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Le imperfezioni di una vita perfetta
Cap. 2.
Tutto ciò che accade dopo un viaggio è tornare alla normalità. Ma il tempo trascorso ha contribuito non solo a cambiare te stesso ma anche quello che hai lasciato. Con questa consapevolezza Em e Meg presero i due aerei immaginando che ci sarebbero state altre avventure da condividere insieme. Il tempo scorreva rapido e di occasioni non se ne prospettavano, così Em e Meg quasi avevano rinunciato a rivedersi. In realtà questo pensiero era offuscato dal “futuro”, iniziava a farsi spazio l’idea di dover entrare in università e di conseguenza finire anche il percorso precedente. E dopo qualche battito di ciglia, qualche caffè di troppo, una montagna di libri da recuperare e festeggiamenti vari, Em e Meg dovettero affrontare la “maturità” (se così si può dire). Ma alle spalle di questo fantastico ed inutile traguardo si nascondevano ben altri sentimenti, sarebbe stato il momento di salutare gli affetti e la vecchia vita per accogliere l’ignoto. Il treno sin da quel momento si rivelò una seconda casa, che ci trasportava di città in città alla ricerca di risultati che proprio non arrivavano. Furono semplicemente tante ore in cui l’unica cosa da fare era prendere una boccata d’ansia! Ma finalmente, ed ecco svelato il mistero del giorno fortunato, l’8 Meg ricevette una telefonata da Em.
Em: “Meg sono in città, finalmente ce l’ho fatta, ma c’è un problema.”
Meg: ”Em, com stai? che succede?”
Em: “Sono stata presa in uni. Pensavo fosse facile trovare una casa decente, che non fosse una catapecchia, ma mi trovo a barboneggiare per strada.”
Meg: “Amo ma vieni a prendere un caffè da me! Così ti rilassi e cerchiamo insieme.”
**N.B. Meg da brava stronza non aveva assolutamente detto ad Em che cercava una coinquilina.
SUSPANSE....
Le imperfezioni di una vita perfetta
Cap. 1.
Ciao, siamo Em e Meg. Avete un giorno indimenticabile? Il nostro è 8, vi chiederete perché.. Tutto è cominciato con due lunghi viaggi, da due regioni diverse ma con un’unica meta. Ma in realtà non è da lì che cominceremo. Dovremmo risalire a due anni prima, a quando ci siamo conosciute per caso in un’aula della piovosa e triste Dublino. L’esperienza era partita con l’obiettivo comune di evitare gli italiani come la peste, ma in realtà ci è bastato uno sguardo per capire che non sarebbe stato possibile. Meg era già in aula circondata da un francese che aveva il nome di un gestore telefonico (Tim, ma questo è un dettaglio trascurabile data la sua presenza), un paio di tailandesi e qualche giapponese qui e lì. Em, sempre in ritardo, entrò spaesata nell’aula ma alla voce “TU so che sei italiana, vieni subito qui” non resistette alla tentazione e inconsapevole si presentò a quella che adesso è la sua compagna di vita. Da quel momento è inutile negare che cominciò una serie di innumerevoli di cazzate: dalle feste alle residenze francesi, alle birre nei pub (comprate sotto banco), ai mille giri fatti in bus in quella straordinaria città. Le lezioni si rivelarono un passatempo in cui apprendevamo più risate, commenti, e battute squallide che nozioni per perfezionare il nostro inglese. E adesso di questi ricordi ciò che rimane è la malinconica risata che ci accompagna alla sera di giornate proprio come questa. Giornate che non hanno mai smesso di riproporsi con l’unica differenza che ora condividiamo una città, una casa, un sogno e qualche vestito.