via stringimipiuchepuoi)
Mia moglie si è ammalata. Era sempre nervosa a causa dei problemi sul lavoro, con i bambini, nella vita personale e dei suoi fallimenti. Aveva perso 14 kg, arrivando a pesare circa 41 kg a 35 anni. Era davvero scheletrica e piangeva sempre. Non era una donna felice. Soffriva di continui mal di testa, fitte al cuore. Non dormiva bene, si addormentava solo il mattino e si stancava molto velocemente durante il giorno. La nostra relazione stava per rompersi. La sua bellezza stava svanendo, aveva le borse sotto gli occhi, stava uscendo di testa e aveva smesso di prendersi cura di sé. Rifiutava di girare film e rigettava ogni ruolo. Avevo perso le speranze e pensavo che avremmo divorziato presto. Ma poi decisi di agire. Dopo tutto, avevo la donna più bella sulla Terra. Lei è l’idolo di più di metà della popolazione maschile e femminile sulla faccia della Terra, ed ero l’unico cui era concesso addormentarsi al suo fianco e stringerla a sé. Iniziai a coccolarla con fiori, baci e complimenti. Le facevo sorprese e l’assecondavo in ogni momento. Le facevo un sacco di regali e vivevo solo per lei. Parlavo in pubblico solo di lei. Indirizzavo tutti gli argomenti su di lei. La lodavo davanti a lei e ai nostri amici. Non ci crederete, ma è rifiorita. Fu anche meglio rispetto a prima. Prese peso, non era più nervosa e mi amava anche più di prima. Non credevo potesse amarmi così tanto. E allora ho realizzato una cosa: la donna è il riflesso del suo uomo. Se la ami fino quasi ad impazzire, lei impazzirà per te.
Brad Pitt.
La prima volta che lessi questa cosa piansi.
(via vomitoveleno)
Mai letto niente di meglio.
(via dodicisettembreduemilaedodici)
Scusa, sto scrivendo un sacco di stronzate e sono quasi le cinque del mattino. Ecco, credevo che tu avessi bisogno di qualcuno che ti scrivesse un sacco di stronzate alle cinque del mattino.
Massimo Gramellini - Fai bei sogni. (via viverci)
Perché non capita anche a me..
Al maschile = io.
eccomi
Se hai voglia racconta la tua storia ;)
quando ero piccola ero una bambina felice
O almeno, questo è quello che dice mia madre. Sempre allegra, estroversa, mai timida. Questo fino all’asilo, dove iniziarono le prime esclusioni. Che continuarono alle elementari. Alle medie.
Mia madre mi diceva sempre che ero grassa, che dovevo mangiare meno, ma io me ne fregavo e mangiavo. Non era un problema per me. Fino a quando non ho iniziato a crescere.
Se tu avessi dovuto chiedermi come potevo descrivermi, avrei sempre riposto grassa. Non per finta modestia o ipercriticismo. Solo per un dato di fatto. Non piacevo a nessuno. Troppo timida, non bella, senza seno, senza tutte quelle cose che attraggono tanto. Preferivo stare con me stessa.
Sopravvivevo, tra delusioni e lacrime tiravo avanti. Un po’ come ogni tipica adolescente standard qualsiasi.
Poi arrivarono le superiori, ed arrivò LUI.
Lo notai subito, il primo giorno di scuola. Bello, tanto, troppo. Uno di quelli che vedi sulle copertine o nei film, con i capelli castano chiaro e gli occhi che ti tolgono il respiro. Alto, altissimo. Bello, bellissimo.
Iniziai ad informarmi su di lui. Scoprii il suo nome, scoprii che veniva dalla Polonia. Scoprii le sue passioni, ed alla fine l’occasione si presentò. A scuola ci fu autogestione, ed assieme ad un’altra ragazza con cui avevo legato iniziammo a parlare con lui. Inutile dire che lui preferì lei a me.
Però fui io, e non lei, a scrivergli su Facebook. Non so come feci. Forse un attacco di sicurezza estrema. Iniziammo a parlare, a salutarci in corridoio. Iniziò a cercarmi lui per primo. Ero in una favola, e lui era il mio principe azzurro.
La prima volta che mi chiese di uscire credevo di morire. L’occasione si presentò solo in capo a due settimane, ma a me andava bene. Era il primo ragazzo in tutta la mia vita che mi invitava ad uscire, non riuscivo a realizzare che stesse accadendo a me.
Mi baciò. Eravamo ad un parco giochi, da soli, e lui mi disse che gli piacevo. Io rimasi congelata, e lui mi chiese se poteva baciarmi. Io andai nel panico, balbettai un ‘si. no. io.. non sono capace.’ Lui scoppiò a ridere, e mi baciò. In quel momento mi squillò il telefono, ed il mio primo bacio l’ho dato come in un film. Con Hall Of Fame in sottofondo.
