Mi sembra un’infinità che non mi ritrovo qui.
La notte è dura. La notte è davvero difficile da affrontare, forse è per questo che ormai sono dei mesi che non riesco mai ad addormentarmi prima delle 4. Do la colpa al libro del momento, a quella storia che mi appassiona tanto da non farmi staccare gli occhi dalla pagina. A quesì video su YouTube che catturano la mia attenzione e mi tengono sveglia fino allo stremo delle mie forze. Ma in realtà se ci penso bene , è solo perché appena poso tutto, appena sono sola, la mia testa mi gioca un brutto scherzo. Improvvisamente è più attiva che mai, improvvisamente di tutta la stanchezza che non mi faceva tener gli occhi aperti due secondi prima non se ne vede nemmeno l’ombra. La testa si riempe di pensieri, di ricordi, di conversazioni avvenute e che probabilmente mai avverranno. Ed è difficile affrontare tutto. È difficile fare a pugni con la proprio solitudine. Perché appena sono sola, in questo letto, a fissare il soffitto, mi rendo conto di quanto sono davvero sola. E di quanto sono sola da troppo tempo. Anzi, a pensarci bene su, non sono mai stata non-sola. Ho solo te. Il mio piccolo batuffolo di pelo. Che tutte le volte che mi vede triste corre a salvarmi. Che capisce perfettamente che mi succede e passa con me tutta la notte sveglio, a fissarmi.. come a dirmi ‘Tranquilla, ci penso io a te. Ti controllo io, tu riposati.’ Ed infatti sei l’unico che mi rasserena. L’unico che alla fine mi fa scacciare tutto dalla testa e mi costringe a chiudere gli occhi. E non smetterò mai di ringraziarti per quante volte ci sei, per quante volte mi hai salvato.
Tipo ora. Vorrei poter solamente chiudere gli occhi e cullarmi nel sonno. Ma appena ho posato tutto la mia mente si è attivata. I ricordi hanno fatto ritorno, il senso di inadeguatezza ha fatto capolino, la solitudine è arrivata e il bisogno di sentirsi amata almeno un po’, mi sta logorando. Ripenso a lui,al passato. A quello che è successo e quanto mi sembra sbagliato adesso che prima mi sembrasse giusto. Eri veleno per me, mi facevi male ed io facevo finta di non notarlo. Mi impregnato addosso questo sentirsi sempre sbagliata più di quanto già non lo avessi. Mi hai fatto sentire usata, non voluta, immeritevole. Ma quelli che più di tutto ora mi fa ribrezzo è che io te l’ho permesso. Anzi, non solo te lo permettevo ma me ne beavo, come se quella briciola di interesse malato (perché non si potrebbe mai definire amore), per me fosse comunque meglio di niente, di nessuna attenzione, di nessun amore. Il problema è che è davvero così. Sonno così disperata che anche quelli star male per te, quel farmi usare da te, a volte mi manca. E mi faccio ribrezzo per questo. Ma non solo per questo.
E poi penso a te, “al presente”. Che assurdità. Se mi soffermo bene a rifletterci mi rendo conto che io non sono veramente infatuata di te, ma che semplicemente tu sei l’unica figura maschile mio coetaneo nella mia vita, ed è semplicemente per questo che mi soffermo a pensare ai tuoi occhi e a quanto sono verdi, a quanto sembrano allegri e ingenui ad uno sguardo che non ti conosce bene come me . Al tuo sorriso, ma non quello educato e tranquillo che hai stampato in faccia continuamene quando sei con chiunque, ma a quello furbo e spensierato e così vero che ti spunta solo a volte, e quando non c’è nessun altro da dover convincere che tutto vada bene; e probabilmente è proprio la sua rarità a renderlo più bello. O a quel tuo profumo, che da giorni mi invade la casa e mi inebria, lo stesso che dopo una nostra serata al cinema ho impregnato nei capelli per esserci appoggia a te durante il film. Assurdo come sentirlo provochi in me n sorriso involontario che non riesco mai a trattenere.
Ultimamente ci ho pensato sai. Anzi ci pensavo proprio oggi, a quanto sia assurdo che quando siamo solo noi (per modo di dire poi), in quella sala , a luci spente illuminati solo dal film, presi dalla trama, io cambi. Ci ho riflettuto e sono stata sempre che presa da non so cosa mi sono avvicinata, che spinta da chissà cosa mi sono appoggiata, o mi nascondo nel tuo petto, o mi accoccolo a piangere sulla tua spalla senza farmene un problema, senza negarmi questo lusso. E mi risulta assurdo perché nella realtà, nella quotidianità non facciamo così. Non mi sognerei mai di abbracciarti, neanche quando muoio dalla voglia di un tuo abbraccio. Non ci scambiamo pensieri carini, ma il più delle volte ci insultiamo o facciamo battutine anche cattive. Infatti appena le luci si riaccendono, anche se un secondo prima ti stringevo e non mi preoccupavo di farmi vedere mentre piangevo, il secondo dopo tornavamo ad essere più estranei, a non camminare troppo vicini, quasi non ci volessimo scottare per essere stati troppo tempo a contatto. Assurdo ancora di più perché dovresti essere il mio migliore amico. Ma lo sei davvero? Io ne sono fermamente convinta, perché anche se questa infatuazione sarà tutta un brutto scherzo della mia mente io so quanto ti reputo importante, so che per me lo sei. Ma tu? Tu mi hai considerato la tua migliore amica? O almeno ti sei mai considerato il mio di migliore amico? Io non lo so davvero, anzi, ho sempre avuto dei dubbi ad essere sincera. E nonostante tutte le volte che te li abbia esposti non hai mai fatto o detto nulla negarli, quindi penso non siano neanche tanto infondati.
Non lo so che mi prende. Non lo so che succede. So solo che un attimo vorrei che ti accorgessi di me, e quello dopo vorrei schiaffeggiarmi per averlo pensato e perché magari così mi leverei dalla testa queste idee assurde.
So solo che vorrei poter spegnere tutto, mettere a tacere tutti i pensieri, tutti i ricordi, tutte le ansie, le preoccupazioni, le emozioni, i dubbi, i ripensamenti, le paure e dormire. Dormire. Dormire e risvegliarmi solo quando tutto si sarà già risolto.