I giorni che seguirono furono i più belli del mondo. Avevo lui. Lui era mio. Mi cercava alle ore di buca, mi rincorreva sulle mura, mi scriveva durante le lezioni. Mi disse che ero bellissima, che non gli era mai importato di nessuna quanto gli importava di me, che era bello avermi trovata.
Era tutto luminoso come una stella cadente. Però poi la stella cadente scompare, e tu ti ritrovi abbagliata da una luce che non c’è più.
Mi lasciò in un piovoso lunedì, con un messaggio su Facebook. Non ci siamo più parlati per mesi dopo quel giorno.
Io stavo bene all’inizio, davvero. C’ero stata male, ma non più di tanto alla fine. Poi un giorno mi vennero in mente le sue parole di una sera
-Sai, c’è uno di classe mia che ha detto che gli piaci
-Davvero? Chi?
-Perché lo vuoi sapere? Tanto lui fuma, non ti interessa, e poi tu sei mia
Matteo. Ecco chi era quel ragazzo che vedevo per i corridoi a ridere. Quello che fumava sulle scale antincendio, quello che si atteggiava a bullo ma bullo non lo era affatto. Iniziai a scrivere pure a lui, dopo due mesi che Jonathan mi aveva lasciata. Iniziammo a conoscerci iniziai a prendermi una cotta. Finché..
FInché Jonathan iniziò a mettere in giro voci che io mi ero messa con lui solo per arrivare a Matteo. Dopo queste voci, lui smise di rispondermi. Iniziarono ad insultarmi, iniziarono ad arrivarmi messaggi anonimi sul telefono. Messaggi da parte di Jonathan, che dicevano che si era messo con me solo perché voleva stare con qualcun, che non sarei mai piaciuta a nessuno, che nessuno mi avrebbe mai voluta.
Le persone parlano, ma se sai che sono solo parole non ci fai caso. Il problema è quando le cose che ti vengono dette le pensi anche tu stessa in primis.
Iniziai a tagliarmi. Due mie amiche lo scoprirono. Volevano aiutarmi, ma non sapevo aiutarmi neanche era sola. Era marzo credo. Anche Matteo lo scoprì, e si scusò. Disse che era stato un cretino, che aveva creduto alle parole altrui. Io stavo male, avevo attacchi di panico, odiavo Jonathan ed allo stesso tempo ancora lo amavo con tutta me stessa e non sopportavo l’idea che prima mi volesse nella sua vita ed adesso volesse cancellarmici.
Matteo mi chiese di uscire. E tre giorni dopo si mise con una. Mi sentii morire. Continuavo a tagliarmi, mi chiedevo come avrei fatto in estate. Avevo un sacco di cicatrici sul braccio sinistro, sulle caviglie. Non sapevo cos’altro si sarebbero inventati su di me, non sapevo cosa fare. Mi sentivo un errore, e sentivo che avevano ragione ad odiarmi. Io stessa mi ero piaciuta solo quando era Jonathan a dirmi che gli piacevo.
Matteo la lasciò, e mi disse che lo aveva fatto per me. Ricominciammo a sentici, ricominciai a credere che potesse succedere qualcosa. E BAM si mise con una troia, ma troia davvero. Una che il mese prima andava con sette ragazzi in contemporanea. Una che solo a vederla per strada ti chiedevi ‘ma è vestita o cosa?’
Di nuovo ero stata scelta e poi scartata. C’è chi dice che non essere mai scelti è la cosa peggiore. Io vi dico invece che vedere ogni volta le proprie speranze andare in frantumi ogni volta è molto peggio.
Fu verso marzo che per la prima volta smisi di mangiare. Persi sette chili, ma mia mamma mi disse che ero dimagrita troppo. Mi stabilizzai attorno ai 58 chili, anche perché più in giù non riuscivo ad andare. Volevo parlare con Jonathan, ma lui scappava. Una volta lo aspettai all’uscita, e lui mi lasciò in lacrime davanti all’ingresso. Alla fine gli scrissi su Facebook, e gli dissi tutto. Gli dissi che mi ero tagliata, che avevo paura, che quando avevo perso lui avevo perso tutto. Si scusò, e la scuola finì.
L’ultimo giorno doveva essere IL GRANDE giorno. Matteo lasciò la sua ragazza, e nel pomeriggio mi scrisse. Quello fu il giorno in cui provai a fumare per la prima volta.
Era estate. Verso luglio nuovamente iniziai a rimettermi a dieta, con l’idea di arrivare a 55 chili e poi fermarmi. Buttavo del cibo di nascosto. Le cicatrici sulle braccia le coprivo come potevo, con fondotinta e cipria, e diciamo che avevo quasi smesso di farlo. Matteo mi aiutava. Poi si rimise con QUELLA.
Andai ad un campeggio che doveva aprirmi una nuova strada. Non conoscevo nessuno, se non la mia ex migliore amica delle elementari, Bianca. Arrivata al campeggio della GMG scoprii che in realtà conoscevo anche un gruppetto, formato da alcuni ragazzi che erano stati alle medie con me. Feci da tramite per l’inserimento di Bianca nel gruppo, ma lì iniziò il dramma. Lei entrò, mentre io non venni mai accolta. Mi tiravano dietro come zavorra, solo perché Bianca andasse con loro. Perché no? Lei era ciana, spigliata, aperta, divertente. Ci sapeva fare con i ragazzi. Marco, Samuele e Daniel, questi i loro nomi. Io mi ero presa una minicotta per Daniel. Ma al terzo giorno, loro due si stavano già allegramente sbaciucchiando.
Ero distrutta. Avremmo dovuto dormire tutti assieme, ma io con loro non potevo stare. Non avevo dove dormire, non avevo amici, non avevo nessuno. Scappai. Iniziai a graffiarmi le braccia, era buio, nessuno vedeva niente, ero sola e volevo solo farmi del male, far passare il dolore dentro. Matteo non mi voleva, Daniel non mi voleva, Jonathan mi aveva buttata via, prima di loro c’era stato Alberto e prima ancora Luca. Nessuno che mi avesse scelta, nessuno a cui fossi andata bene. Lì iniziai con fermezza a smettere di mangiare.
La mattina dopo mi chiesero che avessi fatto alle braccia. Dissi che mi aveva dato allergia l’erba sulla quale alla fine ero andata a dormire, e che mi ero grattata.
Nulla era più come prima.
Avevo fatto tutto per loro, per farmi accettare. Loro fumavano, anche io avevo iniziato a fumare. Parlavano di certi argomenti, si comportavano in un certo modo, ed anche io mi omologai. Mi sentivo così stupidamente deliziata all’idea di ESSERE IN UN GRUPPO che cercavo di ignorare il fatto che stessi tutta la sera da sola con una sigaretta tra le dita, a fissare il profilo di Daniel nel buio ed a pensare.
Dopo quello cui fu un altro campeggio, ed anche lì stessa storia. Mi portai dietro Bianca, che si integrò subito. Io rimasi in disparte, troppo insicura e troppo timida e non abbastanza bella e non abbastanza magra. Anche allo scorso campeggio mettermi in costume era stato un dramma, poi fortunatamente mi venne il ciclo e ebbi una scusa per non farlo.
Ci fu una foto, scattata da mio padre. Fu allora che mi vidi. Ero enorme. Enorme. Non potevo farci nulla se ero nata brutta, ma almeno non sarei più stata chiamata grassa.
Arrivai a 55 chili con un po’ di sforzo, ma allo specchio non cambiava nulla. Matteo mi riscrisse. Mi disse che aveva capito che ero l’unica che veramente teneva a lui, che era stato un cretino, che non sarebbe mai più successo come in passato. Io ripensavo alla sua classe che mi guardava con odio, alle parole cattive, ma mi dicevo ‘assieme supereremo anche questo’.
Il giorno prima dell’inizio della scuola mi scrisse ‘forse è meglio che rimaniamo solo amici’. Lo odiai, non potete sapere quanto lo odiai e quanto odiai me stessa perché anche stavolta non ero riuscita a tenermelo.
Mi misi come obbiettivo 53 chili. Una mia compagna, che cercava di dimagrire nello stesso mio modo, lo sapeva, e collaboravamo coprendoci a vicenda. Rividi Jonathan, e come un segno venimmo assegnati nella stessa classe di laboratorio. C’è chi non crede nel destino, ma ammetto che quanto mi torna comodo io interpreto i segni come qualcosa di prestabilito.
Ero innamorata. Potevo fingere od ignorarlo o prendermi cotte per tutti ragazzi che volevo, ma era bastato rivederlo che avevo mandato tutto a fanciullo. Lo volevo. Volevo lui, lui solo. Un giorno all’uscita gli scrissi, gli dissi che dovevo parlargli. Mi aspettò all’uscita, e glielo dissi. Lui mi disse che se mi faceva stare bene avevo fatto bene a dirglielo, e se ne andò, lasciandomi sola e portando si via ogni speranza.
Non avevo più scelta. Volevo dimagrire, volevo essere bella, volevo che qualcuno mi cercasse, volevo che LUI mi cercasse di nuovo. Da settembre iniziai a vomitare. Vomitavo tutte le sere, dopo cena. I 53 chili arrivarono, ma non era abbastanza.
Finché mia madre non mi pesò.
Era già un po’ che mi stressava che stavo dimagrendo troppo, ma le dicevo che non era vero. Ma quando sulla bilancia lesse ‘52 kg’ mi portò dritta da una psicologa ed un medico. La psicologa si rivelò una perfetta incapace, che tutt’ora mia madre odia per non aver capito che mi stava solo lasciando andare avanti per la strada che avevo preso.
Iniziò a controllarmi a tutti i pasti, a costringermi a mangiare. Scoprì che vomitavo, ed iniziò a venire in bagno con me. Nonostante tutto, io dimagrivo. Iniziai a restringere sempre di più le quantità, che però erano enormi ugualmente. Arrivata a 50 chili, non avevo più un obbiettivo. Volevo solo scendere, scendere il più possibile fino a quanto fossi riuscita ad arrivare. Così si andò avanti fino a capodanno, quando i miei mi diedero il permesso di andare ad una festa organizzata dal ragazzo di una mia amica. Eravamo pochi, e tra loro c’era anche Jonathan. Ci speravo, speravo che quella sera, tra alcol e roba varia (erba soprattutto. In quei mesi non ci ero affatto andata leggera) finalmente mi avrebbe baciata di nuovo. Sognai quella scena tante e tante volte nei giorni precedenti. Comprai il mio primo vestito, e mia madre mi aiutò a prepararmi. Ricordo che mi costrinse a mangiare un pezzo di sformato con la minaccia di non farmi uscire, perché non si fidava che avrei mangiato. Cosa che non feci, infatti.
Prima che mi scoprisse stavo bene. Digiunavo tranquillamente tutto il giorno fino a cena, dove vomitavo, e non sentivo né fame né sofferenze.
Da capodanno iniziò l’inferno. Fu quella sera che capii che a Jonathan non importava più nulla di me, forse solo se fossi morta mi avrebbe rivista. Quindi cercai di morire, probabilmente.
A Gennaio fui presa dalla depressione, che mi perseguita ancora oggi dopo cinque mesi. I medici dicono che la avevo già prima, ma a gennaio divenne molto più pronunciata. Mia madre mi portò da una nutrizionista, bravissima e che io ancora oggi stimo molto. Ma dopo tre settimane rinunciò, dovendo che io continuavo a restringere sempre di più le porzioni. Oramai a cena arrivavo a stento ad un cucchiaio di ogni cosa che mi veniva servita, e poi andavo nel panico. Iniziavo a piangere ed urlare e dire che ero una persona orribile, che non dovevo e che mangiavo troppo. Se solo avessi saputo cosa mi attendeva.
Quella della clinica era una minaccia che mi rivolgevano spesso, ma era come un’idea lontana. La nutrizionista mi passò diretta all’ospedale. Pesavo 43 chili allora.
La sera mi rifiutavo di mangiare, ma i miei urlavano e dicevano che mi avrebbero portata diretta all’ospedale dove mi avrebbero nutrita a forza. Mio fratello mi guardava, ed io morivo. Mi tagliavo di nuovo, ma stavolta stavo ben attenta che nessuno se ne accorgesse.
Avevo sempre freddo, congelavo. A scuola stavo sempre attaccata ai termosifoni anche durante le lezioni. Non parlavo, non uscivo, non avevo più la forza di fare nulla. Prima facevo un sacco di ginnastica per bruciare, mi facevo anche 10 km a piedi per tornare a casa da scuola invece di prendere l’autobus. Adesso non ce la avrei fatta neanche in tre ore. Speravo solo che Jonathan mi dicesse di fermarmi, ma ovviamente lui non lo fece. A scuola passai il primo quadrimestre con la media dell’8.
A metà febbraio iniziarono a portarmi all’ospedale ogni giorni a farmi le flebo. Pesavo 42.8, e mi dissero che stavo morendo. Alla fine, fecero la richiesta per farmi entrare qui nella clinica, dove sto da due mesi e mezza ormai.
Alla minaccia del sondino ho iniziato a mangiare, perché sapevo che avrebbero potuto immettere dentro di me anche 3000 kcal al giorno senza che potessi farci nulla. Adesso non solo questione di non voler mangiare per non riprendere peso, è questione di NON MANGIARE PERCHE’ MI ANGOSCIA, MI TERRORIZZA, NON LO VOGLIO. Non lo voglio.
E la sapete una cosa? Nonostante io mi senta in colpa per non essere peggiorata abbastanza, ogni volta che qui su tumblr vedo una ragazza che ragiona come ragiono io, cerco di aiutarla. Ma non riesco ad aiutare me.
Questo post lunghissimo che nessuno leggerà è un riassunto della mia storia. Non deve piacervi o meno, sono solo le cose come stanno.
Vale davvero la pena di leggerlo
ho i brividi
Brividi,leggetelo tutto..
"Che ti amo" Magari.
Ohw :’)